Votazioni sul calendario venatorio

PRESIDENTE. La parola al consigliere Mo­relli.

MORELLI. Noi interveniamo nuovamente con alcuni emendamenti perché , rispetto all’iter complessivo di questi calendari nel corso della legislatura, è vero che sono avvenuti, come dice­va il consigliere Fioravanti, alcuni mutamenti e modifiche, però sostanzialmente grandi innova­zioni non ci sono, perché di fatto il calendario è stato ridotto a adempimento tecnico, perdendo progressivamente il carattere di indicazione programmatica delle modalità di caccia rispetto alle situazioni variabili dello stato del territorio e della selvaggina. In sostanza è stata abbandonata ogni volontà di usare il calendario venato­rio per portare progressivamente la pressione, il rico di caccia sul territorio toscano, a dei imiti non certo vicini allo zero, cioè all’annul­lamento, ma al contrario a dei limiti più coeren­ti con le situazioni in essere nel nostro tipo di sociietà.

Fu quattro anni fa la prima volta in cui ci trovammo a discutere questo tipo di calendario, sottolineando come per noi il fatto di andare a caccia sia una scelta di tipo personale, cioè noi siamo pro o contro la caccia, ognuno assecon­da i propri gusti, desideri, valori, può deci­dere di andare o non andare. Noi facciamo una questione di corretto uso del territorio. Speravamo ­che in questi anni le cose potessero mi­gliorare in prospettiva, dobbiamo dire che vice­versa qualche miglioramento ci può esser stato in prospettiva ma in sostanza non si è avanzato per nulla.

Con questa consapevolezza abbiamo presen­tato degli emendamenti che non sono in contra­sto con la legge. Infatti il testo della legge e gli articoli n. 12 e n. 20 della legge n. 968 e della legge regionale, danno la possibilità di interven­ti straordinari purché motivati da parte dell’En­te che emana il calendario. Quindi approfittan­do di queste disposizioni legislative, del combi­nato disposto di questi due articoli, abbiamo presentato degli emendamenti che sommaria­mente tendono a configurare un più corretto uso del territorio, tendendo a diminuire la pres­sione venatoria senza minimamente intaccare la possibilità di andare a caccia.

In sostanza gli emendamenti che proponiamo sono: l’abolizione della preapertura ferragosta­na, che oltretutto anche molte associazioni di cacciatori riconoscono essere inutile e assurda; la riduzione della giornata di caccia fino alle ore 14 per consentire agli animali di svolgere anche proprie funzioni vitali senza l’assillo continuo del cacciatore; la revisione del sistema delle giornate di caccia, ma aumentando i giorni di silenzio venatorio, cioè introducendo come si­lenzio venatorio anche il mercoledì e vietando che i tre giorni di caccia siano effettuati conti-nuativamente, anche questo per evitare che ci siano delle vere e proprie spedizioni di tipo quasi militare, che sono rese possibili appunto dalla durata consecutiva dei tre giorni, cioè sabato, domenica e lunedì, per andare a caccia­re, quindi aumentando anche in questo senso la pressione venatoria; infine la proposta, che ci sembra assai significativa, di rendere obbligato­rio l’intervento del Consiglio regionale con mi­sure restrittive, o di sospensione della caccia per determinati periodi o di anticipata chiusura, qualora nel corso dell’anno si verifichino situa­zioni e circostanze che rechino danni alla popo­lazione sia stanziale che migratoria della fauna. Anche questo è un provvedimento che tende a regolamentare e rendere ottimale l’uso del terri­torio, rientrando nei disposti dell’art. n. 12 della legge n. 968 e dell’art. n. 20 della legge n. 17. Questo vuol dire che abbiamo dato a quelle che sono le disposizioni di legge un’interpreta­zione di tipo operativo, di tipo evolutivo, che consente al calendario venatorio di recuperare quelle caratteristiche di intervento programma­torio che viceversa la crescente burocratizzazio­ne dello stesso ha disatteso facendone ormai essere una specie di bollettino dell’ISTAT, non più un qualcosa di veramente vivo e vitale, a parte alcuni aggiustamenti che di anno in anno vengono inseriti.

Noi possiamo anche capire che problemi di legge, o altro, su alcuni di questi emendamenti possono portare a una maggior freddezza o comunque difficoltà da parte della maggioran­za. Ma su altri, specie su quello che ho citato per ultimo e che è quello sull’aumento delle giornate di silenzio venatorio, io capisco solo che ci sia un pregiudiziale.Se no, questo deriva dalla precisa scelta politica di non affrontare mai il problema di ridurre la pressione venato­ria in Toscana, nonostante l’abnorme livello che in Toscana, la stessa pressione venatoria, ha raggiunto. Se veniamo fuori da questa ipotesi non si vede come si possa preliminarmente ri­fiutare questo tipo di emendamenti, che del resto in forme diversificate ma che però nella sostanza non sono solo quelli del nostro gruppo perché sono echeggiati anche emendamenti con­simili presentati anche da altri gruppi, ma co­munque che tentano di arrivare a una consimile filosofia.

Noi crediamo che su questa storia della cac­cia, i tempi trascorsi tendano a dimostrare le vicende collaterali ma comunque significative in settori vicini, tipo la questione del tiro a volo, le note vicende di Montecatini, che qualora non vi sia da parte della maggioranza nessun segnale di disponibilità a percorrere questa strada non ideologizzante di abolizione della caccia ma di progressivo contenimento della stessa in limiti normali dei Paesi simili al nostro, allora biso­gnerà veramente che tutti coloro che sono sensi­bili a questo problema di riduzione della pres­sione venatoria trovino la maniera di agitare il problema con iniziative giuridiche, di legge, po­litiche. Continuando di questo passo si avrebbe una negativa influenza anche sulla con­sistenza numerica e, in prospettiva, esistenziale di diverse specie. Quindi non avremmo nessun tipo di vantaggio sotto nessun profilo per il nostro patrimonio complessivo, né nel settore agricolo né nel settore della conservazione del territorio.

Noi pensiamo che le dichiarazioni del consi­gliere Fioravanti, poi misurate emendamento per emendamento, trovino una auspicabile maggior meditazione- Diciamo che siamo con­trari allo spirito complessivo dell’articolato, pur riservandoci eventualmente, alla luce di questi emendamenti, di esprimere un più pun­tuale giudizio su quanto emergerà dalla stessa discussione.

(omissis)

PRESIDENTE. …….Al punto 2 sono stati presentati tre emendamenti sopprerssivi dell’intero lettera a)…..uno da parte del gruppo PLI, uno da partedel gruppo della DC , che si rifericono alla preapertura, già illutrati negli interventi dei consiglieri Pizzi e Morelli. Pongo in votazione questi emendamenti.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE…….. Il gruppo PLI ha esibito ancora al punto 2 un emendamento aggiuntivo alla lettera f) . La parola al Consigliere Morelli per illustrarlo.

MORELLI. Vorrei attirare l’attenzione dei Coniglieri per una questione tecnica. Io ho citato nche nel mio intervento che questo emendamento sostanzialmente deriva dagli art. n.12 e n. 20 delle due leggi , ma deriva quindi (non è esattamente uguale)nel senso che in questo capoverso di comma che vorremmo aggiungere – prendendo spunto da questi due articoli della legge nazionale e regionale – diciamo qualcosa di più. Mentre la legge regionale dice che il calendario venatorio può recare disposizioni anche riduttive e non va oltre, noi qui introduciamo il concetto secondo cui il calendario venatorio, dovendo essere uno trumento flessibile, da la possibilità in sé stesso al Consiglio Regionale e ne fa obbligo di intervenire qualora si verifichino nel coro dell’anno (quindi dopo l’emanazione del calendario venatorio) delle situazioni che arrechiino danno sia alle popolazioni sia alle prede sia stanziali che migratorie. Quindi sarebbe opportuno inserire questo testo aggiuntivo in modo da indicare qualche modalità di intervento da parte del Consiglio Regionale su degli eventi che potrebbero verificarsi.

(omissis)

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamendamento aggiuntivo al punto 2, lett. f) presen­tato dal gruppo del PLI che ha il seguente testo:

Alla fine del comma f dopo la data 10 marzo 1985, aggiungere: Qualora si verifichino nel corso dell’anno situazioni e circostanze che ar­rechino danno alle popolazioni sia stanziali che migratorie della fauna ornitica, minacciandone in modo apprezzabile la consistenza numerica, è fatto obbligo al Consiglio regionale di interve­nire con misure restrittive, sospendendo la cac­cia per determinati periodi oppure anticipando­ne la chiusura.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. ………. Al punto 3 è stato presentato dal gruppo del PLI un emendamento interamente soppressivo del 1 ° comma. La parola al consigliere Pizzi per dichiarazione di voto.

PIZZI. Vorrei dire che voteremo a favore in quanto consegue al primo emendamento posto nel punto precedente.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emen­damento interamente soppressivo del 1 ° comma del punto 3 presentato dal gruppo del PLI.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Al punto 3 è stato presentato dal gruppo del PLI un emendamento soppressi­vo dell’ultimo comma. Lo· pongo in votazione.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Al punto 4 sono stati presen­tati diversi emendamenti: ………….. uno soppres­sivo del 1 ° comma da parte del gruppo PLI, uno soppressivo e modificativo· del 2° comma sempre del gruppo PLI, ……… La parola al consigliere Morelli.

MORELLI. Vorrei richiamare l’attenzione su questi emendamenti tendenti a limitare le possi­bilità complessive di caccia, senza diminuire i giorni nei quali per ogni cacciatore la caccia è consentita. Questo viene raggiunto aumentando i giorni di silenzio venatorio, oltre al martedì e al venerdì nazionali, aggiungendo anche il mer­coledì e introducendo la logica del non possibile cumulo per tre giorni di fila di quei tre giorni nei quali il cacciatore può esercitare l’attività venatoria. Anche questo mi sembra un modo per vietare le spedizioni militari sull’appennino o in altri luoghi dove in genere avvengono queste cose, senza peraltro diminuire nel complesso le possibilità di andare a caccia. In sostanza anche questa è una misura che tende a programmare l’uso della caccia evitando quelle punte che pos­sono essere negative sia per la fauna sia per un corretto uso del territorio.

(omissis)

PREDIDENTE. Pongo ora in votazione l’emendamento sop­pressivo del 1 ° comma indicato al punto 4 presentato dal gruppo del PLI con il testo seguente:

Primo comma, quarto rigo, togliere la parola mercoledì.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Sempre al punto 4, dal grup­po liberale, è stato presentato un emendamento soppressivo e modificativo del 2° comma che ha il seguente testo:

Secondo comma, cassare completamente e sostituire con il seguente:

Per l’intera stagione venatoria, fermo restan­do il divieto di caccia nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì, è consentito di usufruire non più di due giorni consecutivi delle giornate disponibili.

Lo pongo in votazione.

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Al punto 4 c’è un emenda­mento soppressivo del 2° comma presentato dal gruppo della DC, che il collega Pizzi ha illustra­to nel suo intervento. Esso ha il testo seguente:

Sopprimere l’intero secondo periodo da Nel periodo 7 ottobre fino a giornate disponibili.

Lo pongo in votazione.

– Il Consiglio non approva –

(omissis)

PRESIDENTE. ……….Rimane l’ultimo emendamento soppresssivo al punto 6 presentato dal PLI che ha il testo seguente : “Primo comma, secondo rigo, sopprimere la dizione ak tramonto secondo i seguenti specifici orari e sostituire con alle ore 14,00 : sostituire anche nei susseguenti orari divisi inn tredici fasce l’ultima parte con alle ore 14,00 ” . Lo pongo in votazione.

– Il Consiglio non approva –

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