Sul mensile Livorno Non Stop (a Giovanni Giorgetti)

Caro Giorgetti,

come sempre mi hai inviato via mail copia dell’ultimo numero, il 681, di Livorno Non Stop, una piacevole pubblicazione strettamente livornese. E ti ringrazio.

Leggendola, mi è subito saltato all’occhio l’editoriale che richiama l’insegna RIPARTI LIVORNO posta sulla Fortezza Nuova. Un’insegna ben augurale che non può andare oltre l’auspicio, mancando ogni riferimento ad un progetto per riuscirci. Ma ho pensato fosse un richiamo nella logica della festa di fine anno e niente di più. Peraltro, dopo qualche pagina , c’è un articolo di Marcello Faralli che tratta di due Centenari storici a Livorno, intitolando “a novembre si è ricordata l’elezione del primo sindaco socialista, il 21 gennaio si celebrerà la fondazione del Partito Comunista”. Ma esiste un terzo Centenario molto importante. E questa omissione è impossibile prenderla sottogamba. Per due motivi.

Per un motivo di fatto. Il 15 gennaio sarà celebrato (ancora al Goldoni) il Centenario del XVII Congresso PSI, al cui termine ci fu la scissione dell’ala comunista. E’ un convegno dal titolo “Eutanasia della democrazia” tenuto da tre storici importanti, cui prenderanno parte il Sindaco Luca Salvetti e il Presidente Toscano Eugenio Giani. Il Tirreno di lunedì 14 dicembre ne dette esauriente notizia a fondo pagina su tutte le colonne. E dunque si tratta di evento noto a Livorno Non Stop che è stato chiuso in Tipografia a fine di quella settimana, il 19.

E per un secondo motivo, che è quello del significato politico. Omettendo la celebrazione del centenario del XVII Congresso PSI, si è continuato a praticare la narrazione posticcia finora fatta di quel Congresso da parte del PCI e dei suoi sostenitori. Per loro l’importante era la nascita del PCI e il mito dei lavoratori, non il come era nato e il risultato. E’ vero che lo stesso numero di Livorno Non Stop accenna all’esito della votazione finale per espellere i riformisti, in cui i comunisti furono sconfitti. Ma non accenna al fatto che il prevalere dei massimalisti consentì ai socialisti di restare sul terreno della democrazia (mentre la scissione ha registrato nel secolo i ben noti esiti fallimentari). E soprattutto non ragiona sul fatto che l’essere pure i massimalisti dominati dal sogno della prospettiva rivoluzionaria, finì per favorire il crearsi nell’opinione pubblica delle condizioni che in poco tempo portarono alla morte dell’ordinamento democratico. Non a caso il sottotitolo del Convegno del Centenario è “Dal biennio rosso al fascismo”.

Qui sta oggi il punto. Occorre un’azione di ecologia politico culturale sugli eventi del passato, per cogliere i limiti ineludibili della politica ideologica all’insegna della purezza, quando il mondo è convivenza tra diversi con idee ed interessi diversi. Alzare il livello dello scontro, favorisce la forza fisica e riduce la possibilità di migliorare le condizioni della convivenza.

Se non si diviene consapevoli di tutto ciò, richiamare RIPARTI LIVORNO è una sterile illusione.

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