Sulle parole di Bersani

Sulle parole di Bersani

La sera della morte di Berlusconi, sulla 7, Bersani ha detto testualmente:  “lui essendo stato un liberale immaginario, ci ritroviamo una destra corporativa.  E’ questo il punto.  E purtroppo, come dico sempre, non avere i liberali in Italia, è un problemino mica piccolo. E io credo che l’equivoco Berlusconi su questo non abbia aiutato  a farli venir fuori”.

Da liberale di lunghissimo corso, commento con “meno male almeno questa constatazione”. E poi,  senza dimenticare le responsabilità che gli stessi liberali hanno in materia, aggiungo che finora  il mondo della sinistra si è illuso di vincere assorbendo gli altri non di destra e senza impegnarsi a costruire una alternativa concreta.

Nella turbolenta estate 2010, lo stesso Bersani,  segretario PD,  ragionava in pubblico su come preparare l’alternativa politica al centro destra. Ed io, rappresentando la Federazione dei Liberali (organizzazione che non ha mai né votato né demonizzato Berlusconi) cui Bersani aveva chiesto un incontro, con il vice Letta, in vista delle regionali in Piemonte, senza poi riuscire ad imporre ai suoi locali la presenza liberale convenuta (e perdendo la Regione guidata dalla Bresso), gli scrissi una lettera. E sottolineai che una possibile coalizione per il cambiamento esigeva un bipolarismo esclusivamente elettorale, una  proposta di legge elettorale con il mantenimento del maggioritario e la reintroduzione della scelta dei parlamentari in mano al cittadino, una magistratura salvaguardata nella sua indipendenza di ordine non tentato da ruoli impropri. Niente. Restò la chiusura ai liberali autonomi.

La sinistra non sopportava il confronto , specie con chi, osservando la vita dei cittadini, si poneva problemi quotidiani sul come affrontarli. Era convinta che la politica consistesse in manovre per giungere al potere  mantenendolo a lungo, e che questo fosse il solo interesse della gente. Non importava dibattere sulla cultura pluralista per affrontare i problemi. Di conseguenza restavano irrisolte questioni assai rilevanti del convivere in Italia. Faccio qualche esempio.

In un paese ampio, di continuo si ripropongono nel governare vari conflitti di interessi. Perciò ci vogliono norme che riducano il rischio di comprimere la libertà del cittadino e quindi la sua condizione di vita effettiva. Il conflitto di interessi si manifesta, ad esempio,  nel formarsi di monopoli in campo economico, nel regime radiotelevisivo   in mano a pochi, nella pubblicità dominante nell’informare, negli intrecci tra responsabilità di governo e attività correnti, nei rapporti fiscali con la Chiesa cattolica, nella normativa sui partiti e sui sindacati. La sinistra ha lasciato marcire e quando se ne è occupata, ha promosso soluzioni di  facciata, cercando accomodamenti  per non  creare scontenti.

La sinistra si è formata su un’ideologia e non riesce a cogliere l’approccio metodologico dei liberali. Lo ritiene  non rivoluzionario nelle proposte perché gradualista e  fautore della maturazione. Restio ai proclami rassicuranti perché antepone l’approfondire i temi studiandone i meccanismi. Troppo attento alle condizioni dei singoli cittadini e  scettico sul privilegiare il collettivo indistinto. Però prendendo atto dei risultati molto positivi del metodo della libertà, la sinistra ha creduto di risolvere la questione camuffandosi da liberale. Recita impossibile per cultura e aggravata dalla circostanza che, scimmiottando i liberali, ha sdoganato a destra i liberali finti, dal liberismo economico che trascura la libertà, al cittadino  modaiolo senza principi. Mancando un progetto alternativo,   negli anni i cittadini si sono allontanati  sempre più dai governi  dell’unità nazionale, con CD e CX contrapposti a parole e inciucianti.

Visto il quadro, le parole di Bersani alla 7 restano l’opinione di un cittadino della sinistra colto. Ma non incidono.  La sinistra reitera comportamenti  autoreferenziali avulsi dalla realtà civile. Pure nelle esequie di Berlusconi, la sinistra ha criticato  il lutto nazionale deciso dal Governo, poiché Berlusconi ha diviso il paese. Per cui, la maggioranza elettorale sarebbe divisiva  (l’unità vorrebbe tutti d’accordo). E così la sinistra regala alla destra anche il criterio unitario della democrazia rappresentativa di cittadini diversi, che varia nel tempo.

Per attivare un’alternativa alla destra, è indispensabile dare spazio alle idee  dei liberali autonomi. Riassumibili in tre parole: libertà, individualismo e diversità. E nelle regole pubbliche che, di volta in volta, occorrono perché queste tre parole siano rispettate nel convivere. I liberali puntano a costruire istituzioni imperniate sui singoli cittadini che esercitano il rispettivo spirito critico al fine di rendere migliore la convivenza nel tempo.  La sinistra saprà scuotersi e far seguire alle parole di Bersani comportamenti coerenti non chiusi al liberalismo autonomo e d’aiuto a quelli finti?

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