17 ottobre
Cari amici,
Introdurrei una piccola distinzione.
Sul piano del principio filosofico, mi sembra che abbia ragione Raffaello. Era in gioco l’autonomia di alcune minoranze (forti, ma minoranze) e l’atteggiamento di Buttiglione ha diminuito il loro grado di protezione. Proprio il fatto che (anche tra i laici) tanti la pensano come il forse commissario europeo, rende grave la sua posizione, perchè ha dato forza agli intolleranti. Mutato quel che va mutato, è un pò come la splendida uscita di Tremaglia, al quale immagino siano arrivate più congratulazioni che deplorazioni.
Sul piano strettamente politico, può invece aver ragione Piero nella sua critica, perchè amplificare la cosa come hanno fatto con toni scandalizzati gli eurodeputati contestatori, fa del Buttiglione un piccolo martire europeo della fede, e questo aggrava ulteriormente la situazione di quelle minoranze da cui lui ha preso le distanze.
Per lo meno, però, Buttiglione è stato più elegante di Tremaglia e la distinzione kantiana l’aveva in mente.
La trappola forse è solo questa, cioè dell’opportunità politica. Oltretutto, se ora scatta il compromesso e Buttiglione resta lì (e andrà così) sembrerà a molti che aveva fin dall’inizio ragione lui. Politicamente, ma anche sostanzialmente.
Comunque, caro Piero, la morale di questa piccola diatriba tra voi è che ti vogliamo togliere un primato: non sei l’unico liberale in Italia. Dio ti conservi, ma qualche volta dai l’impressione di compiacerti della tua solitudine, e c’è invece bisogno che molti si identifichino in queste solitarie posizioni controcorrente ( e, mi voglio rovinare, non contesto il fatto che talvolta un liberale debba persino difendere Berlusconi da certi antiberlusconiani professionisti).
C’è comunque ancora qualche pazzo in giro, e Morelli è uno di questi. Quanto a me, liberali vo cercando…. ma più che metterni col centrosinistra per difendere la mia diversità dagli Adornato di turno, non riesco a fare…E mi autoassolvo pensando che tento solo di far politica.
Tu continua a coltivare i nostri dubbi. Ne abbiamo bisogno.
Con amicizia
Beppe Facchetti
PS. vedo ora lo sviluppo del dibattito. Non vorrei che si tornasse al liberalismo come prepolitica. Ho scritto quanto sopra da politico. Liberale?
19 novembre
Caro Beppe,
Scrivo a Te e agli amici che si occupano di attività politica ( non a Piero O. che vuole esercitare i suoi dubbi restandone fuori e al quale va dato atto di ragionevolezza visto che nel prosieguo del nostro scambio di mail si è riposizionato nel merito) perché mi pare che la conclusione della vicenda apertasi con la audizione di Buttiglione sia un buon banco di prova per soppesare le rispettive opinioni.
Vedi, nel Tuo testo (che per comodità riporto di seguito) mi dai ragione sul piano filosofico ma avanzi l’ipotesi che potessi aver torto sul piano strettamente politico. Anzi, paventi che quando Buttiglione fosse restato lì, tutti avrebbero pensato che lui avesse ragione non solo politicamente ma anche sostanzialmente. Queste righe sono per dire che in questa vicenda la mia ragione era soprattutto e prima di tutto politica (non filosofica) e per rivendicare più in generale l’opportunità per i politici liberali di tenersi stretti, nel loro comportarsi pragmatico, alla bussola dei grandi principi. Così indovinano (quasi sempre).
La mia ragione era politica perché per dei liberali non è ammissibile che un aspirante Commissario ( dunque persona che esercita una funzione in rappresentanza anche degli altri ) manifesti con atti e parole una sua personale ( del tutto legittima) opposizione a politiche antiemarginazione e una sua personale (del tutto legittima) propensione per assai discutibili politiche antiimmigrazione di certo non condivise dalla maggioranza dei paesi e dei parlamentari. Semplicemente non può fare il Commissario. Ed è proprio questa visione liberale incentrata sulla distinzione tra le libere convinzioni private e i comportamenti pubblici legati a scelte politiche che veniva confutata dal branco, in parte dei berlusconiani (che gridavano al complotto delle sinistre), e principalmente della vandea integralista teocon e ateo devota degli stalinisti rimasti tali che hanno sempre bisogno di qualche linea guida che imponga ai sudditi ciò che è il bene e ciò che è il male, nel genere , nella sessualità, nel pluralismo.
Anche tu che pure hai la cultura, l’intelligenza e l’esperienza per afferrare subito queste cose, sei rimasto (leggermente) intossicato dalla canea del branco e anzitutto del clima italico, per cui eri incredulo che per una questione di principio i liberali europei ( che della vicenda Buttiglione sono stati come è giusto l’anima e l’ago della bilancia) tenessero il punto ed aprissero una possibile crisi istituzionale nell’UE. Solo che i liberali europei (che non sono necessariamente migliori di noi ) si rifanno di più alla bussola dei principi ( e forse per questo vanno mediamente assai meglio) e hanno tenuto duro nei confronti dei popolar conservatori. E’ una lezione istruttiva per tutti noi, dal momento che se ai liberali togli i principi, cosa dovrebbe restare ? Il populismo, il potere, i soldi, la religiosità, le relazioni di clan ? Le scorciatoie per i liberali sono sempre delle trappole. Ma in generale lo sono per tutta la politica.
E non basta. La vicenda Buttiglione ha anche smascherato (almeno per chi è attento ai movimenti politici) l’ambiguità e il tentativo di imbroglio da parte della Margherita versione Bruxelles. Infatti, al preciso fine di non avallare il principio liberale sotteso la questione Buttiglione, hanno cercato ( sui giornali e alla TV, mi pare ci siano state almeno tre apparizioni di Enrico Letta, a l’Infedele, a Ballarò e ad Otto e Mezzo) di far passare la tesi che la bocciatura derivava dal fatto , primo che gli europei non avrebbero mai dato il portafoglio Libertà e Giustizia ad un Ministro del governo Berlusconi, secondo che il caso Buttiglione era uno dei cinque commissari bocciati ( falso, la bocciatura era stata una sola) tra i quali il principale era quello del presunto conflitto di interessi della commissaria liberale olandese. Tutta questa montatura è stata spazzata via dall’andamento e dalle conclusioni della vicenda. I commissari cambiati sono stati l’italiano ( per i motivi politici liberali e non per il portafoglio) e il lettone ( solo perché da luglio è cambiata la maggioranza di governo in Lettonia). Punto. Occorre dirlo con chiarezza. Soprattutto a Letta, che non è dei peggiori della Margherita ma che in questa occasione ha esibito il suo volto profondo, mai usando alla TV foss’anche la radice della parola liberali ( ma il gruppo cui appartiene Letta si chiama ALDE, Alleanza dei Liberali e Democratici Europei) , mai illustrando i veri motivi politici liberali della bocciatura di Buttiglione e finendo per fare da portavoce dell’astensione finale dei deputati Italiani della lista per l’Ulivo, dichiarando che per loro il conflitto di interessi è una cosa seria ( nessuno se ne era accorto neppure quando al governo c’era l’Ulivo) , tanto per cercare di nascondere che in Europa i liberali ci sono ed hanno comportamenti sconosciuti in Italia agli epigoni democristiani (come vedi, ad avere un’idea di singolare riformismo non è solo il Presidente della Margherita, Parisi). Solo che questa volta la posizione dei liberali è andata di pari passo alla maggioranza dei Popolari e dei socialisti dando alla Commissione circa i due terzi dei consensi ( 35 voti di più di quelli ottenuti dal Presidente Barroso a luglio).
Insomma, in Italia il problema politico di fondo per i liberali è di disporre di una ben distinta e presente famiglia politica , altrimenti la loro capacità di diffondersi e radicarsi continuerà ad essere perlomeno assai più lenta di quanto potrebbe, con costi culturali, civili ed economici molto rilevanti (sempre purché si eviti il peggio di fronte al tipo di questioni che si profilano per la nostra convivenza). Il caso Buttiglione è stato l’ennesimo dato sperimentale. Poi, si può naturalmente sostenere che sono gli esperimenti ad essere sbagliati. Ma a forza di negare gli esperimenti, un liberale non va da nessuna parte.
Con amicizia
Raffaello Morelli
Il giorno 21-11-2004 10:31, Beppe Facchetti, macfeed@libero.it ha scritto:
Tutto giusto. Ostellino aveva torto e aveva sbagliato a farsi affascinare dalle sirene di Giuliano Ferrara. I fatti successivi al (da me non previsto) defenestramento del Buttiglione hanno ancor meglio chiarito l’errore non solo filosofico, ok, ma politico di quella impostazione. Sulla quale peraltro hanno giocato anche altri fattori, non dimentichiamolo: dall’arroganza personale del nostro (non si vanno a sciorinare 5 lingue in quel consesso di vipere…), al fatto che il Parlamento aveva una gran voglia di dimostrare la sua esistenza (finalmente!) e dunque cercava l’occasione per dare un bello schiaffo ai governi (e quello italiano si prestava. Letta non ha detto cose sbagliate).
Tutto giusto alla luce appunto della strumentalizzazione che è stata poi fatta (e ci mancava la vittoria religiosa di Busch…), per cui davvero il nostro mancato commissario è diventato un martire della Fede (e brava la chiesa cattolica che in fondo non ha profittato dell’occasione per santificarlo).
Ma se tu cogli anche questo episodio per affermare che i liberali sono “diversi” non è che mi dici qualcosa di nuovo. Ma da politico, che devo fare? Chiudermi in biblioteca a rimuginare sul destino cinico e baro?
So bene che non si può chiedere a Enrico Letta di avere, oltre ad una cultura economica liberale, anche il resto del liberalismo. Ed è vero che il politologo Parisi non perde occasione per teorizzare il non liberalismo. Ma la risposta non sta ne l’aristocratico isolamento, nè nell’affanno patetico di De Luca, nelle sottomissioni a de Michelis, nelle stesse meritevoli crisi isteriche di Sgarbi.Queste cose, tradotte in politica, possono trovare cittadinanza solo in un sistema proporzionale. In quello maggioritario, la nostra “famiglia politica” – sterminata dalla repressione illiberale degli anni folli della non politica – non ha “terre promesse” a cui approdare, tanto più in anni in cui, con la scusa del fondamentalismo, il mondo è diventato sempre meno liberale . Il liberale, evitando però di sentirsi un profeta, quindi con tutta umiltà, armato solo dai suoi dubbi e sempre un pò stupefatto dalle certezze altrui, può solo mescolarsi agli altri per vedere di fare – come al Parlamento Europeo – due gruppi. Sempre meglio che diventare democristiani o socialisti.
E’ poco, lo so, ma la parola liberale è stata screditata da Forza Italia e non mi stupisco se Letta, in tv, evita persino di usare la radice…
O no?
22 novembre
Allora, passaggio per passaggio. Che abbiano giocato altri fattori insieme alla questione di principio è di certo vero ma è fatto fisiologico; senza dubbio l’arroganza di Buttiglione, la volontà di esistere del Parlamento hanno pesato. Ma si è dimostrato non vero quanto sostenuto in corso d’opera dai cattolici italiani di centro sinistra ( e dal centro destra) e cioè che le bocciature erano state multiple ( è stata una sola) e che quella di Buttiglione conseguiva la volontà di non dare quel portafoglio all’Italia ( che, cambiato il candidato, è stato rapidamente assegnato). Letta, che è persona accorta, ha cercato di giocare con le parole ma l’evidenza dei fatti rende impossibile qualsiasi distorta interpretazione.
Pienamente d’accordo sull’osservazione sulla Chiesa che ben si è guardata dal santificare Buttiglione ( attenzione però, è stata più una questione di opportunità politico diplomatica che non di concetto, dato che Buttiglione ha ripreso pari pari le tesi di continuo ripetute dal Papa su un crinale tra il magistero e gli appelli “secolari”).
Quanto al quesito che poni (“da politico, che devo fare”) , la mia convinzione, suffragata dalle esperienze che si possono fare di volta in volta, è che l’impegno di un politico liberale, lungi dal chiudersi in biblioteca a rimuginare, deve essere concentrato nel metter su una famiglia politica liberale distinta ed autonoma. Il che è molto differente dal cercare scorciatoie per trovare spazi a questo o a quel liberale prescindendo dalla esistenza e dalla saldezza (anche nel piccolissimo) della famiglia. Non dire che questo porta all’isolamento (tanto meno aristocratico, perché la famiglia liberale è intrisecamente per il merito e l’uguale dignità umana dei diversi) perché voler aggregare una famiglia non è isolarsi ma pragmaticamente tener conto della realtà delle distinzioni prima e di una classifica (mutevole) di avversari e di nemici poi. Proprio perchè per un qualche tempo si aggiungerà per i liberali il problema ( patetico politicamente , sono d’accordo ) della nostalgica riedizione del Partito Liberale finalizzata al farsi assumere come ascari nel centro destra, sarebbe decisivo potersi opporre esibendo una via del tutto diversa di esistenza dei liberali di Liberal International e dell’ELDR. Infatti, sciogliendosi nella Margherita senza petali ( come dice quel furbacchione del lupo marsicano dopo aver assicurato l’ampia maggioranza al petalo di casa) si rinuncia a tutto il nostro discorso della famiglia distinta ed autonoma, accettando che anche i liberali debbano piegarsi all’esiziale ( per il paese) alternativa del “o di qua o di là”, scegliendo dunque non in base all’essere una famiglia politica bensì in base ad altre considerazioni personali nel quadro di un’impostazione illiberale.
Questo atteggiamento della famiglia liberale è ancor più importante nei sistemi maggioritari, purché naturalmente la famiglia voglia esistere e non dichiari persa la battaglia prima di averla combattuta. Tanto più che in tempi di fondamentalismo, sul mercato ci sarà ancor più (non meno) bisogno dei liberali. Il politico liberale aborre il profeta, sta alla realtà delle cose e cerca di attivare le trasformazioni che ritiene opportune adoperando il suo spirito critico, che è la sua arma più preziosa e più incisiva e che è cuore del liberalismo perché porta a valutare e a formulare dissenso,consenso e proposte nella consapevolezza che il giudizio e l’agire si collocano nel tempo ( a me pare che il “dubbio” non sia la stessa cosa: c’è il rischio che divenga un’attitudine per valutare il momento, tralasciando la prospettiva temporale e dunque senza proporsi di schierarsi con proposte correttive o alternative. Credo che in Italia questo sia un rischio che ha soffocato il liberalismo). Non confondiamo per piacere il continuo esercizio del senso critico da parte di un liberale, con l’impossibilità per un liberale di poter formulare programmi “provvisoriamente certi”, che vanno in una direzione liberale e che sono dunque modificabili nell’impatto con la realtà ( sempre mantenendo la bussola dei principi).
Il Tuo finale mi lascia un pò sconcertato perché, devo dire, mi sembra più frutto della disperazione che di una scelta ragionata. In primo luogo, va benissimo che la famiglia si mescoli ad altri ( da noi , oltretutto, c’è il maggioritario) ma appunto non dissolvendosi ( di certo non in partenza o a breve ). Ecco perché Ti ho chiesto la precisazione sull’Europa. A me ( differentemente che a te) la soluzione europea va benissimo, perché quando di un gruppo i liberali restano circa i tre quarti, non devono certo aver paura di allargarsi. Tant’è che finora, non solo nel caso Buttiglione, le manovre della Margherita non sono andate come da loro sperato . Come già segnalato già un anno fà in varie riunioni, l’idea era di assorbire i liberali mentre il tutto si è ridotto a cambiare nome al gruppo, al patetico tentativo in Italia di trasformarne il nome per nascondere la primazia dei liberali e a ridursi a fare un nuovo partito in proprio ( i Democratici Europei, congresso i primi del prossimo dicembre) dato che l’ELDR resta ben saldo al suo posto. Ecco , in questo caso, i liberali europei si sono mescolati senza farsi prendere per il naso.
In secondo luogo, affermare come fai che “la parola liberale è stata screditata da Forza Italia e non mi stupisco se Letta, in tv, evita persino di usare la radice” equivale, anche al di là dell’intenzione, ad accettare la vecchia tesi della sinistra marxista e cattolica per cui liberalismo è sinonimo di conservatorismo. Il che non solo è un assurdo politico e culturale, ma per di più è il massimo regalo elettorale che si possa fare a Berlusconi, Adornato, Pera e tutti coloro che vogliono fare la casa italiana del PPE, liberale, popolare, riformista, dicono loro con raro sprezzo del ridicolo. E non basta. Per quanto riguarda te e gli altri amici folgorati sulla via della Margherita, questo equivale ad evirarsi politicamente, perché rinunciando anche formalmente alla propria famiglia ( siete Voi non io che dovreste vibratamente contestare – ho detto contestare – a Letta di non usare mai la parola liberale e di nascondere la propria appartenenza al gruppo dei Liberali e Democratici, ALDE non ADLE ) vi ponete definitivamente alla mercè del branco dei lupi marsicani e del loro nuovo pastore Rutelli.
Sai che Ti auguro francamente ogni successo personale. Però a me non pare che sia la via più efficace dal punto di vista liberale , e ,cosa ancor più grave, dal punto di vista del contributo a sconfiggere Berlusconi. Sta cominciando ad accorgesene anche D’Alema, il che è tutto dire. E perfino Bertinotti continua a fare dichiarazioni sotto certi aspetti più liberali di tanti paludati moderati ex democristiani ( vedi questione delle primarie). Gli esperimenti , almeno , indicano questo.
Cari saluti
Raffaello

