Un plauso, una precisazione e uno sviluppo (a Maurizio Ferrera)

Caro Professore,

il Suo articolo di stamani sui Dico offre un esempio di liberalismo nel metodo di approccio e nel merito della propensione dichiarata. Mi permetta di plaudire. Naturalmente, da liberale, perché il plauso non divenga qualcosa di cristallizzato, mi permetta anche una precisazione e uno sviluppo.

La precisazione è che non ritengo possibile, in linea generale, annoverare Magna Carta tra i liberali. I fini, gli ambienti e le scelte di questa Fondazione sono quelli del conservatorismo, che talvolta richiama il liberalismo proprio per meglio dissimulare i propri obiettivi conservatori ( addirittura con robuste venature teo-con in materia di rapporto tra politica e religione). Credo che delimitare cosa sia in concreto il liberalismo costituisca una precondizione per poterlo far crescere.

Lo sviluppo è della linea che Lei già sostiene. Tutto l’articolo è giustissimamente incentrato sulla tesi che i liberali, per loro fisiologia,  devono impegnarsi sul valore della libertà come base dei discorsi pubblici. Cosicché le norme pubbliche non sono liberali in quanto ridotte, lo sono in quanto capaci di modellare le relazioni sociali effettive sull’autonomia individuale. Insomma, per i liberali la neutralità dello Stato è cosa ben distante dall’assenza dello Stato. Nel caso dei Dico ( di cui qui parlo come tema in agenda e non come specifico progetto di legge che ha il doppio difetto dell’evanescenza e dell’incongruenza tecnica) i liberali devono impegnarsi come occasione per introdurre, usando le Sue parole, “forme di legalizzazione che offrano ai conviventi uno status pubblicamente riconosciuto e un nucleo certo di garanzie”. Sul come farlo legislativamente si discuterà ma, al di là di un dibattito che eviti esaltazioni ed anatemi, credo si debba prendere coscienza che le forme di legalizzazione da introdurre non possono limitarsi a meri diritti civili individuali. Quando due individui manifestano con apposite procedure la volontà di dare al proprio legame affettivo una dimensione pubblica, danno vita a livello di relazione sociale ad un particolare vincolo di natura familiare. Che non è affatto detto sia quello di cui all’art.29 della Costituzione , per il semplice e decisivo motivo che la Costituzione, nella sua lettera e nel suo impianto, non esclude per niente altre tipologie di famiglia, anche diverse da quelle finalizzate alla riproduzione, purché rispettose dei diritti individuali di chi la compone.

Questa impostazione l’abbiamo sviluppata nella parte finale di  uno dei punti, il terzo, del documento di metà marzo della Federazione dei Liberali ( http://www.liberali.it/ottopilastripoliticidellaFdL.pdf) che per comodità Le riporto integralmente di seguito. Ed è, come è chiaro, il nostro contributo ad un aspetto dell’impegno liberale per la laicità delle istituzioni che equivale, appunto, a mettere il criterio dell’autonomia individuale al centro dell’organizzazione della convivenza.

 

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