Cosa fu Giovanni Malagodi

Intervento nella Commemorazione del trentennale della morte celebrato on line dalla Fondazione Einaudi di Roma

Per oltre un decennio, fui nel PLI oppositore di Malagodi. Dal ’62 eletto dai Giovani in consiglio nazionale PLI, poi nel ‘69 in Direzione Centrale per la minoranza e fino a dopo il ’76 quando portammo alla Segreteria Zanone. Ecco, quale oppositore sul campo, sono credibile nel dire che Malagodi ha  numerosi meriti verso gli italiani e i liberali.

Gli italiani gli devono l’essere stato uomo di parte, da buon liberale. Che ha mostrato il valore dell’opposizione interna alla democrazia in un’Italia spaccata da decenni tra il governo-stato e le opposizioni-antistato.

Gli italiani gli devono l’aver respinto insistenti pressioni per fare del PLI il fulcro di una grande destra. Con questo rifiuto, Malagodi ha aiutato il paese a non ripetere le esperienze devastanti del ventennio, sostenute da chi nel nome  dell’occidente sognava colpi di stato.

Gli devono l’aver ritardato il dilagare del populismo statalista.  Ha avversato la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la pianificazione economica contro il libero mercato, la frettolosa creazione delle Regioni senza definirne funzioni e circuito economico, il monopolio dell’informazione radiotv. Nel lungo periodo, queste battaglie  hanno avuto tutte il conforto della storia. Nell’immediato, hanno attivato la resistenza culturale quando DC e PSI sostenevano lo statalismo ritenendo vincente il PCI.

Gli italiani gli devono lo schierare il PLI a favore del divorzio progettato da Baslini, allora unico tra i partiti. La presenza liberale fu decisiva contro  confessionali e conservatori. E al referendum provò che il NO modernizzava i rapporti civili e non apriva ai valori socialcomunisti come sosteneva la DC sulle piazze.

Anche i liberali devono molto a Malagodi. L’idea che pure l’associazione politica sostenitrice dell’individuo,  va organizzata. Per consentire la capillare diffusione delle sue tesi, che, non essendoci, porta alla  carenza liberale nel dibattito e da spazio ai tentativi di snaturare il liberalismo. Perché in Italia, il clima  è ostile verso i liberali.  

I liberali gli devono  il concetto che l’agire del Partito si concreta nel riflettere sulle idee e sulle cose. E che i problemi italiani e i temi internazionali non vanno confusi ma sono sempre connessi. Così affiancò e continuò l’opera di Gaetano Martino, decisivo protagonista nell’avviare la Comunità Europea a passo a passo come nuova dimensione di più ampia libertà. Da qui la cura di Malagodi per l’ Internazionale Liberale, di cui è stato Presidente a più riprese per sedici anni, e poi per il Gruppo Liberale nell’ Europa che  fondò.

Restano patrimonio dell’Italia tutta, le parole di Malagodi per motivare l’astensione del PLI sul nuovo Concordato, solo a farlo. Disse che “ tutto quello che di progresso si è riscontrato nella struttura e nello spirito del nostro Stato e nello spirito stesso della Chiesa cattolica , avrebbe dovuto portarci al superamento totale della forma concordata­ria, che è una forma di privilegio. E il Concordato continua a limitare il   confronto civile  e a mantenere la Chiesa disallineata dalla libertà  dell’occidente.

Malagodi era un liberale arcigno e martellante sempre aperto al nuovo. Lo provano  il suo distacco da reaganismo e tatcherismo, la sua capacità di cogliere le grandi questioni di libertà, come, fin dai primi anni ‘80,  la sfida multirazziale.

Nell’89, al Sindaco di Parigi Chirac, replicò “voi conservatori, noi liberali”. Una differenza mentale tuttora, trascurata dal clericalismo religioso ed ideologico, che a parole parla di libertà del cittadino ma che nei fatti non vuole farla  praticare.

La ripresa della Commemorazione svolta da Raffaello Morelli

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