La politica è costruire, non sognare

Al prof. Iacono che ha invocato una sinistra capace di rifare la politica per farci sognare, l’avv. Mazzotta ha opposto un altro sogno che lega la dignità della persona umana alla sussidiarietà, alla solidarietà, all’impegno gratuito a favore del prossimo, all’accoglienza praticata a Lampedusa. Il sogno del prof. Iacono è l’idea aggiornata del sole dell’avvenire, il sogno dell’avv. Mazzotta è la sintassi del dialogo nella famiglia e nelle relazioni sociali. Viceversa, facendo riferimento all’esperienza della storia, io ritengo ormai chiarito che per la politica non è più l’epoca dell’inseguire un sogno, bensì quella di costruire mediante il cittadino le istituzioni, di sperimentare, di correggere.

Non condivido perciò l’invocazione del prof. Iacono. Che comunque segnala l’esigenza che la politica verta sul confronto tra progetti, dimenticato da oltre due decenni. Naturalmente non condivido neppure la sintassi del dialogo indicata dell’avv. Mazzotta. Che temo voglia essere un contenuto di quel confronto e quindi una proposta ideologico religiosa, cioè un passo indietro.

Infatti, ogni cittadino esprime la sua diversità in un progetto e attiva il confronto con i contributi altrui. Il confronto – che, in politica, sarà conflitto sulla convivenza secondo le regole – si svolgerà fino a che a far le differenze arriveranno i risultati raggiunti oppure , in campo politico, sarà effettuata una scelta tra i progetti tramite il voto dei cittadini.

Al cittadino non pensa il progetto dell’avv. Mazzotta di affidarsi alla sintassi del dialogo nonché alle famiglie e alle realtà che fanno mentre lo Stato permette e favorisce. Mettere ai margini lo Stato non rende centrale il cittadino. Senza che le istituzioni costruite diano le regole e senza il loro intervento per sciogliere i nodi dei disequilibri, i conflitti sarebbero guazzabugli inclini a raggruppare amici, al monopolio dei più forti. Quindi, nei termini dell’avv. Mazzotta, se la politica del sogno ha la testa in cielo non può avere i piedi per terra e vedere i fatti veri. Perché vedere i fatti è accettarli per quel che sono e non per quel che il sogno vorrebbe fossero. Cosa impossibile se a terra ci sono solo i piedi e non la testa.

Il ruolo del cittadino non è sognare. E’ partire dai fatti e, mediante il conflitto secondo le regole e senza favori, scegliere cosa fare come convivenza votando e in seguito rivotando. Sostituire la sintassi del dialogo al conflitto e alla scelta, equivale a mettere le maniere buoniste al posto di riconoscere le divergenze e di decidere. A meno che la sintassi del dialogo sia una formula forbita per affidare ad autorità non civili le scelte sulla convivenza civile. Riducendo il cittadino a suddito.