” Per quanto se ne conosce, la lettera inviata dai consiglieri comunisti della RAI al Presidente dell’IRI costituisce un appoggio incondizionato a quel modo distorto di intendere le funzioni della RAI che il Direttore Generale dimissionario rappresentava e che finora ha causato tanti danni al servizio pubblico e allo stesso bilancio aziendale. Un’azienda pubblica non può pretendere di essere autonoma dagli indirizzi di fondo e programmatici stabiliti dal Governo e dagli organi parlamentari. Con l’aggravante che la sbadierata autonomia dalla proprietà è costata all’erario centinaia di miliardi e che altre centinaia ne costerà per il 1990 senza urgenti scelte di risanamento.”
“Le notizie che circolano sulla volontà del vecchio gruppo dirigente di ricalcare per le spese ’90 l’andamento ’89, testimoniano l’inadeguatezza culturale di certi ambienti rispetto alle necessità del pubblico servizio radiotelevisivo in un sistema misto. Che il PCI evochi i fantasmi della P2 proprio mentre tenta di perpetuare una concezione della RAI come corpo separato, da la misura di quanto i comportamenti concreti dei comunisti contrastino tuttora con le regole di una società aperta e trasparente. ”
” Appunto per avviare il risanamento e una maggior integrazione tra indirizzi e gestione operativa , è opportuno riconsiderare i rapporti tra la Direzione Generale e il Consiglio di Amministrazione. Non certo per ridurli ad una spartizione tra Direttore e Presidente ma per ristabilire la giusta continuità tra gli indirizzi pubblici fissati nelle sedi competenti e la gestione dell’impresa RAI, piegando così la resistenza degli ambienti inclini alla prassi del corpo separato. ”

