Sugli incendi estivi in Toscana

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Alcune brevi considerazioni di li­nea generale. Senza dubbio mi associo a quanto ha or ora sostenuto il consigliere Passigli circa l’opportunità che alcuni dibattiti vengano fatti al momento stesso in cui gli argomenti sono – passi l’ironia data la materia – caldi, ma evidentemen­te sarebbe stato più opportuno soprattutto perché l’esame di coscienza che dobbiamo fare sia sce­vro di ogni preoccupazione di tipo propagandisti­co o comunque laudatorio o altrimenti addor­mentatore della situazione. Non è che in questa occasione la relazione dell’assessore sia stata di questi tipi, ma fatto sta è che, come è stato ricor­dato per esempio dall’intervento del consigliere Franci, si sono fatte tutte le cose che era magari all’improvviso possibile fare, ma si è anche di­menticato tutta una serie di osservazioni che, in precedenza, diversi gruppi avevano fatto sui provvedimenti che potevano essere presi per pre­venire gli incendi, perché il punto sul quale credo ci dovremo misurare, secondo anche una strada che dalla relazione va prendendo corpo, è appun­to quello della possibile prevenzione, qualsiasi possa essere la causa, dal fulmine al dolo.

Non crediamo che ci siano le condizioni nelle nostre zone per l’autocombustione e, anche se ci sono tante cose che sarebbe puramente velleitario e il­lusorio poter pensare di superare, la prevenzione deve viceversa avvenire nella rapida individuazio­ne dell’incendio che si appicca e nella predisposi­zione di tutte le situazioni ambientali che consen­tano una piccola possibilità di espansione alle fiamme una volta appiccate. Su questi due punti io credo si può realisticamente, da parte nostra, intervenire con tutta una serie di azioni che van­no dalla propaganda ad una incentivazione di al­cuni atti che già sono stati elencati, e sui quali vorrei brevemente rientrare, i quali farebbero sì che la possibilità di espansione dei terreni percor­si da parte delle fiamme sia ridotta sostanzial­mente al minimo, soprattutto in quelle zone non tanto e non solo interessate alla macchia mediter­ranea quanto soprattutto da boschi veri e propri, nuovi o vecchi che siano, quindi attraverso la lo­ro combustione rappresentano e costituiscono un vero e proprio danno non solo paesaggistico, ma direttamente economico e finanziario alla nostra Comunità. Sotto tutto questo profilo, cioè sotto l’intento di arrivare a costituire degli efficienti ed efficaci servizi di avvistamento, per poi a far sì che gli incendi non trovino sufficiente materia da bruciare, credo che dobbiamo dire tutti cosciente­mente di non aver fatto ancora tutto il possibile, e dico tutti coscientemente perché in realtà, a parte i rimpalli fra i vari I ivell i , Comune, Regio­ne, Stato, complessivamente, a livello civile, su queste tematiche credo che ci sia ancora da fare non tanto sugli avvistamenti perché su questa materia c’è già da fare molto ma qualcosa è già stato fatto, però è chiaro che non c’è – e del re­sto la relazione ne dà atto – ancora sufficiente coordinamento fra tutti gli organismi a ciò prepo­sti e, innanzitutto, non c’è una sufficiente coscein­za che questo tipo di servizio richiede un larghis­simo numero di persone.

E allora, per arrivare ad allargare questo numero di persone, almeno nei periodi cardini degli incendi – lO febbraio-20 marzo, fine giugno-fine agosto, ma soprattutto metà luglio-primi di settembre – per portare ad un massimo di dispiegamento la rete degli osser­vatori, bisognerebbe cercare di allargare proprio anche a livello numerico le persone impegnate in questa azione. E il pensare al Corpo Forestale dello Stato, anche da solo, è opportuno, nel senso che va bene poiché è una cosa sulla quale la Re­gione può più direttamente intervenire, però a più largo respiro la cosa è chiaramente di per sè in­sufficiente, perché è chiaro che questa è un’opera che deve comprendere tutti gli Enti e le organiz­zazione che possono mettere a disposizione mate­riali e mezzi.

Quindi noi pensiamo senza dubbio al Corpo Forestale dello Stato, ma non si deve prescindere anche dal Corpo dei Vigili del Fuoco e dallo stesso Esercito, e sono due proposte con­crete. Per quanto riguarda i militari, a nostro av­viso, bisogna sempre di più cercare di utilizzarli per quanto possibile aumentando il tasso di effi­cienza e di impiego di questi uomini talvolta fer­mi in posizioni se non d’ozio certo di non pieno impiego; per quanto riguarda il Corpo di Vigili del Fuoco o il Corpo dei Vigili Forestali occorre mettersi chiaramente in mente che sostanzialmen­te, con circa 20.000 uomini su tutto il territorio nazionale, fra persone di carriera e di leva, non si può realisticamente arrivare a questa funzione, che per noi è fondamentale, e quindi bisogna as­solutamente in modo indispensabile, come minimo crediamo, raddoppiare o più questo personale cercando di utilizzare in qualche modo anche tut­ta una sorta di sottoimpiego, da parte anche di Società parapubbliche o private, di personale operaio che in questo modo riesca a svolgere ve­ramente una pubblica funzione. Quindi questo momento dell’avvistamento è importantissimo e senza dubbio la dotazione di aerei, di elicotteri, di sistemi di radiocomunicazione, che non si vede però perché si debba essere aspettato tanto ad utilizzare stante il fatto che sono cose neppure in fin dei conti costosissime, è un qualcosa di urgen­te.

Per far tutto questo si prende atto positiva­mente che si comincia, però c’è da rilevare che, in relatà, a tutto ciò osta una .certa mentalità set­toriale che spesso ci contraddistinge tutti, per cui vedi una certa sorta di gelosia fra i diversi gruppi e diverse responsabilità a poter collaborare insie­me. Ancor di più questo problema della collabo­razione alla prevenzione vale per l’altro aspetto, cioè del far sì che il fuoco, una volta appiccato, non si espanda rapidamente, il che dipende da una parte dalle possibilità di intervento immedia­to e quindi dalla possibilità di vedere presto il fuoco, cioè l’avvistamento, ma dall’altra di avere anche i mezzi necessari, perché guardate che se si va a vedere che cosa è richiesto all’Hercules, a quanto almeno dai decreti risulta, per poter arri­vare nella zona, si richiede tutta una serie di nor­me, di indicazioni che anche queste ritardano, cioè non c’è un sufficiente – almeno ci sembra – raccordo tra l’avvistamento e l’esistenza di una carta già dettagliata, sotto questo profilo, che ser­va ad individuare immediatamente, una volta sta­biliti il punto e l’ubicazione e date le coordinate meteorologiche, la problematica della zona, l’esi­stenza di macchia oppure di zone di rimboschi­mento o boschi, insomma una cosa che dal mo­mento dell’avvistamento acceleri il momento del­l’intervento.

In secondo luogo, una volta interve­nuti rapidamente, occorre ci sia un sistema che riesca, attraverso basi più vicine degli aerei, attra­verso sistemi che tecnicamente si comincia ad avere a disposizione, a superare le quantità di li­quidi ad oggi disponibili da parte dell’Hercules o da parte anche degli elicotteri, e quando si parla di quantità sui 1000-1200 litri mi sembra che sia­no quantità che bastano per una linea di incendio di 30-40 metri, 50 a volte, che è chiaramente, nel caso di incendi appiccati su vaste superfici, insufficiente. E allora il punto centrale arriva al pro­belma del far sì, fin dall’inizio, che l’incendio pos­sa trovare poco da mangiare, cioè del far sì che ci sia del bosco una cura maggiore di quanto noi oggi non abbiamo. È questo un problema vera­mente civile e della collettività intesa nella sua più completa accezione, e va dalla presa di coscienza fin dal livello scolastico inferiore, come illustrava prima il consigliere Franci, di questa problemati­ca, per renderla sempre più possibile e più accet­tabile quando ad età più avanzata e più matura ci sarebbe la possibilità concreta di intervenire a promuovere tutta una serie di comportamenti che portino alla pulitura quanto più possibile dei bo­schi, perché questo è ii momento veramente che se si riuscisse a realizzare porterebbe poi a far sì che gli incendi, anche laddove appiccati, avrebbe­ro una possibilità di estendersi molto minore stante che nei nostri Paesi gli incendi cosiddetti di chioma, derivanti soprattutto da sovrasaturazione resinosa, praticamente sono rarissimi e quindi so­prattutto gli incendi sono dovuti dal mangiare del sottobosco, dei bassi livelli, per cui l’incendio sa­rebbe magari lo stesso appiccato, ma farebbe po­chi metri, dopo di che non si espanderebbe con velocità e consentirebbe un più rapido intervento da parte di tutti.

Sotto questo aspetto e sotto questi indirizzi noi crediamo che senza dubbio la relazione dia degli indirizzi esatti, ma non si può dimenticare che le Comunità Montane hanno senza dubbio usato, per altri fini, dei fondi che avevano a disposizione trascurando questa problematica del pulire il bo­sco, del creare cesse, del fare tutta una serie di interventi che, come dicevo prima, non servono a evitare che gli incendi si appicchino, ma ad evita­re che gli incendi si propaghino e soprattutto si propaghino con danni enormi. Insomma, per quanto ci risulta, l’incendio all’Argentario ha su­perato tre o quattro strade, il che vuoi dire che non c’era pulizia, che veramente lo stato del bo­sco era in stato non dico di abbandono, ma co­munque di abbandono dal punto di vista della prevenzione degli incendi. Quindi, ciò detto, non diciamo che ci siano colpe di questo o di quello, ma senza dubbio, delle carenze ci sono state, da parte delle Comunità Montane e, in fin dei conti, anche da noi che abbiamo consentito queste ca­renze e non abbiamo insistito prima su quelle

stesse linee che oggi l’assessore ci propone. Pen­siamo che debba essere incentivato il discorso del potenziamento dei mezzi, ma pensiamo anche, come ho accennato, che se non puntiamo ad un allargamento della coscienza della necessità di pulire e di ritenere il bosco come casa propria, con ciò facendo un’adeguata opera di prevenzio­ne a livello scolastico, fino ad allargare i mezzi e il coordinamento delle unità per la prevenzione degli incendi attraverso la pulizia, credo che di volta in volta ci troveremo a ridiscutere di questi problemi dicendo tutte le volte che è stato fatto il possibile, ma in realtà questa nostra polemica sarà una polemica maggioranza e opposizione, ognuna delle quali cercherà di scaricare sull’altra i problemi e le colpe, e non sarà affrontata a fon­do la vera natura della questione della prevenzione e dell’antincendio.

Vogliamo augurarci che questa comunicazione sia l’avvio realistico di un maggior impegno nel settore da parte di tutte le forze, di maggioranza e di opposizione nel loro complesso, di un mag­gior sforzo di coordinamento dei vari livelli del­l’azione dello Stato, perché in questo settore vera­mente bisogna parlare di Stato complessivo, nella sua essenza di organizzazione civile, e vedere di far sì che non avvenga come fin oggi è avvenuto che ci sia una scarsa disponibilità di mezzi e di uomini per affrontare prima i problemi che nell’e­mergenza non sono affrontabili con quello che si può al momento fare. Noi crediamo che l’emer­genza si affronta non al momento, ma prevenen­done le possibilità, gli sviluppi, le questioni da fa­re, cioè rendendo l’intervento automatico nel senso che ho illustrato.

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