Cronologia del Liberalismo fino 4.15. d)

 4.15 Gli anni ottanta del ‘900 .   c) fino all’Accordo di Schengen – Ad inizio anno, nella Repubblica di Irlanda, cadde, per dissidi sul bilancio, il Governo della coalizione presieduta dal giugno precedente da Garret FitzGerald imperniata sul partito moderato Fine Gael e sui Laburisti. A metà febbraio ci furono le elezioni anticipate e il Governo venne sconfitto seppure di poco dal Fianna Fail, partito nazionalista guidato da Charles Haughey, che non ebbe la maggioranza dei seggi ma formò il Governo con il voto di vari deputati indipendenti e della sinistra radicale.  
In Norvegia, dopo vari decenni di egemonia Socialdemocratica, le elezioni del settembre ‘81 furono una svolta netta. Più precisamente, conclusero il grande cambiamento economico sociale seguito alla scoperta del 1969 nel Mare del Nord dell’enorme giacimento di Ekofisk, petrolio e gas naturale, che rese possibili processi di estrazione talmente grandi da trasformare le condizioni di vita dell’intero paese.
Queste condizioni in Norvegia e in Svezia derivavano, fin dagli anni ‘30,  dai compromessi di classe tra datori di lavoro (in Norvegia, soprattutto nel settore primario, erano prevalenti gli investitori stranieri) e sindacati, che avevano dato veste istituzionale da un lato alle prerogative padronali e dall’altro ai diritti sindacali e alla negoziazione collettiva.  Inoltre i socialdemocratici erano alleati degli agricoltori, dei pescatori, dei lavoratori forestale e del movimento sindacale unificato. Una simile rete di accordi consolidò il potere della socialdemocrazia per decenni.
La scoperta dei giacimenti di petrolio e gas naturale avviò in pochi anni la completa trasformazione delle condizioni della società norvegese. L’irrompere impetuoso di un’economia di scambi internazionali molto remunerativi, suscitò in poco più di un decennio un forte risveglio di chi sosteneva l’affidare il Governo soprattutto le attività private, limitando l’intervento dello Stato.
In un tale quadro, le elezioni del settembre 1981 non dettero più una maggioranza ai socialdemocratici neppure in coalizione. Di conseguenza, nell’ottobre si formò un governo di minoranza del Partito Conservatore, primo ministro Kåre Willoch, . con l’appoggio esterno del Partito Popolare Cristiano e del Partito di Centro, i quali non assunsero incarichi perché non condividevano la linea sul tema interruzione di gravidanza.  Durante il 1982, il Governo avviò la riduzione della spesa pubblica, liberalizzò il mercato, imbrigliò l’indicizzazione dei salari.
Il Governo Spadolini, in Italia, poco dopo il Congresso PLI, fece approvare lo scioglimento per legge della P2 (in quanto società segreta vietata dall’art. 18 della Costituzione) insieme ad una più penetrante definizione delle azioni che configurano un’associazione come segreta. All’inizio 1982, ci fu la svolta della nascita di diverse reti TV. Potevano avere solo un ambito di riferimento locale ma per il Paese costituivano una grossa innovazione e già esprimevano gli interessi di importanti imprenditori.
Intanto, i primi di dicembre ‘981, c ‘erano state le elezioni anticipate danesi volute dal Governo Jørgensen che non riusciva ad ottenere l’approvazione di un piano economico. Il Partito Socialdemocratico perse qualche seggio e restò minoritario, ma sul subito riuscì a mantenere un appoggio parlamentare.
Nel periodo proseguirono in Italia le uccisioni di esponenti politici e di poliziotti, specie al Sud da parte delle BR e della mafia. Tuttavia, il settore della lotta al terrorismo registrò il successo dell’azione del governo Spadolini. Introdusse una serie di norme che ne determinarono la sconfitta in breve tempo (essenziale fu quella sui pentiti, su cui peraltro il PLI con Biondi, penalista di grido, aveva qualche perplessità per la sua durata definitiva).
Sempre a gennaio 1982, in Finlandia, si verificò una svolta storica.  Le elezioni per eleggere il successore di Urho Kekkonen, dimessosi a metà autunno per motivi di salute dopo aver ricoperto il ruolo per venticinque anni. Aveva governato con uno stile personalistico autoritario, seguendo un preciso indirizzo.   Mantenere la Finlandia fuori dai conflitti della Guerra Fredda ed amica dell’URSS, impegnandosi a non ospitare mai offensive della NATO. Venne eletto Capo dello Stato, con ampia maggioranza, Mauno Koivisto, socialdemocratico, che si dedicò subito a restituire centralità al Parlamento e ad introdurre sistemi più rispettosi delle procedure dell’Occidente. Poco meno di un anno dopo, a fine del ‘982, uscì dal Governo la Lega Democratica comunista per insanabile disaccordo sull’aumento delle spese militari. Vennero mantenute le relazioni cooperative con l’URSS, però diminuì progressivamente l’influenza del Cremlino sulla vita dei partiti finlandesi.
Ad aprile, alla scadenza di Gaston Thorn, Liberal International nominò ancora una volta suo Presidente Giovanni Malagodi, una persona che da un trentennio operava per diffondere i principi del liberalismo. Sempre ad aprile, la Regina Elisabetta II, accogliendo la richiesta del Canadà ricevuta tempo prima e una volta avuta l’approvazione del Parlamento di Londra, firmò ad Ottawa la nuova Costituzione che sancì la sovranità canadese e formalizzò i diritti e le libertà nel paese.
Nella DC, a maggio ‘82,   la sinistra facente capo a Zaccagnini, al Congresso Nazionale, con il determinante aiuto  di Fanfani e di Piccoli, sconfisse di misura Forlani eleggendo segretario Ciriaco De Mita. In conseguenza, il neo segretario iniziò ad attaccare il governo sulla modalità di calcolo dei salari in un periodo di inflazione e in generale sulla sua capacità di tenuta politica.
Nel medesimo maggio, in Olanda, si conclusero i continui scontri tra il Presidente del Consiglio e il suo vice sulla materia economica. Il Presidente e il Ministro delle finanze proponevano tagli al welfare al fine di ridurre il disavanzo e agevolare l’iniziativa privata; il Partito del Lavoro, appoggiato dai sindacati, rifiutava di ridurre la spesa sociale. Il Partito del Lavoro uscì dal Governo Von Agt II che venne sostituito dal Von Agt III , un esecutivo di transizione formato dagli altri due partiti, APC e D66, che portò alle elezioni anticipate il settembre successivo.
Negli USA, la Presidenza Reagan aveva iniziato fino dal secondo semestre del ‘981 a battersi contro la contrattazione collettiva e a ridurre gli eccesivi regolamenti del mercato. Anche perché era arrivata la recessione.   Nell’anno successivo dovette fare una legge per ritoccare i tagli fiscali disposti i primi mesi. Nel medesimo periodo, in tema politica internazionale le tensioni della Guerra Fredda restavano alte.
Nella CEE, il 1982 fu pieno di importanti avvenimenti.  A febbraio, la Groenlandia, territorio oltremare della Danimarca, chiese con un referendum di uscire dalla CEE per insanabili dissidi sulle quote pesca (lo metterà in atto tre anni dopo). In quei mesi, nell’ambito interno, la CEE era impegnata da un lato nell’elaborare il Terzo Programma ambientale per i quattro anni successivi, pensato al fine di prevenire l’inquinamento (verrà adottato all’inizio dell’anno seguente) e dall’altro nel proseguire le trattative per l’ingresso della Spagna e del Portogallo (rese più significative dall’essere ormai democratiche le istituzioni dei due paesi). Inoltre, la CEE varò una direttiva chiave per l’armonizzazione fiscale tra gli Stati membri; un’altra per prevenire i rischi di gravi incidenti nelle attività industriali; e poi un regolamento per i prodotti tessili e per il finanziamento preparatorio della campagna elettorale.
Nell’ambito dei rapporti CEE con il resto del mondo, vi furono vivaci contrasti. Innanzitutto la reazione di Reagan riguardo le azioni dell’URSS in Polonia a danno del sindacato Solidarnosc. La CEE la considerò una reazione eccessiva, poiché rischiava di ostacolare i contratti commerciali e l’approvvigionamento energetico. Poi, i primi di aprile l’Argentina invase le isole britanniche delle Falkland, e la CEE in due settimane decise il completo embargo commerciale sulle merci argentine (la Giunta Militare argentina rispose con analoghe contromisure), che terminò due mesi dopo alla fine della guerra. In seguito, a giugno, Reagan stabilì duri limiti per le aziende CEE e alle filiali americane nella CEE quanto all’utilizzo di tecnologie e di brevetti USA nel costruire il gasdotto tra la Siberia e l’Europa occidentale. In più, l’Amministrazione Reagan rialzò i tassi di interesse. Tutto ciò venne ritenuto talmente lesivo per le valute europee e per il commercio internazionale, da incrinare la compattezza della NATO. Per superare l’ostacolo furono necessarie trattative serrate fino a novembre.    
A settembre, nelle elezioni anticipate in Olanda, il Partito del Lavoro arrivò primo, guadagnando tre eletti, persi  invece dall’ACD Cristiano Democratico. Peraltro la maggiore novità elettorale venne dal notevole scambio nell’area liberale. Il Partito della Libertà crebbe di dieci seggi e D66 ne perse 11. Per il resto ci fu una notevole frammentazione dei seggi. La nuova composizione parlamentare fece eleggere il Governo di coalizione tra Cristiano Democratici e Partito della Libertà, presieduto da Ruud Lubbers, esponente Cristiano Democratico. Il Partito della Libertà ebbe il Vice Presidente, anche Ministro dell’Economia, poi la Giustizia, gli Interni, l’Edilizia Popolare, i Trasporti, la Cooperazione allo Sviluppo. Questo Governo resterà in carica per l’intero mandato, fino al luglio 1986, compiendo rilevanti riforme economiche, riducendo la spesa pubblica e realizzando diverse privatizzazioni. 
Nei vertici CEE si andava discutendo dall’autunno precedente su un piano elaborato da due Ministri degli Esteri, il tedesco Hans-Dietrich Genscher liberale e l’italiano Emilio Colombo dc, piano che aveva quale obbiettivo ampliare il coordinamento politico tra gli Stati. Un progetto simile venne accolto con diverse perplessità, in quanto vari paesi membri ritenevano non ce ne fossero ancora le condizioni.
In Danimarca, ad inizio settembre, dopo la bocciatura del piano di nuove tasse e tagli per equilibrare il debito, il Governo si dimise. La Regina Margherita II incaricò il leader Popolar conservatore Poul Schlüter di formare un nuovo governo. Cosa che fece aggregando nel ministero, oltre il suo, tre partiti (i Liberali del Venstre, i Democratici Centristi e i Popolar Cristiani) e ottenendo l’appoggio esterno dei Radicale Venstre, liberale di sinistra, e del Partito del Progresso di protesta fiscale. Fu la svolta dopo parecchi decenni, che si rivelerà duratura. Il Governo Schlüter avviò un governo all’insegna del rigore economico per ridurre il debito ed abbassare l’inflazione.
Proprio in Germania, a settembre, vi fu un grosso cambiamento politico.  Da più di un decennio la maggioranza parlamentare era formata da una coalizione tra i socialdemocratici e i Liberali. Tuttavia, in quei mesi la situazione economica era assai difficile per una forte recessione accompagnata da lavoro scarso ed alta inflazione. Il Ministro dell’Economia, il liberale Lambsdorff, in accordo gli altri Ministri liberali con in testa il loro capo, Genscher, insisteva per misure di riduzione della spesa pubblica che il Cancelliere socialdemocratico Schmidt non accettava. Allora, il 17 settembre, l’intera delegazione liberale al Governo si dimise dal Governo Schmidt. Fu contrario il Segretario della FDP, il quale, in disaccordo sul cambio di alleanza, uscì dal partito per entrare nella SPD. Il 1 ottobre la Camera votò una mozione di sfiducia costruttiva presentata dall’opposizione insieme alla FDP, eleggendo Cancelliere Helmut Kohl della CDU CSU, restando Genscher Vice Cancelliere e Ministro degli Esteri nonché Lambsdorff all’Economia. Subito dopo vennero indette a primavera le elezioni anticipate. 
Due giorni dopo le dimissioni dei Ministri FDP in Germania Ovest, si svolsero in Svezia le elezioni con i votanti oltre il 90%. Vinse, superando di poco il 47% degli eletti, il Partito Socialdemocratico. Questo ritorno dopo sei anni fu completato nelle settimane successive dalla formazione, con l’appoggio esterno dei comunisti, del Governo Palme. Un governo di sinistra con un margine di 11 seggi sull’opposizione, moderati, centristi, liberali. Entrato in carica, Palme svalutò subito del 16% la corona svedese. In tal modo, mise in moto una linea intermedia tra l’austerity del capitalismo occidentale e i robusti investimenti nello stato sociale.
Nell’Irlanda del Nord proseguiva il violento conflitto etnico. Il Ministro inglese al ramo organizzò delle elezioni ad ottobre con lo scopo di creare un’assemblea consultiva disposta ad avviare l’autogoverno tra cattolici e protestanti. Al voto prese parte per la prima volta anche il braccio politico dell’IRA, il Sinn Fein, concepito come completamento della lotta armata. Peraltro il tentativo si arenò. Infatti, anche il Partito Socialdemocratico e Laburista, SDLP, era impegnato per l’unificazione irlandese solo per via democratica. Però non condivideva l’iniziativa inglese perché non prevedeva l’obbligo di condividere il potere con i protestanti e non riconosceva un ruolo alla Repubblica d’Irlanda. Così lo stesso SDLP e il Sinn Fein decisero di non prendere parte con i loro eletti ai lavori dell’Assemblea consultiva, che fallì l’obiettivo di far dialogare cattolici e protestanti. 
A fine ottobre, si tennero pure in Spagna le elezioni politiche in cui il Partito Socialista Operaio con a capo Felipe Gonzáles riuscì per la prima volta a vincere nettamente conquistando la maggioranza in Parlamento e il Governo. L’Unione di Centro pagò in modo pesante le sue divisioni interne perdendo quasi tutti gli eletti. Divenne il secondo partito, sfiorando il trenta per cento degli eletti, il Partito di destra Alianza Popular  guidato da Manuel Fraga, già franchista.
Nello stesso mese, il Canadà seppe ridurre la forte recessione che la aveva colpita dall’estate dell’anno prima. Si andavano invece intensificando le tensioni sulla politica internazionale con il nuovo Presidente USA. Ad inizio novembre, in Irlanda il Governo Haughey venne battuto in un voto di fiducia sollecitato dall’opposizione.
A metà novembre, in Italia, un duro scontro tra due Ministri, Andreatta della DC e Formica del PSI, portò alle dimissioni del Governo Spadolini II, cui successe il Governo Fanfani V il primo dicembre.  Maggioranza di pentapartito con appoggio esterno PRI, in cui furono confermati gli esponenti liberali già nel Governo precedente e aggiunto Biondi alle Politiche Comunitarie. In ogni caso, il clima tra la DC e gli alleati restava polemico. In quel clima, guardando alla prospettiva, fu davvero illuminante una lettera di De Mita al Giornale per chiarire la sua precedente dichiarazione “il polo laico non esiste né culturalmente, né socialmente, né politicamente”. Nella lettera c’era scritto “La DC ha realizzato e difesa la laicità della politica. Altra cosa è il cosiddetto polo laico …. La DC è alternativa al PCI …. Occorre la politica delle alleanze con il traguardo della democrazia compiuta …. Per tutti i partiti e non solo per i due maggiori, peraltro destinati ad escludersi reciprocamente dal potere ma non dal costruire nuove regole e nuovi equilibri di libertà”. Lo stile era velato, come sempre facevano i democristiani di livello. Ma i concetti erano chiarissimi.  
De Mita prima diceva sul rapporto DC laici una cosa in sé non vera (siccome la DC aveva difeso la libertà, non il concetto distinto che è la laicità) però utile a far intendere come ritenesse libertà e laicità ambedue prive di consistenza materiale. Poi dava il messaggio che l’essere la DC alternativa al PCI nel gestire il potere non esclude il costruire insieme regole ed equilibri.  Qui stava la trappola. Un messaggio simile intendeva al tempo stesso rassicurare sulla solidità della diga DC in termini di libertà (fatto gradito agli elettori) e contestualmente esprimere la disponibilità al costruire nuove regole e nuovi equilibri insieme al PCI (fatto graditissimo al PCI, ben consapevole che il costruire è un’attività tipica di un governo occidentale). Con questa trappola, la Segreteria De Mita della DC avviava la traiettoria – che nel decennio successivo avrà effetti esiziali per la convivenza italiana– di una linea ad esclusiva difesa della centralità DC nel gestire il potere. Tale linea ripeteva nella forma la tradizionale contrapposizione al comunismo nel segno dei valori occidentali. In realtà, tuttavia, li violava limitandosi ad una visione statica della democrazia fatta da giochi di ruolo tra i grossi partiti, che escludeva il meccanismo cruciale della convivenza aperta, cioè il confronto laico tra i cittadini individui attraverso il conflitto delle idee secondo le regole e in base ai risultati.  Un conflitto connaturato alla libertà.
Sempre a fine novembre, a seguito della sconfitta del Governo di tre settimane prima, ci furono le elezioni anticipate in Irlanda. Il Fianna Fail nazionalista del Primo Ministro in carica ottenne 75 seggi superando il Fine Gael con 70 ma i Laburisti arrivarono a 16. In tre giorni i Laburisti si coalizzarono con il Fine Gael reinsediando Garret FitzGerald  quale Primo Ministro, che governò l’intera legislatura.  Avevano prevalso l’economia di mercato e le politiche di rigore finanziario.
Intanto, in Portogallo, a dicembre ci furono le elezioni amministrative.   La coalizione del Governo Balsemão prevalse, senza però raggiungere i risultati previsti e Balsemão rassegnò le dimissioni provocando di lì a breve il dissolversi di Alleanza Democratica, la coalizione di maggioranza. Il Presidente della Repubblica sciolse il Parlamento e convocò ad aprile le elezioni anticipate.
In Italia, a gennaio ’983, la Fininvest di Silvio Berlusconi, che da poco più di un quinquennio operava a livello locale nel settore televisivo avendone già compreso le forti potenzialità, in specie nel campo pubblicitario, acquistò Italia1 da un altro editore, compiendo un passo essenziale per la sua espansione nel mondo televisivo (si trattava di allargarsi in tutta Italia in ambito locale, così da aggirare di fatto il tuttora esistente monopolio TV nazionale).
Il 6 marzo ci furono le elezioni anticipate in Germania volute dal Governo Kohl. La CD CSU presero insieme 18 seggi in più sfiorando la maggioranza assoluta, che raggiunsero con la FDP, pur arretrata di 19. Una seconda novità fu che i Verdi, per la prima volta, ebbero degli eletti, 28.
Il Governo Fanfani proseguì la sua attività fino a che, ad inizio primavera, il PSI chiese lo scioglimento delle Camere, auspicando una nuova fase politica con programmi adeguati alla situazione sociale complessa e insieme una maggioranza politica più equilibrata. Le Camere vennero sciolte e indette a fine giugno le elezioni anticipate. Emerse presto che i rapporti interni all’area laica restavano vaghi. Di fatti, i tre partiti laici più piccoli raggiunsero un accordo per fare liste comuni al Senato in sei regioni. Però le situazioni locali erano più arretrate del nazionale, tanto che  realizzarono l’accordo solo in Toscana (ottenendo un eletto) . In più, la richiesta avanzata dai tre laici minori al PSI di fare un vertice preelettorale dei laici, venne rifiutata dal PSI.
Il Governo spagnolo di Felipe Gonzales si dedicò subito ad innovativi atti di legge. Segnatamente due. La legge che depenalizzò l’interruzione di gravidanza per precise ragioni, violenza sessuale, rischio di salute per la donna, feto deforme. E la legge universitaria, che stabilì la gestione autonoma degli atenei ed ampliò le modalità delle borse di studio.
La situazione economica della Francia andava peggiorando in modo netto.  Nel primo anno della Presidenza Mitterrand si realizzò, come previsto, una serie di nazionalizzazioni industriali e bancarie, di crescita dei salari e di irrobustimento dei diritti sociali e civili. Ben presto, tuttavia, l’interventismo redistributivo socialista onde stimolare la domanda interna, causò uno squilibrio profondo nei conti pubblici (in specie quelli esteri) tanto da imporre un rapido ritorno a politiche restrittive. Il 23 marzo 1983, alla TV Mitterrand annunciò la “Svolta del rigore”, di deflazione salariale imperniata su una visione monetarista. In pratica, si tornò alle impostazioni del Primo Ministro Barre.   La sinistra socialista affermò che Mitterrand aveva rivendicato la sua impotenza di fronte a una realtà economica esterna. Dopo di allora, le istituzioni si sarebbero adattate a sostenere il capitale. Fu confermato il Primo Ministro Mauroy.
Specie dall’inizio dell’anno, in Portogallo la coalizione di Governo dell’Alleanza Democratica si andava fratturando per dissidi interni e per brutti esiti nelle elezioni locali. Il Primo Ministro Balsemão si dimise e il 25 aprile si tennero le elezioni anticipate. Arrivò primo il Partito Socialista di Soares, peraltro lontano dalla maggioranza assoluta, con poco più di un terzo dei voti. Pertanto cominciarono le trattative per formare una maggioranza.  
Intanto in Spagna, il nuovo Governo Gonzales aveva cominciato ad ammodernare il sistema produttivo, con lo scopo precipuo di mettersi in regola per entrare nella CEE. Il PSOE era molto popolare e all’inizio di maggio ebbe un grande successo nelle elezioni regionali (in quattro quinti delle comunità autonome) e nelle municipali (nell’intero paese).
Nel frattempo, in Norvegia, ci fu prima – a febbraio e per qualche mese – il Governo monocolore laburista di Gro Harlem Brundtland, prima donna in quel ruolo, e successivamente da ottobre  il governo conservatore  Willoch I, che rimase in carica fino all’inizio giugno 1983, quando si allargò ai Cristiano Popolari e al Partito di Centro, divenendo una coalizione di maggioranza (il Governo Willoch II). Il governo Willoch proseguì nel programma liberale di smantellare il controllo statale. Tra l’altro abolì il monopolio radiotelevisivo e consentì le prime emittenti private locali. Irrobustì i mercati del credito , incrementando l’accesso ai mutui abitativi.
In Gran Bretagna, la Thatcher decise di anticipare di qualche mese le elezioni per sfruttare il triplice vantaggio del successo nella guerra delle Falkland, dell’avviarsi della ripresa economica e della scissione tra i laburisti. Così, aggiornate le norme elettorali a febbraio,  fece votare l’otto giugno , con una campagna concentrata sulla difesa, sulla lotta alla disoccupazione e sulla presenza nella CEE. L’obiettivo venne raggiunto nella sostanza. Perché i Conservatori, pur avendo circa settecento mila voti in meno (passando dal 43,9% al 42,4%), guadagnarono ben 58 seggi arrivando intorno al 63% dei parlamentari. I Laburisti persero poco più di tre milioni di voti toccando solo il 27,6% (il loro programma fu definito la lettera di suicidio più lunga della storia). L’Alleanza tra i Liberali e i SocialDemocratici guadagnò molto nei voti, arrivando appena sotto i laburisti, però, dato il sistema maggioritario per collegi, ottenne poche unità nei seggi (ai Liberali di Steel ne toccarono in tutto 17, sei in aumento, e ai SocialDemocratici di Jensen in tutto 6).
In poche parole, questa Alleanza aveva colto un aspetto politico importante – l’esistenza di uno spazio che i cittadini inglesi desideravano fosse occupato, quello contro la destra intransigente della Thatcher e la sinistra radicale del Labour di Michael Foot – e aveva anche preparato un programma lungimirante, la promessa ragionata di precisi investimenti onde di ridurre di un milione i disoccupati e la proposta di introdurre un sistema elettorale proporzionale ribaltando il sistema elettorale bipartitico. Ed aveva anche agito in coerenza, spartendosi i collegi per non dividere i suffragi moderati, dunque un unico candidato comune in ogni collegio uninominale. Peraltro sottovalutarono una realtà costante in questi casi.  Le grosse novità politiche proposte dai dirigenti della politica – quelle dell’Alleanza Liberali Socialdemocratici lo erano di sicuro – richiedono tra i cittadini, prima dell’eventuale adesione con il voto, un congruo tempo di maturazione, in lunghezza commisurato al rilievo dei cambiamenti proposti sul come sciogliere i nodi del convivere.  Nella fattispecie, addirittura, il cambiamento proposto dall’Alleanza investiva, a livello nazionale, l’uso prolungato di avere solo un’alternativa per governare il paese. Stante questa abitudine tradizionale allo scegliere netto e semplice, prevalsero quindi i cittadini decisi a conservare quanto la nazione aveva comunque raggiunto.
Intanto in Portogallo, si erano concluse le trattative per formare una maggioranza e il 9 giugno aveva giurato il nuovo Governo, sostenuto da una maggioranza tra il Partito Socialista e il Partito Socialdemocratico di centro destra, Governo presieduto da Mario Soares. Il paese si trovava in forte recessione ed il Governo avanzò presto una richiesta di prestito al Fondo Monetario Internazionale. Su un altro piano intensificò i negoziati per portare il Portogallo nella CEE.
Nella CEE il progetto predisposto l’anno prima da Genscher e Colombo venne ridotto, dopo lunghe e difficili trattative, a semplice dichiarazione non obbligatoria avente l’obiettivo di legare le politiche comunitarie al coordinamento in politica estera. Così il Consiglio di Europa, riunito a Stoccarda dal 17 al 19 giugno 1983, esplicitò l’intento di stringere le relazioni fra gli Stati membri e per arrivarci si assunse il ruolo di motore dell’indirizzo politico, da svolgersi attraverso procedure rafforzate di concertazione con il Parlamento, attive anche in nuovi settori cooperativi, a partire dalle relazioni esterne.
Sempre il 17 giugno, in Italia, scoppiò il caso Tortora, consigliere Nazionale del PLI, arrestato nel sonno all’Hotel Plaza di Roma, con l’accusa di traffico di droga e associazione camorristica. L’interessato si dichiarò subito e sempre innocente, vittima di un errore giudiziario. Il dibattito politico al riguardo divenne immediatamente impetuoso e diffuso, come si vedrà.  Poco più di una settimana dopo, alle elezioni, la DC perse più del 5% , il PCI un po’ sotto l’1%, guadagnarono il PSI e i tre laici nel complesso quanto era calata la DC (il PLI prese sette deputati in più e quattro senatori), il MSI sfiorò il 7%, i Radicali scesero a 11 deputati. I risultati furono inequivoci. Conferma del pentapartito e necessità per la DC di De Mita di rassegnarsi ad accettare Craxi Presidente del Consiglio. Così, rieletta la Jotti Presidente della Camera e fatto Cossiga Presidente del Senato, Pertini incaricò Craxi di formare il Governo. Craxi varò rapidamente il suo governo, adottando la sola formula praticabile, il pentapartito, nel quale il PLI entrò con due Ministri (Altissimo all’Industria, Biondi all’Ecologia di nuova costituzione) e quattro sottosegretari (Fassino all’Istruzione, Melillo ai Trasporti, Francesco De Lorenzo alla Sanità, Raffaele Costa all’Interno).
Verso fine luglio 1983, il Consiglio Europeo varò il Programma Quadro pluriennale per la Ricerca e l’Innovazione, in vigore dal primo gennaio successivo. L’obbiettivo era consolidare la CEE nel settore scientifico, investendo in settori tecnologici chiave, sostenendo le piccole imprese, affrontando le problematiche essenziali del convivere (quali i sistemi di trasporto e l’approvvigionamento energetico), potenziando la collaborazione dei membri nel settore.
Negli Stati Uniti, andava confermandosi la circostanza che, con Ronald Reagan, il partito repubblicano aveva acquisito una nuova natura. Più popolare, più patriottica, più militante, più legata alle periferie, convintamente avversaria del nuovo corso statalista voluto da Roosevelt nonché del giornalismo elitario e lontano dai cittadini. Reagan era il leader naturale di un tale conservatorismo cauto. Aveva una capacità fisiologica di comunicazione, che la TV rendeva più incisiva, e la sua proposta politica era incardinata sulla semplicità della tradizione e sul trasmettere convinzione e fiducia. Dopo un quindicennio assai burrascoso, l’America profonda ne sentiva il bisogno. Reagan incarnava una convinzione fermissima contro l’aborto e sul fare tagli delle spese pubbliche, alla base dei robusti disavanzi di bilancio, ma attenta a dare risorse agli investimenti e ad evitare un eccessivo impatto delle industrie sull’ambiente.
In Italia non cessavano gli attentati mortali della mafia e della camorra a personaggi pubblici. A ottobre ’83, su spinta politica del Presidente Craxi, Camera e Senato istituirono per la prima volta una Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali. La Presidenza venne assegnata ad Aldo Bozzi, con un chiaro segnale di ottima considerazione, nella prospettiva della riforma, sia per le capacità in materia della persona sia per le posizioni del partito.
Negli ultimi mesi del 1983, in Svezia il Governo Palme e i Comunisti approvarono la legge sui fondi d’investimento dei lavoratori, in base. alla quale una parte dei profitti delle imprese private ere tassata e i proventi fatti confluire in fondi gestiti dai sindacati al fine di acquistare azioni delle imprese. Ciò provocò durissime reazioni e manifestazioni oceaniche con l’accusa di voler introdurre il socialismo reale.
In un clima surriscaldato dagli scioperi dei dipendenti pubblici, a metà dicembre, il Parlamento danese respinse il bilancio per il 1984 formulato nell’ottica del forte rigore finanziario. Vennero indette le elezioni anticipate il mese successivo. La coalizione del Primo Ministro Schlüter quasi raddoppiò i seggi (i PopolarConservatori guadagnarono 16 seggi, il Venstre 2, il Radikale Venstre 1, i Popolari Cristiani 1. mentre i Socialdemocratici arretrarono di 3 eletti)
Nella Regione spagnola dei Paesi Baschi, nel quadro delle drammatiche violenze separatiste dell’ETA che da tempo scuotevano l’ordine pubblico di frequente, alla fine del 1983 comparvero i Grupos Antiterroristas de Liberación. Di fatto, squadroni della morte (finanziati segretamente da settori del Governo Gonzales) che innescarono la guerra illegale al terrorismo, che durerà per anni.
Peraltro in quel periodo si impose, nel governo italiano, la decisione di Craxi di concludere finalmente la trattativa con il Vaticano (che durava da ben oltre un decennio per le resistenze dell’alta burocrazia italiana più o meno tollerate dai Governi) al fine di rivedere il Concordato. La necessaria autorizzazione del Parlamento avvenne al Senato e alla Camera il 25 e il 27 gennaio ’84. Da rilevare che votarono a favore dell’autorizzazione per il Nuovo Concordato DC, PSI, PSDI, PRI, PCI e che solo il PLI (con Malagodi e Valitutti al Senato e con Zanone e Patuelli alla Camera) sostenne il principio della separazione Stato religione (”spetta ai liberali testimoniare, nel presente e per l’avvenire, la superiorità della soluzione separatistica rispetto a quella concordataria”). Bozzi, esperto in materia, ritenne di non intervenire perché allora era Presidente della Bicamerale. I liberali hanno una coerenza naturale.
Il 18 febbraio 1984 il Nuovo Concordato venne sottoscritto dal Presidente del Consiglio e dal Segretario di Stato Vaticano con l’intento di adeguare alla nuova epoca i Patti Lateranensi. Con il Concordato 1984, venne formalmente abolito il principio della religione di Stato. L’insegnamento della religione cattolica non fu più obbligatorio in quanto fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica, ma divenne facoltativo, pur continuando lo Stato a fornire l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche escluso il livello universitario. Vennero soppressi il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso e la riserva di giurisdizione ecclesiastica nelle cause di nullità, mentre si inserì l’obbligo di trascrizione nei Registri di Stato Civile dei matrimoni cattolici nonché la necessità di una delibera della Corte di Cassazione per dare effetti in Italia alle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale. Venne soppresso lo stipendio mensile statale al clero, sostituendolo con il contributo volontario dei cittadini (una legge non costituzionale di un anno dopo, introdurrà il meccanismo dell’otto per mille). Piena ridefinizione degli Enti ecclesiastici e del regime dei Beni culturali, legati all’avere come fine costitutivo essenziale il culto religioso.
Molto sinteticamente si può dire che nel Concordato 1984 la Chiesa non pone più lo strumento concordatario quale presidio della pratica religiosa ed applica la sua missione religiosa nel sociale. Dunque il Concordato 1984 è un passo avanti in direzione della separazione tra Stato e Chiesa. Resta invece immutata la pericolosa azione civile di quelli che chiamo i cattolici chiusi. Essi vivono sul e per il Concordato e ne difendono accanitamente la logica illiberale. In buona parte esterni alla gerarchia, continuano imperterriti a sostenere il sistema concordatario ed i suoi inevitabili privilegi. Vogliono salvaguardare più che la Chiesa, la loro funzione di intermediari nelle trattative concordatarie tra Stato e Chiesa. Perché aumentando il valore della trattativa, aumenta il valore della mediazione.
Negli ultimi mesi, le vicende canadesi erano caratterizzate da uno scontento crescente dei cittadini, per la recessione economica, pur superata, e per dissensi sul Piano Energetico Nazionale. Il Primo Ministro Trudeau aveva ritenuto di rispondere focalizzando l’attenzione dell’opinione pubblica sulla problematica internazionale della pace. Pertanto si dette, fino all’inizio del 1984, a viaggiare in molte capitali del mondo ed incontrare i principali leader onde attuare una specifica iniziativa con lo scopo della pace. I viaggi furono accolti benissimo dai cittadini, però l’iniziativa non ebbe alcun risultato. Trudeau fiutò l’aria e a fine febbraio del ‘984 annunciò che avrebbe dato le dimissioni, non appena fosse sato nominato il nuovo leader liberale.
In Gran Bretagna, i lavoratori delle miniere si opposero con durezza all’intento del Governo Thatcher di chiudere due decine di pozzi di carbone giudicati improduttivi. Iniziò uno sciopero destinato a protrarsi per un periodo molto lungo. Divenne presto chiaro che la posta in gioco non era solo una vertenza sindacale, ma un modo di valutare l’azione politica: se le tradizioni di lavoro potevano o meno prevalere sugli effettivi andamenti economici.  Sullo sciopero dei minatori, l’Alleanza Liberali SDP non risultò compatta.  Il Liberal Party condannò le violenze fisiche dei minatori e al tempo stesso rimproverò alla Thatcher di non avere un progetto per affrontare il destino economico dei minatori. La SDP di David Owen (subentrato in autunno al dimissionario Jenkins) attaccò il sindacato per non aver indetto in referendum tra i lavoratori prima di proclamare lo sciopero e soprattutto per usare metodi pericolosi per la democrazia parlamentare e per l’ordine pubblico.
Oltre che nel grande tema Concordato 1984, il PLI si trovava coinvolto per forza anche negli sviluppi derivanti dall’arresto del suo consigliere Tortora. Alcuni esponenti dei giovani, guidati dal Vice Segretario Patuelli, lo avevano visitato in carcere all’inizio autunno, ma il Partito, a cominciare dal Segretario, manteneva un atteggiamento di prudente tranquillità in attesa che la magistratura svolgesse il suo compito. Un simile atteggiamento faceva prevalere il rispetto per la magistratura, senza prendere in considerazione l’ipotesi di sue forzature o di suoi errori. Ciò non andava bene; oltretutto, vista la personalità dell’indagato e il fatto del suo invariabile dichiararsi del tutto innocente, sempre e con incrollabile determinazione. Perché un’associazione politica liberale non poteva evitare almeno tre importanti problematiche. Intanto perché significava spostare il giudizio penale, dalla conclusione di un processo alle decisioni preliminari prese da un inquirente, sulla base di personali teoremi magari perfino non chiaramente formulati. Poi perché la tesi dell’inquirente era acriticamente enfatizzata dai mezzi di comunicazione, trascurando in pieno quanto asseriva la difesa. Infine perché dar per scontate l’accusa e la gran cassa dei media era molto pericoloso per la cultura liberale.  Nel complesso non era rispettato il disposto costituzionale sulla libertà del cittadino. Un non rispetto che, nel caso Tortora, era aggravato dal prolungarsi della carcerazione quale meccanismo estortivo di pressione. In sostanza, il PLI, legato ad una visione formale, abbandonò il suo Consigliere Tortora.
A cavallo di aprile, ci fu a Torino il XVIII Congresso del PLI, in cui il Segretario aveva l’intento implicito di richiamare il tema del Convegno del ’51, Per l’Unificazione Liberale. Ma non ce ne erano le condizioni. Sia per la linea delle due minoranze, Nuova Iniziative criticava la gestione e Autonomia chiedeva un PLI nettamente a destra e avversario dei socialisti. Sia perché all’interno di Democrazia Liberale le acque non erano in bonaccia su due punti. L’insufficiente collegialità per i privilegi al circolo degli zanoniani piemontesi e la diversità di opinioni sul caso Tortora. Al punto che venne presentata in Congresso da Savasta una mozione con poco meno di trecento firme di solidarietà a Tortora, in cui si sottolineava che lo accusavano solo mitomani, delinquenti abituali, presunti pentiti e in conseguenza si sollecitavano concrete azioni legislative di riforma incluso il risarcimento danni per eccesso di carcerazione preventiva.
In un simile quadro, l’aspirazione alla unificazione diveniva non proponibile. La Stampa commentò che “il quadrilatero di ferro dei ministri Altissimo e Biondi, del vice segretario Patuelli e della sinistra di Morelli, rafforza Zanone ma anche lo imbriglia”. E di fatti Zanone si irrigidì sulla forma e sui motivi politici. Sulla forma tirando fuori la grinta per dire che nel PLI non si ammettono scortesie e sulla politica risolvendo i problemi interni a Democrazia Liberale in tema di insufficiente collegialità (con un ufficio politico sovrastante la Direzione) , confermando che la strategia del PLI era senza alternative, nominando Vice Presidenti Valitutti e di Piero Chiara (che era dell’area moderata), ma rifiutando di contrattare sui vice Segretari, che restavano una sua esclusiva competenza.
Come conseguenza di tutto questo, l’intesa era impossibile in termini politici e non ci fu. I giornali commentarono “dopo le polemiche pubbliche degli ultimi giorni, una finta unanimità avrebbe portato la sinistra fuori dalla maggioranza”. Il voto congressuale vide prevalere Democrazia Liberale con il 69% (meno 4% sul Congresso di Firenze), che batté Autonomia al 17% (meno 2%) e Nuova Iniziative al 14% (più 6%). Pochi giorni dopo, al Vice di prima Patuelli si aggiunse il Vice Battistuzzi.
Il 24 aprile si tennero in Austria le politiche, che furono un tornado. In qualche modo era nell’aria, tanto che il Cancelliere uscente Kreisky, al governo da 13 anni, in campagna elettorale aveva detto che si sarebbe dimesso in caso di perdita della maggioranza assoluta. Così, quando Il Partito Socialista ebbe il 47,65% dei voti e 90 seggi su 183, dunque era primo ma senza la maggioranza assoluta, Kreisky si dimise in serata. Secondo fu il Partito Popolare, conservatore, in crescita al 43,22% (con 81 seggi) e poi il Partito della Libertà, membro di Liberal International, con 12 seggi. Di conseguenza a maggio nacque la coalizione Socialisti Liberali a sostegno del Governo del Cancelliere socialista Sinowatz con vice Cancelliere il capo del Partito della Libertà.
A maggio, in Gran Bretagna alle municipali, l’Alleanza SDP Liberal dimostrò un forte radicamento territoriale e l’efficacia del lavoro di base, guadagnando ben 160 consiglieri comunali.
Sempre nella vita interna PLI, Savasta mantenne rapporti con Tortora e Patuelli gli fece visita. Lui rivendicava l’iscrizione al PLI e chiedeva la candidatura alle elezioni europee. Ma Zanone non sentì ragioni. Privilegiava l’idea perbenista dell’inopportunità di candidare un soggetto in carcerazione preventiva. Sottovalutando che il tal modo violava il principio cardine per i liberali, della presunzione di innocenza fino alla condanna in un processo. Così nelle settimane successive Tortora venne avvicinato dai Radicali, che gli offrirono una candidatura alle elezioni CEE del giugno seguente. E lui, sentendosi solo, finì per accettare.   Fu il secondo grave errore politico commesso da Zanone, dopo quello della candidatura di Sterpa.  
Il 17 giugno si svolsero le elezioni per il Parlamento CEE. L’affluenza fu del 59% con 434 seggi da eleggere (quattordici in più, siccome votò insieme anche la Grecia). Primo partito risultò quello Socialista (con 130 eletti, 17 in più) , seguito dal Partito Popolare (110 eletti, 3 in più), dai gruppi Conservatori (79 eletti, 6 in meno), dai Comunisti ( 41 eletti, 3 in meno), dai Liberali (31 eletti, 9 in meno), dagli Ambientalisti (gruppo nuovo con 20 eletti), dalla destra (gruppo nuovo con 16 eletti) e da sette non  iscritti (tre erano i Radicali italiani, tra cui Tortora). Il gruppo Liberale confermò i cinque italiani (tre liberali e due repubblicani) ma non ebbe eletti in Gran Bretagna, in Germania e in Grecia (qui non ne aveva neppure prima).
Tale arretramento in Gran Bretagna dell’Alleanza Liberal SDP, che pure ottenne oltre due milioni e mezzo di voti, fu dovuto soprattutto al sistema maggioritario di collegio a turno unico, ma anche alle divisioni percepite dall’elettorato sul tema dello sciopero dei minatori in corso, che al momento era al centro del dibattito. I liberali di David Steel non riuscirono a far prevalere la loro linea di critica costruttiva per far tener conto di tutti gli aspetti della questione, essendo di continuo accusati da Owen di non avere il rigore necessario, slogan che non strappò voti ai laburisti e rafforzò i conservatori.
Nel frattempo, in Portogallo, la dura gestione economica ed i sacrifici imposti dalle condizioni generali del paese, stavano facendo traballare il Governo, non a livello parlamentare, bensì per le tensioni tra gli alleati e in particolare per la crescita della parte contraria all’accordo con Soares all’interno del Partito Socialdemocratico.  Invece, in Finlandia il Governo Sorsa riuscì a fatica a superare i dissensi programmatici interni alla coalizione dei partiti non socialisti, inoltre a contenere l’inflazione assai sotto il dieci per cento e a spostarsi con cautela verso il contesto dell’Europa occidentale.
In Canadà, nel quadrimestre in cui nel partito liberale si sceglieva il nuovo leader, il Primo Ministro Trudeau esercitò ampiamente i suoi poteri di nomina ed attribuì a decine di parlamentari liberali importanti incarichi in uffici pubblici di rilievo. A fine giugno divenne Primo Ministro il successore Turner, che indisse per settembre nuove elezioni. Solo che nel frattempo l’opposizione conservatrice aveva preso atto delle moltissime nomine fatte da Trudeau, creandone uno scandalo che ebbe conseguenze devastanti nelle urne. I Conservatori ebbero una larga maggioranza assoluta, con i Liberali in calo di oltre cento eletti. Divenne Primo Ministro Brian Mulroney.
A luglio, in Francia ci fu un notevole cambiamento. Dopo la svolta politica di due anni prima, l’opinione pubblica di sinistra era divenuta sempre più scontenta e i pessimi risultati del Partito Socialista alle Europee lo avevano confermato. Dall’inizio anno, era discusso un progetto di legge con l’obiettivo di imperniare l’educazione su un sistema statale laico, riducendo i finanziamenti alle scuole private, cattoliche in grandissima maggioranza.  Contro questo progetto, vi furono grandissime manifestazioni di piazza da parte dei moderati. Il Presidente Mitterrand impressionato spinse a ritirarlo. Il Primo Ministro Mauroy si dimise. E Mitterrand scelse come sostituto un giovane seguace, Laurent Fabius, neppure quarantenne, ministro dell’Industria e della Ricerca, sostenitore di un socialismo meno ideologico e più attento al mercato, che chiarì di perseguire il controllo dell’inflazione e il modernizzare l’industria francese.  Il Partito Comunista comprese che si accentuava la linea di rigore iniziata nel 1983 e decise di non entrare nel nuovo Governo. Il nuovo Primo Ministro ebbe le mani libere per realizzare la sua impostazione.
Il Governo Palme, in Svezia, approvò norme d’accoglienza dei rifugiati politici del Terzo Mondo assai più aperte, che nel tempo attirarono migliaia di profughi. Inoltre, più volte accusò l’URSS di violazione delle acque territoriali e dello spazio aereo.  Da parte loro, preparandosi alle elezioni del 1985, due partiti di opposizione, il Partito di Centro e i Democratico Cristiani (i Popolar Liberali restarono fuori) strinsero un accordo di coalizione per contrastare le sinistre.
E’ necessario rilevare un fattore significativo che stava emergendo in diversi paesi Occidentali.  La difficoltà di mantenere un atteggiamento politico complessivamente coerente con la metodologia della società aperta. Un simile fattore si manifestava su varie tematiche.  Ad esempio, il frastagliato giudizio sulla NATO. Vediamo. In Danimarca il Governo era a favore della NATO, ma fu costretto dalle opposizioni ad inserire nei documenti ufficiali delle note a piè di pagina per lasciare aperti i negoziati sul dislocare i missili NATO in Europa occidentale. In Gran Bretagna, l’Alleanza Liberali SDP era divisa al riguardo. A settembre l’Assemblea annuale del Liberal Party, non accettò la linea raziocinante del leader David Steel, e votò a favore del ritiro immediato dei missili Cruise dal Regno Unito; mentre la SDP continuò a difendere con fermezza il mantenimento della deterrenza nucleare. In Spagna, il PSOE alle elezioni aveva promesso l’uscita dalla NATO, però al Congresso di dicembre lo stesso Gonzales fece votare perché la Spagna restasse nella Nato, indicendo per il 1986 un referendum confermativo. Tutte queste oscillazioni erano l’effetto di un insufficiente approfondimento di quale natura avesse la Nato, cui non pochi continuavano ad attribuire un ruolo politico e non solo di alleanza militare. 
Un altro esempio era, in Italia, la crescente importanza attribuita allo scandalizzarsi piuttosto che al riflettere sui fatti e a scegliere cosa fare. I maggiori sostenitori di questa linea, seppure in modalità diverse, furono il giornalista Scalfari e il politico radicale Pannella. Scalfari esasperava di continuo ogni notizia quasi Repubblica fosse il partito del vero e Pannella era ossessionato dal far notizia ad ogni costo con l’intento proclamato di difendere la libertà e il diritto. In sostanza Scalfari e Pannella operavano da notabili impegnati a riparare il danno al bene del cittadino perpetrato dalla politica oscurantista e corrotta. Tuttavia, sempre in Italia, esisteva anche un altro approccio assai sensibile al notabilato. Quello del PLI di Zanone. Si manifestò in pieno nella vicenda Tortora, quando venne consapevolmente scelto di privilegiare la concezione perbenismo notabilare, secondo cui un cittadino può aspirare ad avere incarichi rappresentativi solo se non indagato, il che mette nelle mani dei Pubblici Ministeri il ruolo di selezionatori della rappresentanza (attribuendo tale compito a loro invece che al processo e aggirando i cittadini). Perbenismo notabilare che ebbe i suoi risvolti negativi specie dopo che Tortora, condannato in primo grado, a fine anno si dimise da parlamentare europeo per non avere più l’immunità e poter proseguire dagli arresti domiciliari la battaglia processuale e dimostrare la piena innocenza. Cosa che regolarmente avvenne nel processo di appello con formula piena.
Ebbene, tutti questi esempi, l’ambiguità sulla Nato e l’ottica notabilare disattenta al costruire i meccanismi della libertà, testimoniano che mantenere la linea per costruire la società aperta richiede un impegno costante e accorto.
Durante l’anno, negli Stati Uniti ferveva la nuova campagna elettorale per la Presidenza. Come notato prima, il Partito Repubblicano era riuscito a penetrare l’America profonda ed anche di più, in specie nella magistratura federale e nel solido rapporto con i cristiani evangelici.  Inoltre in quei mesi si manifestò una forte crescita delle condizioni economiche, l’abbassarsi delle imposte e un calo della disoccupazione.  Perciò la cittadinanza era soddisfatta. Certo, c’era pure un netto aumento del debito pubblico soprattutto a causa delle massicce spese militari. Però la favorevole congiuntura economica non lo rendeva preoccupante. Oltretutto i cittadini sembravano condividere anche la politica internazionale di finanziamento ai movimenti anticomunisti, che inoltre andava insieme al continuare il progetto di scudo spaziale antimissile. Alla luce di tali premesse, non fu certo una sorpresa che, a novembre, il candidato Reagan ottenne un plebiscito, vincendo addirittura in 49 stati su 50. Fu chiaramente votato anche dagli elettori democratici moderati, visto che, nel contemporaneo rinnovo della Camera, il Partito Democratico mantenne una larga maggioranza di seggi, pur perdendone poco meno di una ventina. 
In Austria, la principale vicenda politica dell’anno 1984 furono gli sviluppi della decisione del Governo socialdemocratico liberale, presa nel dicembre precedente, di costruire una diga e una centrale idroelettrica sul Danubio nei pressi di Hainburg (una cinquantina di km ad est di Vienna). Il piano prevedeva il disboscamento e la cementificazione di un’immensa e preziosa area boschiva e paludosa (le golene), fra le ultime foreste pluviali d’Europa. Il progetto suscitò subito l’opposizione del WWF con una campagna di sensibilizzazione a difesa delle golene.  Il Governo, ritenendo l’opera essenziale per la politica energetica austriaca, sottovalutò la campagna, anche perché fortemente pressato dai sindacati e dalle industrie che vedevano nel progetto un’imperdibile occasione di lavoro. La campagna WWF, peraltro, proseguì per mesi e sfociò nell’occupazione pacifica dell’area da parte di migliaia di attivisti. Scoppiarono disordini e vi fu una violenta repressione delle forze dell’ordine. Divenne evidente che l’opinione pubblica era favorevole alla campagna WWF. Il Governo prese atto e il 22 dicembre 1984 proclamò la “Pace di Natale” e sospese i lavori. Che poche settimane dopo furono bloccati per sempre dall’Alta Corte. Come vedremo, non finirono qui le conseguenze politiche dello scontro su Hainburg.
A fine gennaio ’85, in Italia, uscì la relazione conclusiva della Bicamerale Presieduta da Bozzi. Prevedeva la modifica di 44 articoli al fine di una funzionalità più aperta delle istituzioni. Quindi erano proposti alcuni principi di riforma. Ridurre il numero dei parlamentari (non definendone un numero fisso).  Allargare i senatori di diritto agli ex Presidenti delle Camere per almeno una legislatura e agli ex Presidenti della Corte costituzionale per un mandato. Limitare ad otto il numero massimo dei senatori a vita in carica. Porre un limite alle spese elettorali dei candidati e creare norme per prevenirne le violazioni. Dare un doppio percorso alla funzione legislativa: esercitata da entrambe le Camere per le leggi costituzionali ed elettorali, per il funzionamento delle istituzioni costituzionali, il bilancio i tributi, le sanzioni penali, i principi delle leggi cornice e degli statuti regionali, la conversione di decreti legge, la ratifica dei trattati internazionali; altrimenti esercitata dalla sola Camera, salvo richiesta del Senato entro 15 giorni dall’approvazione di un testo. In tal caso, nei 30 giorni successivi, il testo con le modifiche va rinviato alla Camera, la quale deve pronunziarsi entro 30 giorni. Introdurre la procedura delle Camere riunite per la fiducia e per la sfiducia al Governo, la possibilità di revoca dei Ministri.
Questa relazione venne approvata in Bicamerale con i voti di DC, PSI, PRI, PLI, l’astensione di PCI e PSDI e il No di MSI e di Democrazia Proletaria. Un cenno ai motivi delle due astensioni. Il PCI riteneva che le proposte della relazione portassero ad uno sbilanciamento eccessivo a favore del Presidente del Consiglio e del Governo; soprattutto temeva si arrivasse a sopprimere il voto segreto, considerato uno strumento fondamentale per garantire l’autonomia dei singoli parlamentari e decisivo per mettere in luce le contraddizioni nella maggioranza (in sostanza motivazioni a difesa delle convenienze proprie e non dell’istituzione, a costo di evitare la trasparenza politica). Il PSDI era preoccupato per il calo della centralità del Parlamento e della collegialità dell’esecutivo, temendo pure la tendenza a polarizzare il sistema (in sostanza atteggiamento difensivo della propria funzione).  In seguito tuttavia il percorso di approvazione della relazione si arenò in Parlamento. Risultò decisiva l‘interessata indifferenza di DC e di PCI, ambedue ostili a rendere l’istituzione più dinamica e comprensibile, come invece esigeva lo spirito del cambiamento impersonato dai liberali ed affermato dai socialisti. 
In Francia, il 1 febbraio, il Presidente lanciò un principio d’accoglienza che prenderà il suo nome, Dottrina Mitterrand. Stabiliva che la Francia avrebbe garantito la protezione e negato l’estradizione agli italiani che avevano praticato la lotta armata negli “anni di piombo”, purché avessero interrotto ogni legame con la violenza e non avessero compiuto reati di sangue. Lo stesso giorno entrò in vigore il recesso della Groenlandia dalla CEE deciso con un referendum tre anni prima, e dopo che un Trattato apposito l’aveva fatta divenire un Territorio Oltremare associato alla CEE.
Come già stabilito nei mesi precedenti, il vice Cancelliere e Ministro degli Esteri Genscher, ritenendo eccessivo l’impegno, decise di dimettersi da Presidente FDP indicò quale successore Martin Bangemann, che venne eletto dal Congresso FDP  di Saarbrucken il 25 febbraio.
I primi di marzo, negli Stati Uniti, il Presidente Reagan – il quale già nel discorso di insediamento aveva chiarito che la lotta anticomunista sarebbe stata il suo fattore politico distintivo – pose il veto sulla legge d’emergenza per il credito agricolo, un consistente pacchetto di salvataggio per i coltivatori in difficoltà finanziarie. Il motivo fu che era un’aggiunta di miliardi al deficit pubblico che non avrebbe risolto strutturalmente i problemi dell’agricoltura. Da qui ebbe origine la legge quinquennale Food Security Act che non era un mero intervento di spesa e venne varata a fine anno.
I primi di marzo finì, in Gran Bretagna, lo sciopero dei minatori iniziato proprio un anno prima contro la chiusura dei giacimenti carboniferi. Fu una resa senza condizioni del sindacato e una vittoria politica schiacciante per Margaret Thatcher. Indebolì alla radice il potere delle tradizionali unioni sindacali.  A fine marzo, in Danimarca, venne votata una risoluzione che stabiliva di redigere piani energetici pubblici senza utilizzare l’energia nucleare, neppure costruendo centrali commerciali.
A metà maggio alle Regionali in Italia, non ci furono grandi scosse, e furono significative le pur lievi variazioni. Dc e PCI calarono più dell’un per cento superando di un soffio rispettivamente il 35% e il 30%, il PSI crebbe al 13,33%, il PRI raggiunse il 4% tondo, il PSDI calò al 3,6% e il PLI arretrò vicino al mezzo punto (che però diveniva lo 0,7 rispetto le politiche ’83). L’insuccesso PLI  fu soprattutto in Lombardia dove perse il 27% sulle precedenti e in particolare a Milano dove arrivò a perdere un terzo dei voti. In casa PLI, la battuta di arresto giunse inattesa. Le due minoranze erano agitate. Però, mentre Costa chiedeva lo scioglimento delle correnti, Sterpa tuonava per rivedere la posizione politica in senso più conservatore. Zanone si disse incline alle dimissioni, ma Democrazia Liberale non era dell’avviso e invitava a non assumere decisioni precipitose. Peraltro era chiaro che esisteva il problema di dare al PLI un’immagine più incisiva, superando la cauta prudenza al limite dell’indecisione.
In Germania, durante la primavera, le elezioni regionali, prima nel Saarland e poi nella Renania Vestfalia, furono vinte dai socialdemocratici, ma non scossero la Coalizione di Kohl. Nelle medesime settimane, in Gran Bretagna, l’Alleanza tra i Liberali e i SocialDemocratici riportò importanti successi nelle elezioni locali indebolendo il bipartitismo. 
I primi di giugno ’85 si svolse in Italia il referendum sulla scala mobile, che i partiti di Governo (però il PRI manifestava di continuo dubbi espliciti) volevano bocciare con il voto No. Rispetto alle regionali i votanti furono quasi tre milioni in più, la tesi del pentapartito superò il numero di voti già presi alle regionali e vinse. Fu un successo molto rilevante, che svelava  un nuovo volto del paese. Mostrava che il paese era ormai in un’era assai differente da quella immaginata e sostenuta per anni dalle opposizioni di sistema le quali proponevano che l’Italia privilegiasse Il lavoro e non il produrre. Andando così contro lo spirito dell’economia liberale. Nell’economia liberale niente può essere fatto in modo automatico per legge e le retribuzioni si adeguano mediante il contrasto con cui si determina l’equilibrio provvisorio tra i diversi interessi basato sulla capacità e sull’efficacia nello svolgere il proprio lavoro. Peraltro, gli avvenimenti degli anni seguenti dimostrarono che i gruppi dirigenti dei due partiti più grossi non si riconoscevano – seppure con modalità diverse –  nell’economia liberale e nel clima civile che si creava adottandola.
A metà giugno, in ambito dei paesi CEE ci fu una scelta che segnò l’inizio del non rispettare il criterio dell’unanimità: l’uso o meno dell’unanimità sarà da allora al centro dei dissensi comunitari per decenni. Sul tema della libera circolazione interna, le posizioni erano due. Per una metà dei paesi membri, la libera circolazione si doveva applicare esclusivamente ai cittadini comunitari. Per l’altra metà si dovevano togliere i controlli interni per chiunque varcasse una frontiera.  Dopo mesi di trattative infruttuose tra gli allora dieci membri CEE, cinque di loro, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Olanda, a bordo di un battello sulla Mosella vicino a Schengen nel sud est del Lussemburgo, firmarono un accordo sulla seconda scelta. Ricapitolando, l’accordo di Schengen venne stipulato, su spinta di Kohl e di Mitterrand, al di fuori dell’impianto dei Trattati di Roma fatto nell’ambito della cultura liberale e costituì l’inizio del tentare una politica che pretende di costruire l’Europa senza rispettare le sue regole costitutive. La costruzione può avvenire solo facendo maturare la scelta di tutti i membri (a Schengen non c’erano Danimarca, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Repubblica d’Irlanda), non con le corse in avanti di aspira al proscenio.
4.15 Gli anni ottanta del ‘900 . d) fino al Congresso Liberal International di Pisa – Giorni dopo, il 24 giugno, il Parlamento italiano si riunì in seduta comune per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Fu un evento. Al primo scrutinio il pentapartito, il PCI e gli indipendenti di sinistra, elessero Francesco Cossiga, il DC fino ad allora Presidente del Senato. Il Gran Regista dell’operazione fu De Mita, il quale, polarizzato come sempre sullo sventolare il logo DC, avrebbe scoperto anni dopo che l’eletto aveva una politica assai diversa dalla sua. Negli stessi giorni, Mitterrand ottenne l’approvazione del sistema elettorale proporzionale francese, voluto per evitare ai socialisti le conseguenze della sconfitta elettorale in arrivo e che, favorendo la frammentazione dei moderati, in pratica  agevolò il progressivo affermarsi del Fronte Nazionale di Le Pen; mentre in Belgio, a seguito della tragedia allo stadio Heysel di Bruxelles a fine maggio, scoppiarono durissime polemiche circa la responsabilità di quanto avvenuto, che portarono alla caduta del Governo e alle elezioni anticipate.
Intorno a metà luglio ’85 si arrivò al Consiglio Nazionale PLI convocato per esaminare le dimissioni che Zanone, alla fine, aveva deciso di rassegnare. L’alto là elettorale non aveva misura tale da giustificare una determinazione del genere e nel partito nessuno le aveva chieste.
Sulla base della relazione tenuta in Consiglio Nazionale da Zanone, è plausibile ritenere che Zanone fu spiazzato dal gran successo del PRI (mai entusiasta della politica del cambiamento a causa dei robusti legami burocratici e finanziari), che però lui considerava della stessa area liberaldemocratica.  Per di più, il PSI relegava il liberalsocialismo in un tatticismo annessionistico. Pertanto, il quadro complessivo poneva vincoli molto difficili al PLI, necessariamente impegnato a diffondere la consapevolezza che solo il polo laico accresceva il ruolo del cittadino e riequilibrava l’egemonia della DC. Zanone si ritenne personalmente inadatto a far crescere nel tempo proposte liberali aggiornate ai nodi da sciogliere, ma tali da coinvolgere abbastanza l’opinione pubblica. Nella relazione Zanone disse che occorreva una linea liberale più nettamente marcata, più orgogliosa e combattiva. Senza dubbio, il liberalismo non è mai ideologico. Si misura sull’analizzare i dati di fatto e sui comportamenti tenuti di conseguenza. Perciò la linea più combattiva dei liberali è comportarsi da liberali. In base ai principi di libertà individuale, alle valutazioni dei fatti e senza impigliarsi nelle cautele notabilari (che sono una forma di conformismo nella stasi).
Zanone scartò l’ipotesi (pur avanzata) di far scegliere al Congresso il successore, perché preferiva farlo fare al Consiglio Nazionale. Riteneva così di favorire il gruppo torinese che aveva dominato la gestione della sua Segreteria. In sostanza equivaleva a privilegiare una sorta di oligarchia. I candidati alla Segreteria furono i due Ministri, Altissimo e Biondi. Democrazia Liberale si divise apertamente (Zanone, Battistuzzi, Bastianini, Malagodi e Bettiza a favore di Altissimo, invece Patuelli, Valitutti, Baslini, Morelli, l’on. Ferrari, il sen. Palumbo, l’on.Melillo, a favore di Biondi) e non si ricomporrà più (in Democrazia Liberale rimasero i torinesi, ma si staccarono il gruppo di Biondi Umanesimo Liberale e Nuova Democrazia Liberale, gli altri a favore di Biondi Segretario). Le due minoranze restarono separate (Costa per Biondi in modo dichiarato e Sterpa per Altissimo). Il voto finale elesse Biondi con 117 voti contro 91. Biondi nominò subito i nuovi vice segretari (Patuelli, vicario, Morelli, Palumbo, Costa), si dimise da Ministro e sollecitò l’indicazione del sostituto. Venne fatta dopo pochissimi giorni una riunione plenaria dei suoi sostenitori. Fu assunta unanimemente una decisione ritenuta adatta per non spaccare il PLI (Zanone nuovo Ministro, nonostante in questo modo ambedue i Ministri fossero torinesi ed esponenti dell’oligarchia sconfitta nel voto). Come proveranno i fatti, si trattò di un errore chiave della nuova Segreteria.  
Va ricordato che, all’inizio ottobre, al Congresso Laburista inglese, il leader Neil Kinnock, spinto soprattutto dall’esito negativo dello sciopero dei minatori, avviò il ripensamento del rapporto con le correnti di sinistra del partito attaccandole a fondo insieme alla complessiva linea politica del gruppo giovanile Militant modellata sul marxismo estremista contro ogni forma di capitalismo. 
Mentre il PLI aveva convocato per primavera il suo Congresso Nazionale, tra la serata del giorno 10 ottobre e fino al giorno 12, scoppiò un grave incidente diplomatico tra l’Italia e gli Stati Uniti all’aeroporto militare di Sigonella, ad ovest di Catania. Quattro giorni prima, al largo delle coste egiziane, terroristi del Fronte Liberazione Palestinese avevano sequestrato la nave Achille Lauro in crociera, avevano ucciso un crocerista (ebreo americano) e avevano dirottata la nave verso un porto siriano per attaccare gli israeliani, dovendo poi ripiegare in un porto egiziano perché respinti. Intervennero serratissime trattative diplomatiche, cui presero parte anche l’Egitto e l’OLP, e fu ottenuta dai terroristi la resa in cambio dell’immunità in uno Stato arabo. Tuttavia l’aereo egiziano che li trasportava secondo l’accordo, venne intercettato da caccia degli Stati Uniti e venne fatto atterrare all’aeroporto di Sigonella a mezzanotte. Gli aerei militari degli Stati Uniti, scesi anch’essi sulla pista, intendevano impadronirsi del velivolo, ma furono bloccati dal Presidente Craxi il quale schierò i carabinieri ed altri corpi di stanza a Sigonella perché, siccome il reato era avvenuto su una nave italiana, gli autori dovevano essere processati nel nostro paese. Dopo una serie di forti schermaglie proseguite per molte ore (l’Italia fece intervenire sulla pista anche i carri armati) e dopo un colloquio telefonico diretto tra Craxi e Reagan, gli Stati Uniti rinunciarono alla loro pretesa irrealistica. E pochissimo tempo dopo, pose fine al contrasto una lettera di Reagan a Craxi con un invito negli Stati Uniti. 
Nell’ambito interno, tuttavia, la vicenda Sigonella non si chiuse. Qualche giorno dopo il PRI, filo americano, ritirò la delegazione al Governo. La DC di De Mita voleva una crisi extraparlamentare ma Cossiga e Craxi ritennero indispensabile un dibattito in Parlamento perché si conoscessero i fatti e ognuno potesse giudicare. Craxi ribadì la propria linea e nella replica aggiunse che la lotta del popolo palestinese era legittima e Israele avrebbe dovuto ritirarsi dai territori occupati nel 1967. Il PLI con Bozzi sostenne che “la crisi avrebbe potuto essere evitata, anche se vi sono riserve e preoccupazioni sul piano istituzionale circa la collegialità, sul piano della lotta al terrorismo e soprattutto sulla politica mediorientale. Tali preoccupazioni avrebbero potuto dar luogo ad un incontro leale senza che si scardinasse la compagine governativa, creando un vuoto di potere in un momento estremamente difficile per il paese. La replica del Presidente del Consiglio, nel passaggio relativo alla legittimità della lotta armata da parte dell’OLP, ha destato in noi molte riserve e perplessità  ….. Però noi liberali restiamo fermi alla tavola fondamentale della chiarificazione, che è quella contenuta nel documento dei cinque” (effettivamente Craxi aveva sottovalutato cosa sarebbe stato il terrorismo in prospettiva, paragonandolo addirittura ai moti risorgimentali italiani). I ministri PRI restarono nell’esecutivo. Il Parlamento confermò (votarono Sì anche il PCI e buona parte del MSI) la fiducia al Governo, che proseguì ad operare con determinazione (che servì, visto anche che a fine anno ci furono cruenti attentati palestinesi agli aeroporti di Roma e Vienna, con strascichi e tensioni per gli aiuti forniti dalla Libia).
Alle elezioni anticipate belghe seguite alla crisi per la tragedia dell’Heysel, venne confermata – nonostante i forti scontri sociali e le attese dell’opposizione socialista – la maggioranza uscente, che ebbe anzi un lieve aumento. Si costituì di nuovo una coalizione moderata che varò il Governo Martens VI con quattro Vice di cui due liberali.
A metà novembre, la Premier inglese e il Primo Ministro irlandese firmarono un accordo storico , che per la prima volta, attribuiva alla Repubblica d’Irlanda un ruolo consultivo ufficiale nella gestione degli affari dell’Irlanda del Nord (perciò ci fu una dura protesta dei partiti unionisti).Per il resto, la Thatcher continuava nella sua politica di rigore, senza curarsi troppo dello scontento sociale e dell’elevata disoccupazione , anzi inducendo di fatto le amministrazioni locali controllate dai laburisti ad applicare i limiti alle spese pubbliche imposti dal Governo. Estese questa politica anche al settore calcistico, bandendo a tempo indeterminato dalle competizioni europee i club inglesi per ragioni di ordine pubblico (gli hooligans avevano causato violenti disordini negli stadi europei). 
Alla fine dell’anno, la Danimarca modificò la legge sugli stranieri di due anni prima, e varò una normativa per frenare il flusso di rifugiati e richieste di asilo provenienti dal Medio Oriente. Il Governo di minoranza a quattro presieduto da Schlüter continuava ad indirizzare la politica danese in termini di attiva moderazione.  
Dal 1gennaio 1986 scattarono le decisioni già assunte e, con l’ingresso del Portogallo e della Spagna, i membri della CEE aumentarono a 12. Nelle settimane successive, in Gran Bretagna scoppiò una forte crisi nel Governo a proposito dello Stato economico di una grande produttrice di elicotteri, che portò prima alle dimissioni del Segretario alla Difesa e subito dopo di quello del Commercio.
In Svezia, il 16 febbraio, avvenne il totalmente imprevisto omicidio del Primo Ministro Olaf Palme. Al di là della tragedia in sé – cui fu posto rimedio con il subentro del Vice Ingvar Carlsson – l’episodio rappresentò il crollo del sogno della cultura laburista svedese. Era certa di essere una società tranquilla senza conflitti, rispettosa delle norme, dotata di una struttura istituzionale efficiente. Il brusco richiamo alla realtà  trovò ulteriore inequivoca conferma nella maniera confusa con cui furono condotte le indagini, tanto che da allora non è stato mai individuato con certezza chi abbia sparato alle spalle di Palme che tornava a casa insieme alla moglie, e ancor meno se ci fossero stati mandanti e chi fossero.
Intanto stavano proseguendo gli incontri tra i paesi membri relativi agli sviluppi complessivi della CEE. Sotto la spinta di Kohl e di Mitterrand, con la Thatcher che frenava, si era giunti a convocare una Conferenza Intergovernativa in Lussemburgo con l’obiettivo di riformare i Trattati, sulla base di documenti predisposti dalla Commissione a seguito di riunioni durante il 1985.  La Conferenza Intergovernativa lavorò diverse settimane, nella sostanza secondo una linea che adottava, ammorbidendola, la logica del ritorno alle trattative tra Stati di potere, restando disinteressati al fare maturare i rapporti civili tra i membri CEE. Il compromesso venne raggiunto alla vigilia della Conferenza Intergovernativa del Lussemburgo e il conseguente Atto Unico venne sottoscritto il 17 febbraio 1986 da nove membri ma non da Danimarca, Grecia ed Italia. Nel frattempo in Danimarca, avendo il Parlamento bocciato il criterio del negoziato, venne convocato un referendum popolare che si tenne il 27 febbraio ed approvò il testo del Lussemburgo adottato dieci giorni prima. Il giorno successivo Danimarca, Grecia ed Italia firmarono a L’Aja lo stesso testo del Lussemburgo, trasformandolo nell’Atto Unico CEE che sarebbe entrato in vigore quattro mesi dopo, il 1luglio.
Le principali modifiche ai Trattati introdotte con l’Atto Unico furono le seguenti. Sostituire in diversi settori le decisioni all’unanimità con quelle a maggioranza qualificata. Riconoscere il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale quale strumento chiave di coesione.  Conferire al Parlamento il dare parere conforme nel prendere decisioni rilevanti, quali forme di ingresso nella CEE e di cooperazione con Paesi terzi. Dare un maggiore ruolo al Parlamento e al Consiglio nella procedura di approvazione delle proposte di legge fatte dalla Commissione, specificando che il Consiglio, per non accettare gli emendamenti del Parlamento ad una proposta, avrebbe dovuto approvare quella proposta all’unanimità. In sostanza, la CEE si sviluppava distaccandosi dall’impostazione dei Trattati basata sulla quotidianità civile, per tornare a quella tradizionale degli Stati centro del potere.
Nelle medesime settimane, Londra e Parigi si accordarono per costruire un tunnel sottomarino sotto la Manica per un collegamento diretto tra l’isola e il Continente. 
In Portogallo, si erano svolte in due turni tra gennaio e febbraio le elezioni per il Presidente della Repubblica. Al secondo turno, il socialista Soares riuscì a raddoppiare i suoi voti, arrivando a vincere con il 51% sul conservatore Freitas do Amaral, docente universitario sostenuto dal centro destra socialdemocratico.
In Italia, in vista del Congresso PLI, una Commissione di 12 persone coordinata da Morelli (comprendente tra l’altro Battistuzzi, Piero Chiara, Malagodi, Sforza Fogliani, Valitutti e Zanone) redasse un documento premessa alle Tesi Congressuali, denominato La Società Aperta. Questa premessa iniziava dichiarando che “ll Partito Liberale è l’associazione dei cittadini che si battono per una società aperta. Una società aperta è un meccanismo di organizzazione sociale, libero e democratico, che l’uomo va edificando. La sua caratteristica è una intensa capacità di continua trasformazione degli equilibri esistenti al fine di rispondere alle domande, che i cittadini sempre ripropongono, ciascuno in modo diverso, di poter esercitare i propri uguali diritti di libertà. La società aperta è il meccanismo di organizzazione sociale che, stando all’esperienza, consente a ciascun individuo, per ogni data condizione storica, il massimo dispiegarsi della propria individualità. Il Partito Liberale non ritiene sia possibile né progettare né realizzare una società perfetta o comunque immutabile. Il Partito Liberale persegue il grande ideale della progressiva emancipazione dell’uomo senza mai ispirarsi ad una dottrina rigida”. Inoltre, verso metà marzo, con chiaro riferimento al caso Tortora, esponenti liberali, socialisti, socialdemocratici e radicali (per il PLI ne furono promotori, Biondi, Morelli, Patuelli, Palumbo, Valitutti) presentarono la richiesta di raccolta delle firme per arrivare ad un referendum in tema di una Giustizia senza privilegi (che prevedeva la responsabilità civile per i magistrati).
A metà marzo si svolsero le elezioni legislative in Francia con il sistema proporzionale a turno unico reintrodotto l’anno precedente da Mitterrand. Peraltro, il mutamento di sistema elettorale non impedì, nonostante l’ingresso in Parlamento di 35 eletti del Front National, che la maggioranza fosse conquistata con ampio margine dall’opposizione di centro destra, i neo gollisti del Rassemblement pour la République e i liberali moderati dell’Union pour la Démocratie Française. Così venne varato il Governo presieduto da Chirac, che rimosse le politiche stataliste dei socialisti e praticò un’economia aperta, il rigore di bilancio, la deregolamentazione, l’europeismo coerente. Dopo quasi un trentennio, ci fu la prima coabitazione tra un Presidente di sinistra e un Primo Ministro moderato.
In contemporanea, in Spagna, il Governo Gonzales tenne il previsto referendum consultivo sulla permanenza nella NATO. Il Governo aveva fissato alcuni punti fermi per realizzarla. In sostanza, le truppe spagnole mantenevano una catena di comando nazionale, sul territorio della Spagna non ci sarebbero state né strutture di comando NATO né armi nucleari, un poco alla volta si sarebbero ridotte le truppe statunitensi in Spagna. Aver fissato questi punti fermi permetteva di conservare il legame occidentale e tranquillizzare i pacifisti spagnoli. L’operazione riuscì. Con votanti intorno i 3/5 degli aventi diritto, il voto per restare nella NATO conseguì un’ampia maggioranza.
All’inizio aprile, in una discoteca di Berlino, si verificò un sanguinoso attentato ai danni di militari USA attuato da gruppi libici. Gli Stati Uniti risposero dieci giorni dopo bombardando a Tripoli obiettivi militari libici e la residenza di Gheddafi, dimostrando di non essere disposti a subire passivamente delle violenze.
In Italia, si andava preparando il Congresso Nazionale del PLI a Genova. Nella fase precongressuale – in cui Biondi, garantista praticante, non volle fare commissariamenti in Province nelle quali sarebbe stato necessario – ebbero conferma sia le forti contrapposizioni emerse nell’estate precedente tra DL e NDL sia il rapporto che il gruppo torinese aveva da anni con Autonomia Liberale di Sterpa. Non con l’intento di tornare culturalmente ad una concezione del passato, ma con il duplice effetto di utilizzarne i delegati all’interno e gli effetti indotti sull’elettorato più moderato ai fini del voto esterno. Così, prima del Congresso, a casa Altissimo a Torino ci fu un incontro con Sterpa, accompagnato dal suo factotum Orsini, che pose le basi per un accordo tenuto inizialmente riservato ma destinato ad emergere sempre più.      
Il 26 aprile esplose uno dei reattori della centrale nucleare di Chernobyl, situata nell’URSS, regione dell’Ucraina settentrionale vicino al confine con la Bielorussia. La nube radioattiva si diffuse nel resto dell’Europa ed esercitò un forte impatto psicologico nelle opinioni pubbliche. Gli austriaci si convinsero a rinunciare definitivamente al loro impianto nucleare. Sul subito, in Italia, il governo proibì per qualche giorno la verdura fresca e l’uso del latte per donne incinte e per i bambini onde fronteggiare la contaminazione proveniente dl disastro della centrale nucleare.
Nelle due settimane seguenti, in Italia, venne presentata in Cassazione da gruppi ambientalisti e da Legambiente la richiesta per i referendum sul nucleare e per l’abrogare le norme sulla localizzazione delle centrali.
All’inizio maggio, in Norvegia, tornò al Governo la laburista Gro Harlem Brundtland, di nuovo con un monocolore.
Quando si arrivò a metà maggio, al Congresso PLI di Genova, esattamente a mezza giornata dall’inizio, si verificò un colpo di scena. Costa (che dall’autunno precedente faceva parte di Umanesimo Liberale con Biondi), si dimise improvvisamente da vice Segretario senza neppure averne informato lo stesso Biondi, affermando di non voler stare in un condominio con metà dei voti. Lui disse di voler promuovere solo l’allargarsi della maggioranza, ma l’effetto fu dare un grave colpo alla credibilità politica della Segreteria. Con questa premessa, Biondi tenne una relazione con l’ambizione di essere costituente per il rilancio liberale, sottolineando per i liberali la necessità di cercare il liberalismo in loro stessi prima che negli altri, dando anche indicazioni programmatiche (del tipo,  no al maggioritario, no all’amnistia) e di alleanze politiche (un rapporto più soddisfacente con il PRI) ma trascurò parecchio l’analisi interna e l’esigenza di tessere convergenze anche nel voto dei delegati. Invece Altissimo fece un discorso di percepibile avvicinamento a Sterpa, indicando tre punti (riforme istituzionali, più liberalismo in economia, riforma del partito) largamente condivisi da Autonomia, così come rilevò lo stesso Sterpa nel discorso. Patuelli indicò gli elementi politici distintivi (“il PLI di prima era rinunciatario, mediatore, rassegnato, quello di Altissimo è manageriale, noi vogliamo un PLI più movimentista”) ma Costa continuava a tuonare contro le correnti, che definiva il cancro. Clima confermato dall’estrema litigiosità a livello di Commissione Verifica poteri, chiamata ad accertare la validità di Assemblee locali molto conflittuali e disinvolte nelle procedure. In più, tra i vari segretari degli altri partiti che portarono i saluti, il più distante fu Spadolini, che ricordò esplicitamente come PLI e PRI fossero divisi dal referendum sulla giustizia che il PRI non voleva (ma allora come si metteva con il rapporto più soddisfacente enunciato da Biondi?). Zanone chiese apertamente a Patuelli di votare per Altissimo e Patuelli rispose “richiesta inaccettabile” , perché la questione stava sulla collegialità irraggiungibile con il gruppo torinese egemone.
Nella replica Biondi fece un’arringa processuale più che indicare una linea politica di ricucitura. I suoi slogans erano fondati (“c’è bisogno di equilibrio, ma non di equilibristi ”oppure”l’alleanza Altissimo Sterpa è una tecno destra”) ma senza respiro costruttivo. E poi fu molto caustico nel fare riferimenti alle abitudini sociali del mondo familiare degli zanoniani. Zanone fu pronto a cogliere il punto e replicò in apparente tranquillità con “Alfredo, troppo aceto nella tua insalata”. Morale. Si avvertì che il cuore di molti delegati era stato conquistato dal ricordo del lungo rapporto di amicizia ultradecennale con Valerio. Tanto che Biondi venne falcidiato nei delegati (ad esempio perse tutto l’Abruzzo) ed anche Costa ebbe defezioni non irrilevanti. Nel voto Altissimo prevalse per 398 a 355. Una vittoria molto divisiva che scatenò i sostenitori di Altissimo, soprattutto campani e romani: sfogarono la loro gioia con atti di vandalismo sul palco della presidenza. Sterpa divenne vice unico. Bozzi fu confermato Presidente, con vice Franco Martino.  
 
I primi di giugno si svolse il secondo turno delle elezioni per la Presidenza della Repubblica austriaca. Prevalse Kurt Waldheim – che negli anni ‘70 era stato Segretario dell’ONU per un decennio – il quale non aveva vinto al primo turno , siccome l’ex Cancelliere Kreisky  aveva insistito sulle omissioni dello stesso Waldheim riguardo al suo passato di  ufficiale della Wehrmacht con sospetti crimini di guerra e sul conseguente isolamento diplomatico dell’Austria.
Le elezioni spagnole del 22 giugno furono vinte dal Partito Socialista (seppur con una ventina di eletti in meno) ma sempre con la maggioranza assoluta, e Gonzales rimase a capo del Governo. Restò seconda la conservatrice Alianza Popular capeggiata da Fraga con qualche eletto di meno, mentre crebbero in modo significativo il liberaleggiante Centro Democratico Sociale (ottenne 18 eletti) del già primo Ministro Adolfo Suarez e il partito nazionalista moderato catalano Convergenza e Unione. 
Il pentapartito italiano era diviso da mesi, per la disputa tra Craxi e De Mita sul patto della staffetta (ognuno dei due Presidenza del Consiglio per metà legislatura) che il secondo sosteneva fosse stato raggiunto nel 1983 e il primo negava. La questione era che l’intera strategia di Craxi si basava sul venire riconosciuto da tutta la sinistra come riferimento unico, e, come tale, sull’essere appoggiato anche dalla DC come punto di equilibrio dellintero sistema. Viceversa, la staffetta avrebbe fatto emergere che la maggioranza stava nell’equilibrio dell’accordo a due PSI DC. Dunque Craxi intendeva restare in carica senza scadenza, altrimenti elezioni. Di rimando De Mita “Mai stati così vicini alla crisi” . Così il 26 giugno sulla finanza locale, il governo pose la fiducia ottenendola con 338 voti contro 230 ma pochi minuti dopo, essendo il voto segreto sulla conversione finale del decreto legge, i voti contrari furono 293 e solo 266 quelli favorevoli. Come al solito erano entrati in azione i franchi tiratori DC. Il governo si dimise (peraltro era stato il più lungo dell’epoca con il voto proporzionale). Dopo le consultazioni, il Presidente Cossiga incaricò per il Governo prima il Presidente del Senato e la settimana successiva Andreotti. Il giorno dopo Craxi dichiarò pubblicamente che il PSI era contrario ad un governo presieduto da un democristiano, provocando grandi malumori nella DC. Alla fine però la DC prese atto e accettò il Craxi II che si insediò il 1° agosto. Il PLI aumentò a due ministri (Zanone Industria, Franco De Lorenzo Ambiente) e quattro sottosegretari (Costa esteri, Fassino Istruzione, Melillo Industria, D’Aquino Sanità).
E’ necessario ricordare che in Francia, a metà luglio, il Governo Chirac abrogò la legge elettorale proporzionale voluta l’anno prima da Mitterrand e tornò al collegio uninominale maggioritario a due turni.
Al Consiglio Nazionale di fine luglio per decidere la partecipazione del PLI al governo Craxi II, venne approvato l’inserimento nello Statuto del documento La Società Aperta e iniziarono a manifestarsi dissensi tra le minoranze di NDL e Umanesimo Liberale. A metà settembre, la Corte di appello di Napoli assolse Tortora con formula piena. Ciò confermò l’impressione negativa che aveva dato il PLI trenta mesi prima non sapendo difendere un suo consigliere. Il caso Tortora fu ancor più negativo perché fu l’inizio della pluridecennale stagione degli interventi mediatici dei Pubblici Ministeri, che spesso vantavano prove inequivocabili, dopo anni dimostrate inesistenti da verdetti di assoluzione completa (con danni irrimediabili ai cittadini coinvolti). Il tema della critica ai pubblici ministeri era uno dei punti di convergenza tra i liberali e il PSI. Ma avrebbe dovuto esser chiaro che non bastava a definire linee comuni di proposte e di comportamenti politici.
Sempre a metà settembre, in Austria, al Congresso della liberale FPO prevalse, contro il Presidente uscente che era il Vice Cancelliere Steger, la destra nazionalista di Jörg Haider. Haider voleva un marcato conservatorismo, talmente marcato che cadde subito il Governo tra socialdemocratici e liberali, visto che i socialdemocratici imposero le elezioni anticipate a novembre.
Verso metà ottobre si verificò in Islanda un incontro insolito tra il Presidente Ronald Reagan e il Segretario del PCUS Michail Gorbacev. Sul piano formale non avvenne nulla, siccome fu insuperabile il disaccordo circa la difesa missilistica USA. Tuttavia il clima della riunione fu ritenuto positivo da ambo le parti. Pochi giorni dopo, il 22 ottobre, Reagan riuscì a far approvare dai due partiti, Democratico e Repubblicano, il Tax Reform Act, che semplificò il sistema tributario, ridusse le aliquote massime fiscali, come proponeva la sua politica economica.
In Gran Bretagna, il 27 ottobre, entrò in vigore la deregolamentazione della Borsa di Londra, che ne fece la capitale mondiale della finanza. La deregolamentazione eliminò le commissioni fisse, abolì le tariffe fisse per la compravendita di titoli, permise alle società finanziarie estere di diventare membri della Borsa, segnò la trasformazione dal sistema delle grida al sistema delle schermate elettroniche. Insomma modernizzò i mercati finanziari e favorì la libera concorrenza.
Negli Stati Uniti, due settimane dopo, alle elezioni di Metà Mandato, i Democratici confermarono il controllo della Camera e conquistarono il Senato. Il mandato presidenziale ne fu indebolito, ma solo sulla carta. 
A novembre si svolsero in Austria, come previsto, le elezioni anticipate. I socialisti si confermarono primi con 80 seggi (11 in meno), i Popolari secondi con 77 (meno 4 seggi),  la FPO di Haider  ne guadagnò sei arrivando a 18 e il resto andò ai Verdi entrati per la prima volta in Parlamento sfiorando il 5% dei voti. Ovviamente seguì il mese successivo il Governo di Grande Coalizione tra Socialisti e Popolari.
In Canadà , sempre a  novembre, il Partito Liberale all’opposizione tenne un congresso decidendo di opporsi al fatto che gli Stati Uniti svolgessero in territorio canadese i test sui missili da crociera.
Intanto in Italia, nello stesso autunno, si costituì la Federazione delle liste Verdi che, raggruppando i vari movimenti esistenti, irrobustiva l’idea già serpeggiante secondo cui l’essenza della politica sarebbe solo l’ambiente, più che gli umani. Senza dubbio tale atteggiamento concentrava l’attenzione su un tema trascurato dalla tradizione politica concentrata sui rapporti di potere tra conviventi, che non considerava i problemi legati alle condizioni degli ambienti di vita. Solo che trascurava altre tematiche rilevanti e così, usando solo il tema ambiente, commetteva un errore analogo alla politica criticata. La Federazione dei Verdi non prendeva neppure in esame la maggior parte dei problemi del convivere e toglieva spazio al costruire una ragionata alternativa politica ai due partiti più grossi, impositivi e deterministi. In sostanza, l’atteggiamento dei Verdi riprendeva la via già percorsa altrove di un’offerta partitica che toglie parecchia attenzione al coagularsi dei comportamenti liberali (legati al costruire materialmente le istituzioni) concentrandosi sulla politica dell’enunciare protestando e dell’inibire qualsiasi iniziativa per nuove soluzioni ai problemi del convivere in termini di più libertà. 87.408    85.895. 
Da segnalare che il 19 dicembre Michail Gorbačëv permise di tornare a Mosca al dissidente sovietico, il fisico Andrej Sakharov, ponendo fine al settennale esilio a Gor’kij. Fu un chiaro segnale di apertura attuativo della glasnost. Di fatto la conseguenza dell’incontro con Reagan in Islanda.
Il 25 gennaio 1987 vi furono le elezioni per il rinnovo del Bundestag tedesco. Il Governo Kohl Genscher si confermò nettamente, con il lieve arretramento dei due partiti  CDU e CSU quasi interamente compensato dalla netta crescita della FDP di Bangemann.
A metà febbraio, a seguito del disaccordo sui tagli al bilancio nella coalizione di Governo della Repubblica d’Irlanda composta da Fine Gael e Laburisti, si svolsero le elezioni.  Il Fianna Fail, partito nazionalista ancora diretto da Haughey, mancò per due seggi la maggioranza assoluta e governò con l’appoggio esterno degli indipendenti, che avevano tre seggi. Il Governo continuò a ridurre la spesa pubblica al fine di risanare il debito pubblico.
In quei mesi, proseguiva senza pause la diatriba tra DC e PSI sul patto della staffetta. Alla fine Craxi si rese conto di non poter continuare sul rifiuto di farsi sostituire. Così, realizzate  la riforma del codice penale e la riduzione dei tempi di separazione per ottenere il divorzio, rassegnò le dimissioni il 3 di marzo, quasi un mese prima del Congresso Rimini del PSI. Il Presidente Cossiga dette incarichi ad Andreotti e alla Jotti senza esito e così si arrivò al Congresso PSI con il ritorno di Craxi al Partito. Il Congresso si imperniò – a parte la rievocazione del passato socialista, glorificato – sulla proposta di elezione diretta del Presidente della Repubblica. Era però evidente che il nodo del contrasto politico era quando far svolgere i referendum regolarmente richiesti con la raccolta del mezzo milione di firme, a cominciare da quelli sulla responsabilità civile dei Giudici e sulla materia nucleare.  Subito dopo Rimini, il Presidente Cossiga reinviò il governo Craxi II alle Camere perché fosse fatto il dibattito non fatto il mese prima.
Nello stesso periodo, in Finlandia si tennero le elezioni. Arrivò primo, pur perdendo un seggio, il Partito Socialista superando di poco la Coalizione Nazionale, la formazione moderata che però aveva guadagnato più del 20%. Venne varato un Governo a quattro con amplissima maggioranza (Coalizione Nazionale, Socialisti, Moderati di lingua svedese, Partito Rurale) con Primo Ministro Harri Holkeri, leader della Coalizione Nazionale.
Sempre nel medesimo periodo si verificò un’altra crisi rilevante nel mar Egeo, presso l’isola di Taso,  in materia di trivellazioni petrolifere. La crisi tra Grecia e Turchia, con pesantissimi risvolti diplomatici al limite dello scontro militare, proseguì per molti mesi.
Quando al Senato italiano, si avviò il dibattito sulle dimissioni di Craxi, fu sempre più chiaro che la DC, appoggiata dal PRI, voleva ad ogni costo le elezioni anticipate in modo da riuscire a rinviare i referendum, in specie quello sui magistrati.   Nel dibattito fu significativa la presenza del PLI. Il sen. Bastianini disse che si poteva “consentire la formazione di un Governo con forte ed incisiva caratterizzazione di programma” e che “vi è una valutazione largamente convergente che la legislatura non è opportuno si interrompa e che il mancato accordo sui problemi referendari non è motivo sufficiente né per la cancellazione dei referendum stessi, né per lo scioglimento delle Camere”: Craxi,  al termine dell’intervento di Bastianini, intervenne irritualmente per proporre “ Il PLI presenti un ordine del giorno perché il Senato dichiari che i referendum debbano comunque tenersi alla data fissata”. Una simile richiesta era formulata in termini non approvabili secondo il Regolamento parlamentare vigente. Peraltro, il senso costruttivo della posizione socialista fu nel prosieguo del dibattito ripreso anche da Malagodi. La posizione liberale venne inoltre avvalorata anche a seguito degli interventi di Gualtieri per il PRI e di Mancino per la DC, che espressero argomenti molto rigidi sul referendum della giustizia e sulla questione nucleare.
Nei giorni seguenti, dopo che quel dibattito si era concluso con la conferma delle dimissioni di Craxi, Fanfani ebbe l’incarico e rapidamente formò un Governo monocolore. Siccome Fanfani era Presidente del Senato, si pose perciò la questione di sostituirlo. Venne tentata la carta Valiani (PRI), che in due votazioni ottenne intorno ai 30 voti con circa 200 bianche. Il giorno successivo alla terza votazione venne eletto con 208 voti Giovanni Malagodi Presidente del Senato. Ancora qualche giorno e divenne evidente che l’obiettivo della DC, condiviso dal PRI e spalleggiato dai comportamenti del PCI, era di evitare ad ogni costo la celebrazione dei referendum (perché al fondo ambedue avevano una concezione della società fondata su consistenti lobbies da proteggere nei diversi settori). Secondo voci sempre più robuste, la DC voleva che Fanfani non ottenesse la fiducia. Proprio per questo Craxi annunciò in Aula che il PSI avrebbe votato sì alla fiducia, appunto per far emergere oscuri disegni. Altissimo illustrò con efficacia il disappunto del PLI. Le elezioni anticipate, precisò, vorrebbero dire “non portare a compimento quei disegni di ammodernamento del sistema politico e amministrativo che riguardano le riforme dell’attuale sistema sanitario e le politiche fiscali, privare i cittadini del loro diritto di esprimersi sulle importanti questioni poste dai referendum …. Signor Presidente del Consiglio, la sua esplicita richiesta di non avere la fiducia onde evitare di continuare a governare per fare le cose che interessano ai cittadini, la sua esplicita richiesta di porre il sigillo sul decreto discioglimento non delle Camere ma del pentapartito, ci lasciano angosciati sul futuro di questa prima Repubblica …….. vogliamo chiamarci fuori da una logica che ci appare più appropriata a fini di avventura”. Così il PLI, coerentemente con l’impostazione liberale, non seguì la DC nella tattica di astenersi per far cadere Fanfani e andare alle elezioni anticipate. Tuttavia prevalse il disegno DC. Un monocolore DC su cui la DC si astenne per impedire la fiducia e per obbligare il Presidente della Repubblica a sciogliere le Camere.
A giugno si svolsero le politiche. La DC era riuscita a rinviare i referendum da fare a giugno. Ma non ebbe nei voti un risultato soddisfacente. La DC aumentò su quelli del ’83 (+1,4%) e arretrò poco sulle regionali 85(-0,72%), però il PCI perse nettamente sul ’83 (- 3,35%) e ancor più rispetto alle regionali, e il PSI guadagnò intorno al 3% raggiungendo il 14,27% suo massimo storico. I laici persero l’1,4% il PRI, l’1,2 % il PSDI, mentre il PLI perse lo 0,1% sulle regionali. Quindi la sola maggioranza possibile era il pentapartito. Di fatti si riprese subito quella linea, anche attuando la tesi della DC dell’alternanza alla Presidenza del Consiglio tra DC e PSI (la famosa “staffetta”). Delle difficoltà del PRI e del PLI nelle urne, scrisse in modo acuto Galli della Loggia. Al PRI rimproverava di ritenere il duopolio DC-PCI destinato a durare per sempre e dunque di proporsi, al di là delle apparenze, solo un ruolo subordinato. E al PLI, in particolare a Zanone, proprio perché lo riteneva politico di vaglio, di dare poca concretezza ai valori, di recriminare troppo sugli scontri di potere (che sono parte ineliminabile della politica) e di pensare possibile che nel dibattito non debba prevalere la conflittualità (che della politica è l’anima, esprimendo le differenze).
Sempre a giugno, il giorno 11, in Gran Bretagna Margaret Thatcher vinse per la terza volta le elezioni con lo slogan “i prossimi passi avanti” , che indicava la volontà di proseguire le politiche conservatrici del Governo.    Ciò significò l’ulteriore vendita di aziende e di servizi statali, il favorire l’iniziativa privata abbassando le imposte, il controllare la spesa pubblica, l’irrobustire i diritti dei lavoratori al di fuori dei sindacati, l’incentivare l’acquisto delle case popolari da parte degli affittuari, il puntare a più efficienza del servizio nazionale gratuito, il rendere più autonome le scuole dai Consigli locali, il togliere competenze alle autorità locali per attribuirle al Governo o direttamente ai cittadini. In ogni caso i Conservatori, pur aumentando i voti e mantenendo un’ampia maggioranza assoluta, persero una ventina di seggi. I Laburisti ricuperarono largamente le perdite della scissione avvenuta anni prima e nel complesso l’Alleanza tra Liberal ed SDP vide un forte aumento nei voti diffusi nel territorio, arrivando ad oltre 7,3 milioni (22,7%), che però, per il sistema maggioritario di collegio, si tradusse in soli 22 eletti. Un simile tipo di risultato deludente fu la spinta ad una fusione vera tra i due partiti.
Ancora nel mese di giugno, in Canadà venne firmato l’Accordo del Lago Meech tra il Primo Ministro federale Brian Mulroney conservatore e i rappresentanti della provincia liberale del Quebec, un Accordo che in pratica accoglieva le richieste autonomiste quale sanatoria della precedente frattura istituzionale. Di conseguenza venne riconosciuto che il Québec era una società distinta   con accresciuti poteri sull’immigrazione, che il potere di spesa federale nelle competenze provinciali aveva limiti, che il Quebec aveva diritto di veto nelle future modifiche costituzionali e partecipava alla nomina dei giudici della Corte Suprema.
In Portogallo erano maturate le tensioni parlamentari emerse già durante la seconda metà dell’anno prima e, nell’aprile del 1987, sfociarono nella mozione di sfiducia contro il governo minoritario di Cavaco Silva. Alle successive elezioni anticipate di luglio vinse con margine molto ampio il PSD, conquistando la maggioranza assoluta degli eletti e confermando Cavaco Silva a capo del Governo. Il PSD mantenne il nome originario ma completò il partito completò una netta virata riformista e liberale in economia. Del resto in quel periodo il PSD era membro sia di Liberal International sia dei Liberali europei dell’ELDR.
In Italia, De Mita, per poter rifare almeno il governo di pentapartito, fu costretto, venendo meno alla sua posizione preelettorale, ad accettare la prima condizione posta dal PSI e sostenuta dal PLI: un’apposita legge immediata per stabilire che i referendum si sarebbero tenuti in quello stesso autunno a novembre. E nacque subito il Governo Goria, in cui il PLI ebbe Zanone alla Difesa e 4 Sottosegretari (D’Aquino all’Interno, De Luca alle Finanze, Melillo all’Istruzione, Costa ai Lavori Pubblici).
All’ONU venne presentato in agosto il Rapporto sull’Ambiente della Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo (presieduta dalla Brundtland, Primo Ministro Norvegese laburista, che introdusse il concetto di sviluppo sostenibile, definito in modo tipicamente volenteroso ma traballante in questi termini, «lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri» ) .
Nel settembre il Capo della Germania Est, la DDR, Honecker fece per la prima volta una visita di Stato a Bonn.  In pratica fu un segnale importante per la politica di distensione sviluppata dal Ministro degli Esteri Genscher. Teneva conto anche del subbuglio della società civile nella Germania Est che si mostrava interessata alla trasparenza voluta da Gorbacev in Russia ma che Honecker rifiutava.
In Danimarca, fin dalla parte finale dell’anno precedente l’inflazione e la disoccupazione erano scese, ma restava una domanda interna negativa. Allora il Governo Schlüter di centro moderato, che non aveva la maggioranza parlamentare, convocò per il 10 settembre le elezioni anticipate   La coalizione di Governo perse qualcosa e nacque così il governo Schlüter II, che, aggiungendo i liberali di sinistra ai quattro partiti della coalizione precedente, aveva la maggioranza.
Alla scadenza pattuita di novembre, si svolsero in Italia i referendum abrogativi. Quello sulla Giustizia, promosso una ventina di mesi prima, assieme a PSI, PSDI e radicali, da cinque esponenti liberali tutti della minoranza PLI e ancora sostenuto da Altissimo, fu approvato nettamente, con l’aperta ostilità dei democristiani e dei repubblicani. Un’ostilità che, unita a quella della magistratura, ebbe subito riflessi nel chiedere al Presidente Cossiga il rinvio di quattro mesi dell’applicabilità dell’esito del referendum. Sui tre quesiti referendari in materia nucleare, la linea liberale fu inefficace. Si schierò per il No e così apparve voler difendere le vecchie burocrazie che erano a favore del programma nucleare esistente – datato e perciò poco efficace e in potenza pericoloso – invece di affrontare il problema energetico di per sè, liberando l’Italia dalla dipendenza dall’estero per l’80 %. Mantenendo quindi il nucleare tra le fonti da utilizzare restando ben attenti alle connesse problematiche. Era pertanto necessario che l’immagine del PLI esprimesse questo intento. L’inefficacia del PLI giovò molto alla linea di Martelli e del PSI, impegnati in modo spasmodico – anche per compiacere i verdi e i libertari –  a far credere che si votasse sull’adottare  o meno in Italia la politica del nucleare (in un clima politico su cui incombeva il ricordo del disastro della centrale di Chernobyl) mentre invece i tre quesiti non domandavano questo.
Uno chiedeva se lasciare al Comitato per la Programmazione la localizzazione delle centrali quando non decidevano gli Enti Locali, il secondo se togliere il compenso ai comuni che ospitassero centrali, il terzo se vietare all’ENEL di partecipare all’estero a programmi nucleari. Questo terzo, pur privo di effetti reali, riassumeva la logica della paura per il nucleare. Ma non sfiorava il problema in Italia. E gli altri due quesiti non erano un “no” netto al nucleare in Italia bensì a specifiche procedure circoscritte. Era questa la situazione reale. Tanto che a dicembre  alla Camera, il Governo ebbe una larghissima fiducia su una risoluzione di politica energetica. Nella quale si stabiliva la sospensione della costruzione di una centrale, la chiusura di un’altra, la verifica della convenienza economica di riconvertire quella di Montalto con l’adozione delle misure di massima sicurezza, l’incremento della ricerca nel campo della fusione nucleare. Ma tale ragionevole approccio presto non resse, appunto perché anche la posizione del PLI, al contrario dello scopo voluto, aveva contribuito a rafforzare l’idea fasulla che votare SI al referendum servisse ad impedire in Italia ogni azione a favore del nucleare. Così i tre quesiti del referendum su obiettivi limitati, si trasformarono in scelte rigide (che hanno bloccato l’Italia da decenni).
Ronald Reagan e il leader sovietico Michail Gorbačëv firmarono a Washington il giorno 8 dicembre 1987 il Trattato sulle forze nucleari a medio raggio, che eliminò i missili balistici in Europa. Questo Trattato   costituì l’avvio della fine della Guerra Fredda.
Esattamente il giorno dopo, tuttavia, si aprì vicino ad Israele un altro fronte di violenza – la prima intifada, in arabo la rivolta –, che in qualche modo resta aperto ancor oggi. Nel campo profughi di Jabaliya, nella Striscia di Gaza, scoppiò una vasta protesta dei palestinesi contro le forze di sicurezza israeliane che avevano il controllo di quel territorio dalla guerra del 1967. La protesta si estese presto in diverse forme di violenza. Il Governo israeliano di Shamir rispose con durezza.
A metà dicembre, si tennero le elezioni anticipate Belgio provocate dalla caduta, nel precedente ottobre, del Governo Martens VI. La crisi si era aperta a seguito del nuovo sindaco di Voeren , un comune francofono in territorio fiammingo, il quale si era rifiutato di parlare olandese come prescritto dalla legge nazionale, facendo così scattare vivacissime polemiche anche tra i Ministri. Venne subito costituito il Governo Martens VII di transizione che a dicembre portò alle urne. Qui i partiti della coalizione al Governo persero qualche seggio e i partiti socialisti crebbero.  Il Governo restò in carica ma divenne impraticabile ricostituire la coalizione con i liberali.
A metà gennaio ‘988, nei Paesi Baschi venne sottoscritto l’importante Patto di Ajuria Enea tra le forze democratiche nazionali e locali per isolare i fiancheggiatori dei terroristi dell’ETA.
La crisi tra Grecia e Turchia per le trivellazioni petrolifere presso l’isola di Taso si sgonfiarono all’improvviso a gennaio ‘988, quando al World Economic Forum di Davos si incontrarono il primo ministro greco, il socialista Papandreou, e quello turco Özal iniziando un dialogo costruttivo. Questa svolta positiva non ebbe tuttavia modo di riflettersi sulla politica interna di Papandreou. Di fatti, le usuali polemiche con l’opposizione di Nuova Democrazia furono prima incentivate dall’aumentare della spesa pubblica, poi da un grande scandalo di corruzione di un banchiere di primo piano che coinvolse diversi alti funzionari del PASOK, infine da un grave problema cardiaco dello stesso Papandreau cui a fine settembre vennero applicati a Londra tre bypass.
Nella Repubblica d’irlanda, si scatenarono non poche tensioni a seguito della riuscita riduzione della spesa pubblica da parte del Governo. Peraltro, funzionò l’accordo tra Governo, imprenditori e sindacati, e soprattutto fu determinante l’effettivo appoggio esterno di Fine Gael al Governo.  Oltre l’aspetto economico, il Governo Haughey si occupò in modo significativo dei rapporti con l’UK in merito si rapporti tra i due Stati e alla questione Nord Irlandese.  
In Finlandia, tra febbraio e marzo si svolsero le Presidenziali. Venne rieletto il presidente uscente Mauno Koivisto, il quale proseguì a restringere i poteri accentrati voluti dal predecessore Kekkonen e al contempo mantenne la netta neutralità internazionale, coniugata ad un graduale avvicinarsi all’Europa occidentale.
In Gran Bretagna, il 3 marzo 1988 si concluse il processo di fusione tra i Liberal e i socialisti scissionisti del SDP. Non fu un esito pacifico. Mentre David Steel aveva il controllo politico sostanziale dei liberali, David Owen leader dell’SDP era contrarissimo alla fusione voluta dalla gran maggioranza dei suoi. Insieme ad una fazione minoritaria, mantenne un troncone autonomo del partito, che però si scioglierà qualche anno dopo.
Nelle settimane seguenti all’intifada del campo di Jabaliya iniziata a dicembre, si andava irrobustendo abbastanza alla svelta una nuova organizzazione, Hamas, che da allora costituirà il braccio armato dell’OLP nei decenni.
In Italia ai verificarono ulteriori danni derivanti dalla sbandata del PSI nell’ossessione di mostrarsi disponibile ad innovazioni che soddisfacessero i vari gruppi di pressione nelle materie dei quesiti referendari. Sulla giustizia, la lobby giudiziaria, essendo corsa subito ai ripari, ottenne durante il medesimo governo Goria che il ministro della Giustizia, il socialista Vassalli, approntasse una legge pensata per comprimere gli effetti del referendum (senza che il PSI si opponesse). E qualche settimana dopo sul nucleare. Quando scoppiò uno scontro insanabile tra Goria e il suo vice presidente, il socialista Amato, sulla decisione di Goria e dei ministri DC, PRI, PLI di dare il via libera al completamento della centrale di Montalto di Castro, sulla scorta della mozione parlamentare di dicembre e vista la forte onerosità di una sua riconversione. Da qui le dimissioni del Governo Goria, che in breve (13 aprile) venne sostituito da De Mita, sempre con un pentapartito, in cui il PLI entrò con la medesima rappresentanza di Ministro e di sottosegretari. Subito la Gazzetta Ufficiale pubblicò la nuova legge che applicava il referendum sulla giustizia, però privandolo degli effetti operativi e lasciando la non responsabilità dei giudici, come venne comprovato negli anni dalla lunghissima lista dei gravi errori giudiziari compiuti da allora. Le due vicende chiariscono che il PSI scelse di cavalcare l’irrazionale onda antinuclearista, restando morbido verso la lobby magistrati.
Ancora ad aprile, il Governo danese fu battuto su una mozione di forti restrizioni al transito di navi militari con armi nucleari nei porti danesi. Il Primo Ministro Schlüter decise di fare di nuovo le elezioni a maggio, in cui i Popolar Conservatori persero tre seggi e i due liberali ne guadagnarono due. Allora  Schlüter varò un nuovo Governo tra i Popolar Conservatori, i Liberali e i Liberali di Sinistra, che era più stabile in politica estera ed era stabile con gli appoggi esterni.
Le Presidenziali francesi si tennero tra fine aprile e il giorno 8 maggio. Al primo turno ci fu una robusta frammentazione in ogni settore. Mitterrand, che si era ricandidato, ottenne un buon risultato rispetto a sette anni prima, il 34,1%, svuotando il comunisti, ma restò sotto la somma dei due candidati dei due partiti al Governo, Chirac e Barre, che arrivò al 36,5% . E il Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen toccò il 14,4%. Quindi, stando ad una tradizionale valutazione di schieramento, il candidato del Governo, Chirac, pareva favorito sul Presidente uscente. Al secondo turno, con i votanti passati da 31 a 32 milioni, Mitterrand rastrellò tutti i voti della sinistra e ne aggiunse intorno a più di un milione e mezzo. Perciò fu chiaro che di questa aggiunta, il grosso proveniva dall’area centrista e liberale, che preferiva Mitterrand  – in specie per aver consentito le aperture del Governo Fabius  al gollista Chirac conservatore che si era opposto a Giscard.
Si risolse i primi di maggio la crisi successiva alle elezioni belghe del dicembre. Lo stesso Wilfried Martens riuscì a formare un suo nuovo governo, il Martens VIII, una coalizione di centro-sinistra tra i Popolar Cristiani i due Partiti Socialisti e l’Unione Popolare dei laici fiamminghi, con l’obiettivo di varare la grande riforma costituzionale e federale. In particolare su tre punti. Istituire Bruxelles-Capitale, attribuendole un Governo separato e uno specifico Consiglio Regionale, ampliare le competenze degli esecutivi regionali in settori chiave quali i lavori pubblici e i trasporti, trasferendo loro una quota significativa del bilancio statale, dare alle Comunità linguistiche (fiamminga, francese e tedesca) la competenza sull’istruzione scolastica nonché la gestione del personale.
Uno dei primi atti di Mitterrand nel suo secondo mandato, dopo aver designato quale primo Ministro Michel Rocard,  fu sciogliere l’Assemblea Nazionale, dal momento che, essendo tornati al sistema elettorale maggioritario e dunque praticamente eliminata la destra del Fronte Nazionale, puntava a superare la necessità della coabitazione. I due turni si svolsero nella prima metà di giugno. L’auspicio di Mitterrand si realizzò ma non del tutto. Infatti la sua lista,  Maggioranza Presidenziale (Socialisti e Radicali di Sinistra), arrivò prima ma non con la maggioranza assoluta (ebbe 275 seggi, mentre insieme i tre gruppi del centro destra – Rassemblement, UDF e Unione di Centro – ne ebbero 261 e i non iscritti furono 37, tra i quali spiccavano i comunisti con 25). Di conseguenza, Michel Rocard non era autosufficiente e dovette sempre trovare appoggi esterni. FFFF
Ai primi di giugno, le Camere elessero il PLI sen.Palumbo componente laico del CSM. Sullo sfondo divampavano contrasti sulla RAI mentre la struttura dell’ente difendeva gli ampli privilegi contro ogni proposito di rivederne il funzionamento. Cosa permessa dal fermo appoggio della DC.
Nella vicenda israeliano palestinese, il 31 luglio si verificò un atto con enormi conseguenze permanenti  livello internazionale. Re Hussein di Giordania rinunciò ad ogni pretesa sul territorio della Cisgiordania, lasciando di fatto campo libero all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.


In Italia, a Pisa, si tenne a settembre il Congresso dell’Internazionale Liberale sul tema “I futuri compiti del liberalismo”. Il tema esprimeva in pieno la sintesi di cosa sia l’impegno politico liberale. Agire oggi pensando al domani. La relazione di  Ralph Dahrendorf illustrò diffusamente il punto.Iniziò mettendo in evidenza che “il liberalismo è favorevole ai mutamenti, non alle rivoluzioni, perché i liberali credono nella gente piuttosto che nei sistemi”. Proseguì osservando che “ gli anni ottanta hanno fatto assistere alla fine del socialismo. …. Capi intelligenti del mondo comunista hanno scoperto che la loro formula comunista non ha funzionato. Quello di cui hanno bisogno  per soddisfare le richieste della gente è il mercato e la libertà di espressione”.

Dopo Dahrendorf richiamò che le convinzioni socialiste oramai prive di credibilità sono che la programmazione soddisfi le richieste della gente e che la giustizia economica e sociale si possa raggiungere con la redistribuzione. Tali convinzioni hanno come risultato principale la burocrazia, soffocante ed inefficiente. Peraltro Dahrendorf mise pure in rilievo che “la sorprendente ed inquietante scoperta degli anni ’80 è che la crescita economica non risolve da sola tutti i problemi. … La libertà è indivisibile. Quelli che accettano l’esclusione di una minoranza hanno tradito il principio della libertà e finiranno in un mondo di privilegi e di oligarchia.  .. Le opportunità per una politica di libertà non son mai state così grandi. Da un lato il fallimento del socialismo, dall’altro le evidenti deficienze del nuovo conservatorismo degli anni ottanta”.

Dahrendorf sottolineò che “il liberalismo altro non è che una teoria politica dell’innovazione e del cambiamento”, concetto che riassume con efficacia le prospettive liberali. In generale, Dahrendorf chiarì che al momento il conflitto non si basava più soltanto sulle classi economiche tradizionali, ma sul rapporto tra crescita economica e diritti di cittadinanza.  Perciò, l’impegno ad innovare e a creare ricchezza deve accompagnarsi al garantire i diritti civili, la giustizia sociale e la disponibilità ad accogliere per quanto al momento possibile. Siccome tali compiti sono sovente in reciproca tensione, per i liberali la moderna sfida è trovare un equilibrio. Che non è mai un obiettivo agevole, visto che l’irrinunciabile metodo liberale consiste nel far maturare la consapevolezza dei liberi cittadini. Al riguardo va segnalato l’intervento fatto da Malagodi (che a Pisa concluse il suo mandato di Presidente di Liberal International). Incluse pure un fermo attacco al George Bush, Vice Presidente di Reagan e candidato a succedergli alle elezioni del novembre successivo. Non era una novità, ma lasciò perplessi – ad esempio nel delegato della FDP  Otto Graf Lambsdorff –  quanto all’opportunità di schierarsi contro il possibile futuro Presidente degli Stati Uniti.

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