Nel testo della relazione del disegno di legge di riforma dell’IRPEF presentato al Consiglio dei Ministri e pubblicato sul Sole 24 Ore di domenica 6 ottobre, si valuta che il progetto di riforma dell’IRPEF (primo firmatario on.Zanone) comporterebbe un onere di 28-29 mila miliardi in termini di minor gettito.
Desidero fare presente che su tali dati il Ministro Zanone ha eccepito per iscritto, riassumendone poi le motivazioni anche in sede di Consiglio dei Ministri. Al riguardo è necessario precisae che la quantificazione di 28-29 mila miliardi formulata dal Ministero delle Finanze è errata (notevolmente) per eccesso innazitutto perché fa riferimento ad aliquote e detrazioni non corrispondenti a quelle della proposta liberale.
Inoltre occorre far presente almeno altre tre considerazioni. In primo luogo la maggior perdita di gettito attribuita dal conteggio ministeriale al progetto di legge liberale a proposito della prevista introduzione di una fascia esente, appare francamente eccessiva dal momento che una fascia consistente viene prevista anche dallo stesso disegno di legge governativo.
In secondo luogo nel confronto non si tien conto del ricupero del fiscal-drag previsto dalla proposta liberale anche per il 1985 ed il cui costo deve essere detratto dalla riforma complessiva della struttura delle aliquote e degli scaglioni prevista a partire dal 1986.
In. terzo luogo il maggior allargamento degli scaglioni della fascia dei redditi medi, previsto dalla proposta liberale, e la conseguente riduzione della progressività e dei salti di aliquote, faciliterebbe l’emersioine di nuova base imponibile , ad esempio riducendo la convenienza di accordi tra contribuenti in frode al fisco.
Ciò precisato, desidero sottolineare che il disegno di legge del Governo si muove nella direzione da tempo indicata dai liberali di una revisione delle aliquote e di un allargamento degli scaglioni IRPEF , dell’introduzione della tassazione degli utili reinvestiti e dell’alleggerimento dell’imposta di successine in relazione alla perdita di valore della moneta.
Tuttavia, la manovra appare troppo prudente (salvo che per le successioni) e non sufficiente a far ricuperare il drenaggio fiscale di qeusti ultimi anni.
I liberali chiedono un alleggerimento più incisivo nell’IRPEF dell’ordine complessivo di 10-11 mila miliardi che oltretutto spingerebbe al contenimento della spesa. Infatti, anche la politica di revisione delle tariffe pubbliche assume senso ed equità tantomeno si percorre la via dell’aumento automatico delle imposte e quanto più la classe politica e la burocrazia pubblica sono indotte finalmente ad una seria poolitica di contenimento della spese statale.
Naturalmente queste indicazioni liberali vanno inquadrate nell’ambito degli equilibri complessivi di bilancio che non saremo certo noi a voler mettere in discussione e per la cui salvaguardia proponiamo un ulteriore contenimento dei fondi accantonati per il finanziamento dei provvedimenti legislativi in corso, che troppe volte in passato hanno rappresentato una valvola per un incontrollato aumento della spesa.

