Ancora su libertà di scambio e azione NATO in Ucraina (a Danilo Taino)

da Raffaello Morelli a Danilo Taino giovedì 30 maggio ore 20,40

Mi fa molto piacere di concordare su una larghissima parte del nostro ragionamento. Quanto alla riserva, mi pare utile svolgere una considerazione ulteriore. Con la frase che Lei riporta, non intendo negare la Sua valutazione circa la controversa interpretazione degli accordi di Minsk (anche se tale valutazione può al più riferirsi al Protocollo di Minsk dell’estate 2014 e non al secondo del dicembre 2015, in vigore dal 2016). Voglio piuttosto sostenere che l’attività della NATO da allora non ha tenuto conto che l’Ucraina aveva di fronte la autocrazia russa e che pertanto la scelta di una libertà non imperiale avrebbe dovuto restare distante da ogni atto interpretabile come di inimicizia da quell’autocrazia. Così non è stato. Una conferma ulteriore si è avuta proprio oggi nel discorso di Stoltenberg, teso di nuovo non a costruire condizioni per una pace bensì a fomentare l’illusione dell’Ucraina vittoriosa nonché la tesi del pericolo per l’Occidente di un mancato successo. Il che è una deviazione sostanziale dalla linea di un Occidente coerente con le proprie radici nella battaglia contro le autocrazie nel segno della libertà di scambio.

Un caro saluto

RM

da Danilo Taino a Raffaello Morelli, giovedì 30 maggio ore 15,47

Sono quasi completamente d’accordo con lei. Soprattutto sulle conclusioni. Gli Stati, ahimè, fanno sempre gli Stati, se poi hanno tendenze non dico imperiali ma almeno egemoniche…
Unica piccola riserva: non sono così certo che la nato abbia “spinto in ogni modo l’inimicizia dell’Ucraina verso la Russia”. Gli accordi di Minsk sono come minimo controversi nella loro interpretazione. In più, mi pare che fossero gli ucraini a volere stare con l’Europa e con l’Occidente. Non direi che Putin aveva buone ragioni, nemmeno qualcuna, in verità. Detto questo, ha ragione: c’è un problema crescente di libertà dei cittadini, in netta riduzione.
Un caro saluto
dt

da Raffaello Morelli a Danilo Taino, giovedì 30 maggio ore 11,55

Caro Taino,

stamani con la Sua solita concretezza attenta al descrivere i fatti, constata che il post-apartheid non è stato all’altezza delle aspettative, ragione dell’attuale discesa elettorale dell’Africa National Congress. Da qui il giusto commento “su questo l’ANC potrebbe riflettere prima di accusare Israele di genocidio”. Del resto un’osservazione simile vale per le sinistre nei vari paesi del mondo. Inciampano sempre di più, quando vincono al voto, sull’incapacità di governare costruendo relazioni di convivenza aperte. E neppure se ne accorgono.

Purtroppo un comportamento del genere cresce pure tra i sostenitori dell’occidente, perfino quelli più accorti in tema di libertà.

Ne è un chiaro esempio il podcast odierno del Suo collega Rampini sui limiti dei nostri aiuti a Kiev. Illustra in modo incisivo le conseguenze negative nelle modalità di aiuto seguite finora. Però salta a piè pari il dato cardine. Nell’ultimo decennio la NATO ha spinto in ogni modo l’inimicizia dell’Ucraina verso a Russia, al punto da non farle rispettare il trattato di Minsk del 2016 che prevedeva il concedere l’autonomia a Donbass e Lugansk (mancato rispetto che ha spinto all’aggressione l’imperatore).

Insomma, i fatti provano di continuo che il valore ad oggi primario della libertà sta nel governare la convivenza in modo aperto, cosa dovuta al favorire gli scambi e non al manifestare un ruolo imperiale.

I migliori saluti

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