PdL n.157/84 , piano sanitario ’84-’86

(omissis) …esame art,31 ,

PRESIDENTE. ….. All’art. 31 è stat presentato un emendamentosostitutivo al 4° commadal gruppo PLI a firma Morelli nel testo “Art.31, comma 4, sostituire “durata di 1 anno” con “durata di 2 anni”…….. Per l’illustrazioine dell’emendamento ha la parola il Consigliere Morelli.

MORELLI. Questo è un emendamento diciamo di precisazione, nel senso che questo 4° comma prevede che i responsabili dei servizi devono essere nominati per un solo anno nel caso non ci sia una richiesta specifica di svolge­re questo servizio. A noi sembra che in un Paese dove c’è una tendenza «culturale» a ri­manere moltissimo nei posti, questo comma sia più realista del re, nel senso che prevede che, nel caso che non vi sia richiesta, la nomina avvenga a rotazione di anno in anno.

Ora, poiché l’obiettivo di questi servizi del settore sanitario è quello poi in qualche modo di farli funzionare, ci sembra che queste unità operative tutto sommato potrebbero trovare miglior direzione qualora, anche nel caso di cui al comma 3, la nomina venisse almeno per due anni e non solo per un anno. Tener presente che il comma l, il caso generale, prevede una nomi­na per un triennio. Quindi in fin dei conti già se si scende a due si sottolinea in un certo senso la precarietà di questa nomina rispetto al triennio, ma non si arriva di anno in anno, che a noi sembra soprattutto in una situazione di diffi­coltà, cioè di assenza di domande, che posso aprire la porta a grosse confusioni, perché, ri­peto, in Italia non c’è questa cultura come in altri Paesi del cambiare nelle cose che si ammi­nistrano di anno in anno persone diverse. Quin­di noi abbiamo presentato l’emendamento per vedere di riportare più vicino alla realtà e alla nostra pratica l’esigenza di direzione delle unità operative.

PRESIDENTE. Sull’emendamento ha la pa­rola l’assessore V estri.

VESTRI. Noi avevamo stabilito un anno pensando che trattandosi di una nomina che avviene senza l’assenso della persona si potesse arrivare a formulare una nomina per un tempo limitato in modo da superare al più presto pos­sibile questo elemento di contrarietà, ma, vo­glio dire, non è questione su cui c’è da fare una grande controversia. Se il Consiglio ritiene che il portare a due anni possa conferire una mag­giore stabilità, non c’è opposizione da parte nostra.

PRESIDENTE. Altri interventi non ve ne sono. Pongo in votazione l’emendamento sosti­tutivo al 4° comma presentato dal gruppo del PLI.

– Il Consiglio approva –

(omissis)

PRESIDENTE. All’S° comma c’è un emen­damento modificativo da parte del PLI. La parola al consigliere Morelli per l’illustrazione.

MORELLI. Essenzialmente l’emendamento è quello del 10°, questo dell’8° è un migliora­mento nel testo che serve a sottolineare l’indi­rizzo che con l’emendamento al paragrafo 10 si vorrebbe introdurre. Il discorso che noi faccia­mo è nell’ambito della discussione che è stata fatta qui in generale sul rapporto fra pubblico e privato. Noi sosteniamo che è giustissima l’esi­genza di aumentare la qualità dei servizi della parte pubblica a ciò dedicando ogni impegno finanziario, politico e culturale della struttura pubblica, in primis del Consiglio e della Giunta regionale, però non ci sentiamo di far in qual­che modo se non coincidere comunque raccor­dare il necessario sforzo per raggiungere una maggiore qualità con la tendenza, che è presen­te chiaramente in questo articolo, a privilegiare il servizio dalla parte privata. Questo ci sembra concettualmente un grave errore, oltretutto che va contro le esperienze che son state fin qui fatte, perché le esperienze fatte stanno a dimo­strare che il pubblico trova crescente difficoltà perché non eroga servizi di sufficiente qualità e non perché ha delle difficoltà di spazi ad esso servizio riservati. In questa logica a noi sembra che sia viceversa necessario perseguire la strada di assicurare al servizio pubblico un’alta qualità e nel contempo rispondere ai requisiti costitu­zionali e anche ad una esigenza di efficienza nella ricerca e nell’erogazione dei servizi, assi­curando un giusto equilibrio fra la parte pubbli­ca e quella privata, giusto equilibrio che oltre­tutto, al di là anche dei motivi di efficienza di tipo di intervento medico, assicura, com’è

noto, anche una certa fase di risparmi, purché almeno – in questo senso sono comprensibili gli emendamenti dei socialisti – siano rispettati certi standar medi da parte privata, ma a quan­to ci risulta a parità di standard il costo delle convenzioni è molto minore. Allora noi dicia­mo: prima di tutto un errore è quello di dire sospendiamo addirittura non tanto la possibi­lità di nuove convenzioni quanto addirittura la possibilità di proseguire nelle convenzioni in essere, perché questo non tende a migliorare la qualità del servizio pubblico ma tende a fare un giochetto delle tre carte e dire che se il servizio pubblico ha maggior riserva, leggi monopolio, di certe funzioni, allora anche migliore è la sua qualità. Questo non è vero, l’esperienza ci dice che non è vero. Anzi, noi siamo convinti del contrario, cioè siamo convinti che il servizio pubblico tanto meno ha occasioni di confron­tarsi con un altro servizio di tipo privato quanto più aumentano le sue disfunzioni e le sue inca­pacità di rispondere a quella produttività che il collega Pezzati prima diceva essere quella di curare la salute. Quindi questo è il primo errore che a noi sembra esserci. Secondo fatto: se si entra in quest’ottica, cioè che non si può tende­re a dire che si migliora la qualità del servizio pubblico aumentandone lo spazio riservato per legge, allora anche il discorso di ridurre le con­venzioni e ridurle in certi settori, cioè in quelli ove è prevedibile razionalmente una necessaria riduzione nel potenziale erogativo previsto nei piani di settore, allora in questi casi è un altro errore fare il taglio nel settore privato. Per una considerazione anche qui di coerenza comples­siva, sulla quale non abbiamo dubbio nel dire che i fatti fra quattro, cinque, sei anni ci daran­no ragione. Già questi esperimenti sono stati fatti e hanno portato sempre a questa con­seguenza, e cioè che se e quando si tratterà di dover ulteriormente ridurre o comprimere que­sti potenziali erogativi complessivi, alla luce, al limite, di un certo successo complessivo dell’in­tervento profilatico anche in vari settori, per cui siamo a un livello di miglioramento, allora se e quando si dovrà ridurre questo potenziale ero­gativo complessivo questa riduzione sarà tanto più difficile quanto più dovrà essere effettuata nel corpo di un servizio pubblico sempre più ormai presente, perché si sa che questo pararnetro di elasticità è molto minore, cioè il parame­tro è tanto più anelastico quanto più è un para­metro relativo a un servizio pubblico.

Allora noi diciamo, se ci sono dei casi in cui il poten­ziale erogativo previsto dal piano di settore è inferiore a quello in essere, non ci sembra cor­retto su un piano concettuale ridurre la parte, ridurre semplicisticamente, perché ci possono esser dei casi in cui si deve ridurre perché, mettiamo, un servizio che c’è nella zona, assol­to dai privati, non va bene, non rispetta questi standard, questo è tutto un altro discorso, allo­ra è chiaro, anzi è obbligatorio che il servizio pubblico intervenga e dica no, qui bisogna assi­curare ai cittadini un minimo, ecc. ecc., ma qui si sta parlando di un’ipotesi in cui invece questi standars siano rispettati, allora in questa ipotesi è secondo noi controproducente tagliare nel pri­vato perché così tagliando la Regione, cioè la parte pubblica, la parte di controllo complessi­vo del servizio, dà un forte contenuto di rigidità alla struttura medica di intervento.

Ecco perché abbiamo fatti questi due emen­damenti. Anche l’altro, quello del comma 8, parlava di un piano operativo piuttosto che di un piano di riconversione dell’attività, come è il testo in essere, proprio per sottolineare in qual­che misura la necessità di non puntare immedia­tamente all’idea che il privato può solo ricon­vertirsi perché non può far altro, no, una dizio­ne più generale, cioè piano operativo, i cui contenuti saranno da verificare a seconda deJle necessità del momento.

Quindi, concludendo, a noi sembra che pro­prio in base alle preoccupazioni che l’assessore ha manifestato per opporsi all’emendamento sostitutivo globale del gruppo socialista su que­sto articolo, dicendo che gli standard previsti dall’allegato 9 successivo in qualche modo in­trodurrebbero una forma di rigidità nella ge­stione di programmazione, dei piani vari nella sanità toscana, proprio noi allora si dovrebbe concludere caso mai che non dovrebbe essere introdotto un criterio di automaticità nella ri­duzione, quando tale riduzione è prevista· dal piano, nel settore privato, perché viceversa an­che qua si dovrebbe valutare, su tutta una serie di basi parametrali e di indirizzo complessivo, certo non sulla base di una precisa disposizione di legge. Voi sapete che noi siamo affezionati alla tesi che se si dice una cosa in una legge, questa legge va rispettata, non si può poi dire ma non abbiamo visto, forse, vedremo, come, ma. No, se si scrive una legge, la legge va rispettata e se la legge va male caso mai si cambierà.

Quindi questo è un emendamento che noi abbiamo presentato in Commissione e sul quale insistiamo soprattutto nella convinzione che an­che se non avremo ragione oggi, qualora o in tutto o in parte o in tendenza o comunque accettando una ·forma di riduzione della precisa indicazione del tassativo testo dell’articolo, pressoché certamente avremo ragione nei fatti; perché poi questa rigidità nelle previsioni di programma quasi sempre si viene a scontare con la realtà delle cose, che ha una forza e una capacità evolutiva molto superiore all’inventiva anche del legislatore e quindi anche nostra.

Quindi noi auspichiamo che la Giunta possa prendere in esame almeno lo spirito di questo emendamento, altrimenti ci rimettiamo al giu­dizio dei fatti che, ahimé, purtroppo temiamo che se non viene in qualche modo limitata la portata del comma 10 dell’art. 44 nel testo at­tualmente presentato all’esame del Consiglio sarà una lezione abbastanza dura e negativa, tale cioè da infirmare l’obiettivo di fondo del piano, che è quello in fin dei conti non di stabilire se è più bravo il pubblico o il privato, bensì l’obiettivo è quello di assicurare al cittadi­no il miglior servizio, in senso di diffusione e di qualità possibile nel settore sanitario.

(omissis)

PRESIDENTE. Non ci sono altre dichiara­zioni di voto. Pongo in votazione 1’8° comma modificativo del gruppo del Partito Liberale.

Comma 8. Sostituire le parole «un program­ma di riconversione dell’attività» con le parole «un piano operativo».

– Il Consiglio non approva –

PRESIDENTE. Pongo in votazione il 10° comma, sostitutivo dell’intero comma, semprepresentato dal gruppo del Partito Liberale, che ha il testo seguente: Comma 10. Sostituire il comma 10 con il seguente:«Non è comunque ammessa la stipula di nuo­ve convenzioni concernenti attività di ostetricia e pediatria salvo conferma di quelle in atto. È previsto, per quanto riguarda ciascuna di tali attività, la riduzione, nel contesto del servi­zio pubblico, di posti letto nel numero equiva­lente a quello complessivo, di ciascuna di tali attività, in opera nelle strutture private conven­zionate».

– Il Consiglio non approva

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