L’innovazione che non cambia la tradizione

Scritto per la rivista bimestale NON CREDO , rubrica Franciscus dixit

Il Motu Proprio pubblicato da Francesco il 29  aprile ha abrogato la norma della giustizia vaticana secondo cui i cardinali e i vescovi sono  processabili solo dalla Cassazione vaticana imperniata su tre cardinali. D’ora in poi,  anche i cardinali e i vescovi , quando rinviati a processo, saranno giudicati dal Tribunale ordinario del Vaticano. I mass media hanno dato rilievo a questa notizia solo perché sono enfatici per mentalità, visto che il Motu Proprio in sé rientra nel solito sistema vaticano. Scimmiottare con gran ritardo (il secolo ne è il metro) l’impostazione del mondo  esterno, senza mai riprodurla davvero, perché del mondo civile non vuol riconoscere  la logica di funzionamento.  

Sta appunto qui il nodo. Dal punto di vista della Chiesa si ritiene che scimmiottare avvicini alla modernità del presente. Ma dal punto di vista laico che sta ai fatti, non realizza davvero quello che Francesco vuol far credere di aver realizzato. Infatti non ha  fondamento il richiamo nel Motu Proprio alla Lumen Gentium, secondo cui deve “vigere tra tutti una vera eguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il Corpo di Cristo”. Non soltanto perché il rinvio a giudizio è possibile solo quando il Papa lo ritiene necessario e perché, anche dopo il Motu Proprio, il Papa conserva il diritto esclusivo di giudicare le “cose spirituali e annesse alle spirituali” e “la violazione delle leggi ecclesiastiche e tutto ciò in cui vi è ragione di peccato”; ma soprattutto perché è un artificio verbale affermare che tutti hanno uguale dignità nell’edificare la Chiesa. La Chiesa è concepita quale struttura fondata sull’Autorità del Papa e tale vuole restare in ogni momento. I credenti hanno la sola libertà di credere nella verità della fede. E questa è una libertà monca.

Nel Motu Proprio Francesco esorta giustamente ad unire alla solidità di fede e di comportamenti, anche l’esemplarità di contegno ed azioni. Ma dice una cosa non vera quando aggiunge che le attuali modifiche “assicurano a tutti un giudizio in linea con le dinamiche seguite dalle più avanzate esperienze giuridiche a livello internazionale”.  E’ pura propaganda equiparare il sistema giuridico imperniato sulle decisioni dell’autorità senza vincoli del Pontefice, con il sistema vigente negli stati democratici fondato sulla regola della legge, la stessa per ogni cittadino. Dunque , anche il motu proprio non è affatto in linea con le esperienze giuridiche avanzate.

Il fatto è che la propaganda del Papa incontra grande successo perché  trova in ogni occasione l‘appoggio istintivo dei mass media. Nel trattare della Santa Sede loro sorvolano sempre sulla circostanza che  la Chiesa cattolica è un credo basato sull’Autorità  del Papa quale rappresentante del Dio in terra. Così nascondono che la dottrina cattolica è per struttura incapace di affrontare i nodi della convivenza  civile adoperando un meccanismo fondato sull’affidarsi al giudizio e alle scelte di quella pluralità di  individui diversi  che compongono una società. I mass  media fanno prevalere la fama e il prestigio papale per maneggiarla nel garantire la dottrina, e senza motivo la collocano sul medesimo piano del meccanismo dei cittadini che giudicano e scelgono in base ai risultati delle idee e dei progetti.

Il mondo laico deve reagire a questo andazzo. Perché nella quotidianità della vita civile è decisivo rispettare  quel meccanismo democratico. Il Motu Proprio sottolinea la modernità dell’abrogazione compiuta, ma tale abrogazione può essere definita moderna solo nell’ambito vaticano. Nella realtà delle cose, la modernità non è l’antico sistema dell’autorità. Modernità è sperimentare i risultati delle iniziative che gli umani assumono tutti i giorni e, sulla base dei risultati,  prendere le decisioni necessarie per apportare le correzioni e le innovazioni utili. Non è lo scimmiottare la forma degli istituti civili respingendone contestualmente la sostanza.

Per Francesco il Motu Proprio corrisponde alla “prioritaria esigenza che nel sistema processuale emerga la uguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione,senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nella aedificatio Ecclesiae”. Ebbene, è compito dei laici denunciare senza tregua che si tratta di una uguaglianza e di una pari dignità alla superfice di una Autorità che  rende impossibile realizzarle davvero. Perché l’uguaglianza dei laici nel mondo reale è l’uguaglianza nei diritti tra i diversi cittadini individui. Lo stesso per la pari dignità. Mentre la verità della fede impone che uno, il Pontefice, sia più uguale degli altri e che ciò si rifletta a cascata giù per i rami della Chiesa. Ciò riduce la tanto esaltata partecipazione dei fedeli allo stare  a guardare senza poter incidere mai. L’Autorità droga il meccanismo del convivere inoculando speranze illusorie. Per migliorare le relazioni dei cittadini, va sostituita con il libero confronto, immerso nel passar del tempo, tra gli esseri umani che osservano i fatti e sulla loro base trovano soluzioni sempre nuove ai problemi della vita. Con il libero confronto, il filo che accomuna non è osservare la dottrina ma lo spirito critico individuale che valuta gli avvenimenti.

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