Sul commento ad una mia dichiarazione (a Massimo D’Alema)

On. Massimo D’ALEMA
Direttore de L’Unità
ROMA

Egregio Direttore,
su l’Unità di oggi, trattando dei commenti alla sentenza della Cassazione sulla RAI, Antonio Zollo chiosa una mia dichiarazione in questi termini : ” Altri (come il liberale Morelli) ne traggono sbrigative conclusioni in linea con certe filosofie della tv commerciale , in primo luogo del gruppo Berlusconi : a noi la pubblicità e tutte le trasmissioni di intrattenimento; alla tv pubblica i tg, i documentari culturali e il canone.” .
Siccome la questione del come lo Stato debba esser presente nel settore informativo è così importante per tutti da imporre lo sforzo di chiarire le reciproche posizioni anche tra partiti assai diversi come i nostri, mi consenta di osservare che la chiosa del Suo collaboratore distorce totalmente il senso della mia dichiarazione.
Non sostengo affatto, come fa intendere Zollo, che lo Stato deve ritirarsi dalle trasmissioni di intrattenimento e lasciarle ai privati. Affermo invece che la RAI , specie dopo la sentenza della Cassazione, non può pretendere di esercitare al tempo stesso la funzione di servizio pubblico e quella di impresa commerciale. Perchè da qui vengono i disservizi, la lottizzazione e i disavanzi e perché oltretutto i funzionari incaricati di predisporre i programmi vengono sottoposti a continui rischi penali.
Voler dedurre da questo che lo Stato deve lasciare l’intrattenimento ai privati, significa identificare la RAI con ogni possibile presenza pubblica nel settore radiotelevisivo. Non credo debba esser per forza così. La mia dichiarazione affermava testualmente che “le funzioni commerciali dovrebbero svolgersi sotto un più diretto controllo dell’IRI, coinvolgere il capitale privato, rispettare le regole e gli istituti del mercato, produrre utili”. La questione centrale, di cui la Cassazione finisce per sottolineare l’urgenza, è appunto che la funzione di servizio pubblico deve essere separata da quella commerciale. Lo Stato può esercitare l’una e l’altra ma solo con strumenti operativi distinti. La RAI, i suoi dirigenti, i suoi dipendenti, i suoi impianti sono un grosso patrimonio del paese, per quello che hanno fatto e per quello che stanno facendo. Considerarla però un totem intoccabile e immodificabile, sarebbe esiziale , innanzitutto per il servizio pubblico , poi per la stessa RAI.
In sintesi, per i liberali è necessario che lo Stato mantenga una concessionaria del servizio pubblico nel settore dell’informazione radiotelevisiva. Quanto al settore commerciale della diffusione via etere, invece, se lo Stato ritiene strategico mantenere una presenza anche qui, allora è bene che operi attraverso una società che sia dell’ IRI davvero, nell’apertura all’azionariato privato come nella responsabilità della gestione del gruppo, e che davvero si misuri sul mercato.

( Raffaello Morelli )

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