Scusate, c’é stato un piccolo equivoco. Non sta a me dirlo ma, io non avevo rinunciato a illustrare la mozione e però a questo punto dato che mi é stata data questa speranza non vi voglio infliggere una delusione e quindi mi conterrò, rapidamente, e perché forse le cose sono anche più semplici nel dirle rapidamente. Io voglio dire inanzittutto che gli amici di NDL hanno inteso di confermare in questo congresso la fedeltà e la coerenza alla linea che portò alla formazione del nostro gruppo nel febbraio del 1986 e che ci ha visti fino a luglio di quest’anno, leali coerenti e decisi oppositori di una Segreteria che non avevamo contribuito ad eleggere, e di cui non condividevamo l’equivoca impostazione strategica, il dichiarato rifiuto della collegialità, l’inclinazione a declamare le battaglie politiche più che a farle.
Una linea quella di NDL che si sforza di essere profondamente radicata nei principi della società aperta, nei principi di una società dove l’individualismo é forte, ma altrettanto forte é il senso di solidarietà tra gli individui nella consapevolezza che la diversità non può mai essere solitudine, anzi, nella consapevolezza che si è diversi proprio perchè non si è soli e che dobbiamo alla collaborazione dei diversi, se oggi, qui e nel mondo, noi tutti, siamo più maturi, più ricchi e più liberi.
Solo che secondo i principi della società aperta non si può mai essere soddisfatti dell’essere oggi più maturi, più ricchi e più liberi di ieri, bisogna continuare a combattere, a pensare, a lottare, a cercare compagni di viaggio per diminuire nella diversità la solitudine.
A questi principi ci siamo ispirati nella politica esterna ma intendiamo ispirarci inanzittutto nel Partito e allora il primo equivoco da dissipare è che NDL sia un gruppo di pentiti del 21 luglio,noi non siamo pentiti del 21 luglio, anzi, riteniamo che se oggi è possibile riniziare una collaborazione, si proprio per il 21 luglio, perchè noi riteniamo proprio nell’ottica del principio della società aperta che il problema per i liberali è andare avanti e non guardare indietro ma avendo esperienza del passato, e quello che abbiamo voluto dire con l’esperienza dall’allora e quello che ne è seguito con l’opposizione da soli perchè a Genova siamo stati soli, caro Costa e caro Migliorini, a fare l’opposizione. Abbiamo voluto sottolineare che bisognava uscire dal tunnel in cui, cari amici congressisti, eravamo entrati da molto tempo, praticamente dopo il congresso di Firenze dell’81, un tunnel che non era tracciato nella realtà politica associale esterna, era un tunnel che noi stessi andavamo creando con i nostri errori politici di omissione e talvolta di presunzione di una sorte di trasporto unirico, man mano ci inoltravamo tanto baldanzosi quanto incoscenti senza curarci dei sintomi premonitori della decadenza che per natura fatalmente coglie chi non opera più all’aperto della realtà delle cose, la responsabilità da liberali dei singoli non sono stati uguali ma principalmente io credo che il peggior difetto era di quelli che erano spaventati del coraggio politico fino allora avuto e che cercavano di negare che quella lezione di coraggio e di lavoro politico che aveva portato i liberali negli anni 70 a crescere, a dare degli indirizzi nuovi alla ripresa del paese, in realtà non ci fosse mai stata.
Riprendendo come NDL il discorso che dopo Firenze è andato progressivamente disperdendosi per responsabilità che poi sono come classe dirigente di tutti, noi pensiamo non di dimenticare quello che abbiamo fatto, ad esempio, siamo ben fieri anche per differenza di quanto è successo dopo di esser stata la Segreteria la quale ha portato il Partito Liberale nel Paese una delle più importanti battaglie di civiltà e di cultura liberale quale è stata quella del Referendum sulla Giustizia ma proprio perchè bisogna andare avanti oggi occorre riprendere il confronto sulle ∑∑∑∑∑ ed il confronto sulla politica abbituandosi ad avere i dibattiti franchi, a fronte alta, abbandonando il buio dei corridoi e dei gruppettari tardo settantottini che si annidano in gruppi che non sono DL e anche in alcune redazioni altolocate. Noi crediamo che dopo luglio questo processo di collaborazione sia ripreso e abbia dato dei risultati , ma, già prima di luglio si era manifestata in qualche modo l’esigenza di ricominciare a dibattere insieme e questa esigenza si manifestò la prima volta dopo Genova nel novembre dell’87, quando si trattò di decidere cosa fare di fronte alla crisi del Governo Goria e improvvisamente si scoprì che i liberali non erano in grado di avere forza, non perchè avevano il due e mezzo per cento, perchè i liberali non hanno mai avuto molto più del due e mezzo per cento, ma perchè non avevano ancora matura, pronta, nel tascapane già preparata, quella proposta politica e programmatica che avrebbe consentito di rompere e scegliere strade dell’opposizione come per tantissimi anni abbiamo fatto, sapendo indicare alla gente ed al Paese perchè cosa i liberali si battevano, non come testimonianza, ma come proposta politica un domani per farla diventare proposta di una maggioranza di governo. Ecco perchè noi non riusciamo a farla diventare ruggito e come dice con felice espressione il prof. Martino ci limitammo al belato. Dopo luglio è stato già ottenuto un risultato che è fondamentale, il ritorno liberale alla chiarezza ed al riconoscimento della politica come valore in un partito che stava dimenticando che la politica fosse un valore e lo abbiamo ottenuto con il movimento di Costa che, creando la ∑∑∑∑∑ costituzionale , ha fatto forse il primo atto di contributo realmente positivo e fattivo per il Partito, non so se preteritenzionale, ma certamente che ha dato i suoi frutti, perchè su questo procedimento per motivi vari, non solamente politici, ma la politica è fatta anche di emotività e di scelte personali, si sono innestati anche altri processi, altre adesioni, dal nostro punto di vista, ahimè, anche quella dell’amico e molto ammirato e non dimenticato Segretario Alfredo Biondi, che poi hanno portato, come dire, ha strappare dai suoi libri il prof. Martino e a mettere finalmente dopo anni sul tavolo di questo congresso e dei pre-congressi, ed io spero vivamente del post-congresso, come primo piatto oserei dire come piatto unico quello della politica.
Perché vedete il problema non é dell’esser pendolari al di là delle battutedi cui gentilmente mi ha gratificato l’amico, perché anch’io ahimè, ormai sono diversi anni che ci conosciamo con l’amico prof. Martino, non credo che molti di Voi pensino che per me e per i miei amici se una volra c’era l’estrema sinistra, e poi l’estrema destra di Sterpa e l’estrema sinistra nostra, oggi si sia insieme allo stesso tavolo perché abbiamo fame, perchè le storie personali sono tali a dimostrare che questa sarebbe una battuta semplicistica, il prof. Martino vuole dire un’altra cosa e ci trova concordi, che ci sono differenze in altri punti che consentono di aggregare più in alcuni e meno in altri, anche se poi lo stesso prof. Martino correttamente precisa , che lui sarà disposto a farsi strumentalizzare da chiunque voglia chiedere la sua collaborazione nella diversità, come è giusto e corretto, per dei liberali che non fanno della diversità una muraglia di pietra o concettuale o che son disposti a restar diversi, ma a collaborare e allora questa spinta alla politica come piatto unico ha portato già a dei fattori che a mio parere sono molto positivie che rapidamente elenco. Il NO allo Stato precettivo, ma quando dico, è chiarissimo che noi per tradizione il Partito è contrario allo Stato precettivo, ogni tanto se lo dimentica magari, anche di recente ha avuto qualche allucinamento ma le indicazioni date approssimativamente sono giuste, ne potrei aggiungere altre, la cultura della droga va battuta, ma va battuta da liberali convincendo, facendogli capire gli errori non punendo come deterrenti alle convinzioni, il porno va se si vuole non scelto, ma certamente non va precluso come nel medio evo si precludevano le letture dei libri che inneggevano al teatro, di questa battaglia contro lo Stato precettivo è una battaglia liberale che talvolta i liberali dimenticano con errate concezioni dello stare al Governo con la maggioranza, è già positivo seconda cosa, che si sia riscoperto, ora tutti lo dicono, ma quando si diceva alcuni tempi fa già noi, compreso questo, uno dei motivi di fondo della creazione del gruppo di NDL nel febbraio 1986, quando si diceva che non potevamo essere moderati stando al Governo con la preoccupazione di non poterne mai uscire restando prigionieri delle proprie tremebonde paure e allora noi si era dei traditori, dei vaneggiati, oggi invece si scopre tutti con il confronto con la destra che invece è importante non essere moderati nel senso di non vivere in babbucci perchè vivere politicamente è mischiarsi alla realtà, senza rinunciare al privato del singolo e del partito ma capendo che il privato esiste solo perchè si deve confrontare con gli altri in un confronto scambio politico dialettico, perchè la radice di stare al governo con capacità è quella appunto di rinunciare a questa forma in belle moderatismo per capire che si governa per far fare le scelte e non per godere di soffici mollezze.
Sono un pochino meno d’accordo sulla questione del “ci vuole il motto” perchè il motto ci vuole nelle società o dittatoriali o nelle società decadenti. Io credo, o prima ancora spero, che in Italia non siamo ancora una società decadente, anzi, credo ancora di più che nelle società come quella italiana ci vuole di più le persone che sono saggie e che sanno al contempo conservare un granello di pazzia per non essere un pò troppo moderate, perchè il vero nemico del liberalismo è il
conformismo, ma non è che si può essere anticonformisti rinuncinado alle responsabilità di Governo del Paese, perchè una società una complessava governata e non è libera e può essere preda di tutti i fondamentalismi, di tutti gli irrazionalismi ed integralismi, e allora questo confronto con la destra costituzionale che cosa sta facendo emergere, che le difficoltà non sono su questi punti, e io credo, forse nemmeno su un altro, perchè io non credo che il prof. Martino, personalmente pensi ad alcuna libertà solo per alcuni, e sono convinto anch’io che pensa a difendere, come liberale, tutte le libertà per tutti i liberali solo che ho l’impressione che sottovaluti un’altra questioni in termini politici e cioè che quando ci dice, altra cosa sulla quale siamo d’accordo, il liberalismo è libertà di scegliere, è qua il punto, se è libertà di scegliere la libertà di scegliere non può essere tale quando si può scegliere solo una cosa, mi sembra elementare, e allora come può un liberale pensare che sempre una stessa classe, o uno stesso centro sociale, o una stessa ideologia politica, o uno stesso gruppo di persone abbia una volta per tutte su tutto ragione, (interruzione da parte di un ascoltatore) esatto, ed è proprio per questo non dimenticando, dicevo, ne eri forse fuori all’inizio del discorso, noi riteniamo che il problema non è pentirsi ma confermare quello che è stato ma non fermarsi con il collo indietro perchè il liberale per natura deve ricordarsi le cose che sono successe ma il collo deve avere in avanti perchè deve leggere come quei giudici di ieri, davanti, la legge è uguale per tutti, e allora questa libertà di scegliere di Martino sulla quale credo tutti siamo d’accordo in termini politici deve far sì che il Partito Liberale non debba essere mai prigioniero di questo concetto per cui poi di fatto solo un tipo di scelta a favore di alcuni ceti sociali, a favore di alcuni indirizzi, a favore di alcune priorità sia degno di essere scelto perchè questo è l’origine del conservatorismo che poi degenera in Giunte di Stato e di situazioni sempre oggettivamente difficili. Io non sò onestamente cosa pensa il prof. MArtino si debba scegliere quando queste condizioni potranno maturare, sò però che cosa sceglierà l’on. Costa, anzi, devo anche precisare, sò anche cosa sceglierà l’on. Biondi, perchè lo ha già dimostrato, sceglierà quello che in quel momento sembrerà a tutti i liberali la cosa più opportuna, cioè la scelta che è capace di massimizzare in quel momento la libertà nel nostro Paese, lo ha già fatto molte volte senza difficoltà e senza paura e lo rifarebbe, sò però che cosa farà l’on .Costa, perchè lo ha già detto fin dalla scelta del suo nome che lo dice l’acrostico destra costituzionale che vuol dire anche Democrazia Cristiana intercambiabile, la scelta di Costa è un tipo di scelta che perpetua di fatto, al di là dell’intenzione di nuovo preterintenzionale come risultati forse dell’iniziativa presa da luglio, l’egemonia della Democrazia Cristiana, noi non vogliamo demonizzare nessuno ma crediamo che non ci sia scritto in nessun libro della storia che ci sia un predestinato a governare anche in Italia per sempre.
E allora, e chiudo, e allora in realtà il motivo per cui noi, come ho detto all’inizio crediamo che si debba andare avanti è perchè i due gruppi, dico due, perchè uno si presenta insieme e con na mozione unica e quindi mi riferisco politicamente al quacerbo cioè al gruppo di Democrazia Liberale e Autonomia Liberale e l’altro gurppo il nostro che insieme con il preambolo concorreranno all’elezione del Segretario si ritrovano su una convinzione profonda che è decisiva per il Partito per uscire da quel famoso tunnel nel quale entrammo non per la realtà esterna ma per le nostra particolarità interne dopo Firenze, e cioè il fatto decisivo che i Liberali non sono molto, ma se sanno riconquistare la convinzione e la forza delle loro idee, possono essere decisivi, e la parola chiave è appunto “decisivi”, non per accodarsi a questo e quella scelta che altri faranno e poi noi topini topini vediamo chi può andar meglio ed essere vincitori o convenire quatti quatti senza mai ∑∑∑ farci vedere, casomai ci aggrappiamo ad un fratellino e magari su una seggiolina e via, oppure andiamo viceversa all’opposizione, ma squittendo flevolmente e non riuscendo ad innescare un processo nemmeno di divisibilità.
Il problema decisivo e che i Liberali se non ritroveranno la forza delle proprie idee devona far maturare una situazione politica nella quale, come dice un nostro caro amico, non dovranno essere l’ago della bilancia ma dovranno essere il peso che sposta la bilancia di volta in vota secondo le necessità che si presentono nel Paese.
Lealtro giorno l’amico Sterpa ci disse in una riunione, molto amabilamente, che questi erano problemi seri, validi da esaminare,da vedere, però tenendo presente che la strada era ancora molto lunga e io sono convinto che la strada è molto lunga, io non credeo nelle utopie, ma credo negli obirttivi e credo che la generazione, ancora la nostra, ma credo di quasi tutti qua dentro, debba saper coltivare l’obiettivo di veder realizzato anche in Italia quel sistema occidentale di ricambio al Governo che è l’essenza vera del liberalismo, ecco perch collaboriamo con questa Segreteria, perchè il Partito ha ritrovato la piattaforma di una prospettiva politica e con essa ha posto le premesse per un suo rilancio anche elettorale.
Grazie amiciuova emocrazia iberaleuova emocrazia iberaleuova emocrazia iberale orza delle proprie idee devonolL’e in una riunione, molto amabilrada è molto lunga, io non credelle utopie, ma credo negli obieè�¢�� ⁄�

