I laici sempre per i Diritti Umani

Articolo scritto per la rivista NON CREDO , settembre 2020

Il tema dei Diritti Umani richiamato dalla grande foto sulla copertina di questo Non Credo, è lo spartiacque tra la cultura laica e quella confessionale. Spartiacque  rispetto ai concetti sottostanti, naturalmente, non rispetto alle due parole in senso generico. Perché le due parole in sé vengono utilizzate senza riserve dalla Chiesa. Ma solo nel significato di umani come creature di Dio, che, come tali, hanno  i diritti riconosciuti dalla verità cristiana. E un simile significato è estraneo al concetto laico di diritti umani. Anzi il suo opposto.

La Chiesa, mediante le due parole Diritti umani, delinea le coordinate del gregge dei fedeli. Nell’intento della Chiesa i fedeli sono concepiti quali cittadini non autonomi, perché nella convivenza sono tenuti ad applicare  i precetti della fede (il libero arbitrio è una possibilità che non incide, poiché, secondo la Chiesa, esercitarlo non può influire sulla verità delle cose). Infatti, per la Chiesa, la realtà non sono i fatti del mondo bensì la verità di Dio. Questo concetto è l’opposto del fulcro della laicità  costituito dal mondo e dagli individui, che si rapportano al mondo e agli altri individui per conoscere  nel tempo attraverso l’uso del proprio senso critico, sviluppato mediante l’esperienza, la riflessione e lo sperimentare ciò che deriva dalle proprie scelte autonome.

Dicendo ciò, non si vuol dire affatto che non esistano persone che per paura o per convinzione o per ignoranza, ritengano indispensabile per la loro esistenza cercare una immediata risposta di tipo religioso alla prateria di questioni che in quel momento gli umani non conoscono abbastanza o per niente. Esistono, visto che l’aspirazione religiosa è calata nel profondo della personalità umana (simile situazione non turba affatto i laici, dal momento che la concezione laica non è totalizzante come quella religiosa, al contrario si fonda fisiologicamente sulle diversità degli individui) . Solo che tale aspirazione è una traccia residua dell’aspirazione ancestrale a rassicurarsi almeno con l’illusione di riuscire a cogliere per fede l’essenza di tutte le cose, anche non conoscendola davvero.

Da ciò deriva che l’aspirazione alla religione, da un lato è compenetrata nell’umanità (per cui non può venire sradicata come inizialmente tentò il comunismo) , ma dall’altro  è sottoposta al continuo logorio del passare del tempo. Un logorio che, siccome apre la mente ad una conoscenza sempre più ampia del mondo e del come funzionano i rapporti interpersonali, mostra nuovi fatti concreti che usurano inesorabilmente a poco a poco le vecchie risposte fornite dagli insegnamenti e dai precetti  della dottrina religiosa.

La pedagogia della Chiesa adopera tante parole paciose per avviluppare la dottrina religiosa in un bozzolo tranquillizzante che dissimula il dato vero della sua essenza. Essa si fonda sul riconoscersi nel Dio e sul seguire in pieno l’autorità di chi ne è il rappresentante in Terra, cioè la Chiesa stessa. Su questo punto soprattutto incide il logorio del tempo. Grosso modo negli ultimi quattro secoli, la scienza con il suo metodo sperimentale ha  fatto avanzare in modo travolgente le frontiere della conoscenza, basandosi appunto sugli apporti dei ricercatori individuali che studiano senza ricorrere ad un’autorità, divina o meno, e che valutano le proprie azioni in base ai risultati.

Tale procedura è stata replicata anche nell’ambito della gestione politica in moltissimi Stati (seppure in misura ancora limitata). Con il passar degli anni, le scelte più rilevanti vengono crescentemente affidate ai cittadini tramite il sistema della democrazia rappresentativa. Un sistema nel quale  l’autorità è solo un aspetto  determinato provvisoriamente  dalle scelte compiute attraverso il voto, e mai un qualcosa di prestabilito e sovrastante il cittadino, indipendente dalle condizioni di vita.

Le due parole Diritti umani  hanno senso per i laici solo se significano imperniare sul cittadino come individuo convivente, ogni esercizio di funzioni pubbliche. Il solco è quello delle storiche tre parole dell’illuminismo del ‘700, cioè  libertà del cittadino, uguaglianza di ognuno rispetto alle legge e fraternità nei rapporti di convivenza. Ma con una consapevolezza che allora era implicita (praticare gli ideali di quel motto era di per sé un concreto fatto politico civile, non una scelta teorica).  Oggi quelle tre parole non possono ridursi ad una celebrazione di ideali. Sono in ogni situazione la cornice di riferimento per individuare in concreto il tipo di meccanismi di norme e di distribuzione di risorse, che configurino istituzioni in grado di rinnovare le relazioni   individuali tra i  cittadini, utilizzando sempre le tecniche aggiornate, e sempre impegnandosi nella spinta ad usare lo spirito critico del cittadino e non a soffocarlo.

L’impostazione laica, imperniandosi sul cittadino, è connessa al passar del tempo. Questa è la ragione della sua maggior duttilità rispetto alla dottrina della Chiesa e la sua maggior capacità pervasiva alla lunga. Che sono comprovate, nonostante la laicità parta in svantaggio nei confronti di una struttura che ha quasi duemila anni. A poco a poco, si amplia il numero  dei cittadini che divengono consapevoli del dato che le risposte ai problemi della vita non le fornisce la religione cattolica. Non può essere una crescita impetuosa (siamo in un paese pervaso da una rete di consuetudini di tipo clericale), ma  è una tendenza robusta da far maturare via via senza prefiggersi di annullare le pulsioni religiose, ma di ridurne il più possibile la presa sulle strutture civili. Sta avvenendo. Però molti per conformismo non lo dicono. Tanto che c’è voluto un libro del sociologo Garelli, docente all’Università di Torino, finanziato dalla CEI, per segnalare tendenze inequivoche rispetto a 25 anni or sono.

Gli italiani credono di meno e praticano di meno (solo un quinto partecipa regolarmente ai riti). Sono triplicati quelli non credono nell’esistenza di Dio. Sono non più di metà i sostenitori dell’ora di religione a scuola. I favorevoli all’ 8 per mille sono scesi al 43%, superati dai contrari seppure di pochi punti. Crescono l’ateismo e l’agnosticismo, aumentano i credenti di altre fedi. Insomma si allontanano sempre più i tempi della religione cattolica trionfante. La secolarizzazione dell’Italia è cresciuta. E il filosofo  Fornero ha commentato che questa crescita corrisponde sia a una perdita della centralità della Chiesa nella vita di tuti i giorni, sia a un generale ritrarsi nel privato della religione, che appare sempre più incapace di influire sulle grandi decisioni legislative.

Tutto ciò non vuol però dire che non permangano nella dottrina e tra i fedeli propensioni clericali, talvolta perfino ingenue ma pericolose per il convivere. Verso la fine dello scorso agosto, c’è stato l’episodio dell’Amministrazione di Massa Martana, piccolo comune presso Perugia, che ha organizzato un festival teatrale in cui era prevista la produzione del “Primo miracolo di Gesù Bambino” tratta dal Mistero Buffo di  Dario Fo (in cui si dileggia il potere per restituire dignità agli oppressi, come è scritto nella motivazione del Nobel del ‘97). Un’opera collaudatissima alla cui realizzazione l’Amministrazione si è alla fine opposta “in quanto non l’ha ritenuta adeguata (per i temi attinenti alla religione cattolica) alla popolazione”.

Ora l’Amministrazione di Massa Martana può avere la religiosità che preferisce. Ma nel 2020 è puro clericalismo (di per sé contro la laicità istituzionale) pretendere di stabilire quello che è possibile rappresentare in teatro. Addirittura  sul metro del presunto pericolo di offendere il credo religioso della popolazione. Dal punto di vista del convivere, siamo al fanatismo di certi islamici. E dunque, abbiamo un’ulteriore riprova della necessità che la cultura laica non si culli nella prospettiva del suo tendenziale prevalere e prosegua, in coerenza con il suo modo di essere, nella quotidiana battaglia per rinnovare il rispetto dei principi dei Diritti Umani. Non scordiamo mai che le trappole del ritorno all’autorità della Chiesa nelle Istituzioni, e dunque al di fuori di quanto le spetta, sono sempre in agguato.

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