Su un articolo circa la riapertura (a Natale D’Amico)

da Raffaello Morelli a Natale D’Amico

Caro Natale,

ti ringrazio per la tua pronta risposta e la tua attenzione.
E trovo che la tua lodevole sollecitazione per avere dati più solidi, costituisca un’ulteriore conferma che non si tratta di un problema del Governo attuale, bensì delle strutture operative che hanno una mentalità distaccata dall’idea dei rilievi sperimentali, i quali portano a privilegiare i fatti mentre loro amano capire prima che cosa sarebbe conveniente dire in giro ai cittadini. A parte che una mentalità del genere esiste anche negli ambienti del Governo attuale, non è che dal Governo attuale prenda origine o forza questa mentalità.

Nel complesso, la mia convinzione (sostenuta da assai numerose prove) è che il reale scontro politico in corso (oggi dopo due anni accentuato dai mezzi di comunicazione) è tra il gruppo maggioritario in sede parlamentare (che ha visto molte cose da cambiare e vorrebbe farlo ma che non ha né la cultura né l’esperienza per dire come precisamente farlo) e gli altri che, in differente misura, intenderebbero restaurare i ruoli di potere esistenti prima del 4 marzo 2018.

Quanto all’attitudine degli italiani da te segnalata di assecondare sempre maggiori restrizioni, è appunto una manifestazione restauratrice. Di un tipo da parte della destra sovranista (ripropone la solita linea dell’uomo forte che tutto risolve), e di un altro tipo da parte della sinistra portatrice di echi marxisti in mancanza di meglio (ripropone di seguire il centralismo del gruppo dirigente, anche quando non promuove progetti politici aperti, vedi , nella UE, perfino il maggior dinamismo della nuova Presidente rispetto ai legami PD con i mandarini di Bruxelles).

Senza dubbio, se si consente allo Stato di essere un mito da adorare e non una relazione di garanzia, succede poi che non restituisce ai cittadini quei poteri che si sia trovato a gestire. Ma perché questo non avvenga, è indispensabile ricordare sempre che la garanzia non è il cosiddetto bene comune ma valorizzare l’individualismo metodologico del cittadino attraverso il conflitto democratico riferito a ciò che accade.
Un caro saluto
Raffaello

Da Natale D’amico a Raffaello Morelli alle ore 12:25

Caro Raffaello,
Anzitutto, mi fa piacere ricevere tue notizie.
I tuoi commenti certamente mi fanno riflettere.
Sono d’accordo con te sul fatto che paghiamo anche errori passati. Ma mi sembra che il governo attuale ci abbia messo del suo.
Il 23 marzo, sempre con Debenedetti, e allora con Alberto Bisin, avevamo chiesto una indagine campionaria che consentisse di avere almeno l’ordine di grandezza del contagio. Non rivendico primogeniture: altri lo avevano già chiesto, e da diverse parti nel mondo lo si stava facendo. Pochi giorni dopo lo hanno chiesto Alleva e Zuliani, decani della statistica italiana ed ex presidenti dell’Istat. Ancora se ne sta discutendo!
La questione dei sacrifici alle libertà è complessa. Le singole scelte, fatte dal governo, non da Covid19, possono e devono essere discusse una per una. Ma quel che più mi preoccupa è che mi pare emergere tra gli italiani una specie di voglia di sempre maggiori restrizioni che mi preoccupa. E poi: non ho presenti molti casi nei quali lo stato, dopo essersi appropriato di nuovi poteri nei confronti delle libertà dei propri cittadini, li ha resi loro pacificamente.
Un caro saluto
Natale


Da: Raffaello MORELLI a Natale D’Amico ore 11,50

Caro D’Amico,

scusa se Ti faccio solo oggi questo rilievo relativo al Tuo articolo di venerdì in tandem con Franco De Benedetti. Ma credo che siano difficilmente ascrivibili al Governo due asserzioni che fate.

Uno. L’insufficiente disponibilità di dati statistici rilevati mediante un sistema omogeneo su tutti i principali parametri del COVID19 è un fattore negativo per prendere decisioni. Peraltro è una carenza non occcasionale del sistema Italia, che, data per di più la complessità della situazione COVID19, non si può certo attribuire in primo luogo al Governo in carica.

Due. Dare per scontato che gli italiani abbiano sopportato forti limitazioni di libertà costituzionalmente garantite e che ci vorrebbero informazioni complete e garantite per giudicare la loro eventuale necessità, mi pare un invertire il rapporto tra realtà concreta e norme aperte per operare nella realtà. Siccome il mondo scientifico asserisce che il COVID19 è un’infezione nuova molto contagiosa (anche se poco letale) finora senza vaccino e senza terapia, il distanziamento individuale è la sola cura immaginabile (in specie per chi è professionalmente a contatto con il pubblico). Dunque i limiti alla libertà del cittadino non li pone il Governo in carica, li pone la necessità di arginare il COVID19 nel convivere. Il che basta per giudicare lasciando da parte la Costituzione.

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