La 165/17 e l’impossibilità di una maggioranza la sera del voto

Caro Magri,

nel Suo efficace articolo di stamani sui 22 partitini vogliosi accasarsi nel centro destra, esprime con grande chiarezza un concetto (“ Silvio risulta in costante ascesa e pericolosamente vicino alla soglia del 40-42 per cento che gli permetterebbe di conquistare la maggioranza nel prossimo Parlamento”) , tra l’altro penso da Lei neppure gradito (visto che non appartiene al mondo berlusconiano), che però rischia di far prendere un abbaglio, a Lei e ai lettori. Chi sostiene che , seppure con il 42% si possa ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari la sera delle elezioni, semplicemente non tiene conto di cosa stabilisce la 165/2017, cioè la nuova legge elettorale. Con le nuove norme non è difficile verificare che nell’attuale situazione politica sarà impossibile che una delle tre forze conquisti la maggioranza dei seggi alla fine dello scrutinio.

Infatti, la nuova legge (art. 1, comma 26) ha sostituito l’italicum abolendo ogni premio di maggioranza per la parte proporzionale alla Camera. Siccome le tre forze in competizione – centro destra, M5S e PD – hanno tra di loro ordine di grandezza paragonabile (grossa differenza dal ’94), la distribuzione proporzionale dei 386 seggi non potrà, in termini probabilistici, distaccarsi in modo significativo dal genere 35%, 30%, 25% : quindi i seggi saranno all’incirca 135, 115, 96, con i restanti seggi per le altre liste non coalizzate oltre il 3% . La distribuzione dei 231 seggi uninominali, sempre tenuto conto della ineludibile probabilità statistica, non potranno in alcun modo determinare un’assegnazione molto divergente da 115, 66 e 50 seggi (delle 3 forze una già vincerebbe 1 collegio su 2). Ma poniamo pure che il centro destra arrivi al 42% nel proporzionale (cioè ottenga 162 seggi) e raggiunga nell’uninominale il livello spropositato statisticamente del 56% dei seggi (cioè 130 seggi). Il totale proporzionale più uninominale fa 292, al quale aggiungendo pure (ma sarà molto improbabile) 8 seggi all’estero, si arriva a 300 seggi. Ne mancano ancora 41 alla maggioranza.

Ciò significa in modo pressoché certo (eccetto spostamenti elettorali clamorosi quali il discostarsi dai sondaggi del 15%-20% – si tratterebbe di spostare 6-8 milioni di voti) che una maggiorana parlamentare sarà possibile esclusivamente attraverso l’accordo di almeno due aree politiche furiosamente avversarie in campagna elettorale. E siccome si deve anche tener conto che di certo il primo partito sarà il 29-30% del M5S con quello che ne consegue, una campagna imperniata sull’illudere di poter ottenere una maggioranza (Renzi fa esattamente la stessa cosa cianciando di voto utile, concetto inesistente con la 165/2017 senza premio di maggioranza) è un inganno ai cittadini. Sarebbe bene che la campagna elettorale si facesse sui problemi concreti del convivere, che renderebbero più esplicite le preferenze dei cittadini su alcune tematiche definite, le quali diverrebbero poi la base naturale per fare accordi post elettorali in Parlamento tra gli eletti di liste concorrenti.

A me sembrerebbe utile per tutti che i maggiori editorialisti cominciassero ad illustrare con chiarezza questi dati di fatto.

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