Scritto per la rubrica Disputatone della rivista NON CREDO n. 50
Allora, con magnitudo 5,9 Richter, morirono 2.313 abitanti (il 54%), vi furono 760 feriti, vennero distrutte quattro quinti delle abitazioni. Oggi, con magnitudo 4,0, i morti risultano 2, i feriti una quarantina, distruzioni non devastanti ma troppe per la magnitudo. Un sisma della faglia del Tirreno e dunque distinto dai sismi degli ultimi anni della falda appenninica, da Norcia all’Aquila. Peraltro le due tipologie sismiche hanno evidenti punti comuni. Uno che costruendo case ancora non si tien conto della sismicità della zona, niente strutture rinforzate, niente reti elettrosaldate, niente staffe per i solai. I criteri antisismici sono quasi sempre trascurati, pure negli edifici pubblici recenti. L’altro è che i soccorsi funzionano bene a breve ma non nel medio periodo quando occorre riportare alla normalità le zone colpite (in Emilia dopo 5 anni ci sono ancora persone in roulotte). La cultura laica non considera le emergenze sismiche calamità estranee alla vita ordinaria. Perché confermano irrealistico ridurre la convivenza a relazione di potere solo nelle mani di qualcuno. Perché sono un banco di prova per il maturarsi delle istituzioni laiche. Costruire regole e strumenti istituzionali laici significa favorire le relazioni interindividuali e prevenire gli ineluttabili danni ai cittadini provocati dagli eventi naturali. Il che richiede risorse ordinarie non d’emergenza (che Renzi pretendeva l’Europa ci riconoscesse).

