La rinuncia di Benedetto XVI è la scelta di un teologo che predica la verità della fede ed esprime un cambio epocale del rapporto tra fede e mondo. Dopo le parole così differenti di Wojtyla, “non si scende dalla Croce” (che rinviano alla sacralità della Chiesa regnante e non si modellano sulla realtà del mondo), il Papa teologo riconosce che avere fede non consente di prescindere dal mondo, ove è ineludibile la dimensione umana di ognuno.
Per lui la libertà è riconoscere la verità della fede. E quindi ha rinunciato in ottica di fede, motivando con l’età e con i rapidi mutamenti del mondo che richiedono un vigore in lui declinante. Per i laici, questi motivi sono vita normale. Il fatto nuovo è che l’uomo di fede Benedetto XVI riconosce come nelle cose del mondo – anche per la struttura della Chiesa – prevalga l’uomo individuo, il suo esistere nel tempo, i suoi giudizi e i suoi comportamenti. Tale riconoscimento interessa anche i laici.
Intanto perché, ammettendo che prevale la libertà dell’uomo, il teologo Benedetto XVI rende impossibile sostenere che per il governo civile del mondo si dovrebbero seguire criteri religiosi di fede e non quello imperniato sui diversi cittadini. Ora diviene arduo non accettare sul piano italiano il principio della separazione Stato religioni, il solo garante di libertà del cittadino.
Poi, la rinuncia riduce la sacralità nell’organizzazione religiosa. La Curia attribuisce la sacralità al complesso della Chiesa piuttosto che al vivere la fede nella comunità del popolo di Dio. Così frappone la sacralità tra fede e quotidiano, dando peso più ai riti e ai loro custodi che non ai valori della fede e dello spirito di partecipazione. In aggiunta, distorce l’idea di continuità, che diviene più continuità del potere dei ruoli svolti che non continuità dei principi professati. La continuità curiale è la continuità delle burocrazie dei palazzi che identifica interessi e tradizione della Chiesa con le proprie funzioni. La rinuncia è un richiamo alle esigenze spirituali dell’impegno religioso e perciò una rottura con certe pratiche curiali.
Tale rottura interessa anche i laici. Una Chiesa meno sacrale è più in sintonia con il mondo, agevola i rapporti in Italia, smussa le interpretazioni forzate dei cattolici chiusi in vista di interessi terreni. Certo, non equivale ad accettare l’impostazione separatista tesa a superare il Concordato, però è un passo verso il Concilio Vaticano II che non parlò di Concordati.
Ecco perché la rinuncia di Benedetto XVI incoraggia anche i laici. Apre al mondo per restituire alla fede la dimensione dello spirito al posto del potere terreno. Naturalmente la Curia più conservatrice ed i cattolici chiusi cercheranno di vanificarla. Il Corriere della Sera scrive che “il gesto del Papa è …. anche il segno della intrinseca ed evidente debolezza politica del successore di Wojtyla”, così considerando solo la politica di esclusivo potere e non cogliendo la politica dalle idee. Eppure la rinuncia di Benedetto XVI (il faro spirituale e dottrinale di Wojtyla) è un gesto destinato a non sparire perché ha radici nel mondo fisico. Egli sostiene che il mondo deve fondarsi sulla verità della fede. Al contrario, noi laici pensiamo che si conviva meglio partendo non dalla fede ma dalla diversità dei cittadini. E vediamo confermate le nostre tesi civili quando proprio il Papa teologo riconosce che nessuno, neppure il Sacro, può stare fuori dal mondo. La separazione Stato religioni è più vicina.

