La diversità è un criterio laico

La scomparsa di Emma Bonino ha avuto ampio eco sui mezzi di comunicazione e domani ci saranno i funerali di Stato. Un degno ricordo di una vita impegnata in battaglie politiche all’insegna della visione radicale della laicità, promosse con grande coerenza insieme a Marco Pannella, anche se non con la sua inventiva.

Nel farlo, tuttavia, alcuni media di primo piano diffondono di questa vita una versione che, pur ripetuta da oltre un quarantennio, non corrisponde affatto a quanto avvenne. La versione è che Emma Bonino avrebbe guidato i Radicali prima all’introdurre la legge sull’Interruzione Volontaria della Gravidanza nel maggio del 1978 e poi a vincere il Referendum Confermativo nel maggio di tre anni dopo.

Di una simile versione, la sola cosa vera è che i Radicali erano a favore del consentire all’aborto con una legge. Nel merito legislativo, però, in Parlamento votarono contro la legge 194 e al Referendum  presentarono un proprio quesito abrogativo.

I Radicali assunsero tale posizione perché secondo loro la 194 non rispettava la piena libertà delle donne di autodeterminarsi. L’aborto doveva essere un diritto civile autonomo, non soggetto a limiti di tempo (entro 90 giorni di gestazione) o procedurali (il doversi effettuare solo in strutture pubbliche o convenzionate) oppure burocratici. Perciò i Radicali, in Parlamento, votarono contro la 194 insieme e DC e Movimento Sociale. La 194 venne approvata alla Camera in una seduta fiume nel mezzo del rapimento di Aldo Moro,  da PCI, PLI, PRI , PSDI, PSI, Democrazia Proletaria e alcuni del Gruppo Misto. Nel complesso poco sopra il 50%.

I Radicali furono contrari alla 194 anche ai Referendum del 1981. Si votò a metà maggio su cinque testi abrogativi. Quello dei Radicali (che abrogava controlli, adempimenti e sanzioni riferiti alla 194), altri tre dei Radicali sull’ordine pubblico, sulla pena dell’ergastolo, sul porto d’armi, e  un testo dal Movimento per la Vita sui motivi per l’interruzione di gravidanza. Andarono alle urne poco meno del 80% degli aventi diritto e furono bocciate tutte e cinque le proposte (la proposta radicale contro la 194 ottenne il 11,6% , quella del Movimento per la Vita il 32,0%).

I fatti sono questi. Il criterio sperimentale dei liberali impone di rilevare che i mezzi di comunicazione, da allora e ancora oggi, hanno stravolto la narrazione sull’aborto. Un po’ alla volta, hanno instillato la falsa convinzione che la legge sull’aborto fosse stata prodotta dai Radicali. Senza mai sottolineare che il testo radicale riportò solo un ottavo dei voti dei favorevoli alla 194. 

Un simile falso storico non va dimenticato. Da qui è iniziata l’abitudine a non dare importanza al parlamento (che rappresenta i cittadini e prende decisioni equilibrate) ma al valorizzare la vulgata dei media e i loro sondaggi non professionali, per tracciare la linea giusta del dover essere e il presunto volere dei cittadini. Questa abitudine costituisce un danno gravissimo al convivere.

Nel narrare  la vicenda della legge 194, si trascurò che scegliere la via dell’interruzione volontaria di gravidanza migliorava la convivenza, ma non poteva significare che tutti approvassero questo indirizzo. Al di là dei diritti di legge individuali, ogni cittadino è diverso dagli altri. Pertanto è sbagliato pretendere che l’aborto sia un criterio accettato da tutti, oltre al rispetto della norma che ne ha legalizzato l’applicazione.  

Esaltare Emma Bonino sulla 194 – quando lei si oppose in ogni maniera, volendo liberalizzare di più la norma ed ampliare l’autodeterminazione femminile – non è solo un errore di cronaca. Nasconde il criterio della diversità nello scegliere per migliorare la convivenza responsabile. Un criterio inseparabile dalla laicità istituzionale.

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