Prendendo spunto da un articolo (a Dario Fertilio)

Caro Fertilio, il Suo articolo di stamani  illustra con molta chiarezza la polemica Scoppola-Bedeschi su una questione, le differenze tra De Gasperi e Dossetti, che ha sì rilievo storico ma anche non minore rilievo di attualità politica. Come liberale credo importante far riflettere su quest’ultimo aspetto. Il punto essenziale è che, negli anni quaranta del ‘900, un credente devoto e praticante colse la necessità, per i partiti d’ispirazione democratico cristiana, di collaborare con i laici liberali, espressione del metodo e della pratica del realismo critico che si realizza nei partiti di opinione. Collaborare, non assoggettarli o addirittura assorbirli, perché il metodo liberale ha il compito di riequilibrare le propensioni serpeggianti in ampie aree della società italiana ( di ascendenza cattolica e marxista) a soffocare il realismo critico sotto quelli che sono chiamati obiettivi più alti e più nobili ma che in realtà sono i sogni utopici della città del sole. Utopie pericolose perché, invece di dedicarsi alla concretezza del costruire le regole per una convivenza di cittadini diversi, liberi e democraticamente conflittuali, spingono alla politica fatta di promesse, di illusioni e di conformismi comunitari. Oggi, questo compito del metodo liberale è ancor più forte, dato che la libertà è cresciuta, le frontiere si sono indebolite, i fondamentalismi incombono. E invece per Scoppola la politica degli obiettivi più alti e più nobili, annunciata cinquant’anni fa da Dossetti, potrebbe maturare proprio oggi. L’errore è profondo perché l’esperienza dimostra che nelle visioni utopiche è strutturalmente escluso il parametro tempo (che è invece la caratteristica precipua del liberalismo). Di fatti, ancora una volta i fautori del partito democratico dei giorni nostri avanzano questa loro proposta con un atteggiamento profetico, senza mai definirne motivi, obiettivi, strumenti, programmi e tempi. Risiamo alla politica fatta di promesse, di illusioni e di conformismi comunitari. Per conservare la possibilità di esercitare il compito di collaborare nella irriducibile distinzione delle reciproche culture, la strada  obbligata e coerente è la presenza di un autonomo soggetto politico liberale. Finché il mondo della sinistra, cattolici democratici in testa, si preoccuperà soprattutto di lavorare a progetti utopici e di non dar spazio alla soggettualità liberale, fornirà le condizioni migliori perché continui ad affermarsi chi, nonostante l’esperienza negativa, è nettamente il più attrezzato sul terreno del promettere latte e miele ed illudere che sia possibile l’impossibile. E’ troppo sperare che la discussione su questi aspetti non resti incompiuto e possa emergere apertamente sul Corriere la voce di chi sostiene l’approccio liberale ?

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