Controdeduzioni su legge Diritto allo Studio universitario

MORELLI. Questa legge, che molto a lungo fu dibattuta in Consiglio, ha trovato delle diffi­coltà che a nostro avviso erano prevedibili in quanto non si era voluto, nel dibattito in prima istanza, affrontare tutta una serie di nodi nella scelta istituzionale data dal legislatore nel settore del diritto allo studio universitario.

Il rinvio governativo – io mi soffermerò so­prattutto su questo punto, cioè su quello che a noi sembra essere il punto centrale – contiene una serie di osservazioni delle quali alcune anche aventi un contenuto, tant’è che in una qualche misura sono stati anche rivisti nelle controdedu­zioni gli articoli sui quali il Governo aveva mani­festato delle contrarietà, ma principalmente, al di là di questi diversi punti o di contrarietà vera e propria oppure di osservazioni più in dettaglio fatte nel provvedimento di rinvio, quello che a noi sembra essere stato il centro dell’osservazione go­vernativa è il fatto di aver sottolineato quanto già nel dibattito in sede di approvazione anche noi avevamo detto. L’osservazione del Governo è di carattere tecnico giuridico, l’osservazione che avevamo fatto noi in sede di dibattito era di ca­rattere politico. Però c’è questo punto in comune e cioè che a noi sembrava strana, fu uno dei pun­ti centrali del dibattito, a quanto ricordo, l’essere arrivati a rinunciare alla delega ai Comuni, l’esse­re arrivati a riconoscere le possibilità di parteci­pazione delle componenti universitarie a livello delle Associazioni intercomunali in Comitati spe­cifici e poi essersi fermati sulla soglia del ricono­scimento esplicito di un qualche valore a questo Comitato in termini giuridici, in termini di capa­cità di rappresentanza esterna. Noi questa osser­vazione l’avevamo sviluppata sotto il profilo strettamente politico-culturale. La stessa osserva­zione è ritornata, in termini forse un pochino er­metici ma non di meno a nostro parere chiarissi­mi, da parte del Governo il quale ha eccepito cir­ca la possibilità da parte del Comitato di gestio­ne, che non è un organo ordinario dell’ Associa­zione intercomunale, di poter rappresentarla per quanto attiene al diritto allo studio.

Rappresen­tarla in che cosa? In tutta una serie di provvedi­menti che il Comitato proprio a norma della leg­ge, del complesso della legge che noi andiamo a esaminare e che il Consiglio l’ha già votato, provvedimenti che il comitato è chiamato ad assume­re, perché dai bandi alle classifiche, alla disposi­zione dei fondi del bilancio dell’Intercomunale, in tutta una serie di cose che la legge riserva alla competenza del Comitato di gestione, lo stesso Comitato di gestione poi non potrebbe avere la possibilità di manifestarsi all’esterno nei confronti del pubblico, cioè degli studenti, dei fruitori dei servizi, emanando bandi, certificando classifiche, utilizzando i fondi di bilancio.

Di fronte a questo rinvio noi abbiamo detto in Commissione e abbiamo riproposto con un emendamento la necessità di essere coerenti con quello che voleva dire e ha detto la legge. Noi non abbiamo riproposto emendamenti che ria­prissero il discorso su questa legge individuando quello che a nostro parere sarebbe stato l’assetto complessivamente migliore o comunque più coe­rente. Ci siamo calati nella logica quale è, nella logica di una legge che prevede una norma transitoria che fu oggetto di lunghissimo dibattito e di non lievi scontri in questa sede, una legge che a nostro parere può raggiungere un maggior grado di coerenza solo se si scioglie questo nodo della natura di fondo, giuridica e sostanziale del comitato di gestione.

L’emendamento votato in Commissione a stretta maggioranza è quello in sostanza di dare la presidenza di quest’organo al presidente dell’ Associazione intercomunale o a un suo de­legato appartenente all’esecutivo dell’ Associazic­ne, e poi di sopprimere il 2° comma dell’art . 8 cioè quel comma che dava la rappresentanza esterna al presidente del Comitato di gestione. Il perseguire questa via, a nostro parere, non solo  non risolve il problema della rappresentanza esterna del Comitato di gestione – cioè dell’attribuire la giusta natura politica e giuridica a quest Comitato di gestione – ma addirittura fa entrare in evidente contraddizione la legge. Mentre nella versione rinviata dal Governo contraddizioni non ce n’erano – potevano essere opinabili sul piano appunto politico ma aveva una sua logica – se si elimina il 2° comma dell’art. 8, cioè quello della rappresentanza, diviene di fatto inoperante l’ultima norma transitoria perché l’ultima norma transitoria dice che, fino a che non ci sarà la legge nazionale di riordino delle autonomie e del diritto allo studio, il presidente dell’ Associazione intercomunale avrà la possibi­lità di delegare non solo un membro dell’esecuti­vo a fare il presidente del Comitato di gestione ma anche uno dei membri eletti nel comitato stes­so, esterni all’associazione.

Allora, se si leva il 2° comma dell’art. 8 che dava al presidente que­sta capacità di rappresentanza esterna e tenendo presente già il rilievo formulato dal Governo che dice che questo presidente non può rappresentare l’Associazione intercomunale perché il Comitato non è un’organo, chiaramente ancor di più divie­ne assolutamente contraddittorio il presidente esterno, quindi neppure più un membro dell’ese­cutivo dell’associazione, ma potrebbe essere uno di noi, a parte certe incompatibilità, una persona qualsivoglia … (Interruzione dall’aula) … purtroppo è giustissimo, tant’è vero che an­che l’Ufficio giuridico chiamato in Commissione a discutere della cosa fini riconoscendo che il dubbio si poteva eliminare solo eliminando la norma transitoria, questo tanto per dare un’idea precisa di come stanno le cose.

E per finire il ragionamento, il presidente ester­no, diciamo cosi, cioè un membro del Comitato di gestione nominato esterno all’intercomunale, che venisse a trovarsi nella qualità di presidente del comitato, non potrebbe evidentissimamente dare nessun tipo di rilevanza esterna, perché ad­dirittura sarebbe esterno all’ Associazione, e quin­di in conseguenza si verrebbe a raggiungere il ri­sultato di avere un Comitato di gestione che do­vrebbe passare per ogni più piccola minuzia dal presidente dell’ Associazione intercomunale e il ri­sultato complessivo diverrebbe quello di vedere questo Comitato di gestione una pura finzione procedurale e burocratica per non dire diretta­mente che il comitato esecutivo dell’ Associazione intercomunale gestisce il diritto allo studio. Ma allora diciamo chiaramente che sarebbe stato più logico dare direttamente la cosa in mano al comi­tato esecutivo dell’ Associazione intercomunale perché almeno la cosa sarebbe stata più snella da un punto di vista burocratico, certamente però non si sarebbe raggiunto il risultato di coinvolge­re in modo decisionale l’università.

L’unica strada coerente per rispettare lo spirito originario della legge e rispondere ai rilievi del Governo è, a nostro parere, quella indicata già in una sorta di emendamento presentato in Com­missione e poi nuovamente formulato e presenta­to in questa sede, in Aula, e cioè la strada di rico­noscere espressamente il ruolo al Comitato di ge­stione. Nelle associazioni dove questo comitato sarà istituito, il ruolo di organo a rilevanza ester­na dell’ Associazione intercomunale limitatamente alle materie del diritto allo studio universitario, e riconoscere inoltre che il Presidente del Comitato di gestione non solo presiede ma anche rappre­senta il Comitato stesso. Questo, ho detto, è un emendamento minimale che non intacca assoluta­mente la logica della legge quale era stata votata da questo Consiglio, ma la integra quel che basta per superarne le ambiguità giuridiche e politiche.

lo non so quale sia il giudizio definitivo della maggioranza rispetto a questo emendamento che andiamo a presentare, però io temo fortemente che laddove questo punto, cioè il punto del rico­noscimento aperto di una funzione e, non solo, di un ruolo di organo, qualora questo riconoscimen­to non venga dato al Comitato di gestione, io te­mo fortemente che questa legge avrà qualche dif­ficoltà a proseguire il suo cammino e questo sa­rebbe grave soprattutto perché a poco a poco si cominciano ad avvicinare i tempi dell’attuazione di questa legge, cioè il l° gennaio del 1983. Allo­ra io non capisco perché non si voglia, da parte della maggioranza, fare quel piccolo passo ulte­riore che completa il disegno logico di questa leg­ge, dando espressamente al Comitato quel ruolo e quella funzione che in via surrettizia però di fat­to si afferma di voler gli assegnare.

lo ho la sensazione, in conclusione, che in ma­teria di diritto allo studio universitario la discus­sione fino dall’inizio non ha seguito i canoni della ragione, anzi, al contrario, ha soprattuttoseguito i canoni delle bandiere al vento che in qualche modo si devono portare fino alla meta, e conse­guentemente si è fatto un tratto di strada e poi, arrivati al momento decisivo per dare compiutez-za alla soluzione istituzionale trovata approfittan­do dell’esistenza nella nostra Regione dell’ Asso­ciazione intercomunale, ci si è in qualche misura spaventati dell’ardire e si è preferito rispondere più ai dettami del cuore, cioè ai dettami di demo­crazie dirette che non si possono realizzare ma alle quali in qualche modo bisogna richiamarsi.

Quindi non si è voluto fino in fondo percorrere la strada di una corretta istituzionalizzazione di questo comitato come organo particolare dell’As­sociazione intercomunale in modo sì da consenti­re il coinvolgimento della componente universita­ria che è un principio fondamentale, in modo da consentire il principio del controllo continuo e pieno degli enti elettivi su questi comitati in modo da evitarne ogni degenerazione di tipo entificante. Non siamo riusciti ad arrivare oltre questo e quindi siamo rimasti sul crinale di questo Comi­tato che non è né carne né pesce.

lo auspicherei che la maggioranza volesse ri­pensare, come ha ripensato nel corso del dibattito su altri punti, anche su questi emendamenti, perché il ritrovarci fra un mese e mezzo o due in quest’Aula, sotto la pressione dei tempi che allora diventerebbero molto stretti, a parlare di nuovo di questo problema perché la legge magari è stata di nuovo rinviata, a me sembra che non convenga a nessuno. Viceversa, questi emendamenti corri­spondono a quanto in termini politici la stessa maggioranza dice di voler fare, perché nessuno nega che questo comitato dovrebbe avere funzio­ni non meramente consultive ma gestionali all’in­terno dei bilanci dell’associazione. Per cui noi fa­remo dipendere questo nostro voto essenzialmen­te dalla logica con cui si affronteranno questi problemi e soprattutto questi emendamenti e quindi ci riserveremo di esprimere la nostra posi­zione quando sapremo qual’è ufficialmente la po­sizione della maggioranza.

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