Il cambiare nella democrazia

Intervento nel dibattito alla Conferenza “Burocrazia e Democrazia” organizzata dal Circolo G.E. Modigliani imperniata sulla relazione svolta dal prof. Luciano Iacoponi e tenutasi il 26 gennaio 2018 a Livorno, Villa Henderson (registrazione 12 min 38 sec.)

Ringraziando il relatore per aver fatto riflettere su una questione che è senza dubbio centrale per la nostra convivenza democratica, desidero ricordare che un famosissimo detto di Winston Churchill – la democrazia è il peggiore di tutti i sistemi di governo eccetto quelli sperimentati fino ad oggi – stava insieme ad un altro dello stesso tipo, che era “il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con un elettore medio”, cioè per rendersi conto dell’incapacità di essere al livello di capire certi problemi. Insomma , siamo profondamente convinti che la grande novità del sistema democratico – che poi non esiste da molto, più meno tre secoli, pochi rispetto all’epoca dei sumeri – è che fa contare i cittadini singolarmente presi. I quali possono ovviamente sbagliare, ma i fatti sperimentali dimostrano che, nel medio lungo periodo, con il sistema di affidarsi ai cittadini, le cose poi si correggono. Il che non è altro che il sistema scoperto dalla scienza. Perché per lo più fino al ‘600 nemmeno la scienza lo aveva chiarissimo, ma dopo, essendo stata più rapida nell’applicarlo, la scienza ha ottenuto risultati molto migliori.

Muovo da questo perché è quella novità che ha segnato il punto di svolta. Il moderno Stato italiano è nato principalmente perché – all’epoca non poteva che succedere così – si trovò ad essere in mano ad un personaggio geniale con una grossa esperienza internazionale, quale era Cavour, il quale decise di partire dal realizzare il paese nel suo complesso. Questo, come disse non molto tempo dopo D’Azeglio, implicava che un volta fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani. Il problema fu che da allora, venne a poco a poco trascurata la logica realistica con la quale venne costruita l’Italia. Per cui ad esempio si abolirono gli enti pauperistici voluti dalla Chiesa, in quanto, diceva Cavour, lo Stato non può dare il messaggio che si possa vivere non facendo niente , una considerazione rivoluzionaria perché fino ad allora ampia parte dei cittadini vivevano di prebende ricevute da qualche potente. Quella logica realistica finì per non andare avanti siccome alla lunga ritornò l’abitudine più o meno sottaciuta che i cittadini individui non devono contare. Come ho detto, Churchill non nascondeva i limiti della democrazia. Ma non fino a giustificare quanto è espresso efficacemente nella citazione fatta da Luciano Iacoponi, e poi divenuta la convinzione diffusa nelle late burocrazie italiche: le leggi devono essere fatte male e soprattutto incomprensibili. Quindi sarebbe bene che i cittadini non sappiano quello che avviene. Perché la questione verte su questo. Così, a metà degli anni dieci del ‘900, si è visto che i potenti di allora – cioè la casa regnante – in pratica andavo in tasca a quelle che erano le propensioni parlamentari e giostravano le cose come ci si trovasse tre o quattrocento anni prima. Ricordiamo le trattative fatte a Londra, prima di entrare in guerra, per ribaltare in segreto e senza dire nulla a nessuno, le alleanze dell’Italia che esistevano da trentacinque anni a livello internazionale. E così è avvenuto sempre. Malignamente, si potrebbe dire, ciò è avvenuto in contemporanea al primo inganno che riguarda strettamente, più che gli italiani, il mondo cattolico . Perché, come è noto, dopo che la Chiesa aveva indicato, dalla fine degli anni sessanta del ‘800, la strategia del “non conviene” nei confronti della casa Savoia e del Regno, una parte del mondo cattolico, quella finanziaria, ne fece nere per sostenere la tesi che di politica era bene non interessarsi ma che intanto al governo era bene andarci. Non mi dilungo, ma insomma si ebbero ministri che sostenevano il non expedit e accettavano incarichi ministeriali.

Il bubbone è qui. Il cittadino è andato sempre più contando meno. E il cittadino – su questo son d’accordo con le osservazioni fatte prima da Vernassa – è stato definitivamente travolto da… come dire, dalla assoluta disponibilità con cui ha accettato che la Costituzione venisse stravolta. Perché la Costituzione è stata stravolta. E come? E’ stata stravolta con un’interpretazione che è appunto basata sul fatto che i cittadini non devono contare, dato infatti che in una sequela di norme non ce ne è traccia di costruzione nel segno del cittadino. Basti pensare alla follia del fatto che la Magistratura in Costituzione è definita un ordine, è diventata un potere, questo potere, addirittura violando le norme transitorie esistenti, fa in modo che non venga mai fatta la riforma complessiva della magistratura, che infatti , siamo nel 2018, non c’è ancora. Ma i cittadini, tutte queste cose non riescono a percepirle , perché si sono fatti prendere da un’interpretazione distorta – invalse dalla cultura cattolica e marxista – per cui in Italia si vede tutto nell’ottica (su cui io non sono d’accordo) del bene comune. Perché il bene comune è una stortura, siccome, nella logica individuale del cittadino singolo, il bene comune è solo la scelta di maggioranze che decidono le cose e poi stanno a vedere i risultati, caso mai cambiando rispettando le minoranze. Non può essere una posizione teorica. Il bene comune viene imposto dall’alto, altrimenti come si farebbe a dire che è un bene in comune, se c’è una parte , talvolta molto elevata, della popolazione che non è d’accordo su quanto si deve fare? Quindi la Costituzione è stata distorta.

Distorcere peraltro è un’abitudine diffusa. Scusate se da liberale faccio un esempio tipico. In Italia si è fatto passare John Maynard Keynes quasi per un socialista. Ora è notorio che Keynes era un esponente del Partito Liberale inglese, di cui fu fatto anche Lord. Addirittura si è detto che Keynes sosteneva la spesa a debito. Non è vero, è un falso materiale. Lui diceva altre cose. Sosteneva la necessità di utilizzare al massimo i mezzi di produzione , nell’ottica di fare le cose utili – gli investimenti si direbbe oggi. Invece è passata la tesi che sosteneva la spesa in deficit. Così siamo arrivati al 133% del debito pubblico sul PIL. Anzi, al riguardo permettetemi una battuta. In Europa il Ministro Padoan ha detto pochi giorni or sono, facendo fare all’Italia una figura barbina, che il debito pubblico è diminuito di 14,5 miliardi. Questo semplicemente è un gioco contabile falso. Perché a novembre hanno fatto figurare il debito diminuito di quei 14,5 con il trucco di pagare le scadenze facendo diminuire la cassa della Tesoreria al minimo storico da tantissimi anni, di 22 miliardi. Quindi, in realtà il debito pubblico è aumentato di 7,5 miliardi. Naturalmente gli stranieri, che non sono più intelligenti di noi ma sono più precisi, queste cose le studiano e se ne accorgono in cinque minuti. Ecco, in questa ottica dell’andare sempre in tasca ai cittadini, iil fantasma che aleggia intorno a noi è che o i cittadini cominciano a interessarsi di nuovo delle cose che li riguardano – e la politica e le regole sono cose che li riguardano – o sennò non si riuscirà mai, se non si fa attenzione ai fatti e ai risultati delle azioni di governo, non si riuscirà mai ad ottenere una ripresa obiettiva del paese.

Per tutto questo, sono d’accordo che bisogna partire dalla ricostruzione dei cittadini, ma intendendo la parola ricostruzione dei cittadini non nel senso di ricostruzione teorica. La teoria del cittadino perfetto non va bene, se non si intende come dinamismo di indurre il cittadino a capire anche in chiave sperimentale ed incastrare i risultati verificati, siccome se un tipo di intervento fa danno, si deve rivederlo. In conclusione trovo giusto quanto detto sulla democrazia della quale occorrerà riparlare, trovo importantissimo cominciare a tener conto delle cose che ha detto prima dall’altro oratore e poi io, non credo , e non è casuale, che si possa non trattare delle questioni elettorali, dato che le questioni elettorali son già un modo di introdurre l’agenda del cittadino che conta. Ed è impossibile trattare della democrazia odierna senza capire che la sua vera colpa è far sentire escluso il cittadino e di pensare di mettere in mano le cose alle cosiddette elites, portando a concezioni, come quella ricordato da Vernassa, della proposta del 2016 di riforma costituzionale, che non esitai allora e non esito oggi a definire oligarchica, perché una proposta con in mente una sola cosa: conta solo chi ha in mano il potere e i cittadini meno contano meglio è. Ecco, secondo me questa è il solo ed unico modo attraverso il quale si può superare il problema dell’immobilismo burocratico, del quale si può dire senza dubbio, perché è sempre avvenuto così nella storia, che quando la democrazia comincia ad avere delle involuzioni, dopo, anche se aveva raggiunto dei livelli insuperabili di raffinatezza intellettuale – come avvenne in Cina con i mandarini – finisce per auto collassare. L’unica novità è trasformarla, riportarla a vedere i fatti della realtà dei cittadini che discutono e contano.

Questa voce è stata pubblicata in DISCORSI, CONFERENZE, INTERVENTI e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.