La cultura liberale vota SI

Al Referendum del 22 e del 23 prossimi, la cultura liberale vota SI senza incertezze.

Il quesito verte su una riforma  limitata della Costituzione che attua un’altra importante norma vigente da oltre 25 anni (l’art. 111 allora riscritto integralmente, prevede che il processo si svolga nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti al giudice terzo e imparziale) ma non ancora attuata in pieno (a causa delle commistioni tra magistratura giudicante e referente che intaccano la terzietà, del correntismo interno alla Magistratura che inquina le scelte e le nomine, del sistema di giustizia disciplinare tra i  Magistrati che è talmente benevolo da risultare imbarazzante).   .

L’attuale limitata  riforma della Costituzione è stata imposta dalla necessità di attuare  davvero le  norme  già vigenti. Perciò è imperniata sulla separazione carriere tra magistrati giudicanti e referenti che evita pericolose commistioni e che di conseguenza sdoppia il Consiglio Superiore, sul sorteggio dei membri del CSM che elimina le storture del correntismo e dell’influenza partitica, sulla creazione di un’Alta Corte che rende seria e credibile l’esame delle infrazioni disciplinari interne.

Attuare davvero le norme  costituzionali già vigenti non è solo  una necessità tecnica ma soprattutto è  una necessità civile essenziale. Il cittadino deve essere garantito nel processo dalla parità tra accusa e difesa nonché dalla imparziale terzietà del giudice. Al contempo, protetto dalle ossessive campagne di stampa innescate di fatto a suo danno dalle procure, prima e al di fuori del processo, così frequenti e tanto dannose per la vita democratica nell’ultimo quarantennio.

La scelta effettiva del referendum è questa. Non viene minimamente scalfita dalle continue mistificazioni dei sostenitori del No. I quali svolgono nel merito argomentazioni capziose ed inconcludenti, e principalmente si stracciano le vesti inventandosi pericoli democratici quando, dopo la vittoria del SI, saranno decise le leggi attuative delle novità introdotte. Simili mistificazioni mostrano che il vero scopo dei sostenitori del No è conservare gli attuali privilegi di potere. Vorrebbero premiare le élites formate da quei Magistrati autonominatisi la vera classe dirigente del paese, una terza Camera che, interpretando le leggi al di fuori dei testi, si arroga il diritto di legiferare. Ma quei Magistrati non sono mai stati eletti in libere elezioni dai cittadini. Quindi non hanno il privilegio di legiferare.

In conclusione, la riforma soggetta a Referendum sana alcune storture dell’ordinamento istituzionale, irrobustisce le garanzie per i cittadini e libera la maggioranza dei Magistrati dai condizionamenti dei colleghi che mistificano la realtà per non perdere i propri privilegi. Dunque è una riforma positiva, che non ha risvolti partitici, che non fa valutazioni sul governo e che avvia ulteriori sviluppi per una giustizia più efficace secondo leggi votate dai cittadini. Tutte queste solide ragioni basate su dati di fatto, portano la cultura liberale a votare coerentemente  SI senza incertezze.

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