Discussione finale legge trasferimento IPAB ai Comuni

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. lo desidero illustrare, per quanto mi è possibile brevemente, il perché sono d’accor­do con l’emendamento e, _però, non sono d’accordo con le motivazioni circa l’illegittimità della norma qualora questo emendamento non venga accettato. lo credo che questo emendamento sia giusto; però, a mio parere – partirò dalla legitti­mità – non è che l’articolo sia illegittimo: è sbagliato, non illegittimo. Cioè, per quanto riguarda l’art. 25, credo onestamente che l’interpretazione possibile sia anche quella che ne viene data e, quanto all’art. 33 della Costituzione, la risposta, in linea teorica, può essere che in fin dei conti non si vieta la possibilità dell’istruzione professio­nale al privato, bensì ci si limita al discorso di co­me individuare gli istituti da sopprimere, e quindi non si va contro un dettato costituzionale ma si fa solo un’opera di individuazione.

Quindi, secon­do me, non è un problema di illegittimità, però ciò non toglie che sia un problema che dovrebbe essere risolto accettando l’emendamento, e di questo già ne parlai nel mio intervento in argo­mento, perché a me sembra che, senza voler en­trare in discorsi di ricostruzioni storiche che sono sempre in qualche misura leggermente fuorviati, nel merito oggi questa sia una legge che abbiamo giudicato più o meno tutti abbastanza equilibrata in quanto non vuole sostituire a un monopolio un altro monopolio impedendo da parte delle istitu­zioni la possibilità di esistere, tanto è vero che di­verse se ne lasciano in vita.

Ora, in mezzo a que­sto equilibrio, in un settore particolare come quel­lo dell’istruzione professionale che per sua stessa natura – ecco quello che avevo detto nell’inter­vento – è un settore mobilissimo e jn estrema evoluzione – in questi giorni c’è (può essere una battuta, ma è significativo) la richiesta di istituire un corso di istruzione professionale anche per gli elicicultori, io non vedo perché la Regione ap­profittando di un provvedimento di questo tipo, cioè che è generale, riguarda Enti che fanno varie cose, fra cui anche questa, vuole togliersi la pos­sibilità anche di decidere in sede poi di realizza­zione della legge in Consiglio di vedere e di valu­tare, al limite anche caso per caso, se ci siano delle strutture e delle situazioni di istruzione pro­fessionale che devono essere salvate perché dan­no realmente un apporto in positivo per tradizio­ne, per disponibilità, per formazione.

Ecco perché dicevo che secondo me l’articolo non è che sia di per sè illegittimo, ma certo è sba­gliato, perché vuoi dire chiudere una possibilità di affrontare la complessa problematica dell’istru­zione professionale in nome di una metodologia unica che non si attaglia assolutamente al campo dell’istruzione in genere – ecco il discorso del­l’art. 33 più inteso in senso generale, non di legit­timità ma di opportunità e di diversità di appro­fondimento culturale – e in particolare all’istituto dell’istruzione professionale che è veramente una cosa in cui il principio del provare, del tentare, dello sbagliare, di vedere, di adeguarsi, è fonda­mentale. Ecco perché secondo me, come avevo detto nel discorso già accennato, per questo pun­to dell’istruzione professionale, come minimo, se non si vuole arrivare ad accettare l’emendamento democristiano che, fra l’altro, mi sembra anche

Prosegue la discussione con diversi altri interventi di vari Consiglieri e si arriva alla votazione sull’art.1

PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Senza dare particolari sottolinea­ture di aggravanti, però questo articolo certamen­te non è entusiasmante, e non lo è perché, appun­to, dopo non aver accolto ad. esempio il nostro emendamento relativo al tentativo di precisare i casi in cui le IPAB rientrano in quelle da sciogliersi o meno – perché appunto esistono dei casi che non sono chiaramente distinguibili alla luce della norma – dopo aver respinto questo emen­damento argomentando che poi la Giunta farà questo tipo di operazione, non si è usata la stessa logica sull’altro punto che, insisto, negli interventi dell’assessore Vestri prima e del consigliere Beni­gni poi, non è stato assolutamente risposto all’ar­gomentazione che avevo usato per argomentare circa l’esattezza sostanziale dell’emendamento de­mocristiano, e cioè che il punto non è quello di stabilire se il Consiglio abbia la legittimità o co­stituzionale o giuridica per il D. P. R. 616 di legi­ferare come legifera, perché questa legittimità esi­ste, era invece il rispondere al fatto se questo tipo di articolo potesse costituire oggettivamente una scelta opportuna in quanto fin d’ora, cioè dal mo­mento in cui viene votato l’articolo, viene scelta la strada di non ricorrere all’ausilio e all’esperien­za di questi organismi nel settore della istruzione professionale, e a me sembrava questo che fosse un qualche cosa che la Giunta si poteva quanto meno riservare di valutare caso per caso dopo, cioè vedendo caso per caso se fosse opportuno o meno nel campo dell’istruzione professionale non sciogliere o sciogliere, come succede in altre que­stioni.

Quindi sotto questo profilo il fatto stesso che negli interventi qualificatissimi dell’assessore e del Presidente della Commissione non sia stato rispo­sto a questa argomentàzione mi sembra che una qual fondatezza questa argomentazione l’abbia. Quindi noi, evidentemente di ciò convinti, l’arti­colo nel suo testo, anche, ripeto, senza volerlo ca­ricare di particolari sottolineature di gravità, non possiamo votarlo; però vogliamo in questa sede ribadire la speranza che, diciamo così, la maggio­ranza sia stata portata fuori curva da un ecces­so di slancio, ma che poi, sul punto specifico del­l’istruzione professionale, voglia successivamente rimeditare il problema e avvalersi di nuovo, quan­do le sarà possibile, dell’esperienza e dell’opera di gruppi di persone di varia natura che questa esperienza e quest’opera bene o male l’hanno si­curamente data.

Prosegue la discussione con interventi e proposte diverse finché si arriva al voto sull’art.2 emendato.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Morelli.

MORELLI. Nel merito di questo emendamen­to già avevo avuto occasione di parlare, non sul­l’emendamento ma sullo spirito, nel corso dell’in­tervento, dicendo che a noi sembrava che la ri­chiesta non fosse’ possibile accettarla com’è fatta oggi, la richiesta avanzata dalla Conferenza Epi­scopale. Ci sembra che questo emendamento, ri­portando le vianze legittime da parte di alcune IPAB all’epoca, cioè al vulnus all’epoca verifica­tosi, rientri in uno spirito di seria considerazione di particolari eventi storici. È chiaro che il ragio­namento che andavamo facendo nell’altra occa­sione e che cioè non si vede come, o meglio si ve­de il perché nel passato, chiusa l’epoca del ven­tennio fascista, le stesse istituzioni non abbiano allora in fase di immediato dopo-guerra avanzato queste eccezioni, resta un qualcosa di negativo, cioè noi crediamo che nella forma che viene ora emergendo dall’e­mendamento variamente modificato, ci sembra in­vece accettabile.

lo vorrei però aggiungere a proposito di un comma che nessuno ha giustamente trattato perché come scelta politica non penso che ci sia­no problemi da parte di chicchessia, che invece da un punto di vista di tecnica legislativa secondo me nell’ultimo comma dell’emendamento ce ne sarebbero discorsi da fare e diversi, perché si in­tuisce che cosa voglia dire l’ultima parte dell’emendamento complessivamente inteso della mag­gioranza, ma non è che da un punto di vista for­male la cosa sia proprio assolutamente limpida. Ora io non voglio in questa sede riproporre di­scussioni circa i possibili affinamenti, però vorrei invitarci tutti, perché questo riguarda tutti, maga­ri a non aver talvolta perché pressati da esigenze politiche, a dover aver furia, perché poi questa legge com’è presumibile verrà approvata e questo ultimo comma dell’emendamento non è assoluta­mente chiaro fino in fondo. lo non ho ben capito se si vuole escludere come fatto politico altre pos­sibilità … cioè si è detto con le lettere a) e b) se le IPAB hanno avuto nel periodo ’25-’43 delle mo­difiche statutarie obbligate da parte del partito nazionale fascista allora la Giunta può fare certe cose, nell’ultimo comma ci si riferisce solo alla seconda parte del punto 2, lO comma del prece­dente articolo, col che sembrerebbe si volesse modificare solo la presidenza, ammesso che que­sta sia l’interpretazione perché non è chiarissimo dal testo quale sia proprio la vera interpretazione. E allora questo cos’è? Si è fatto questo perché si vuol limitare a questo caso o si è limitato a que­sto caso perché non esistono altri? Insomma, questa sarebbe tutta una questione da portare avanti.

Comunque, confermato l’auspicio che magari in un’altra occasione si ponga più attenzione an­che a queste questioni puntuali – in fin dei conti questo emendamento è stato presentato solo sta­mane e quindi è anche comprensibile che fossero necessarie queste precisazioni – dico che la cosa in questi termini è da noi accettabile e che quindi voteremo questo emendamento .

Di intervento in intervento si arriva alla votazione finale sulla legge.

PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto ha la parola il consigliere Morelli,

MORELLI. In questa discussione è ricorso molto spesso il richiamo al D. P. R. 616, al clima in cui esso venne varato, al fatto se dovesse o meno sentirsi l’opportunità di applicarlo. Noi cre­diamo che il clima in cui venne varato sia stato uno dei climi di sostanziale maggior confusione degli ultimi anni nel nostro Paese, ma il nostro giudizio pesantemente negativo sul clima politico che fece bocciare tutta una serie di cose fra le quali anche questa legge, non deve tanto far velo sul fatto che questo decreto 616 ha altri dati complessivamente anche positivi e che comunque fra i dati positivi ha quello dell’esistenza, cioè è una legge che esiste.

Noi riteniamo che fra le cose peggiori che si possano fare in uno Stato liberal democratico, nel quale molto generosamente si può includere an­che il nostro, ci sia quella di non applicare le leg­gi che esistono, perché questo è il primo punto di contraddizione che poi mette in moto tutta una serie di cose che finiscono per aggravare le condi­zioni dello Stato.

Quindi noi diciamo che non è che ci siamo avvicinati a questa legge presi dalla smania di appli­carla quasi per voler resuscitare il bel tempo per­duto, perché qua molti hanno trattato di questa legge o in un senso o nell’altro, gli uni per dire che non si poteva più applicare perché non c’era più lo spirito che ne aveva consentito la votazio­ne, gli altri per dire invece di applicarla quasi per far di nuovo sorgere dalle ceneri quel clima che non c’è più e che sembra per un certo qual perio­do, a nostro avviso opportunamente pr tutti, non aver più possibilità di rispuntare.

Ora, fatto questo discorso, cioè che questa leg­ge c’è e va applicata indipendentemente dal ri­chiamo al clima nel quale si collocò la sua appli­cazione, che cosa ci si doveva proporre con que­sta legge? Innanzi tutto – è stato già detto anche nel precedente intervento in discussione generale – mettere ordine in un arcipelago di grosse incer­tezze nel settore. Quando ci si dispone a un simi­le compito è chiaro che le cose non sono facili. La Regione bene o male ha complessivamente tentato, attraverso una lunga serie di dibattiti e consultazioni, di avere quanto più chiara la map­pa delle cose rispetto alle quali mettere certezza e ordine e ha evidentemente tentato di dare un tipo di chiave risolutiva ai problemi. Poi, una volta propostoci questo obiettivo di mettere ordine, bi­sognava fare alcuni tipi di scelte di fondo, scelte delle quali anche qui avevo fatto cenno nel mio intervento generale e che possono essere in estre­ma sintesi riassunte nella necessità di togliere le incrostazioni di un passato che senza dubbio non era quando si è creato discutibile, perché è inutile parlare nel 1981 degli errori fatti nel 1881 quan­do ci si limitava alla beneficienza, quando allora anche la beneficienza era un fatto eccezionale perché erano i primi germi di una sensibilità non individuale, familiare o di gruppo rispetto ai pro­blemi della collettività. Certo è che ormai negli anni si è arrivati allo stato delle incrostazioni, cioè certi tipi di strutture e di istituti conservava­no più formalmente che sostanzialmente gli scopi per i quali erano una volta stati creati e in ogni modo certamente avevano visto crescere accanto agli scopi fondamentali anche tutta una serie di altre necessità e attività che creavano un pesante intreccio in tante occasioni tra la beneficienza e degli obiettivi rispetto ai quali la beneficienza era

un mezzo e non un fine. E la seconda cosa che si doveva fare, oltre quella di togliere le incrostazio­ni di questo passato che non era solo beneficien­za, a poco a poco che non era diventato solo be­neficienza, era quella di sciogliere in modo possi­bilimente e oggettivamente non dico corretto in assoluto ma quanto meno sopportabile il nodo del rapporto fra pubblico e privato, nodo pubbli­. co e privato che fra l’altro aveva anche delle chiare connessioni con il problema dell’elimina­zione delle incrostazioni degli istituti preesistenti, perché è evidente come, ad esempio, a nostro pa­rere abbiamo già avuto occasione di dire che uno dei motivi di fondo per i quali non si sono verifi­cate prima di oggi delle proteste circa alcuni tipi di violenza avvenuti nel periodo fascista è che nel periodo post bellico la permanenza nei Consigli direttivi di certe associazioni dei rappresentanti pubblici consentiva un maggiore apporto e sup­porto da parte del pubblico al privato, cosa que­sta che poi ha portato a delle grosse commistioni fra le due parti, commistioni che noi riteniamo di non dover mai perseguire. Il pubblico e il pri­vato si devono reciprocamente rispettare e sup­portare ma mai confondere perché la confusione in. questi settori porta sempre a risultati non buo­ni perché ognuno cerca di usurpare delle funzioni dell’altro e soprattutto di trarne vantaggi propri.

Ecco, di fronte a questo tipo di situazione, noi avevamo già detto nell’intervento generale che consideravamo la legge come sufficientemente equilibrata e che ci saremmo rimessi un po’ al­l’andamento definitivo del dibattito sulle varie questioni che avevamo noi stessi proposto e che altri avevano proposto su diversi temi abbastanza importanti per dare un giudizio finale, ma il pro­blema che ci si pone davanti è questo: il testo non è un testo che ci entusiasmi in modo assolu­to, a nostro parere non è tecnicamente perfetto, e nel merito c’è un punto che prima abbiamo sotto­lineato, dell’istruzione professionale per cui non riteniamo sia stata scelta la strada oggettivamen­te migliore; però dobbiamo anche dire questo, e cioè che ci pone il problema se si debba di fronte a una legge così complessa che si collocava nella situazione anche storica che ho accennato all’ini­zio, cioè della necessità di fare qualcosa, di met­tere ordine, di affrontare la possibilità di realizzare il disposto del 616 del quale contestiamo il cli­ma, dobbiamo privilegiare o no il tentativo di ac­cogliere il segnale e l’impegno a percorrere la strada in una situazione di equilibrio fra pubblico e privato ed il tentativo di rompere le cristallizzazioni del passato.

Noi riteniamo che tutto sommato valga la pe­na, sia pure con un po’ di sforzo, di sottolineare la positività, di dare una risposta positiva ai se­gnali che provengono circa la volontà di rompere con le cristallizzazioni del passato e di mantenere un’equilibrata gestione tra pubblico e privato, perché questa legge consente per il futuro anche la presenza largamente di iniziative essenziali di parte non comunale, e perciò tutto sommato vo­gliamo dare un voto, per definirlo sinteticamente, per voler rispettare giustamente il richiamo del Presidente, che fra mille dubbi voglia comunque essere un voto di incoraggiamento ad una linea di ulteriore e maggiore equilibrio nelle fasi di succes­sivo esame e di applicazione della legge quando si tratterà appunto di applicarla secondo quelle li­nee di operatività della Giunta e del Consiglio che la legge stessa prevede, e pensiamo che, cer­to, se questo seme dovesse avere lo sviluppo …

PRESIDENTE. Consigliere Morelli, la invito a concludere.

MORELLI. Si, voglio concludere dicendo che fra l’altro ci sembra che oltre a questo voto di in­coraggiamento a questa linea debba da questo di­battito esser fatto un altro telegrafico rilievo dal quale mi sembra non ci possiamo esimere, e cioè che ci è sembrata senza dubbio una certa apertura complessiva da parte di tutto il Consiglio ad arri­vare a una formulazione della legge in termini di scelte ottimale, però non si può dire che questo dibattito abbia posto in evidenza l’esistenza di una maggioranza decisa su precise scelte politiche.

A me sembra di dover concludere questo inter­vento sottolineando che nel momento in cui si parla da tempo sui giornali della necessità di al­largare questa maggioranza con proposte esplici­te, questo dibattito ha dimostrato che questa maggioranza é molto una canna al vento rispetto divese collocazioni e prese di posizione – lo dimostra del resto l’intervento del Consigliere Teroni – e di conseguenza io credo che la spinta in qulache modo, per usare la battuta del Consigliere Carpi, a non far marcire i semi che sono presenti in questo dibattito sia pure farraginoso sia una spinta che vale la pena di tentare.

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