Mobilitarsi come laici per far sapere che la tolleranza non è ipocrisia

Continuando ad esprimere con semplicità e chiarezza la concezione della Chiesa, Benedetto XVI ha aperto il Sinodo dei Vescovi affermando: “la tolleranza che ammette Dio come fatto privato ma lo bandisce dal dominio pubblico, non è tolleranza ma ipocrisia”. E ha ricordato che oggi la Chiesa e il mondo cristiano sono minacciati di distruzione come l’antica Gerusalemme e che la minaccia non viene solo dall’esterno. Come liberali prendiamo atto con rispetto di queste dichiarazioni senza commentarne la valenza religiosa che non ci compete.

Al tempo stesso, siccome sarebbe ipocrita far finta che l’accurata diffusione mediatica del discorso non rivesta una valenza pubblica interna alla nostra società, i liberali esprimono l’auspicio che il mondo laico cominci a mobilitarsi per sostenere con analoga determinazione e forza sul piano politico, che la tolleranza non è ipocrisia né morale né politica. Come avviene nell’Unione Europea e in Italia, le istituzioni pubbliche laiche non si limitano ad assicurare piena libertà di manifestare in pubblico il Dio di ciascuna religione dando pieno riconoscimento alle Chiese e alle strutture che ad un Dio fanno riferimento, ma per di più finanziano anche queste Chiese e queste strutture con denaro pubblico e in modo consistente.

Il mondo laico e liberale è chiamato ad impegnarsi apertamente per non subire la predicazione fondamentalista del clericalismo dei sedicenti laici. La separazione tra Stato e Chiese è la radice della libertà del cittadino e dello sviluppo economico e sociale. La vera ipocrisia è disconoscere questo dato di fatto.

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