Proposta di Appello ai Liberali

APPELLO AI CITTADINI CHE SI SENTONO E SI COMPORTANO DA LIBERALI

Pensando alle prossime elezioni politiche che ci saranno al massimo entro dodici mesi, rivolgiamo questo nostro appello a tutti i cittadini italiani che nel convivere si sentono liberali, si comportano in coerenza e sono preoccupati per il confronto politico improduttivo. In Italia manca una formazione liberale da parecchio tempo e questo è un grave limite per il paese, prima ancora che per i liberali.  Il nostro appello sollecita la collaborazione di ciascuno di voi per fare del Partito Liberaldemocratico, PLD, il soggetto davvero rappresentativo del liberalismo nel dibattito politico italiano, prima delle urne e nelle urne.

IL METODO LIBERALE – Oggi, le istituzioni della Repubblica sono molto carenti di liberalismo. Una carenza che il PLD si propone di colmare, riportando il dibattito al confrontarsi sui problemi veri della vita reale, smettendo di concentrarsi sulle parole d’ordine che varie potenti elites propagandano ossessivamente quale un dover essere alla moda, che rispecchia le loro preferenze.  

Nella Repubblica italiana i Liberali sono indispensabili. Soprattutto perché il metodo liberale si fonda su una serie di affidamenti originali. Si affida alle scelte di ciascun cittadino individuo compiute utilizzando il suo spirito critico, si affida al convivere nella diversità di ogni umano, si affida al confliggere democratico tra le loro iniziative, si affida ai risultati che ne derivano nella quotidianità, si affida allo osservare ciò che avviene e al prenderne atto. Adottando un simile metodo, accertato nell’esperienza, i liberali rifuggono concetti che ingannano i cittadini e che incancreniscono i problemi del convivere. Concetti come esaltare l’unità richiamandola di continuo (mentre il mondo vive di diversità) oppure come mettere in primo piano la lotta alla disuguaglianza (mentre la disuguaglianza, se non si riferisce ad inaccettabili diritti differenti tra i cittadini, è la fisiologica conseguenza delle diverse capacità di ognuno). Il liberalismo perciò non crea privilegi e privilegiati. Il solo che si modella convintamente su quanto ha insegnato la scienza, si modella sui ritmi della realtà, che rifuggono il determinismo e si manifestano in termini di probabilità.  

Ciò significa che il liberalismo non si prefigge di cercare la verità, neanche la propria. Che il liberalismo valorizza il ruolo dell’individuo nel produrre il cambiamento indispensabile per vivere, ma non glorifica mai l’egocentrismo o il leaderismo. Che punta non ad imporsi, bensì ad esercitare la propria influenza nel confrontarsi politico di ogni giorno, in modo da rimuovere l’erronea illusione secondo cui, togliendo diversità e conflitto, si tornerebbe all’originaria comunità umana felice.

L’esperienza dice che non è possibile prescindere dal metodo liberale se si vogliono compiere per tempo le scelte utili nel convivere democratico. 

L’INFLUENZA DEL METODO LIBERALE – Urge reintrodurre nella politica italiana l’influenza del metodo liberale. Non possono esercitarla i vari sedicenti liberali che scimmiottano il liberalismo (solo perché hanno visto che funziona) sbandierando la parola liberale senza adottarne davvero né le idee né i conseguenti comportamenti operativi.

Questa influenza va riattivata per il bene del paese. Ed è possibile farlo solo dichiarandosi liberali innanzitutto e comportandosi in coerenza. Va rimosso il gravissimo errore di pensare che equivalgano ad una scelta dei cittadini promossa in termini liberali, un dibattito ed un voto polarizzati su un bipolarismo fideistico muscolare, che si nutre dall’essere contro qualcuno o qualcosa, ma che è privo di progetti e non è disponibile a misurarsi sui risultati concreti ottenuti con le iniziative promosse. Voler reintrodurre l’influenza del metodo liberale, è cosa ben differente dal volere un Terzo Polo. Il Terzo Polo sarebbe solo un tentativo di aggregare persone attorno ad un polo distinto dai due già esistenti ma analogo nel trascurare idee e programmi e nel porsi l’obiettivo di riuscire a dirigere direttamente la gestione istituzionale. In sostanza il metro del Terzo Polo si lega alle quantità numeriche dei voti ricevuti ma non alle idee, ai programmi e ai loro risultati.

Nell’ambito della diversità, l’influenza del metodo liberale serve a creare le condizioni perché chi gestisce l’Istituzione venga indotto a farla vivere senza farsene dominare e senza asservirla. Il metodo liberale sostiene la necessità dello Stato istituzione, il quale regola la convivenza e resta equanime. Questo tipo di Stato deve contenersi al minimo indispensabile e tutelare il libero intraprendere dei cittadini.  Specie nelle attuali condizioni di risorse scarse, è indispensabile che lo Stato sia attento a ricalibrare le sue priorità ed i suoi ambiti di intervento, assicurando che funzionino al meglio. L’influenza del metodo liberale intende eliminare lo statalismo, storicamente di tipo ideologico marxista o di un certo cattolicesimo antiliberale e più di recente di tipo populista. Tale eliminazione rende più agevole al cittadino perseguire il libero sviluppo delle proprie iniziative di lavoro o professionali, in un contesto di pari opportunità, al fine di ricercare il suo modo di essere felice.

L’influenza del metodo liberale si impegna perché vi siano uguali punti di partenza per ognuno. Perciò, nei primi anni di vita e in seguito in ogni periodo in cui qualcuno, dopo aver avuto una gravissima crisi per qualunque causa, abbia l’assoluta necessità di ricominciare la propria vita attiva, l’istituzione pubblica deve assicurare assistenza. Non per indicare all’interessato come deve agire e in quale settore. Solo per metterlo in condizione di poter esprimere di nuovo le iniziative che sceglie. Lo assiste perché arrivi a vivere la sua individualità irripetibile. 

TEMI SU CUI INFLUIRE: L’UNIONE EUROPEA – Oltre a questi obiettivi generali, l’influenza del metodo liberale ha un primo tema decisivo: l’Unione Europea. L’originaria Comunità Europea, creata nel 1957 per impulso liberale, si sviluppava tramite la vita quotidiana, l’unione doganale e l’integrazione economica a passo a passo, il cui motore erano le singole realtà di cui erano sovrani i cittadini (un trucco capitalistico per ingannare il popolo, dissero i comunisti per decenni). L’iniziativa crebbe per trentacinque anni. Le modifiche fatte a Maastricht abbandonarono il criterio del motore dei cittadini. Da allora si è tornati a privilegiare i tradizionali stati di potere diminuendo la capacità d’agire dell’UE.

Oggi l’UE è statica nel suo burocraticismo. Tra i suoi membri sono moltissimi gli insoddisfatti ed i critici, inclusi diversi settori della politica italiana, in specie della maggioranza. L’influenza del metodo liberale è necessaria per spingere l’Italia a considerare strategico l’impegno per far superare all’UE l’arretratezza relativa agli istituti residuati dall’austerità e soprattutto alla mancanza di una difesa comune e di un coordinamento fiscale pur richiesto dall’euro, mancanze che testimoniano lo sbaglio di aver arrestato l’integrazione a passo a passo attivata in origine.

La difesa comune richiede l’esistenza di un esercito europeo formato, finanziato, diretto dall’UE (quindi una modifica dei Trattati da parte dei cittadini). Non è sostituibile dal far decidere insieme i membri UE, cosa che equivarrebbe a mantenere la chiave di qualsiasi scelta strategica dell’UE nelle mani dei gruppi al comando (e non dei cittadini). Del resto, la difesa è indispensabile per costruire la pace effettiva, obbiettivo ben diverso dal pacifismo ideologico e religioso. Occorre la volontà di lavorare per far  di nuovo sviluppare l’UE dei cittadini all’insegna di istituzioni libere e trasparenti, un’UE che migliora le condizioni dell’Italia e la sua sicurezza.

L’influenza del metodo liberale si impegna perché l’Italia adotti una logica analoga in materia di accordi internazionali. E’illiberale il diffuso andazzo attuale di dare per scontata l’esistenza di un presunto diritto internazionale mai votato dai cittadini. E’ un andazzo di tipo statalistico che sotto traccia vorrebbe cancellare secoli di storia per regredire al potere in mano ad elites non controllate dai cittadini. Tipico è il caso della cosiddetta Corte Penale Internazionale, divenuta un organo autoreferenziale che non aiuta lo sviluppo democratico. L’Italia è vincolata al pieno rispetto solo degli Accordi internazionali di volta in volta firmati con altri Paesi, in applicazione dei principi della nostra Costituzione votati dai cittadini, non di un nebuloso diritto internazionale.

Infine, in coerenza con i principi della nostra Costituzione, sempre in ambito internazionale, l’influenza del metodo liberale si impegna su due punti. Perché l’Italia continui a battersi senza incertezze contro l’antisemitismo strisciante che vorrebbe perfino discutere l’esistenza dello Stato di Israele. E perché l’Italia sostenga la indomabile volontà dei cittadini ucraini di mantenere l’indipendenza dall’autocrazia russa.

TEMI SU CUI INFLUIRE: LA CRESCITA ECONOMICA – L’influenza del metodo liberale si prefigge di far riprendere la crescita in Italia. A tal fine è urgente innanzitutto impegnarsi su certi argomenti. Una politica energetica che affronti esigenze del tutto trascurate finora; l’alleggerire la Pubblica Amministrazione inefficiente e cristallizzata, dei privilegi attribuiti da moltissimi anni alle medesime persone dell’Alta dirigenza, inamovibili e fonte di staticità operativa; il riattivare il mercato tenendo ben presenti i bisogni dei ceti medi; il riformare il fisco deregolamentandolo, così da incentivare la produttività del cittadino.

Quanto alla politica energetica realistica, il primo atto è tornare quanto prima al nucleare. Disporre di tale forma di energia è indispensabile sotto più aspetti, a partire dalla continuità della fornitura che costituisce l’opportuno riequilibrio rispetto all’intermittenza delle rinnovabili. L’Italia non può restare bloccata dai pregiudizi ideologici. Ora è indietro e deve ricuperare. Il secondo atto della politica energetica è mettere a gara tutte le concessioni in materia. La legge già imporrebbe di mettere a gara gli spazi demaniali marittimi superando i rinnovi automatici. Finora, purtroppo, persiste la radicata abitudine alle proroghe amicali immotivate, che causano monopoli e favoritismi. Il terzo atto è dare direttiva all’Autorità di accelerare il passaggio ad una regolamentazione che riconosca in modo più puntuale i costi dell’operatore, senza scaricare tutto in bolletta. Il quarto atto è destinare all’abbattimento delle bollette le risorse finanziarie generate dalla vendita all’asta delle quote di emissione di CO₂ assegnate alle industrie inquinanti. In Italia, neppure un decimo di quei proventi viene destinato a politiche per il clima e la transizione energetica, mentre la media europea è oltre i sette decimi.

Quanto all’alleggerire la Pubblica Amministrazione, occorre partire dal comprimere i ritardi burocratici nelle pratiche degli uffici e nei lavori pubblici. Del resto, svolgere un ruolo nel meccanismo istituzionale, impone la consapevolezza di doverlo esercitare con il massimo dell’efficienza e della rapidità di cui si è capaci, senza ricorrere ad artifici sindacalistici. Appunto perché lo Stato libero è tenuto a dare esempio di efficienza nel fornire i servizi ai cittadini che li utilizzano. Per la stessa ragione, dovranno essere messi a gara tutti i servizi pubblici locali.

Quanto al riattivare il mercato, richiede iniziare dalla consapevolezza che la crescita non si fa solo con la spesa pubblica. E che il mercato va di continuo costruito e mantenuto, perché esplichi la sua ineguagliata capacità di allargare le opportunità per le imprese e i consumatori. Che consiste nel promuovere gli scambi. Non va perciò bene l’uso italiano di confondere il rigore nella gestione (indispensabile) con il praticare l’austerità (che frena gli scambi). Una simile confusione separa l’azienda dalla situazione economica complessiva. Per correggere tale uso, vanno aumentati i salari nella prospettiva del sostegno al quadro generale dei consumi. Poi, occorre un’offerta politica basata su una rivoluzione di liberalizzazioni e di concorrenza, nonché sulla riduzione della spesa pubblica e delle tasse sull’intraprendere. L’obiettivo è restituire ai settori produttivi italiani un’identità capace di sostenere la concorrenza in ambito internazionale.  Inoltre è necessario potenziare  la capacità formativa della scuola pubblica (non solo sul trasmettere nozioni indispensabili nel mondo produttivo ma soprattutto sull’educare all’uso dello spirito critico per affrontare le nuove problematiche di continuo emergenti) e  valorizzare la libera funzione della scuola privata nell’individuare le materie da insegnare e la didattica  da usare (accrescendo così nel paese lo spessore culturale dei docenti e degli allievi), garantendo alle scuole parificate un’esistenza sicura ma senza privilegi di alcun genere.

Quanto alla fiscalità, va riformata semplificandola e riducendone il peso, nella convinzione che rappresenti un’esigenza chiave della democrazia da realizzare nel rispetto del lavoro e dell’imprenditoria e non pensata per dar potere alle strutture che la applicano e ancor meno per rendere possibili gli sprechi nella spesa pubblica.

Il sommario elenco fatto fin qui delle iniziative occorrenti per spingere alla crescita, mette in luce come sia indispensabile che, nella campagna elettorale, ogni gruppo che si presenta al giudizio dei cittadini indichi con precisione quali siano le risorse necessarie per sostenere le spese dei programmi proposti e come siano rese disponibili.

TEMI SU CUI INFLUIRE: immigrazione e sicurezza – L’influenza del metodo liberale è indispensabile perché si affronti in maniera realistica e razionale il problema immigrazione. L’Italia è aperta all’accoglienza, ma, a seguito dell’accoglienza facile, il fenomeno immigrazione ha messo in luce due dati sperimentali di cui tener conto. Che gli specifici caratteri degli italiani residenti, non possono mischiarsi indifferentemente ai soggetti migranti con caratteri specifici del tutto differenti. E che non è un fattore neutro la dimensione del territorio in cui sopravviene l’immigrazione di massa. Questi due dati hanno fatto nascere in larga parte della cittadinanza, un pressante problema di sicurezza quotidiana. I fautori dell’accoglienza a prescindere, per ideologia o religione, sostengono che l’uguaglianza umana travalica i confini e perciò negano il problema.  Senza successo. Sia perché è chiaro come in larga parte l’immigrazione sia sospinta da organizzazioni (internazionali e nazionali) che la sfruttano in termini economici. Sia perché i dati testimoniano impietosi che gli immigrati compiono atti criminosi molte volte più degli italiani.

In un quadro siffatto, i liberali intendono operare con senso realistico per evitare che il problema immigrazione e il connesso aspetto della sicurezza, siano adoperati per giustificare politiche reazionarie di rigetto a sfondo razziale o viceversa politiche di sinistra, anche quando non estremiste, a supporto della posizione antigovernativa e di fatto elusive della questione.

TEMI SU CUI INFLUIRE: manutenere i diritti civili – L’influenza del metodo liberale è indispensabile per avere il continuo impegno delle istituzioni pubbliche nel conservare per ogni cittadino la fruizione dei diritti civili. Tali diritti, connaturati alla civiltà occidentale, sono la precondizione della libera attività di ciscuno. Non devono essere strumentalizzati, magari tentando di inquadrarli in visioni radicali distaccate dai problemi quotidiani. Si applicano nel presente e non hanno rivendicazioni sul passato. Rivendicazioni del genere, come chiede la cultura woke, sono un tentativo di imporre le proprie idee negando oggi la diversità e il passar del tempo. Allo stesso modo, cercare di applicare i diritti civili devastando ed assaltando, non è antagonismo, è delinquenza politica da condannare.

Garantire i diritti civili ha peraltro un presupposto ineludibile, che il cittadino sia costantemente informato sugli avvenimenti. Purtroppo, di questo non esiste una sicurezza sufficiente. Per almeno tre fattori. Uno è l’attuale grave insufficienza professionale del giornalismo. Il suo ruolo sarebbe trasmettere le notizie come sono. Invece, troppi editori (allo scopo di aumentare la capacità di attrarre utenti ricavandone profitto) e troppi redattori (allo scopo di stare alla moda del momento a costo di confezionare narrazioni inesatte) non svolgono il loro compito trasformandosi in disinformatori e danneggiando il fondamentale diritto civile di disporre di una libera informazione. L’altro fattore è l’esistere della RAI come televisione pubblica, un ruolo che al giorno d’oggi serve solo a permettere uno statalismo strisciante sia nella programmazione sia nel difendere una struttura redazionale attenta soprattutto a conservare sé stessa. Il terzo fattore è l’utilizzo delle informazioni social da parte di cittadini giovani che non hanno l’età per una valutazione critica delle notizie che ricevono a ritmi frenetici. In tutti e tre i casi, la libertà di stampa non può trasformarsi in una propaganda di un dover essere, di qualunque origine e comunque formulata. In questi tre settori, l’influenza del metodo liberale deve chiedere: uno, di impegnarsi per riportare il giornalismo al suo ruolo effettivo di informazione; due di privatizzare la Rai, rafforzando l’Autorità Garante per le Comunicazioni e l’Antitrust; tre di vietare l’uso dei social sotto i sedici anni di età, attribuendo la verifica dell’età alla piattaforma coinvolta nel caso.

L’impegno per i diritti civili va poi esteso a due questioni rilevanti. La prima è dare effettiva concretezza al principio costituzionale del processo penale in aula, in modo da evitare che il processo venga anticipato nell’ambito delle tribune dei mezzi di informazione, irrispettosi del contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti al giudice terzo e imparziale.  Ciò avviene soprattutto perché, in base al sistema giudiziario fascista del ’41, la Magistratura non ha il sistema della separazione delle carriere.  

L’altra questione da affrontare è la modifica della clausola che attribuisce a più di 24 milioni di cittadini una scelta contro la loro volontà.  In pratica il cittadino che non sceglie espressamente un beneficiario per il suo 8 per mille dell’Irpef, destina, senza rendersene conto, la propria imposta, alla ripartizione proporzionale tra i vari beneficiari 8×1000. Una norma così è sbagliata due volte. Nel principio esprime una concezione clericale. A livello economico toglie all’Erario una somma significativa specie in un’epoca di ristrettezza. Va soppressa una riga della legge ordinaria 222/1985 (art. 47, c. 3 ultimo periodo).

TEMI SU CUI INFLUIRE: il sistema elettorale (ad oggi mancano i dati certi)

L’IMPEGNO CHIESTO AI CITTADINI LIBERALI. Sull’insieme dei valori e dei temi indicati fin qui,il presente appello auspica la collaborazione di ciascuno dei cittadini liberali. Prima delle urne, prendendo parte di persona all’attività del PLD – ancor meglio iscrivendosi – e contribuendo finanziariamente a questa attività, per quanto gli sia possibile. Nelle urne, consapevole dell’incoerenza di un liberale se evita di esprimere il voto, non facendo mancare la preferenza alla lista liberale, qualsiasi ne sarà la forma e il nome.

Per riprendersi l’Italia ha bisogno dell’influenza del metodo liberale.

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