La Cassazione e l’esenzione ICI (a Pier Francesco De Robertis)

Egregio Dottore,

La Nazione ha dato notizia delle sentenze della Cassazione secondo cui l’esenzione ICI non spetta alle scuole parificate religiose. Al riguardo, il presidente della FIDAE, don Macrì, e il sottosegretario Toccafondi esprimono tesi assolutamente contrarie, peraltro violando le regole, sia giuridicamente vigenti sia di convivenza civile tra diversi.

Le due sentenze non sono una novità. Gli ambienti delle scuole religiose si agitano da 20 anni per interpretare la legge sull’ICI (allora quella del 1992) così da esentarne le attività non di culto. Ma già nel 2004 la Cassazione sancì che anche le congregazioni religiose devono pagare l’Ici per le attività commerciali. Allora la lobby paritaria cattolica ottenne da due governi, Berlusconi III e Prodi II la riformulazione della norma ICI, e, dopo il DL Bersani-Visco, l’esenzione si allargò alle attività miste. Solo che l’Europa minacciava sanzioni per i vantaggi fiscali contro i Trattati Europei, rilevati ancora dalla Cassazione, quasi 5 anni fa, siccome la minore tassazione è un aiuto di stato. Allora, a primavera 2012, Monti varò un emendamento accettabile per l’Europa, cioè che l’esenzione riguarda le modalità  non  commerciali, sennò l’immobile paga l’IMU chiunque ne sia il proprietario.

Negare questi fatti ed evocare gli aiuti alle paritarie in Europa, è pura fantasia. Inoltre, è impossibile ventilare  la tesi che non sarebbe commerciale un’attività  in cui i corrispettivi non coprono i costi di gestione (così tutte le attività economicamente disastrate sarebbero esentate IMU). Peraltro, è altrettanto assurdo sostenere l’esenzione IMU per le scuole parificate al pari di quelle pubbliche.

Infatti, le scuole parificate rientrano nella libertà costituzionale di impresa nel settore educativo ma non in una libertà di insegnamento privato a carico dello Stato, che non c’è e non ci deve essere. Il percorso educativo privato è ammesso ma non con il contributo spese di tutti gli altri. Altrimenti la convivenza salterebbe e si avrebbe l’integralismo multiculturale tra ghetti invece del pluralismo liberale. Di fatti una scuola è parificata quando la sua gestione privata segue programmi e regole dello Stato. Una scuola parificata non esprime la privata libertà di insegnamento, bensì una scelta di impresa nel settore educativo. Del resto, se la parificata è gratuita già esiste l’esenzione IMU per gli usi culturali. Insomma  la concorrenza d’impresa non va violata.

In base a questi dati di fatto, le parole del Sottosegretario Toccafondi sono istituzionalmente surreali.  Le istituzioni, specie oggi, non devono finanziare le scelte dei convincimenti privati. La crescita del sistema si fa con prodotti e servizi validi, non  con  la droga dei privilegi

 

 

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