Per confutare l’assunto che il taglio sarebbe contro la democrazia

Desideriamo, come Comitato Il SI delle LIBERTA’,  confutare in radice l’assunto dell’articolo della scorsa settimana su Huffington Post scritto dal Presidente dei Circoli di Giustizia e Libertà, secondo cui il taglio dei parlamentari è contro la democrazia. Per farlo seguirò lo stesso ordine degli argomenti.

Si inizia dalla considerazione che il sistema parlamentare, già peggiorato negli anni, sarebbe affossato ulteriormente dal taglio. Non è un ragionamento, è una pura petizione di principio fondata su concezioni passatiste e  statiche  della democrazia rappresentativa, della sovranità dei cittadini e dell’uguaglianza nel voto.  Intanto va detto che la capacità rappresentativa non è la quantità degli eletti, il rapporto quantitativo tra rappresentanti e rappresentati (1:1; 1:100, 1:1000 proseguendo così)  e quanto territorio coprano.  La capacità rappresentativa esprime le scelte operate dai cittadini circa i progetti politici e circa i rappresentanti eletti per dibattere e decidere quale progetto attuare in via istituzionale, in base al raggrupparsi delle diverse Libertà dei cittadini che vengono rappresentate.  In questa prospettiva liberale, il taglio aiuta a rendere più snello discutere e  decidere,  a rendere più trasparenti gli atti parlamentari, ad  aumentare la responsabilità dei rappresentanti verso i cittadini.

E’ fittizio l’argomento che il taglio produce una soglia di sbarramento altissima e leva a milioni di cittadini la possibilità di avere dei rappresentanti in cui riconoscersi. Nasconde l’essenza vera della realtà. La democrazia rappresentativa compie votando delle scelte sulle idee e sui progetti cui viene attribuito un peso rappresentativo  diverso in base ai suffragi riportati. Quindi uno vale uno nell’esprimersi (per raccogliere le indicazioni dei conviventi su idee e progetti), non nell’esser rappresentato quale singolo (in pratica, la rappresentanza non è un diritto sindacale dell’individuo). La distanza fra rappresentato e rappresentante non attiene all’attribuzione fisica (più grande la rappresentanza con un rapporto più vicino ad 1:1), bensì al criterio adottato dai rappresentanti eletti nel discutere e nel decidere imperniandosi più o meno sulle conseguenze delle decisioni circa i rapporti tra i rappresentati. E ciò sotto il profilo della quantità e anche della qualità della rappresentanza. Discorso analogo vale per i territori. I territori fanno parte del processo con cui si forma il Parlamento, ma la Costituzione stabilisce che al Senato gli eletti sono quantitativamente la metà. Tale asimmetria voluta costituzionalmente non fa scandalo. Lo scandalo è semmai il bicameralismo paritario che in origine non era tanto accentuato e che è prodotto proprio da concezioni ugualitarie diffidenti circa la diversità dei cittadini e delle idee. Anche dopo il taglio, il suffragio politico resta democratico, libero, uguale per ognuno nello scegliere la rappresentanza

Poi il Presidente dei Circoli di Giustizia e Libertà inorridisce per il miscuglio tra taglio dei parlamentari  e legge elettorale esistente. Il che dovrebbe indurlo a spingere per cambiare la legge elettorale (dal M5S né fatta né voluta), non a dilazionare il taglio (a meno che sia il pretesto per un inno all’immobilismo). Né si vede cosa  di negativo comporterebbe il taglio nel rapporto tra esecutivo, legislativo e giudiziario e gli organi di garanzia, ancora nominati e composti dal Parlamento rappresentante di idee e progetti.  Tanto meno c’entra il confondere  il taglio del numero dei parlamentari con il dare più spazio a ristretti gruppi di potere, anche estranei al circuito democratico scrivono. E’ incomprensibile evocare l’estraneità al circuito democratico, quando i cittadini continuano a votare come prima. Semmai il maggior peso attribuito ai gruppi di potere deriva proprio dal perdurante sforzo di troppi per coltivare i propri orticelli soffocando il  conflitto politico sulle idee ed i progetti e rifiutando cambiamenti con scuse varie. Ed è pura fantasia definire  il taglio dei parlamentari  un attacco frontale ai principi della democrazia parlamentare rappresentativa e della separazione dei poteri perché un Parlamento più piccolo sarebbe inevitabilmente più obbediente ai capi partito. Ma sanno, solo per esempio, che esistono anche le istituzioni degli Stati Uniti d’America, che in quanto a capacità rappresentativa non sono certo secondi all’Italia? L’obbedienza dipende dal conformismo pubblico e dalla mancanza di dibattiti reali, non dal numero degli eletti.

Infine, è vero che motivare il taglio con il risparmio (certo ma  assai ridotto) non ha molto senso. Eppure il taglio dei costi evidentemente poco significativo,  comunque è il riconoscimento di quella frustrazione che i cittadini hanno espresso dopo anni di campagne mediatiche contro il Parlamento (degli stessi quotidiani che oggi sostengono il NO per paura di perdere l’influenza sul potere). Caso mai i Circoli di Giustizia e Libertà dovrebbero prendersela con quelle campagne antiparlamentari, che hanno portato al sovranismo e al populismo e dato spinta alla riforma di cui al referendum popolare il 29 marzo. Ed è assai singolare che invece, dopo aver criticato il peggiorare della qualità dei parlamentari, non eccepiscano sul comportamento di quel drappello di senatori sovranisti che, dopo aver votato SI al taglio nei 2 voti in aula sulla legge, hanno poi permesso il raggiungimento del quinto del Senato richiesto per il referendum ex 138, dicendo che era meglio sentire i cittadini (mentre il Parlamento può decidere anche senza ricorrere al referendum). Sono questi comportamenti lesivi del ruolo di un eletto, che minano i meccanismi della democrazia rappresentativa.

I Liberali non possono non riconoscere la frustrazione di molti cittadini verso il Parlamentarismo come conseguenza  dei difetti emersi (il contesto è oggi diverso da quello originario) e degli effetti della lunga campagna mediatica contro il Parlamento. Pertanto adeguare il formarsi del Parlamento, è prendere atto dei cambiamenti intervenuti e avvicinarsi ai cittadini, rafforzando in tal modo il funzionamento della democrazia rappresentativa e il modo di percepirla.

Raffaello Morelli Pietro Paganini

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