“Fratelli tutti” viola il Concordato

Scritto per la rivista bimestrale NON CREDO

1- Il progetto politico dell’enciclica. La nascita di questo articolo è dovuta al fatto che l’enciclica “Fratelli tutti” va parecchio oltre il messaggio religioso ed entra con slancio nell’ambito politico. Naturalmente la forma espositiva appartiene alla cultura del suo estensore, modellatasi nell’ordine gesuita e dunque molto attenta alle cose del mondo nel tracciare la strada della Chiesa. Ma la sostanza di questo documento ampio “sulla Fraternità e l’amicizia sociale” (articolato in  287 punti, compreso l’Appello finale, raggruppati in 75 titoli  raccolti in  8 capitoli) è il travalicare l’ambito della dottrina religiosa quando da esplicitamente, seppur con ambiguità cauta e lieve, parecchie indicazioni sul come organizzare la convivenza.

Nel suo percorso,  l’enciclica “Fratelli tutti” illustra un progetto politico che si fonda non sulle scelte fatte da cittadini bensì sull’autorità della religione cattolica e di tutte le religioni dedite alll’amore divino. Di conseguenza frantuma il principio liberale e laico di separazione Stato religioni, che l’esperienza storica ha dimostrato essere la sola garanzia per la crescita civile basata sulla conoscenza promossa dall’osservazione individuale dei fatti e sulla  tolleranza nel convivere tra le diversità degli individui e delle loro iniziative.

2- Il punto 276. Il fulcro del progettare politico sta nel punto 276 (all’interno del titolo Il fondamento ultimo, che fa parte del Capitolo ottavo, denominato Le religioni al sevizio della fraternità nel mondo), in cui espone il concetto inquadrandolo in una citazione di Aristotele riportata in nota: “L’essere umano è un animale politico” (Politica, 1253a 1-3). Si fonda qui l’ambiguità civile che pervade l’enciclica. Di fatti la nota correda l’ultimo di questi tre periodi che aprono il punto 276: “Per queste ragioni, benché la Chiesa rispetti l’autonomia della politica, non relega la propria missione all’ambito del privato. Al contrario, «non può e non deve neanche restare ai margini» nella costruzione di un mondo migliore, né trascurare di «risvegliare le forze spirituali» che possano fecondare tutta la vita sociale. È vero che i ministri religiosi non devono fare politica partitica, propria dei laici, però nemmeno possono rinunciare alla dimensione politica dell’esistenza (ndr- sta qui la  nota) che implica una costante attenzione al bene comune e la preoccupazione per lo sviluppo umano integrale.”

Con il primo periodo, l’enciclica afferma che la missione della Chiesa attiene non solo al privato degli esseri umani, bensì al modo in cui gli esseri umani convivono. Ora il modo di convivere è il ruolo della politica.  Dunque dire che la Chiesa riconosce l’autonomia della  politica  equivale a riconoscere  alla politica il diritto di occuparsi del convivere ma allo stesso tempo stabilire anche il proprio diritto di Chiesa di occuparsene. Con il secondo periodo, l’enciclica descrive quali sono le finalità per cui la Chiesa non resta ai margini nel costruire un mondo migliore nel quale convivere. Con il terzo periodo, l’enciclica chiarisce che i ministri religiosi sono fuori dalla politica dei partiti ma non possono rinunciare alla dimensione politica umana, vale a dire ad occuparsi del modo in cui gli esseri umani convivono. Perché appunto – proprio qui si pone il richiamo ad Aristotele – l’essere umano è un animale politico, e la sua fisiologia è interagire con gli altri  suoi simili.

La tesi dell’enciclica, quindi, è che, nel convivere, non sono in pratica separabili la dimensione politica partitica e la dimensione religiosa. Perciò politica e  Chiesa operano sul medesimo piano dell’esistenza e concorrono al bene comune degli umani. Per l’enciclica non conta più che la politica si imperni sulle scelta del cittadino e invece la religione sull’autorità divina.

Tale tesi si fonda sul concetto aristotelico di animale politico. Aristotele è vissuto 2.400 anni fa. E anche se è stato per circa 1.500 anni il faro della cultura, le sue idee, all’epoca avanzatissime, erano maturate usando conoscenze assai limitate, basate sulla ricerca del modello eterno del mondo costruito dagli Dei . Per lui era inconcepibile supporre che gli esseri umani avessero un intelletto autonomo che li portasse a trasformare il loro carattere di animale politico in quel mondo. E che potesse assumere, al  passare del tempo,  la capacità di compiere scelte sperimentali dinamiche tali da far divenire consapevoli della necessità, per ampliare il conoscere, di separare  le istituzioni della convivenza dalle strutture religiose. Dunque la tesi antiseparatista dell’enciclica si regge su una citazione che ormai non ha più lo stesso significato di quando venne formulata 2400 anni oro sono. E’ questa l’ambiguità civile dell’enciclica. Oggi, il motore del mondo sono le scelte dei cittadini, non l’autorità religiosa. Che non ha ruolo nel progettare quelle scelte civili.

3- L’intento ecumenico. Fin  qua ho parlato del punto 276 nell’enciclica come  fulcro del progettare politico. Ma non è il solo passaggio che prova la propensione a progettare. Ce ne sono altri. Comincio dall’insistito asserire che anche le altre religioni (in testa l’islam) prendono parte (almeno è auspicabile lo facciano) a tale progettazione. Intanto ho segnalato sopra che già il titolo dell’ottavo capitolo esprime il concetto. E, perché non ci siano fraintendimenti, l’enciclica argomenta al riguardo in più punti successivi di quel capitolo. “Le diverse religioni offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità , mentre la ragione, da sola, non riesce a fondare la fraternità.…Come credenti delle diverse religioni, sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società…Non è accettabile che nel dibattito pubblico abbiano voce soltanto  i potenti e gli scienziati….I testi religiosi classici possono offrire un significato destinato a tutte le epoche… La Chiesa apprezza l’azione di Dio nelle altre religioni…”. Inoltre, pure in altre parti dell’enciclica il Papa ricorda con larghezza le iniziative comuni assunte (durante l’incontro al Cairo nel 2017) con l’Imam sunnita Ahmad Al-Tayyeb, in specie l’appello alla pace, alla giustizia e alla fraternità.

Una simile insistenza ecumenica – di per sé tipica della posizione dell’ordine dei gesuiti dopo il Concilio Vaticano II al fine di indurre la Chiesa a deporre pretese di superiorità oggettiva – fa colpo perché espressa dal Papa in un’enciclica. Così rafforza il progetto di far fronte comune tra le diverse religioni sul versante politico nel campo della convivenza civile.  Quindi un ulteriore passaggio in appoggio della cultura dell’autorità religiosa e contro il far scegliere ai cittadini. Il che è una tipica espressione del progettare politico.

4- La spinta mondialista. Un altro passaggio del progettare politico  nell’enciclica “Fratelli tutti”, sta nell’insistito auspicare il mondialismo. Si parte “dal ricordare che l’iniquità colpisce paesi interi ed obbliga a pensare ad un’etica delle relazioni internazionali… Allargando lo sguardo con il Grande Imam Ahmad  Al-Tayyeb abbiamo ricordato che il rapporto tra Occidente ed Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità……..abbiamo bisogno che un ordinamento mondiale giuridico, politico ed economico incrementi ed orienti la collaborazione internazionale…….Diventa indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti mediante accordi tra i governi nazionali e dotate del potere di sanzionare .. Prevedere il dare vita  organizzazioni mondiali più efficaci dotate di autorità per assicurare il bene comune, lo sradicamento della fame e la difesa certa dei diritti umani…..” .

Deve essere poi posto in evidenza che l’enciclica tesse un’appassionata lode della Carta dell’ONU. La definisce una norma fondamentale e precisa che “la Carta delle Nazioni Unite è un punto di riferimento obbligatorio di giustizia ….ma ciò esige di non porre gli interessi di un Paese  al di sopra del bene comune mondiale”. Anche qui, a parte il rilievo che il Vaticano non ha mai firmato né questo  documento ONU né la successiva Dichiarazione dei Diritti Umani perché non fondati sulla verità di Dio, è netto il forte avallo a norme mondiali redatte da un’autorità superiore ai cittadini. Il che è un indiscutibile progetto politico in contrasto con lo sviluppo nei secoli della democrazia rappresentativa verso la sovranità del cittadino.

5- L’impegno sui migranti. Un ulteriore passaggio del progettare politico  nell’enciclica “Fratelli tutti”, sta nel reiterato sottolineare l’importanza decisiva dell’accogliere i migranti. “I nostri sforzi nei confronti delle persone migranti che arrivano si possono riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare……”. In applicazione di ciò, nell’enciclica un intero punto (il n. 130) riporta in modo diffuso e dettagliato le specifiche risposte che  uno Stato deve dare alle esigenze dei migranti che arrivano nel paese. “Incrementare e semplificare la concessione di visti; adottare programmi di patrocinio privato e comunitario; aprire corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili; offrire un alloggio adeguato e decoroso; garantire la sicurezza personale e l’accesso ai servizi essenziali; assicurare un’adeguata assistenza consolare, il diritto ad avere sempre con sé i documenti personali di identità, un accesso imparziale alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari e la garanzia del necessario per la sussistenza vitale; dare loro libertà di movimento e p”ossibilità di lavorare; proteggere i minorenni e assicurare ad essi l’accesso regolare all’educazione; prevedere programmi di custodia temporanea o di accoglienza; garantire la libertà religiosa; promuovere il loro inserimento sociale; favorire il ricongiungimento familiare e preparare le comunità locali ai processi di integrazione….” . E  siccome le decisioni di ogni Stato ricadono su tutti gli altri, “dar vita ad una legislazione (governance) globale per le migrazioni. In ogni modo occorre stabilire progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza”.

Ora. il problema delle migrazioni è presente nel dibattito politico da oltre trenta anni ed è stato enfatizzato dalla più rapida comunicazione derivante dall’esser globalizzati, che ha reso di massa le migrazioni. Ma la risposta ai quattro verbi ­­– che le religioni hanno diffuso da moltissimo tempo – è tutt’oggi non sufficiente, poiché il fondo del problema è la perenne contrapposizione tra  aspirazioni di individui umani sollecitate da divergenti situazioni di fatto, che la mutata dimensione quantitativa non consente ormai di affrontare con il vecchio sistema del privilegiare il diritto del rifugiato. L’irrompere  della Chiesa nel dibattito in proposito in corso negli Stati entra direttamente nelle scelte di specifica pertinenza  politica sul come organizzare la convivenza (e oltretutto, come dimostra il caso italiano, favorisce l’insorgere di una risposta populista di chiusura politica verso chi viene da fuori). E naturalmente l’irrompere è all’insegna della volontà della Chiesa di creare le condizioni perché le istituzioni perseguano il bene comune e l’umanesimo integrale. Condizioni conseguenti alla tesi della Chiesa riportata nell’enciclica, cioè “l’unità è superiore al conflitto”.  Una tesi che contraddice in pieno il concetto di diversità del cittadino quale protagonista del convivere.

6- L’enciclica viola il Concordato. Verificato attraverso i testi che l’enciclica “Fratelli tutti” entra abbondantemente nell’ambito politico, si può di certo affermare che essa viola l’art.1 del Concordato del 1984 che fissa il principio che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.  Ai nostri  fini è dirimente l’inciso. La locuzione “nel proprio ordine” indica la rispettiva categoria o ambito di pertinenza, che per lo Stato è costituita dalle strutture organizzative  e dalle procedure per sceglierle e manutenerle, mentre per la Chiesa cattolica è costituita dall’istituzione ecclesiale e dal sacramento per esercitarne gli uffici. E’ di tutta evidenza che gli svariati passaggi  (segnalati prima) dell’enciclica “Fratelli tutti” non rispettano il disposto  dell’art.1 del Concordato, in quanto  vanno oltre l’ambito della dottrina religiosa e danno, con cauta ambiguità, indicazioni sul come lo Stato deve organizzare la convivenza nel Paese.

Dal punto di vista della laicità liberale, siccome la libertà di religione è un cardine del principio di separazione Stato religioni, non sorge il problema che la Chiesa abbia la libertà di credere così. Sorge la questione che tale comportamento della Chiesa cattolica esula dal suo ordine interno e dalla sua dimensione evangelica. Con l’enciclica “Fratelli tutti”, la Chiesa cattolica invade le competenze organizzative dello Stato, perché, invece di collaborare con esso,  fa propaganda per mutare assetti istituzionali civili in assetti contrapposti,  a cominciare dal ribaltare la centralità del cittadino nel decidere, attraverso la democrazia rappresentativa, gli indirizzi da seguire nel convivere.

7- Le due conseguenze. La violazione del Concordato da parte della Chiesa comporta due conseguenze. Una concerne il comportamento deinistro degli Esteri in quanto tale, una concerne quello di tutti i cittadini, facciano o meno parte delle istituzioni.

Il Ministro degli Esteri deve fare un passo formale presso lo Stato del Vaticano per eccepire  l’avvenuto vulnus  al non intervento negli affari interni dell’Italia (compiuto con il propagandare criteri di organizzazione della democrazia rappresentativa diversi da quelli scelti dai cittadini) e per esigere che il vulnus non si ripeta. Tutti i cittadini, considerato che l’intervento dell’enciclica  “Fratelli tutti” rompe il principio di separazione Stato religioni,  sono liberi di confutare nei modi ritenuti opportuni le tesi politico culturali espresse nell’enciclica in quanto non  attinenti al magistero religioso.  

Pertanto, preso atto del mancato rispetto dell’ art.7, comma 1 della Costituzione (che è riprodotto dall’art.1 del Concordato), i laici italiani hanno la possibilità, senza intaccare il principio della libertà di religione, di opporsi innanzitutto a quelle tesi dell’enciclica che ho richiamato in questo articolo , ma pure ad altre argomentazioni concettuali ivi svolte che, in tale contesto, esprimono un progetto politico istituzionale e non possono rientrare nel novero dell’ evangelizzazione religiosa e della connessa missione educatrice.

Deve essere chiaro che solo prendendo le mosse dal fatto che l’enciclica ha una precisa progettazione politico istituzionale, è possibile confutare costruttivamente quanto l’enciclica afferma contro l’individualismo, il mercato, la proprietà privata, il principio dello scarto (che non è una esclusione sociale contro la dignità umana bensì il prendere atto di una carenza funzionale da riciclare per divenire riutilizzabile). Oltretutto l’enciclica pare non  percepisca che senza tali cose non può esistere quella società aperta, che essa proclama di volere. Va anche criticato il concetto di fratellanza ridotto all’ecumenismo religioso e la concezione degli ultimi  sovrapposta a quella di cittadino.

8- Il significato delle critiche laiche. Ovviamente questa azione dei laici non ha niente da spartire  con le reiterate critiche rivolte al Papa dall’interno della Chiesa. Precisamente da chi sostiene che Francesco incarni il disegno dell’Ordine dei Gesuiti  a partire dal Concilio Vaticano II, che punta a sostituire la dottrina tradizionale con le pastorali di antropologizzazione del cristianesimo e con la priorità della dignità dell’uomo rispetto alla verità. Tali tematiche appartengono esclusivamente ai  religiosi cattolici interessati alle vicende interne della Chiesa.

I laici pongono una questione ben diversa. Che non è stabilire se Francesco incarni più o meno la tradizione. La questione posta dai laici è indicare i termini in cui l’enciclica “Fratelli tutti” ha violato perfino la norma concordataria della autonomia tra Stato e Chiesa nei rispettivi ordini. E di conseguenza reagire confutando una cultura civile distorta che danneggia la convivenza perché nega l’esperienza storica e si affida al divino. E’ il modo dei laici per far vivere l’essenziale separazione Stato religioni, di cui in Italia urge sempre più riscoprire cultura e comportamenti.

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