Lo stato dei fatti nella vicenda dell’inceneritore a Livorno

La normativa sul trattamento dei rifiuti è NAZIONALE.  Si trova nel D.Lgvo 152/ 2006  art. 181 ( a) il riutilizzo, il reimpiego ed il riciclaggio; b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima secondaria dai rifiuti; c) l’adozione di misure economiche e la previsione di condizioni di appalto che prescrivano l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato di tali materiali) e art. 182 (a) realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi in ambiti territoriali ottimali; b) permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti; c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica).

LA  STRUTTURA  RETI  AMBIENTE   E  IL  COMUNE DI LIVORNO

Come noto  Reti Ambiente è una società per azioni a totale capitale pubblico, partecipata da 100 Comuni delle province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara, costituita nel 2011, cui è affidato dal 17 novembre 2020  lo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati nell’A.T.O. Toscana Costa a partire dal 1 Gennaio 2021. Attualmente la partecipazione in Reti Ambiente del Comune di Livorno è dello 0,063 % (mentre quella nell’A.T.O. Costa è del 9,63%). L’amministrazione di Reti Ambente è competenza di  un CdA di 5 membri , di cui confermati nel dicembre 2020 il Presidente e il Vice (di lungo corso) e poi un componente di Viareggio, uno di Pisa ed uno di Livorno ( la commercialista Alessandra Rusciano). Reti Ambiente opererà in ogni zona tramite un apposita Società Operativa Locale (SOL). L’Aamps verrà nel 2022/2023 conferita in Reti Ambiente.

E’ dunque evidente, data la struttura molto accentrata e poco trasparente di Reti Ambiente, che, a prescindere dalla definitiva quota di partecipazione poi detenuta da Livorno, essa non sarà tale da poter vedere il Comune in posizione autonoma e tanto meno determinante, dovendo confrontarsi con il  CDA ed una serie di decisioni centralizzate e riparate.

LA  PROSPETTIVA  DEGLI IMPIANTI LIVORNESI

A) Certamente  il CDA di Reti Ambiente dovrà sottostare agli indirizzi della Giunta della Regione. Attualmente vige il protocollo d’intesa  del luglio 2019 tra Alia, Eni e la Regione Toscana per trattare oltre 400.000 tonnellate di Plasmix (plastiche non riciclabili) dell’intera regione nell’impianto  di Gassificazione che l’ENI progetta di fare a Stagno.  E’ ovvio che   Reti Ambiente dovrà attendere gli sviluppi dell’applicazione del PNRR per capire di quali e quanti fondi disporrà l’Eni per proseguire il suo progetto a Stagno del Plasmix. E’ comunque certo che il progetto Plasmix è una procedura di incenerimento che finisce con il produrre metanolo, un alcol dall’odore tipico e molto infiammabile. Perciò la denominazione di bioraffineria scelta dall’ENI non corrisponde al vero.

B) Lo sviluppo del progetto di cui al punto A, potrà avere solo due esiti: l’ENI avrà oppure no la dotazione dei fondi necessari.

C) PRIMO ESITO: l’ENI ha la dotazione e fa l’impianto a Stagno. Di conseguenza Reti Ambiente attuerà la sua attuale decisione di investire sul piccolo impianto di trattamento meccanico biologico esistente a Massarosa , lasciando che a Livorno venga chiuso l’attuale inceneritore e al più costruito un biodigestore, cercando di far finta che la Stanic di Stagno non sia a duecento metri dal Comune di Livorno e che dunque la nostra città avrebbe in casa un inceneritore.

D) SECONDO ESITO: l’ENI non ha la dotazione e non fa l’impianto progettato a Stagno. Di conseguenza Reti Ambiente certamente vorrà un impianto di incenerimento a prescindere nell’ATO costa e per collocarlo riterrà non ci sia un sito migliore di Livorno, viste le indicazioni regionali in essere e anche le innumerevoli fonti inquinanti già presenti sul suo territorio.

E Livorno si ritroverà un impianto di incenerimento direttamente nel proprio   territorio comunale.

E) Dal momento che è certo che i due ESITI C e D coprono la casistica possibile, le decisioni della Giunta del Comune di Livorno in tema di trattamento dei rifiuti, fin da ora dovrebbero essere indirizzate a sventare il sicuro pericolo che il territorio  livornese sia soggetto all’inquinamento portato dall’inceneritore, o quello del caso C) o quello del caso D).  La strada maestra di un simile indirizzo è favorire in ogni modo la raccolta delle firme per arrivare all’effettuazione del referendum propositivo. Per varie ragioni: almeno tre.

F) La prima ragione è di principio. Evitando che le strutture interne del Comune continuino a porre ostacoli come hanno fatto dall’aprile 2019 fino ad oggi, la Giunta può affermare l’assoluta necessità di coinvolgere i cittadini nella procedura per giungere a compiere una scelta progettuale così rilevante per la salute dei livornesi e per l’ambiente cittadino. Una simile affermazione sarebbe molto qualificante per la credibilità politica dell’attuale Giunta, che si dimostrerebbe autonoma nei confronti delle scelte  fiorentinocentriche. .

G) La seconda ragione è valorizzare gli interessi di Livorno. Puntare a dotare la città di Livorno ­–è il quesito del Referendum Propositivo – di un impianto tecnologicamente aggiornato e basato sul trattamento meccanico biologico che da valore al trattamento dei rifiuti (coniugando finalmente più posti di lavoro con un maggior rispetto ambientale e che richiama il bio-digestore già  proposto da Aamps), riafferma l’esigenza di non appesantire ulteriormente la nostra città con fonti di inquinamento, le quali, se non limitate, sono destinate a peggiorarne di molto la qualità della vita (ripetendo le tragiche situazioni già ora in essere in altre zone geografiche italiane). Livorno non può accettare supinamente  la volontà della Regione che ad oggi ha già identificato nella zona di Livorno una possibile pattumiera della Toscana. L’incombenza di dover ospitare un nuovo inceneritore destinato a trattare per  RetI Ambiente e ATO Costa almeno 200.000 tonnellate all’anno, va eventualmente data ad altri territori nei quali non esista già un alto livello di inquinamento  e che, appunto per questo, possono ospitare tipi di impianti inquinanti.

H) La terza ragione è irrobustire le alleanze per difendere gli interessi di Livorno. Di fatti, già la raccolta delle firme fornisce una prima carta da opporre alle eventuali pressioni di Reti Ambiente o della Regione o della stessa Eni nel momento che si deve attendere la procedura statutaria. In più, siccome è ragionevole ritenere che, qualora si arrivi all’indizione del referendum sul quesito  su cui si stanno raccogliendo le firme, la volontà dei livornesi  sarebbe a favore della costruzione di impianti “a freddo” e allo spegnimento dell’attuale inceneritore, una tale scelta darebbe alla Giunta e al Consiglio Comunale un forte appoggio per  trattare con i centri di potere della Regione potendo esibire il dato di fatto che la città  non vuole più impianti di incenerimento a Livorno o nei paraggi. Qualsiasi tipo di incenerimento, anche la Gassificazione.

Comitato OLTRE L’INCENRITORE

Livorno 26 maggio 2021

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