PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare il consigliere Morelli. Ne ha facoltà.
MORELLI. Queste dimissioni, come stava or ora argomentando il collega Passigli, sono delle dimissioni che tengono ben nascosto, almeno nella loro motivazione ufficiale, quello che può essere il significato politico per quanto attiene alle scelte dei dicasteri che vengono mutati e anche ai programmi operativi delle .Commissioni delle quali si prefigura il cambio di Presidenza. Ma al di là di queste notazioni che faceva il collega Passigli che mi sembrano puntuali, esiste comunque un dato di fatto politico, di metodologia politica, sul quale non ci possiamo esimere come forze consiliari di dare un giudizio complessivo, perché è evidente che anche le motivazioni addotte formalmente dal nuovo Capogruppo del partito Comunista, a cui auguriamo buon lavoro, sono motivazioni che essenzialmente pongono dei problemi politici, non quelli della gestione degli assessorati o dei lavori in Commissione, ma del rapporto fra Giunta e Consiglio, tra gruppi consiliari e Consi
glio, perché io credo non che non sia significativo voler porre le due esigenze che Marcucci a nome della maggioranza ha posto –cioè quella di procedere in modo naturale ad un avvicendamento e quella di stabilire una mobilità tra ruoli di govemo e di Consiglio –. il punto non è non riconoscere una sostanziale importanza a queste esigenze, il punto é che queste esigenze non vengono portate avanti e di fronte a questo Consiglio, non vengono attuate in modo coerente e conseguente, e quindi di fatto finiscono per apparire, come a noi appaiono, più una copertura posticcia che non una pratica attuazione di una linea politica.
Tanto è vero che se questo avvicendamento, questa alternanza, la necessità della mobilità di ruolo fra Governo e Consiglio, fossero state una reale esigenza da parte e della maggioranza e del gruppo comunista in particolare, perché il tutto sarebbe stato gestito in modo, come dire, quasi dormicchiando, in modo non molto apparente, addirittura saltando a piè pari un’occasione importantissima per riaffermare il significato di ueste esigenze, quale è stata l’occasione del dibattito sul piano regionale di sviluppo e sul bilancio? Perché non si è comunque segnalato che queste esigenze dovevano trovare una rispondenza in un costume diverso anche nel coinvolgimento della componente, non maggioritaria ma comunque molto significativa non solo perché esprime il Presidente della Giunta, della maggioranza? Ecco, perché tutte queste cose non si sono fatte?
Noi abbiamo apprezzato che il Presidente Leone, vicendo le sue riconosciute perplessità, abbia anche lui sentito il bisogno di illustrarci come la Giunta ha vissuto questo cambiamento e questo rimpasto senza precedenti in questa Regione, e possiamo anche capire il richiamo al fatto che in Toscana non si vogliono ripercorrere i cammini lentamente percorsi a livello romano, .però tutto ciò non ci può minimamente trattenere dal sottolineare che queste esigenze, anche laddove fossero le sole motivazioni sottostanti a questo rimpasto, non si sono attuate e manifestate con una complessiva coerenza di comportamenti nei confronti della coalizione al suo interno e all’esterno nei confronti della minoranza, ma sono piovute come un fulmine a ciel sereno sul Consiglio e sulla società toscana, ed è questo che ci fa dire che
al di là delle mancate precisazioni relative a come i nuovi assessori vorranno condurre gli assessorati, a come i nuovi Presidenti di Commissione vorranno condurre i lavori in Commissione, al di là di tutto questo, ci fa dire che il metodo seguito in questo rimpasto non è politicamente corretto o almeno non è coerente con quanto lo stesso Partito Comunista domenica mattina andava scrivendo su «L’Unità» con un documento del proprio comitato regionale, quando diceva che – e su questa esigenza noi concordiamo – che una delle cose più importanti da fare è quella di affrontare in modo diverso, fra maggioranza e minoranze, i problemi, in modo da poter chiamare la società ed i diversi soggetti organizzati in essa ad esprimersi sulle varie questioni interne al Consiglio ed esterne nella società.
Ecco, tutto questo, con questo tipo di crisi come si è manifestata e come io credo ormai si può dire si manifesterà, non avvenuto. Posso comprendere giustamente le aspettative dianzi espresse dal collega Passigli, però dopo che sono intervenuti due personaggi rilevanti e significativi come il Capogruppo del Partito Comunista e il Presidente della Giunta che confermano le motivazioni sin qui espresse, è difficile pensare che il prosieguo del dibattito possa farne emergere delle altre, e allora
il punto chiave che ancora ci tocca di sottolineare è che al di là delle due esigenze che in sè noi troviamo giuste, l’avvicendamento e la mobilità, al di là di questo non si è stati in grado di tradurre in pratica le due esigenze largamente condivisibili, con atto di tempestivo coinvolgimento. Perché noi non crediamo che per coinvolgere le forze politiche del Consiglio fosse per forza necessario abbandonare la tempestività, poteva essere fatta questa stessa cosa con tempestività, dico, ma il mancanto coinvolgimento dimostra che una volta ancora di più si è seguita una strada, ahimè, tradizionale in una certa sinistra, del decidere le cose e poi trasmetterle per cerchi successivi più in basso. Si decidono a certi livelli e poi si trasmettono più in basso, e questo è di per sé, indipendentemente dal fatto che la decisione assunta poi si possa dimostrare giusta o meno giusta, un qualche cosa che non ci sembra rispondente a un corretto funzionamento delle istituzioni.
In questo senso noi dobbiamo anche dire che pensiamo che sarebbe doveroso da parte di tutte le forze e soprattutto quelle che fanno di questo richiamo a metodi precisi, di applicazione laica della ragione, dell’attenzione ai meccanismi con cui si determinano queste scelte. Ecco, forse sarebbe stato da parte un po’ di tutti, di maggioranza e di minoranza, necessaria una più precisa presa di posizione di fronte a questo tipo di metodo che, ripeto, vuoi realizzare esigenze giuste, senza dubbio, che almeno noi condividiamo, ma che le realizza in modo non coerente, e quindi forse non ci si limitasse, come del resto è stato richiamato stamani nell’intervento del Presidente della Giunta, a richiamare la necessità di fare riunioni collegiali di maggioranza per rivedere la distribuzione degli incarichi quando questo fatto, questa distribuzione è già stata data, non per colpa, io credo, delle indiscrezioni della stampa, ma perché così è già stato deciso, in un disegno, ripeto, che può essere anche tecnicamente esatto, a noi sembra politicamente incoerente nel metodo, anche se tecnicamente. può avere una sua validità. Il problema per noi minoranze è proprio capire per quali motivazioni tecniche, interne anche alle valutazioni complessive delle linee degli assessorati e delle Presidenze come diceva prima Passigli, si è arrivati a questa conclusione.
Comunque, dicevo, noi crediamo che queste decisioni siano state di fatto assunte, e allora se così si dimostrerà, e i prossimi giorni ci faranno vedere nei fatti se erano indiscrezioni da furto con destrezza e travisamento oppure erano il consapevole svolgimento di funzioni da parte di un giornalista che è venuto a prendere informazioni e le ha scritte oggettivamente per facilitare il dibattito di tutti, ecco, se fosse tutto questo ci dimostrerebbe di fatto che questa collegialità e questo corretto rapporto non c’è nella maggioranza, e il fatto che non ci sia nella maggioranza non è che interessa solo la maggioranza, interessa e come anche le opposizioni. Infatti il sapere che il nostro esecutivo « è di fatto una spartizione secondo lo spirito di Yalta», così un nostro dirigente regionale l’ha chiamato, il prendere coscienza di questo fatto è una questione preoccupante per tutto il Consiglio, perché noi non crediamo, non solo per motivi statuari del governo toscano ma per motivi di portata generale, che sia giusto che il nostro esecutivo sia formato per blocchi.
E allora noi pensiamo che sarebbe necessario in termini politici che anche le forze non coministe che fanno parte in modo determinate della maggioranza, riuscissero a farsi interpreti di questa esigenza di corretta metodologia da parte della maggioranza nell’affrontare dei cambi di cavali che di per sè non devono per forza significare un cambio di indirizzo o un qualche ripensarnezto sulle strade con cui perseguire questa meta. Così penso di poter dire dopo appunto aver ascoltato i colleghi Marcucci e Leone, ecco, ma il problema di quale posta di cavalli fermarsi e per quali motivi compiere questi sforzi di avvicendamento e di mobilità è un problema che imeressa tutti, è il problema politico ineliminabile. E questo rimpasto, perché anche laddove – si san richiamati i documenti del passato, non si è fatte il punto ad oggi – anche laddove dovesse esistere il richiamo puntuale a tutto quanto gli assessor an hanno fin qui fatto, senza dubbio resterebbe questo problema di metodo politico non secondarie al quale mi sono riferito.
Su questo mi sono soffermato perché penso che su queste cose possiamo certamente esprimerci oggi. Non è impossibile che nei prossimi mesi i fatti ci dicano e ci facciano capire anche quello che oggi magari non possiamo legittimamente affermare con la prova delle cose provate. perché può darsi che i prossimi mesi facciano capire anche in che cosa il rimpasto che oggi andiamo a fare possa essere un momento di svolta nelle scelte pratiche di gestione degli assessorati. Di questo quindi ci riserviamo di parlare un domani, ma noi oggi vogliamo sottolineare questi motivi, crediamo, di oggettiva insoddisfazione per la incoerenza con cui si è portato avanti questo rimpasto. Pensiamo che se il Consiglio e le forze politiche, come sembra si sia voluto fare. crescentemente negli ultimi tempi, vogliono imboccare un cammino di corretti rapporti e di confronti, non di confusione e fuori di ogni logica, com’è stato detto, consociativa, di misurarsi reciprocamente sui problemi, allora il rispetto di questi metodi di approcci per arrivare ai cambiamenti e modificare i rapporti e all’interno della maggioranza e fra la maggioranza e il Consiglio è un problema centrale e che non rispettare porterebbe sicuramente ad un pieno fallimento di questi primi tentativi di un confronto senza pregiudiziali.

