Una lettera a Toscana Democratica

Firenze 16 maggio 1995

Dott. Vannino CHITI
Presidente Regione TOSCANA
Dr.sa Maria Lina MARCUCCI
Ai Segretari regionali di
TOSCANA DEMOCRATICA
PdS, Popolari, I Democratici,
Verdi, Laburisti, PRI

Cari amici,
Toscana Democratica ha rappresentato una proposta di governo pensata per la Toscana, che, per tempestivitÖ e metodo, haˇperï inteso indicare una strada percorribile anche a livello nazionale.
L’idea di fondo ä stata quella di riconoscere che le grandi potenzialitÖ, le solide tradizioni culturali – e in senso lato creative – della nostra Toscana, troveranno sempre pió possibilitÖ di esprimersi e di svilupparsi quanto pió sarÖ potenziata la linea, imboccata da qualche tempo , di un governo regionale che assicura legalitÖ ed equitÖ, assecondando la societÖ civile senza invaderla. Questa linea ä basata sul criterio delle scelte concrete di programma. A chi partecipa allo stesso progetto di governo, non si chiede pió di essere uguale, ma solo di condividere il progetto e i suoi tempi di attuazione. Ed ä proprio qui, nell’adottare il modello della societÖ dei diversi e non degli omologati, del governo di programma e non degli anatemi, che si puï realizzare, anche a livello nazionale, la logica della coalizione di tipo occidentale , naturalmente alternativa a quanti parlano di libertÖ e praticano obiettivi illiberali con comportamenti illiberali. Un’alternativa che vede l’apporto della sinistra democratica, dei liberaldemocratici, dei popolari, dei verdi.

Con un’impostazione del genere, ä fisiologico controllare di continuo l’evolversi dei fatti reali. Dunque ä cosa naturale verificare come Toscana Democratica, dopo il successo elettorale, percorra le rotte prescelte.

Ora, una simile verifica fa oggi rilevare uno scostamento da quelle rotte. Speriamo vivamente che si tratti di una fase di assestamento, ma ä un fatto che l’ampio spettro di convergenza sul progetto di Toscana Democratica corre il pericolo di ridursi ad una nuova versione dei rapporti preferenziali tra gli ambienti cattolici e quelli pidiessini. La logica di Firenze Comune riproposta a livello di Firenze Provincia ä un segnale in questa direzione, che non viene invertito dall’atmosfera che va formandosi a livello di regione.
Una prospettiva del genere ci preoccupa sotto pió aspetti. Sotto l’aspetto tattico, perchÇ presta il fianco alla contestazione di consociativismo, che oltretutto rievoca non poche delle responsabilitÖ del progressivo sfaldarsi della prima repubblica. Sotto il profilo strategico, perchÇ finisce per relegare sempre pió sullo sfondo i liberaldemocratici , le loro regole, comportamenti e sensibilitÖ. E questo, da un lato costituisce un aiuto indiretto ma robusto al tentativo della destra di proclamarsi liberale essa stessa, e dall’altro sguarnisce il campo di chi, laicamente, vuole riaffermare la ferma distinzione tra i diritti di cittadinanza di ciascuno e i pur del tutto legittimi interessi della importante minoranza cattolica.
Se dovesse svilupparsi ulteriormente, una simile prospettiva farebbe sorgere una contraddizione forte con il progetto originario di Toscana Democratica: proprio nel suo fulcro, e cioä nel considerare la collaborazione dei diversi come il suo valore propulsivo. Per evitarlo, occorrono uno sforzo convinto e la fantasia. Toscana Democratica non puï nÇ limitarsi all’ambito istituzionale ( perchÇ la non presenza a questo livello equivarrebbe all’estromissione dei liberaldemocratici) nÇ trasformarsi in una sorta di consiglio della corona ( perchÇ operando al solo livello di governo toscano rinuncerebbe ad indicazioni pió ampie).
Non intendiamo mettere in discussione quanto la coalizione ha fatto fin qui. Ma neppure assistere silenziosi ad un progressivo scivolare lontano dalla sua rotta originaria.

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