Sul convegno “La stanza del silenzio” (a Lina Sturmann)

Cara Lina,

desidero di nuovo confermarti che il Convegno da te organizzato ieri (Nota – 30 ottobre) è risultato un affresco significativo del mondo evocato dal suo titolo: la stanza del silenzio e dei culti. Sono state quasi quattro ore di riflessione non banale su una questione di rilievo della convivenza .

Appunto per la non banalità del Convegno, desidero farti al volo alcune osservazioni che ritengo altrettanto di rilievo, in particolare per il futuro. E soprattutto per il caso di Livorno, che hai opportunamente richiamato in tre occasioni, purtroppo senza trovare riscontro effettivo. Il nocciolo delle mie osservazioni è che il mondo del Convegno fraintende quale possa essere il valore della stanza. E questo perché fraintende cosa sia la laicità e quale sia il rapporto laicità religioni.

Il valore della stanza non sta nel pretendere di trasformarsi in un’altra piazza. Una piazza è per struttura uno spazio in cui può andare ogni tipo di individui per quasi tutte le ragioni possibili. La stanza è uno spazio creato per gli individui colpiti da un evento luttuoso sul quale intendono meditare, un’esigenza che tocca ognuno senza distinzione. Dunque in pratica la stanza deve trovarsi in un luogo di cura; altrove, o corrisponde all’esercizio di un ruolo specifico (vedi il silenzio delle biblioteche o le apposite sale nei posti di cremazione) oppure, qualora venga creata in un luogo tipo università, la meditazione cambia natura e diviene attinente alla spiritualità interiore per lo più distaccata dall’osservare il mondo reale.

L’attribuire alla stanza valori e finalità che non possono essere suoi, deriva dal fraintendere il senso dell’essere laico. Viene inteso come alle origini (chi non fa parte del clero) mentre oggi ha un altro significato (individuo che per rapportarsi con il mondo e con sé stesso usa l’osservazione dei fatti ed il proprio senso critico invece che l’autorità di qualche organizzazione o di qualcuno). E qui non mi soffermo sul perché è accaduto.

Non l’avere incertezze sul cosa è laico, consente di evitare la confusione tra laicità e religioni (emersa anche nel dibattito di ieri). In base all’esperienza, laicità e religioni restano due metodi del tutto differenti, rispettivamente basati sulle scelte individuali di ciascuno oppure sull’autorità e sulla verità della fede. La stanza è importante perché permette sia ai laici che ai religiosi di usare il medesimo luogo in particolari occasioni.

Un atto simile riflette due importantissime circostanze. Una è che nel mondo esiste una irriducibile miriade di diversità individuali con i medesimi diritti giuridici. La seconda è che il verificarsi del ciclo della vita è tuttora un meccanismo per lo più non conosciuto cui ognuno reagisce in modo differente e perciò da rispettare (vista l’ignoranza del fenomeno e le opposte metodologie legittime per affrontarlo, cioè la conoscenza sperimentale o la dottrina di una religione). Ora, con Te non c’è bisogno di rilevare come ognuna di queste due circostanze costituisca una tipica espressione di laicità e non di religione (né di ecumenismo, che è una via religiosa per reintrodurre il rifiuto della diversità mediante l’unità dei diversamente credenti).

Le ambiguità fin qui segnalate sul concetto di stanza, ieri non hanno consentito una chiarezza effettiva riguardo la vicenda in corso della stanza a Livorno. Che non è un episodio casuale. Livorno è l’unica città ove sotto l’egida del Comune esiste da un quindicennio un Tavolo delle Religioni e dove al contempo non riusciamo da qualche anno a far introdurre un analogo Tavolo della Laicità. In questo clima è stata creata in Ospedale una sala denominata “multireligiosa” e si è fatto con un accordo ASL Comune (quale appresentante del Tavole delle Religioni) in cui si afferma che è al servizio di credenti e non credenti. Dunque si vuol far credere che anche l’essere laico è una religione. Follia intellettuale, che poi, in realtà, non è tale bensì un preciso disegno di natura clericale, pervasivo contro il cittadino.

Ovviamente queste mie osservazioni Le faccio a Te ma non sono riservate solo a Te. Quindi potrai utilizzarle nel modo che riterrai opportuno.

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