La lezione di Nico Valerio su laicità, laicismo e anticlericalismo lascia il segno per la sua precisa essenzialità di liberale che, determinato, si batte per le idee liberali: anche a costo di contraddire l’ambiente accademico in cui si trova, che ritiene disdicevole lo schierarsi (atteggiamento ben strano per chi vuole insegnare liberalismo).
In particolare, nella sua lezione Nico Valerio ha messo a fuoco un punto politico tanto importante quanto trascurato. Se in Italia esistono problemi di laicità, scrive, “la colpa non è dei prelati, che i liberali non devono assolutamente criminalizzare, perché in fondo fanno il loro mestiere (se non predica il missionario-predicatore…) indirizzandosi naturalmente dove ci sono meno controlli e minori reazioni. La vera colpa è della emotiva e molle classe politica italiana, che questi controlli e queste reazioni immunitarie non produce. E non tiene neanche conto dei sondaggi, tutti contrari, ostinandosi a credere che una posizione anti-laicista, il clericalismo, il far mostra di prostrarsi davanti alla Chiesa, portino voti tra i cattolici. ….”
Così Nico Valerio ha correttamente legato il problema della debordante presenza mediatica della gerarchia cattolica alla sudditanza, melliflua e rinunciataria, dei politici cortigiani ed in questi ultimi ha individuato i veri avversari della laicità liberale. La battaglia politica infuria lì. Tra i liberali e chi è disposto ad accettare che lo Stato imponga una fede ai cittadini costringendoli al conformismo. I liberali non impediscono a chi voglia farsi livellare di farlo, che è la scelta di Stefano. Però da laici vogliono evitare che la scelta di una identità religiosa venga gabellata come patrimonio liberale e imposta agli altri. La fede è un libero affare di coscienza. Per tutti i liberali di tutti i paesi in tutte le epoche, ciascuno nelle sue condizioni storiche. E Nico Valerio ce lo ricorda.

