Riflessioni dopo le elezioni municipali

Finora, a Livorno, l’unica novità è il minuetto delle riunioni di alcuni partiti, manierate come il thé delle cinque o la serata letteraria. Dei presenti in Consiglio Comunale, solo la DC non è ammessa al salotto perchè non lo consente un etichetta che a parole è programmatica ma nei fatti è, come al solito partitocratica di rito romano.
Che l’unica novità sia il minuetto non deve però sorprendere, purtroppo. Anzi è la conferma sperimentale di come sia difficile cambiare qualcosa nell’amministrazione – che pure i livornesi hanno bocciato dandole solo il 45% dei voti – senza poter cambiare la classe dirigente che incarnava quella amministrazione nei programmi e nella gestione.
Eppure, in città, permane una grossa resistenza, culturale e psicologica, nel riconoscere questo dato di fatto. Specie nei vecchi oppositori di parte laica, si spera che sia possibile dare una svolta intrecciando commissioni e compromissioni con la vecchia classe dirigente. E’ del tutto illusorio perchè modo d’essere e mentalità delle persone e dei gruppi dirigenti non cambiano posizione così facilmente come un interruttore.
E’ per questo che il PLI propose lo scorso novembre di dar vita ad u ragruppamento di alternativa, che poi ha preso corpo e che ha avuto anche un qualche successo (40% in più rispetto al tradizionale elettorato liberale alla Regione) seppur non sufficiente ad eleggere un Consigliere. Resta un’intuizione giusta nel profondo anche se un pizzico anticipatrice e forse non abbastanza spiegata e propagandata.
Il nodo con il quale tutta la città dovrà presto confrontarsi è quello di cambiare indirizzi amministrativi e gruppi dirigenti. Questo in ogni caso, a prescindere dalla prossima costituzione di una giunta.
I minuetti del thé e dei dopocena letterari dovranno rapidamente approdare a qualcosa perchè la nuova legge fissa il termine di 60 giorni per eleggere i nuovi amministratori. Si può dare anche per scontato che la nuova legge rende più stabili gli Esecutivi e quindi più difficile cambiare la Giunta una volta eletta.
Ciò nonostante resta questo nodo. Non soltanto tra i partiti del minuetto non si suona lo stesso spartito ma ancor peggio non si pensa allo stesso genere musicale. Non vi é una sufficiente omogeneità su quella che deve essere la spina dorsale della nuova amministrazione. Del rseto on può bastare a far cambiare la prassi burocratico-dirigista degli amministratori degli ultimi anni, un pamphlet elettorale della ultima ora in cui si dice di scoprire una logica di tipo liberale, attenta ai diritti di citadini e che pone il Comune al servizio del cittadino senza pretendere di indottrinarlo. Per imboccare la strada non più dilazionabile di una amministrazione dinamica ed aperta, non si può che mutare le persone e le logiche fin qui dominanti.
Il dissenso dei liberali sull’operazione pensata alcuni mesi fa dal PSI e alla quale si sono poi aggregati i Repubblicani, sta proprio in questo.
Gli amici socialisti continuano a pensare ad un cambiamento totale nel modo di amministrare livorno senza che questo comporti anche un cambiamento di chi sta al timone. Ma di scelte di fondo nuove non se ne vede traccia ed é ben difficile se ne possa vedere fnchè al timone sarà la medesima classe dirigente che per anni si è comportata in un certo modo tutti i giorni e con la medesima impostazione. Né mi sembra possibile, sotto questo profilo, riporre eccessive speranze nel distinguo di Landi che sembrano essere più il crepuscolo di una lotta interna al palazzo che sta sgretolandosi piuttosto che l’alba di nuove prospettive.
Sarebbe insomma necessario che la nuova amministrazione avesse il coraggio di tre quattro scelte importanti praticabili concretamente in tempi determinati. ma non vedo come, anche con la miglior buona volontà di PSI e di PRI, si possa cambiare registro a Livorno con i vecchi amministratori sempre al timone. E’ senza dubbio probabile che entro i primi di agosto, anche sotto la spinta della nuova legge, si insedi la nuova amministrazione, ma sarà come imbiancare i sepolcri rivestendo con una nuova formula una mentalità di governo paurosamente vecchia.
Per questo, come liberali, auspichiamo che vada avanti iol discorso della costruzione di un raggruppamento alternativo.
A Livorno verrà prima di quanto si creda il giorno in cui si supereranno le resistenze culturali e psicologiche magari anche per l’incombere di nuovi meccanismi elettorali che favoriscano la scelta diretta dell’amministrazione da parte dei cittadini. Allora sarà ineludibile il nodo di cui parlavo.
Per cambiare classe dirigente bisogna cambiare amministrazione e per cambiare amministrazione bisogna contrapporre un raggruppamento alternativo nei programmi e nella consapevolezza.

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