…………PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Morelli
MORELLI. Signor Presidente, io credo che il dibattito, forse anche per merito del Presidente della Giunta che ha dato un taglio abbastanza generale e complessivo al problema, abbai assunto il senso giusto, che vorrei riassumere nel definirlo come il senso di una solidarietà che non presume di poter risolvere facilmente e miracolosamente i problemi sul tappeto ma che, al contrario, si sforza di impostare ed inquadrare il problema in modo da poter avviare tutta una serie di situazioni che possono a breve, medio e poi lungo periodo tendere a cambiare certe situazioni e perciò stesso poterne facilitare la soluzione.
lo penso che la Regione, impostando il problema in questa ottica non di breve periodo, non dia alla solidarietà un senso meramente formale e neppure possa correre il pericolo di fare, come ora ricordava il consigliere Manetti, della confusione unanimistica. lo credo che impostare i problemi in questo modo e continuare a dibatterli nelle sedi istituzionali competenti, mantenendo collegamenti con la Regione nella sua realtà economica e sociale, sia un modo concreto per capire che l’intervetlto dell’ente pubblico deve essere un impulso all’equilibrio dei fattori, una manifestazione di razionalità sociale della quale si ha bisogno e che risponde a un preciso disegno istituzionale, cioè quello della Regione vista come organo della programmazione nazionale che quindi deve concorrere alla creazione di fattori di equilibrio complessivi nei quali possano meglio affrontarsi i problemi di una trasformazione industriale e del lavoro (che io credo nel nostro Paese sia senza dubbio necessario) della Regione che cosi facendo non tende a sottolineare quelli che sono i confini, noi crediamo, di classe dello scontro in atto, ma tende a recuperare un quadro complessivo di questi scontri per realizzare esaminaodole e approfondendole le reali condizioni di produzione che esistono nel nostro Paese e che, come è stato or ora ricordato, sono condizioni che spesso vengono affrontate con la testa all’indietro, cioè guardando alle vecchie tematiche delle lotte di classe, ad esempio quella del costo del lavoro, quando senza dubbio oggi bisogna anche recuperare tutta una valutazione, un approfondimento più complessivo dei costi industriali nelle diverse suddivisioni per arrivare a concludere, come noi crediamo, che questa maggior capacità di intervento da parte dell’ente pubblico come impulso all’equilibrio dei fattori di razionalità sociale deve come prima mossa vedere l’attuazione di una politica di risanamento e di contenimento della spesa e dei consumi da parte dello Stato nelle sue diverse articolazioni.
Sotto questo aspetto io penso che la solidarietà, come dicevo, non divenga elemento di confusione e non divenga la proposizione di miracolistiche mediazioni che possono far uscire nel brevissimo termine i lavoratori dalle gravissime difficoltà in cui versano e che possono risolvere i problemi sociali esistenti.
Noi pensiamo che lungo la via indicata dalla relazione del Presidente, la Regione dovrà e potrà impegnarsi con l’istituzione di nuovi organismi a ciò deputati, ma noi crediamo che questa funzione, lo vogliamo sottolineare, questa creazione di nuovi organismi potrebbe essere solo un modo di esplicitare meglio una funzione che era e doveva già essere presente in tutti noi, cioè quella di dare un impulso all’equilibrio, sottolineo la parola equilibrio, dei fattori, e sottolineo anche la parola fattori. Si potranno quindi creare anche nuovi strumenti, ma l’importante è divenire sempre di più consapevoli di quello che è lo sforzo che dobbiamo fare e che, a nostro parere, è quello di cercare di capire la vera natura, senza dubbio, dello scontro in atto, la vera natura che attiene alle modalità di produzione che non sono più sufficientemente equilibrate per consentirci un certo tipo di presenza a livello internazionale soprattutto.
Questo fatto ci porta a dire che senza dubbio noi dobbiamo tenere un comportamento di chiarezza nei confronti dei diversi soggetti. Il censigliere Passigli richiamava opportunamente e indicava i diversi tipi di comportamento nei confronti dell’impresa pubblica chiamata a dare un” manifestazione anch’essa di risanamento ma anche una capacità di contribuire e concorrere c questo sforzo di riequilibrio dei fattori, cui coplessivamente come enti pubblici dobbiamo tendere, e i tipi di rapporti che invece dovremmo tenere con i grandi gruppi chiamati non tanto a fare quello che noi crediamo quanto a dare strumenti precisi delle loro intenzioni per poter meglio far svolgere agli enti pubblici la loro funzione di equilibrio dei fattori.
Su questa linea, che, ripeto, è l’interpretazione che diamo del taglio fatto dal Presidente nella sua relazione, noi pensiamo non di poter raggiungere presto delle spiagge di paradisi sociali ed economici perché purtroppo queste spiagge sono lontane, ma che si possa avviare costruttivamente un raddrizzamento della situazione a tempi non brevi e facendo svolgere alla Regione quel ruolo di ente di programmazione, non solo locale, partecipando alla programmazione nazionale di cui spesso si parla ma di cui non sempre si è in grado di mantenere le promesse.
Sotto questo profilo quindi noi pensiamo che la solidarietà che i lavoratori chiedevano e della cui necessità il Consiglio, a quanto è dato di vedere da questa prima fase del dibattito, è convinto e consapevole, non resterà un fatto di circostanza, ma sia una forma per richiamare anche a noi stessi, a tutti gli organi istituzionali, il senso più profondo dell’impegno della Regione che consiste nel collaborare ad assicurare le condizioni generali, le condizioni quadro, l’equilibrio dei fattori, tali da poter consentire un positivo superamento della difficile fase di ristrutturazione cui il settore di cui oggi parliamo è urgentemente chiamato dai problemi non solo nazionali ma anche del commercio e delle produzioni mondiali.

