Gestione rifiuti ed economia circolare. Cosa fare?

Dibattito del 6 giugno 2022, a Livorno, Salone CNA

Intervento predisposto dai dirigenti di Oltre l‘Inceneritore, svolto da Raffaello Morelli

 A nome del Comitato “Oltre L’inceneritore” desidero ringraziare l’associazione “Per la Rinascita di Livorno” che ci ha invitato  a questo  dibattito sulla “Gestione Rifiuti ed economia circolare. Cosa fare?”, un dibattito che nella forma (centrarsi sulla situazione livornese dell’Inceneritore al Picchianti) e nel metodo (puntare non a teorie ma ad individuare azioni concrete) costituisce uno spunto di gran rilievo – e va annotato purtroppo – nel panorama operativo  assai asfittico al riguardo. Che naturalmente è uno spunto politico di qualità, anche se in proposito gli organizzatori si schermiscono sua stampa. 

Perché nel merito della questione – l‘impianto del Picchianti – il nostro Comitato ha fondate perplessità sulla gestione dei rifiuti dopo lo spegnimento, che l’Amministrazione Comunale ha deciso di effettuare nell’ottobre 2023. E questo per il fatto che l’Amministrazione Comunale ha deciso senza prevedere alcuna concreta alternativa al vetusto impianto di incenerimento dei rifiuti esistente.

 Ad oggi , ahimé, l’impianto del Picchianti risulta ancora strategico per la gestione dell’epoca transitoria che porterà ad un nuovo assetto regionale della gestione dei rifiuti urbani non riciclabili. E ciò, visto che l’attuale termovalorizzatore ha quasi 50 anni, la dice lunga sull’inadeguatezza delle politiche ambientali e della gestione dei rifiuti perseguite negli ultimi 20 anni nella nostra zona.

 Anche il nostro comitato, come l‘Associazione organizzatrice dell’evento odierno,  apprezza la sinergia ASA/AAMPS per il progetto recentemente presentato per la co-digestione della Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano (raccolto grazie alla raccolta differenziata) con i fanghi di depurazione e soprattutto per l’intento di attingere competenze e tecnologie dal socio privato di ASA, che è tra i leader nazionali nella gestione, trattamento e valorizzazioni dei rifiuti anche attraverso innovative tecnologie di trattamento a “freddo”. Peraltro, non sono sufficienti progetti del genere.

 Al momento attuale, per avvicinarsi ad una   economia circolare – ad oggi ancora utopica – la gestione dei rifiuti,  dovrebbe prevedere una serie di passaggi tuttora insussistenti:

1) Preparare il più possibile che i rifiuti vengano generati (ma c’è ancora molto da lavorare) agendo anche sui produttori in modo da limitare molto l’immissione sul mercato di materiali e imballaggi non riusabili o riciclabili.

2) Predisporre i rifiuti generati per un loro riuso e riciclo (anche qui c’è ancora molto da fare) informando adeguatamente i cittadini e lavorando contestualmente sull’intero ciclo distributivo, che dovrebbe diventare parte attiva per un corretto recupero dei rifiuti.

3) Riciclare la percentuale più alta possibile dei rifiuti generati (anche qui c’è ancora molto da fare pure riguardo alla metodologia di raccolta differenziata) predisponendo un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti che non metta in difficoltà i cittadini e che tenga davvero conto delle reali tecnologie esistenti per il loro successivo recupero e reimmissione sul mercato.

4) Ricorrere per la minimale parte residua al recupero di energia attraverso processi termodinamici (visto che finiscono inceneriti ancora troppi rifiuti pur recuperabili) che devono essere di nuova generazione, finalizzati in ogni caso alla produzione di energia e non al mero incenerimento.

5) Smaltire le ceneri attraverso processi di deferrizzazione, inertizzazione e parziale riutilizzo e conferimento del minimale residuo in discarica prima dello smaltimento.

Ed è stato proprio nella prospettiva di affrontare i  passaggi ora descritti,  che il Comitato Oltre l’inceneritore ha presentato ben tre anni fa un quesito referendario che si è poi arenato nelle paludi della burocrazia comunale, soprattutto dei suoi vertici, ostile a qualunque fattiva innovazione. Era un quesito per  sottoporre ai cittadini un progetto che indicava come ridurre moltissimo il ricorso all’incenerimento dei rifiuti, e pertanto denominato “fabbrica dei prodotti e dei materiali”.

Tale progetto si incentrava sulla costruzione di un sistema di Trattamento Meccanico Biologico Evoluto dei rifiuti, che ricorre alla densificazione meccanica e successiva estrusione della parte di rifiuto urbano non recuperabile con la finalità di ridurre ad un 10-15% la parte di rifiuti oggi destinata all’incenerimento, che oggi va un po’ oltre il 55% della raccolta urbana dei rifiuti. Adottando tale processo si è in grado di ricavare dagli scarti trattati ulteriore materia che in questo modo può essere riutilizzata sotto forma di granuli “similplastici” per molteplici applicazioni nei settori dello stampaggio e dell’edilizia.

Purtroppo, di una simile prospettiva non si parla. Si continua a parlare di raccolta differenziata (vedi la Regione Toscana che si è posta l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata). Il nostro Comitato condivide tale scelta. Ma questo può essere solo il primo tratto della strada. E’ certo che rimane il doversi confrontare con numeri impressionanti derivanti dal rimanente 35% di rifiuto non differenziato, a cui ai fini dello smaltimento, va aggiunto un 20/25% di scarto derivante dal  recupero delle materia plastiche e un 15-20% dagli impianti di recupero carta e di compostaggio. Risulta quindi che la metà dei rifiuti urbani prodotti deve essere smaltito, nell’attuale stato di cose, non solo nelle discariche ma anche negli inceneritori.

In un contesto simile, la decisione dell’Amministrazione Comunale di Livorno relativa alla prevista dismissione del Termovalorizzatore entro ottobre 2023, appare esclusivamente ideologica perché non supportata da nessuna strategia industriale realmente alternativa, ed espone la città ad ulteriori costi per smaltire i rifiuti altrove, costi cui si sommeranno i mancati guadagni di sicuro generati dal funzionamento dell’inceneritore.

Sul punto di tale improvvida decisione presa dall’amministrazione comunale nel segno di un ambientalismo declamato ma inefficace perché puramente verbale, noi di “Oltre l’Inceneritore” conveniamo con gli amici di “Per la rinascita di Livorno”.  Tuttavia, preferiamo che il Termovalorizzatore venga spento perché in ogni caso resta un impianto strutturalmente vetusto, si trova a pochi passi dal centro di Livorno e potrebbe addirittura essere affiancato successivamente da un impianto di Gassificazione dei rifiuti (che sa tanto di inceneritore mascherato) che Eni, in accordo con la Regione Toscana, pare avere intenzione di realizzare all’interno della raffineria di Stagno. Tra l’altro il progetto di Eni, chiamato impropriamente “Bioraffineria”, è anche all’interno del piano regionale dei rifiuti, che prevede sulla costa l’istallazione di ben 3 impianti (uno a Livorno, uno Rosignano e l’altro a Pontedera) di piro-gassificazione dei rifiuti (quello di Livorno viene definito nel piano una sorta di riciclo chimico dei rifiuti).

Proprio spengendo l’inceneritore nell’ottobre 2023, diviene essenziale – anzi urgente – che sia realizzata una tecnologia del genere di quella da noi proposta, perché altrimenti non sarebbe così peregrina l’affermazione che la zona livornese (e più in generale la costa) diventi la “pattumiera della Toscana”, con riferimento agli impianti di smaltimento ultimo dei rifiuti. E siccome pare nessuno si ponga tale problema, restiamo quindi seriamente preoccupati per le ricadute economiche che potrebbero abbattersi sui livornesi per la mancanza di una strategia industriale seria sulla gestione dei rifiuti, che potrebbe comportare la necessità di alimentare una sorta di “turismo dei rifiuti”, costringendo l’attuale gestore della raccolta urbana a caricare tonnellate e tonnellate di rifiuti di Livorno su dei camion per mandarli a trattare e/o smaltire altrove, nonostante si sia ben consapevoli che  questo tipo di attività ha dei costi esorbitanti.   

Inoltre, oltre agli aumenti della TARI, anche sul fronte occupazionale potrebbero esserci delle ricadute imponderabili che vedono gli attuali operatori del termovalorizzatore in una posizione assai nebbiosa rispetto alla prossima chiusura dell’inceneritore del Picchianti.

Del resto non siamo a conoscenza di valutazioni di Aamps sul post termovalorizzatore, che pur auspichiamo. Pertanto riteniamo che sia opportuno che l’Amministrazione Comunale decida presto una strategia non parolaia per risolvere davvero il problema della gestione dei rifiuti e dell’economia circolare. In ogni caso ci piacerebbe molto che la città venisse informata il prima possibile. Perché la politica festaiola tipo il recentissimo StraBorgo va bene purché non pretenda di esaurire i problemi complessi della vita reale – specie in un’epoca di tensioni belliche coinvolgenti il paese – a cominciare dal lavoro, dalle condizioni igieniche e dagli equilibri ambientali.

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