Referendum sul taglio dei parlamentari

Intervista a Raffaello Morelli fatta da Fabio Gusella pre il Magazine on line del servizio politiche giovanili della città di Torino

Domenica e lunedì gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sulla riforma costituzionale che, se approvata, ridurrà il numero complessivo di deputati e senatori da 945 a 600.
Per ascoltare le ragioni del Sì abbiamo posto alcune domande a Raffaello Morelli – membro della presidenza del Comitato per il Sì al taglio dei parlamentari, classe 1940, politico di lungo corso di area liberale

Ci presenti alcune buone ragioni per confermare o bocciare questa riforma costituzionale.
Raffaello Morelli: «La ragione di votare Sì a questa riforma è una ragione strutturale. Sfoltire la pletoricità del Parlamento italiano rispetto agli altri e ridurre il numero degli eletti migliora la funzionalità dei lavori e delle decisioni in Aula, li rende più comprensibili ai cittadini che osservano dall’esterno e infine spinge a un dibattito elettorale molto più attento alle idee e ai conseguenti progetti rispetto alle usuali diatribe di potere. Questo concetto lo aveva già espresso con chiarezza Einaudi alla Costituente. Tutto ciò rafforza non poco la qualità della rappresentanza che è la questione essenziale, non la quantità».

Perché un giovane elettore dovrebbe recarsi alle urne e sostenere la vostra posizione?
R. M.: «Perché soprattutto i giovani hanno interesse a cambiare le strutture così da farle funzionare meglio. Perché è qui il nocciolo politico culturale di questo referendum: lo statico conservatorismo del No, per cui nulla va cambiato al di là delle chiacchiere, accompagnate dalle visioni utopiche che non hanno mai seguito, contro lo sforzo dinamico del Sì di innescare un po’ alla volta mutamenti concreti, con l’obiettivo di far funzionare meglio il meccanismo rappresentativo. Perché esso solo rinnovandosi periodicamente mantiene la funzione di partecipazione pubblica dei cittadini in carne e ossa. È la maggior novità trovata negli ultimi quattro secoli, al fine di individuare sperimentalmente le soluzioni funzionanti nella complessa convivenza. Il valore delle istituzioni non sta nella promessa utopica. Sta nell’esser capaci di assicurare ai cittadini i servizi indispensabili per realizzare la civile convivenza quotidiana. Questo è l’interesse precipuo dei giovani, non sognare».

C’è qualche punto sollevato dal comitato opposto che si sente di condividere?
R. M.: «Se ne potrà discutere dopo che è stata confermata la riforma del taglio del numero degli eletti. Infatti il quesito del 20-21 settembre è chiaro e circoscritto. Se non passasse questa logica del passo dopo passo, si tornerebbe alla logica del puntare a fare una riforma compiuta, che è fallita per mezzo secolo e che molto probabilmente fallirebbe ancora. Se invece, come auspichiamo, passerà, allora sarà naturale discutere sull’aggiungere a tale riforma le altre che si riterranno necessarie, quali la nuova legge elettorale e i regolamenti parlamentari. Ma deve restare chiaro che le riforme successive sono di genere diverso rispetto al taglio del numero degli eletti. E seguiranno altre valutazioni da soppesare con cura. Ad esempio, c’è chi chiede di ridurre il numero dei delegati delle Regioni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Ma farlo contraddirebbe l’esigenza di rafforzare il suo ruolo di rappresentante della “unità nazionale”, che invece consiglierebbe l’aumento della platea degli elettori non parlamentari».

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