La questione dei liberali (una lettera a alcune decine di liberali italiani)

Cari amici,

colgo l’occasione di quanto ci ha scritto Valerio a commento delle elezioni europee e  di Verhofstadt, per fare rapide considerazioni sulla questione dei liberali oggi.

Renzi ha ottenuto moltissimi voti ma si è accorto lui stesso, nella conferenza stampa di lunedì, della necessità di restare molto cauto. Infatti, non ha  guadagnato a sinistra pur avendo ottenuto rispetto al 2013 (nonostante un  calo di votanti molto netto) oltre 2,5 milioni di voti in più e in aggiunta deve fare i conti con  il  1,1 milione di voti ottenuto dalla sinistra Tsipras contro il PD (e non in alleanza con il PD come SEL l’anno passato). E’ del tutto evidente che Renzi ha risucchiato la quasi totalità dei voti moderati di Scelta Civica, che nel 2013 superavano di poco i  2,8 milioni. Questo dato fa intendere che, a parte  l’esame  più dettagliato dei flussi elettorali,  il superamento di un terzo dell’elettorato è stato effettuato dal PD scegliendo di esser molto poco di sinistra. La contemporanea scarsissima capacità di raccogliere i pentiti da Grillo e dal bacino di FI, unita all’arretramento della stessa FI al terzo posto (rendendo difficile l’appoggio parlamentare di Berlusconi all’Italicum e alle riforme connesse), pongono Renzi di fronte ad un clima parlamentare più difficile di prima e quindi lo hanno indotto alla cautela. In sintesi, a me pare che si stia stringendo il nodo intorno all’orgogliosa pretesa di rendere nuova ogni cosa: la politica dell’evocare speranze avrà assai presto una visibile difficoltà a concretizzarsi.

In questo quadro, il risultato di Scelta Europea è andato oltre le peggiori previsioni, tuttavia è del tutto conseguente ai rilievi critici degli ultimi mesi fatti  da noi stessi. Ha voluto essere una lista senza anima politica (tanto meno anima politica liberale). Va bene che i moderati italiani di oggi, contraddicendo le proprie aspirazioni dichiarate  a parole,  da diversi decenni  propendono  a soccorrere chi è ritenuto vincente, ma se la sola proposta politica della lista era l’Europa in termini del tutto analoghi a quelli esposti dal PD e da NCD, era naturale che i moderati avrebbero preferito accasarsi tra chi, oltre sostenere cose analoghe sull’Europa ( sì Europa ma diversa), aveva anche un potere politico consolidato. Come se non bastasse, Scelta Europea (in specie Scelta Civica e Fare) ha volutamente tenuto ai margini, se non cercato di oscurare, i candidati liberali: basti pensare alle proteste e contrarietà manifestate contro il nostro Bozzi, reo di aver scritto al Presidente Napolitano per  ricordare al Parlamento l’indicazione pro cittadini della Corte Costituzionale in vista della nuova legge elettorale (secondo loro era un attacco al Governo).

Scelta Europea non poteva avere capacità attrattiva senza avere un messaggio politico originale (non sostituibile con fugaci riferimenti ai liberal democratici). Viceversa, in Italia esiste sempre più urgente il bisogno di regole ed iniziative politiche centrate sul metodo individuale del cittadino. Però non come aggiunta a qualcos’altro bensì come nocciolo di un’azione politica, tanto coraggiosa da gridare che il re è nudo:  è impossibile governare un paese senza avere progetti di continuo controllati dai cittadini quanto ai risultati e senza effettuare le eventuali correzioni necessarie. In poche parole, nel mondo d’oggi il potere è uno strumento operativo e non un fine.

Siamo al nocciolo che ci riguarda. La situazione italiana è così anche per  responsabilità di noi liberali. Abbiamo trascurato l’assoluta necessità di non ridurre il liberalismo a rapporti di amicizie personali tra cittadini  (seri ma troppo prudenti politicamente)  e di lavorare per farlo essere un soggetto politico portatore di un progetto autonomo, sempre disposto ad allearsi sì (in coerenza con l’essere paladino della diversità) ma non pretendendo di far surrogare il soggetto a singole personalità . Quindi in nessun momento chiudiamoci nel circolo degli amici più stretti, perché far ciò non sarebbe un’azione politica a sostegno del metodo individuale. Il sostegno polltico al metodo liberale richiede la costruzione di un percepibile progetto politico di cambiamento delle istituzioni e delle regole del convivere, a cominciare da quelle economiche, in particolare il drastico taglio del debito pubblico accumulato, taglio indispensabile per consentire davvero l’abbassare contestualmente le aliquote fiscali necessario per spingere la ripresa con lo spirito di  iniziativa.

I voti che hanno raccolto i candidati liberali (non 2.114 ma almeno 6.613, contando tutti i candidati espressione di liberali organizzati e sufficientemente coerenti) sono prova del loro coraggio in una lista che non li voleva e non sono affatto inutili poiché hanno consentito di testimoniare all’ALDE che in Italia esistono i liberali organizzati intenzionati ad impegnarsi per dare voce al liberalismo. Non è poco, visto che l’intuizione di Verhofstadt della lista ALDE in Italia è stata molto  importante ma ha avuto il  limite di essersi affidata ad un burocrate inserito nell’IDV  preoccupato solo della propria rielezione e poi di essere costretta ad un’alleanza frettolosa tra tre gruppi che, in misura differente, non accettavano i liberali organizzati, intenzionati a far corrispondere i comportamenti politici alla cultura liberale.

Credo che ora noi dobbiamo lavorare  per costruire una formazione politica liberale in Italia, utilizzando anche la disponibilità presente nella calorosa lettera inviata dallo stesso Verhofstadt (cui dobbiamo augurare possa divenire il punto di equilibrio nell’elezione del futuro Presidente della Commissione UE)   sui tre principi da lui indicati, laicità, libertà di coscienza, accettazione delle differenze. Il primo passo di questo lavoro è secondo me allargare il nostro discorso a tutti coloro di cui è da tempo noto l’impegno liberale coerente, siccome non dobbiamo mai trascurare che la memoria del passato non può distrarre dall’impegno nell’agire   liberale in vista del futuro. Pertanto credo utile fin d’ora ampliare il gruppo delle persone coinvolte nella presente discussione. Penso anzi che sarebbe auspicabile riuscire ad incontrarci nelle prossime settimane, anche per scrivere insieme   a Verhofstadt proponendogli di presiedere una riunione nazionale in Italia per lanciare la formazione politica dei liberali che vogliono uscire dalle catacombe e fondare la propria azione sui principi sopra indicati, dunque sulla metodologia individuale del cittadino.

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