Sull’afflato progressista della Costituzione (a Ernesto Galli Della Loggia)

Lunedì 30 marzo ore 08:42 da Raffaello Morelli a Ernesto Galli della Loggia a

Caro Professore,

La ringrazio per la Sua replica, anche se per confermare il Suo punto di vista. Però, proprio a partire dall’affermazione che l’antifascismo non c’entra, mi pare non Le sia chiara la ragione per cui c’entra. L’antifascismo c’entra in quanto norma di chiusura, per sostenere (rispetto alla tesi del Suo articolo) che, visto l’antifascismo di Malagodi, il nodo delle dispute sulla Costituzione non è l’ ’“afflato progressista” bensì la distorta interpretazione che ne è stata data da decenni . Questa distorta interpretazione è all’origine dei ritardi su norme non in linea con quell’afflato progressista (vedi quelle sui sindacati o sui partiti o sulla definizione della magistratura quale ordine e non quale potere) nonché di quello statalismo che non è figlio dello spirito complessivo della carta. Il presunto afflato progressista deriva dalla convergente volontà del mondo marxista e di quello cattolico sociale sul ritenere che la democrazia venga prima della libertà.

Con la più viva cordialità

Lunedì 29 marzo ore 11:35 da Ernesto Galli della Loggia a Raffaello Morelli

caro Morelli,

l’antifascismo non c’entra nulla. E’ ovvio che Malagodi come tutti i liberali era antifascista e quindi non poteva e non volerva allearsi con il Msi di Michelini e Almirante. Il problema è che fino a prova contaria liberali e democratici non sono la stessa cosa: una diversità sulla quale, per colpa soprattutto dei primi, troppo spesso si sorvola. Malagodi era un liberale vero: non vedo come avrebbe potuto andare d’accordo con l’acceso, convinto, statalismo che come lei sa pervade inevece tutta la prima parte della Costituzione ne rappresenta un “valore” essenziale, un autentico pilastro insieme all’intento “sociale” al quale molti diritti sono espressamente subordinati . In tutto questo consiste per l’appunto “l’afflato progresssta” della Costituzione di cui ho parlato e che è di ispirazione schiettamente democratica, ma che con l’antifascismo non ha nulla a che vedere. Non le pare? Con la più viva cordialità,

Ernesto Galli della Loggia

Lunedì 29 marzo ore 09:55 da Raffaello Morelli a Ernesto Galli della Loggia

Caro Professore,

proprio perché Lei è persona attenta ai dati di fatto, per mentalità e professione, Le faccio rilevare una sonora stecca a proposito della posizione di Malagodi citata nel Suo articolo di stamani. Lei scrive che Malagodi non condivideva il pervasivo afflato progressista della Costituzione. Queste parole non sono esatte in sé e lo sono ancor meno se riferite ai principi.

Quanto all’esattezza, Malagodi non ha mai eccepito sul pervasivo afflato progressista della Costituzione. Infatti fin dal ’57 ha rifiutato con durezza (voto del Consiglio Nazionale nei primi anni di Segreteria) la prospettiva della grande destra, per le quali ebbe fortissime pressioni per un quindicennio almeno. Per questo è stato sempre incluso nel novero degli antifascisti anche all’epoca, quando il PCI non era certo tenero nel riconoscere questo tipo di carattere politico, specie agli avversari.

Quanto ai principi, il problema di tutti i liberali, non solo di Malagodi, è che, a causa di un testo per più aspetti non felicissimo, la Costituzione consente interpretazioni incoerenti, dimentiche che il fulcro della convivenza sono i cittadini individui nella loro quotidianità, non il modo di vita conformistico imposto da qualche autorità o classe. Un esempio indubbio è l’art.1 c. 1, che recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro “ , un testo passato battendo nel voto quello presentato da Gaetano Martino e Ugo La Malfa, “l’Italia è una repubblica democratica fondata sui diritti di libertà e sui diritti del lavoro”. In pratica si vollero declamare speranze senza indicare la strada per costruire le relazioni aperte nella convivenza.

Però avanzare richieste simili non è disconoscere la Costituzione, bensì battersi di continuo per applicane lo spirito.

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