Subdelega dalla Regione alle Provincie sul Comitato Provinciale Prezzi

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Questo disegno di legge che stia­mo esaminando non è che si possa definire entu­siasmante, per alcuni motivi politici e per altre considerazioni più strettamente tecniche legate al suo testo.

I motivi più strettamente politici derivano dal fatto che la logica di questo disegno senza dubbio tende a riproporre quel sistema di tipo autorizza­tivo, autoritativo, nella determinazione dei prezzi, che ci sembra non essere rispondente a una giu­sta sistemazione delle modalità di affrontare que­sto settore quale dovrebbe essere in uno Stato più moderno e dinamico e soprattutto quale sembra essere come linea di indirizzo la scelta che sta portando avanti il Ministro Marcora, cioè una scelta e un indirizzo che tendono a sostituire il re­gime di autorizzare, di far calare dall’alto in una qualche misura i prezzi, con un tipo di regola­mentazione di prezzi ricondotto soprattutto ad accordi programmatici e a liberi confronti con le varie parti che operano in questo settore.

Questa considerazione ci spinge a dire che in questo senso la legge che il Consiglio sta esami­nando e va ad approvare, non è una legge oltre­modo innovativa. In sostanza coglie sì un’occa­sione di innovazione che è quella del 616, ma in sostanza non la coglie fino in fon­do nell’andare avanti verso una linea che tenda ad allargare il dialogo tra associazioni produttive, consumatori, organismi sindacali, e mettere l’a­spetto dell’autorizzazione nel prezzo come estre­mo ricorso in casi particolarmente eccezionali o di impossibilità manifesta di ottenere altrimenti ri­sultati di una convergente valutazione e determi­nazione degli stessi.

Quindi questa considerazione a nostro parere andava fatta e va fatta e vorrei dire che sotto l’a­spetto strettamente politico, chiaramente, la linea seguita non ci sembra entusiasmante, dal disegno di legge che stiamo esaminando, per l’esattezza il 134.

L’altra considerazione è su altro aspetto più strettamente tecnico.Noi sappiamo, abbiamo esaminato il fatto del­la circolare del Ministro Prodi di tre anni fa cir­ca, circolare dalla quale si può evincere la possi­bilità per le Regioni nel regolamentare questo set­tore in una logica di innovazione, come ho detto prima, limitata, senza ripercorrere strade nuove a cui facevo cenno, dicevo,. Da questa circolare si può evincere che le Regioni, nel ripercorrere sia pure limitatamente questa logica, possono anche provvedere a modificare la composizione degli or­gani decentrati. Senza dubbio questa è una diret­tiva ministeriale alla qualé si può far riferimento e sulla quale le Regioni possono con certo qual fondamento stabilire la possibilità di modificare i comitati. Però a noi sembra non del tutto convin­cente, in tutta onestà, perché questo decreto, il decreto 616, e la tabella relativa dello stesso de­creto non prevedevano un superamento delle nor­me generali tuttora esistenti della legge 896. Quindi a nostro parere è un pochino discutibile se questa legge possa esser considerata o no come legge generale dello Stato e quindi se ci sia questa possibilità regionale.

Questa notazione tecnica va fatta per dire che ­noi non siamo pienamente convinti di questa possisibilità di modificare la composizione. Na nel momento in cui il Consiglio e del resto la Commis­sione consiliare sono orientati ad avvalersi, viceversa, della possibilità di modificare questo orga­nismo, pensiamo che, ricollegandoci a queste sforzo per superare il momento autoritativo della linea logica fin qui seguita dei comitati dei prezzi – sforzo al quali mi riferivo nella notazione politica che ho fatto prima – allora se si deve superare e scegliere fino in fondo la tesi che è possibile mo­dificare la composizione del comitato dei prezzi, allora non si vede perché non si debba in questo comitato prevedere anche la presenza di quelle parti, non solo quelle pubbliche, ma anche quelle sindacali, dei consumatori, dei servizi, dei produt­tori, previsione di partecipazione di queste parti che in qualche modo prefigurerebbe quel tipo di accordo di programma nel regolare i prezzi che rispetto alla via autorizzativa. A nostro parere, rappresenterebbe un oggettivo miglioramento del rapporto di formazione del prezzo e quindi al tempo stesso di momento economico meglio defi­nito attraverso una migliore partecipazione. E quindi allora, con tutti i limiti che ho detto, non si vede perché non si dovrebbe prevedere la parteci­pazione di rappresentanti di queste categorie, e quindi in tal senso si è presentato. appunto, un emendamento aggiuntivo, come lett. g) dell’art. 3, appunto per inserire un rappresentante delle cate­gorie economiche produttive, uno delle categorie di servizio e uno delle organizzazioni sindacali.

Queste sono le questioni fondamentali, con un’altra aggiunta. Sulla prima è una questione politica generale e quindi, se fino ad ora non è stato ritenuto di accettarla, penso che difficilmen­te potrebbe essere cambiata in questa sede. La se­conda, quella di introdurre questo emendamento alla lett. g), sentiremo il parere della mag­gioranza. Posso capire che ci siano certe diffi­coltà. Dove invece mi riuscirebbe più difficile ca­pire che ci fossero dei problemi è su quest’altra considerazione che vorrei svolgere, sempre nella logica di superare in qualche misura questo processo autoritativo avvicinandolo a un confronto con le parti che operano sui prezzi. Cioè a parer nostro, potrebbe essere fruttuosamente aggiunto, alla fine dell’art. 3, una norma che in qualche mi­sura era presente nel primitivo testo presentato al Consiglio dalla Giunta, che poi è stata espunta, ma che a nostro parere andrebbe reinserita in mo­do diversificato per tener conto delle osservazioni da parte di tutti. Cioè l’esigenza che noi sentiamo è quella che venga chiarito, se ci deve essere que­sta adozione del sistema autorizzativo del comita­to provinciale prezzi distinto e superiore alla commissione consultiva, che sia comunque previ­sto e sancito che ci deve essere la consultazione obbligatoria da parte del comitato nei confronti della commissione e in qualche modo sottolineare i casi di discrepanza fra i due pareri. Questo mi sembra un dato minimale ma in qualche misura pur sempre significativo per dire che la strada verso il superamento del criterio dell’autorizzazio­ne dei .prezzi, se non proprio imboccata, quanto meno non è preclusa da questa maggioranza.

Sulla base di queste considerazioni noi ci atter­remo alle risposte della Giunta e della maggioran­za e in conseguenza stabiliremo come presentarci al voto.

(omissis fino alla discussione di un emendamento della Giunta)

PRESIDENTE.Vi è adesso un emendamento presentato dalla Giunta, è un emendamento anche questo aggiuntivo dell’art.3. Ne do lettura

Dopo il primo comma, aggiungere il seguente: “Le decisioini dei Comitati Provinciali Prezzi sono adottate senite le Commissiini Consultive Provinciali di cui al succesivo art.4 .IN caso di difformità rispetto al parere delle Commissioni Consultive, le decisioni dei COmitati Provinciali Prezzi devono darne specifica motivazione”

(omissis successvi interventi)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare su questo emendamento il COnsigliere Morelli.

MORELLI. Nell’intervneto avevo chiesto una cosa del genere. Fatto minimale, come avevo già specificto in quella sede, verso l’idea di non chiudersi alla prospettivadi prezzi stabili in modo diverso da quello autoritativo.A me sembra che questo emendamento non faccia alcuna differenza, ma una la fa e oggettiva, Rendenon più discrezionale il contatto tra il Comitato Prezzo e la Commissione Consultiva. Quindi, come. avevo detto nell’intervento, questo non è un imbboccare una strada nuova, ma è non chiudere la porta lungo queòòa strada nuova, e quindi mi sembra sia da approvare e io queto emendamento lo accetto.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Arata.

ARATA. Mi pare che la risposta che ha dato, cioè l’adesione che ha espresso il rappresentante liberale corrisponde a quella chera l’intenzione olitica di queto aspetto e a quello che è il significato anche politico di questo, che è in fondo un rillacciarsi al discorso che il collega Fanucchi mi aveva proposto e che sostanzialmente non. ho rifiutato.

PRESIDENTE. Colleghi, metto allora in approvazione l’emendamento presentato dalla Giunta.

–Il Consiglio approva–

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