Mozione sull’aborto

PRESIDENTE. Colleghi, un gruppo di consi­glieri ha presentato una mozione sull’argomento che stiamo discutendo. Io ne propongo la distri­buzione. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Noi non abbiamo presentato una mozione su questo argomento perché avendo al­tri consiglieri affrontato il problema e, sia pure con delle differenze, ritrovandoci in alcune linee che erano espresse nella prima mozione e in quel­le che, sia pure diversificatamente, si sono succe­dute, abbiamo ritenuto piuttosto di collaborare a quella che era la logica conclusione, fin dall’ini­zio, di questa messa all’o. d. g. del problema del­l’aborto, cercando con gli altri di arrivare ad una comune proposizione su questa tematica. Noi – e in questo intervento cercherò brevemente di rias­sumere la nostra posizione – siamo a favore di questa legge, sia pure con i molti problemi che essa pone, perché è una legge sofferta anche nella sua stesura originaria e nei suoi equilibri. Ritenia­mo che il punto fondamentale è di battersi per ar­rivare ad una libertà dall’aborto più che ad una libertà dell’aborto, nel senso che senza dubbio anche per noi il problema principale è quello di realizzare le condizioni sociali e culturali per ren­dere minimo il dramma che è connesso a questo · problema.

Riteniamo, senza dubbio, che nella prossima consultazione referendaria gli elettori dovranno dare la loro scelta in coscienza di singoli cittadi­ni, ma questo non vuol dire che noi, come parti­to, ci batteremo – sempre sottolineando questa libertà di coscienza – a favore del mantenimento della legge 194, proprio perché diamo alla libertà di coscienza di tutti non il valore di una debolez­za ma, anzi, una maggior forza derivante dal fat­to che la nostra scelta a favore di questa legge deriva da convinzione e consapevolezza che at­traverso questa legge, appunto, lo Stato dà la possibilità a tutti i cittadini di appellarsi alla pro­pria coscienza, cioè a dire realizza non un diritto di civiltà, ma dà la possibilità, di fronte al proble­ma drammatico della scelta non solo della donna, ma della coppia nei confronti della maternità e paternità, di fare questa scelta e perciò stesso realizza, da un punto di vista anche delle poten­zialità delle garanzie legislative, quella libertà di cosicenza alla quale noi, pur essendo convinti di una certa nostra linea, ci rimettiamo. Di conse­guenza non pensiamo che il dibattito in questa sede e in altre sedi sia un dibattito che viene a minare l’istituto stesso del referendum. perché il referendum è un istituto previsto che rispettiamo e al quale più volte anche noi abbiamo dato un apporto, ma riteniamo al tempo stesso che un consesso come il nostro, che è direttamente inve­stito dalla stessa legge 194 per quelle che sono le competenze in tutta una serie di materie attuative della stessa, non possa esimersi, sottrarsi e na­scondersi nel dare delle linee interpretative e di comportamento, che non sono cogenti per gli elettori, ma che costituiscono un punto di indiriz­zo nella chiarezza e nella responsabilità del dibattito, chiarezza e responsabilità del dibattito di cui, senza dubbio, è stato dato testimonianza e senso di sforzo da parte del collega Pezzati nel suo in­tervento di appartenente al partito della Demo­crazia Cristiana e ad un movimento cattolico che si pone in modo molto critico e contrario su que­sto tema, comunque tipo di discorso e di impe­gno che – e questo ne va dato atto – è ben di­verso dal tipo di impegno e di taglio che è stato dato in altre sedi da altri esponenti anche della DC, però anche appartenenti al Movimento per la vita e perciò stesso con un’impostazione piùfrontale di … (Interruzione dall’aula) .. Questa maggior disponibilità non può che attenere al dibattito e non alle soluzioni sul pro­blema specifico della soluzione delle cose, delle questioni legislative e del problema dell’aborto, in quanto su questo punto noi siamo, appunto, per non scegliere mai l’irreversibile. È da questa cita­zione del collega Pezzati che vorrei sviluppare molto sinteticamente le considerazioni di fondo che ci hanno portato a proporre anni fa, e poi a votare insieme ad altri, la legislazione sull’aborto, · proprio perchè si parte dalla consapevolezza tipica di tutti coloro che si rifanno alla libertà di co­scienza del cittadino e al senso della legge, per usare una famosa massima cristiana che l’uomo non è fatto· per il sabato, ma il sabato è fatto per l’uomo, cioè l’uomo non è fatto per la legge, ma è la legge che è fatta per l’uomo. Il che vuol dire che noi dobbiamo sempre cercare di adattare la legge a quelli che sono i problemi reali. Allora in questo spirito, intendiamento, integrazione della legge, è vero esattamente il contrario di quanto diceva il collega Pezzati, nel senso che l’impegno fondamentale per un paese civile e moderno di non scegliere mai l’irreversibile si realizza, appun­to, non considerando come irreversibile un fatto totalmente casuale e non voluto quale un conce­pimento che, se considerato in sè appunto come qualcosa che non si può più fermare, verrebbe a porre le premesse di quella mancanza di amore, di affetto, di condizioni di volontà procreatrice da parte della madre e del padre, cioè della coppia generante, che è componente fondamentale e ine­ludibile di ogni serio processo generativo e che ha avuto una riprova anche nelle tragiche esperienze di una dittatura mondiale di alcuni decenni orsono.

È proprio in questo punto, cioè nel non voler scegliere l’irreversibile, che si manifestano in un dibattito pacato e chiaro, come è quello di oggi pomeriggio in questa sede, le vere differenze di fondo che esistono poi fra i due schieramenti e fra i due pareri relativi al problema della legge sull’aborto- Le differenze fra chi ritiene che, come è già stato accennato, la scelta drammatica fra una vita e un progetto di vita deve essere una scelta che attiene appunto alla sfera della gene­razione responsabile da parte dell’uomo, che vi collabora con la sua volontà, e chi invece ritiene che la scelta della creazione sia un fatto sostan­zialmente esclusivo, un fatto divino, un fatto so­vrannaturale, e quindi perciò stesso un fatto ri­spetto al quale non può l’uomo intervenire in mo­do diverso; fatto che si ritrova, questa differenza, anche nell’assoluta ritrosia con cui coloro che si battono contro questa legge sono disponibili poi a battersi per una cosa importantissima quale è la propaganda per i problemi anticoncezionali, di educazione in questo settore. Perché anche qua non si concepisce, com’è giustamente detto nella mozione conclusiva riassuntiva di tutte, la sessua­lità come una funzione personale, ma di nuovo si tende a concepire la sessualità come finalizzata esclusivamente a fini procreativi e perciò stesso realizzatrice di una volontà superiore, cioè divina.

Noi crediamo senza dubbio, prendendone una frase, che quanto ha detto Giovanni Paolo II a Siena sia vero, e cioè che il problema della difesa della vita è un problema di fede e un problema di coscienza, e problema di coscienza anche per gli altri, per tutti gli uomini in forza della loro stessa umanità. Ma è proprio. per questo che noi pensia­mo che non si possa ridurre, per chi ha coscienza del problema e fede più debole o minore, tutta la tematica ad una questione legislativa, secondo la quale laddove non ci fosse la legge 194 non ci sa­rebbe l’aborto e, viceversa, riconoscere com’è nei fatti, che l’aborto come dato tragico, conflittuale della vita, esiste, è esistito nei secoli, e la diff eren­z a fra un paese arretrato e un paese civile è quel­la di cercare di ridurlo come pratica non solo anticoncezionale, ma come pratica di ricorso auto­matico, per condizioni esterne di détresse, per usare il linguaggio della legge francese, della don­na, è quella cioè di limitare questa piaga dell’a­borto e quindi perciò stesso renderne possibile la limitazione attraverso dei provvedimenti legislati­vi. Al contrario sarebbe invece ben strano e im­possibile di fatto, come lo è, pensare di esorcizza­re l’aborto e la sua drammatica problematica non consentendone l’esecuzione per legge, cioè non affrontando concretamente un problema che è nelle cose.

Quindi, di fronte ad un intervento senza dub­bio meditato e pacato, a differenza appunto di quanto ad esempio è successo in altra sede col deputato Casini, noi diciamo che siamo ben di­sponibili a questo confronto, ma questo confron­to forzatamente non attiene alle scelte di fondo perché su queste noi crediamo che, se proprio si parte da questo principio di non scegliere l’irre­versibile, allora per chi ha coscienza della vita, ma non è strettamente· legato a delle scelte di fe­de, non si può che arrivare a riconoscere l’oppor­tunità di legiferare in materia rendendo possibile quello che già nei fatti è fatto da anni. Noi tutti sappiamo che nella coscienza della donna d’oggi, nel 1980, l’aborto non è un reato, può essère una colpa morale, ma non è un reato civile e quindi non vediamo perché la legge debba riportare l’a­borto ad un reato in termini civili, perché la co­scienza umana della popolazione itaiiana ci dice che così non è, quindi non vediamo il motivo per tornare indietro rispetto a quella che è una situa­zione .di fatto. Invece la disponibilità ad un certo confronto con i movimenti del partito democri­stiano, e dei movimenti cattolici, sarebbe in mate­ria della perfettibilità, sulla quale dobbiamo an­che però per correttezza dirci che tutto è perfetti­bile nel mondo, questa legge è abbastanza nuova, equilibrata, però, se è possibile migliorarla, facciamolo ancora.

Soprattutto noi crediamo, come dicevo prima, che il problema vero del confronto è sull’applica­zione di questa legge, sul fatto di non boicottarla, di non vedere noti medici abortisti i quali poi fan­no gli obiettori di coscienza, perché questo vera­mente è una cosa non solo disdicevole, ma che non giova veramente a nessuno.

Ecco, sul piano di questa applicazione, dello sviluppo di tutta la tematica delle minorenni, dei consultori, dell’espansione dei servizi per l’infan­zia – come citava Fagni, intervenendo prima di me – su tutta una serie di problemi di attuazione, qua c’è veramente la materia di confrontarsi per realizzare quella che, dicevo all’inizio, è per noi la libertà dall’aborto che è un punto fondamentale.

Il discorso di fondo io credo che possa limitar­si in questi temi, non perché non ci siano molte cose da dire, ma perché credo ‘che questi siano, detti in pillola, i concetti essenziali, con un’ag­giunta che ritengo doverosa nello spirito del di­battito di oggi che è molto pacato e tranquillo.

Noi crediamo che questi referendum – che so­no non solo ammissibilissimi, ma doverosi per chi crede in queste cose, per cui uno Stato liberal­democratico ammette per definizione il fatto che le leggi siano criticabili e difendibili – sono un tantino più pericolosi per un motivo esterno alla loro natura. Sono più pericolosi per il fatto che noi non siamo compiutamente in una tipica re­pubblica liberal-democratica, ma in una repubbli­ca liberal-democratica con in più l’art. 7. E que­sto che cosa vuol dire? Che in questo clima an­cora un po’ teso – è un dato oggettivo – questi referendum, che sono ammissibili e, oserei dire, doverosi perché c’è una larga parte di popolazio­ne che li vuole, che si vuole confrontare e che quindi anche gli altri, come noi, hanno il diritto di convincere alla non giustezza giuridica della co­sa, si innestano però in un terreno su cui il pro­blema dei rapporti fra Chiesa e Stato non è anco­ra correttamente risolto sul piano della reciproca libertà d’azione, per cui è chiaro che l’insistenza da parte di certi movimenti, tipo quello della vita, di voler rievocare anche da parte di altre istitu­zioni, tipo la stessa chiesa, certe lotte contro que­sta legge dello Stato. In questa situazione, non in senso generale, può porre una serie di problemi di contrapposìzioni che, a nostro parere, dovrebbero essere evitati. Come? Riportandoci. correttamente alla situazione di ogni serio istituto liberal demo­cratico, che è poi l’essenza in questo senso più in­cidente, eliminando questa stortura giuridica, po­litica e morale che è il Concordato, proprio per consentire a tutti, nella fattispecie proprio ai cittadini cattolici, alle organizzazioni cattoliche, di portare avanti liberamente compiutamente, senza remore, le loro posizioni e la loro fede, che in tal caso sarebbero espressione di una esigenza cultu­rale e personale e che, nella situazione attuale, senza dubbio pongono dei delicati problemi di rapporti fra Chiesa e Stato.

Ho citato prima i discorsi di Giovanni Paolo II a Siena, ma si potrebbero citare quelli ali’ Aqui­la, si potrebbe citare l’invito dei vescovi ad opera­re per un superamento della legge attuale e tutta una serie di problemi che, di per sè, sono ammis­sibilissimi, ma che lo sono un po’ meno quando poi contemporaneamente, sul caso Kronzucker, il cardinale Benelli cita la previsione concordataria, e tutti i patti relativi, per non rispondere al giudi­ce naturale. Quindi io ho voluto chiudere su que­sto punto per dire che la tematica è molto impor­tante. Il modo stesso di gestirla con questo meto­do pacato testimonia che il nostro dibattito politi­co in qualche modo sta sempre più evolvendosi. Il richiamarsi alla libertà di coscienza dei cittadi­ni non vuol dire più debolezza, ma più forza nel riproporre la nostra convinzione a favore di tiue­sta legge e a favore dell’esigenza di liberare don­ne e uomini dalla necessità dell’aborto e, al con­tempo, un richiamo alla necessità di liberare il nostro paese da quel guscio vuoto, da quel monu­mento a dittature, a situazioni passate, che è il Concordato.

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