RAI, un servizio pubblico distorto

Le proteste contro la predica di Celentano a RAIDUE confermano come, anche in campo televisivo, non ci sia peggior cieco di chi non vuol vedere. Celentano non ha fatto che ripetere la sua personale concezione di vita, miscuglio di precettistica da bancarella e di robusti filoni reazionari, secondo il copione delle sue apparizioni sugli schermi del servizio pubblico. Allo stesso modo , sui medesimi schermi, il capo mafia Liggio si esibì il mese scorso in uno show senza contraddittorio. La radice di questi spettacoli indecorosi non sono i singoli personaggi. E’ il sistema di concepire il servizio pubblico come una sorta di super TV commerciale invasata dal demone dell’Auditel. Si cerca lo scandalo per far crescere l’indice di ascolto non la consapevolezza civile . E’ contro questa concezione di derivazione monopolistica che deve protestare chi vuole un servizio pubblico garante di un equilibrio nell’offerta di informazione e di cultura. Per questo sono fuori bersaglio le proteste dei comunisti per l’attacco di Celentano alla legge sull’aborto : perché sono proprio loro , nella RAI, a difendere più strenuamente i fautori di un servizio pubblico ridotto a super TV commerciale pur di confermare una malintesa supremazia nel sistema misto

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