L’Occidente rifletta sul come sviluppare la libertà

Nonostante l‘ANSA abbia dato tempestivamente notizia di quanto detto sabato da Erdogan in un discorso pubblico ad Istambul, il fatto è stato pressoché nascosto dai mezzi di informazione. Il presidente Erdogan ha detto che la Turchia “sostiene fermamente i leader di Hamas. Nessuno può indurci a descrivere Hamas come un’organizzazione terroristica. La Turchia è il Paese che parla apertamente di tutto con i leader di Hamas e li sostiene fermamente“.

L’episodio è preoccupante. Perché una dichiarazione così esplicita avrebbe dovuto indurre ad una  riflessione aperta e approfondita circa la fondatezza della propaganda occidentale dei luminosi destini della NATO. Infatti, concetti del genere sono  del tutto stonati se vengono da un paese  NATO, in quanto non rispettano il criterio di un’alleanza militare chiave per  la difesa atlantica. Senza contare che concetti simili dovrebbero provocare una reazione della stessa NATO, cominciando dal suo Segretario Stoltenberg, visto che ora la NATO si trova con il suo membro più meridionale sostiene i terroristi di Hamas, che tutti gli altri membri dell’Alleanza  condannano esplicitamente.

Dopo questo episodio, è indispensabile che l’Occidente ripensi con pacata coerenza come sviluppare la propria politica internazionale. Dismettendo ogni convinzione di superiorità legata all’antica  idea della politica di potere e aggiornando attentamente i modi d’essere della sua risorsa più efficace, che è la libertà dei cittadini individui, la quale opera, mediante lo stare ai fatti, promuovendo materialmente gli scambi delle persone, delle idee e delle merci.

Pretendere che l’Occidente sia destinato a prevalere anche intendendo la libertà come libertà imperiale, è una speranza irrealistica. L’esperienza lo ha sempre provato.  Incluso, di recente, quando l’Occidente ha contrastato l’autocrate Putin, con l’estendere nell’ultimo decennio l‘influenza della NATO, in specie aizzando l’Ucraina contro la Russia, con il risultato di provocarne l’invasione nonché l’attuale stato di netta difficoltà militare (emersa pure nell’intervista del Papa).

In più, l’insufficiente attenzione dell’Occidente ad usare la libertà come scambio, ha causato anche il danno di indebolire la difesa dell’esistenza di Israele, che è una cosa di assoluta importanza, non solo per gli equilibri  medio orientali, ma più in generale per la qualità della libertà nel mondo libero. Perché la libertà di scambio connessa alla realtà, è l’essenza delle relazioni interpersonali  dei cittadini, le quali sono il motore del conoscere e del convivere sempre meglio. Mentre trascurarla nel segno di un presunto bene comune ispirato all’eguaglianza degli individui piuttosto che limitato solamente ai rispettivi diritti, porta al dilagare, come sta avvenendo in occidente, di mentalità retrive via via in allontanamento dalle regole del vivere liberi. Ne è tipica espressione la cultura dell’impositivo dover essere,  che vorrebbe perfino cancellare monumenti di tempi passati in quanto difformi dal  dover essere esaltato oggi.

L’Occidente non può regredire al fondamentalismo di Erdogan, che viola i principi basilari di libertà e si vanta di dialogare con i leader terroristi. Oltretutto, il massacro del 7 ottobre non è un infortunio casuale bensì frutto di un sistematico rifiuto della libertà tra conviventi. E’  la concezione distorta di chi vorrebbe  adottare il criterio massificante dell’annullare le diversità umane. Vale a dire l’opposto irriducibile dello spirito  occidentale liberale imperniato sulla diversità.

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