A proposito di un commento su Charlie Hebdo

Commento al fondo su Italialaica.it di Lidia Menapace sulla strage di Charlie Hebdo

La serietà appassionata  di Lidia Menapace è una testimonianza toccante di quanto  si affolla nell’animo di noi attoniti spettatori dell’attacco  terroristico  al settimanale satirico di Parigi.  Ed è largamente comprensibile lo sgomento che esprime per l’inadeguatezza professionale e civile di un certo modo di fare giornalismo e di fare politica.
Nel medesimo spirito di franchezza, credo peraltro non si possa  dire proprio lo stesso circa il genere di risposta prefigurata  al quesito del che fare. Non mi riferisco certo al richiamare  le battaglie liberali, antiche  e del tutto trascurate, perché il servizio della TV pubblica si distingua  da quello commerciale proprio sul non avere pubblicità. Mi riferisco all’accenno conclusivo sugli strumenti liberatori che preservino dai mali del mondo. A me pare che lo strumento cardine dei metodo laico – il concreto esercizio dello spirito critico di ogni cittadino attraverso il conflitto secondo le regole prescelte democraticamente – è senza dubbi la via più adatta pensata nei secoli dagli umani, però non per evitare i mali del mondo ma per restringerne l’impatto e per dar modo di superarne gli effetti, in relazione principalmente  ai danni per gli individui più deboli.

 

fondo CHE FARE di Lidia Menapace su Italialaica.it del 8 gennaio 2015

Innanzitutto non tacere, non riaddormentarsi, non lasciarsi prendere nel gorgo delle pericolose stupidaggini. Se “il sonno della ragione produce mostri” bisogna tenere sveglissima la ragione e fermi i polsi e governati i sentimenti.

Questo è ciò che mi gira in testa fin da questa notte dopo aver visto con  fatica dispetto e paura lo speciale che la 7 ha dedicato alla strage di Parigi.

Non mi aspettavo proprio di non trovare nemmeno un messaggio in proposito tra le decine e decine che ogni mattina trovo, e sono già quasi le 10 !

Mi colpisce l’incertezza, quasi il parlare avviluppato e confuso di una forte libera importante giornalista che ha una sua mezz’ora quando vuole su una rete nazionale della Tv pubblica e ora non riesce a mettere insieme un discorso significativo e minimamente coerente, e si trova quasi a dare ragione a Salvini e alla Le Pen, che fanno due discorsi ben diversi e non citabili insieme; mi  colpisce Salvini che costantemente indica il dito a chi mostra la luna imperterrito, e  si permette di appellare “la ragazza, la signorina” una deputata in carica stata addirittura candidata alla poltrona di ministra degli Esteri, il villano!

Insomma “il sonno della ragione messo in speciale” produce mostri come quelli di ieri, e fa parlare in tono solo  chi, siccome è sempre  stato/a  impegnato/a a preparare la guerra sotto le più fantasiose mentite spoglie, si trova quasi a suo agio, che guaio!

Devo dire che l’egemonia della pubblicità non è l’ultimo dei miei pensieri spauriti: così come stamattina, mentre cerco di mettere giù una qualche presa di posizione meno scema che mi riesce, vengo continuamente interrotta al telefonino da chi -come sempre- mi vuol vendere vino olio cosmetici, e se attacco la Tv eternamente mi vien detto di meravigliosi materassi letti poltrone artigiani della qualità, e di meravigliosi sconti e via! una poltrona é la felicità. Davvero l’unica realtà é il mercato, il resto è parvenza, fantasia, gioco di teste vuote, la  miseriaccia!

Perché mi colpisce tanto questa mattina? per solito, avendo sviluppato un allenamento diuturno, so che posso andare a disfare il letto, a mettere nel cassetto alcune cose tirate fuori ieri, a rileggere la lista  della spesa che ho compilato, sistemare alcuni libri che voglio avere sottomano, fare pipì, sono tante le piccole cose da fare mentre sfila la  pubblicità in televisione. Ma questa mattina mi par davvero troppo poco:  mi offende la eterna permanenza e piattezza del discorso pubblicitario, la sua insinuante indicazione di ciò che è utile moderno efficiente. Siamo ridotti a guardare una poltrona che ci vien rifilata a meno della metà del prezzo che viene  mostrato; eppure ci guadagnano anche quasi regalando le merci e pagando la pubblicità e intanto ponendo limiti alla libertà di informazione: se penso al tempo e allo spazio che resterebbero a disposizione se la Tv fosse pubblica e senza pubblicità!

Veniamo dunque agli assassini che hanno sparato alla redazione del settimanale satirico parigino. Naturalmente sappiamo che assassino è parola di origine araba, un calco da hascis, chi consuma droghe e poi spara. Così come araba è salamelecchi, una traduzione fonetica di salam aleicum, il saluto rispettoso che i mercanti arabi facevano per incominciare la trattativa e scirocco e sofà e canapè. Le parole sono pietre.

Ma dato che Tzipras parla e si ricorda di essere greco e che dopo la hubris viene la catarsi e ci richiama a non buttare via il peso liberatorio della cultura, mi chiedo quante volte ci siamo detti/e che sarà un bel guaio quando le masse si sveglieranno e protesteranno per la crisi che resta la disoccupazione che aumenta la miseria che pesa! sta arrivando e mi domando cosa abbiamo fatto per preparare gli strumenti (non le armi!) adeguati. Cercherò di individuarne alcuni

A presto, ad oggi, non c’é più tempo. lidia

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