La qualità della rappresentanza

L’articolo del Prof. Pasquino sul Tirreno di martedì 11 agosto, espone pacatamente le sue preoccupazioni riguardo la legge per la riduzione del numero dei parlamentari che sarà oggetto del referendum. Il nocciolo di queste preoccupazioni deriva dalla sua affermazione secondo cui “la politica e la rappresentanza politica sono di qualità migliore quando elettori e eletti hanno modo di incontrarsi, vedersi, interagire fisicamente”.

Pare un’affermazione scontata, ma riflettendoci non è così. Già con il passaggio dalla democrazia diretta dell’epoca ateniese, alla democrazia rappresentativa moderna, l’interagire fisico tra elettori ed eletti è mutato. Il fulcro è divenuto in via crescente il progetto del candidato e l’indicazione politica che ne discende. Il confronto tra i candidati si fonda soprattutto sulle rispettive idee di cosa fare riguardo alla convivenza tra cittadini diversi, con le regole e con gli interventi. Ciò avviene sempre più man mano che cresce il numero degli elettori coinvolti nel voto in quella zona elettorale. E ancora di più con l’arrivo dei nuovi strumenti informatici.

In tale situazione di fatto, la qualità della rappresentanza non è legata alla fisicità dell’incontro tra elettori ed eletti. E’ legata al modo di svolgersi del confronto tra i diversi progetti politici operativi che i candidati propongono agli elettori. La rappresentanza sarà tanto più forte, quanto più alta sarà la qualità concettuale e l’approfondimento derivante dal confronto tra i progetti e dalla scelta conseguente. Questo è l’aspetto decisivo.

In una simile cornice, ridurre il numero degli eletti in Parlamento non incide sull’effettiva qualità della rappresentanza in quanto processo di indirizzo elettorale. E insieme migliora la qualità e la trasparenza del dibattito parlamentare, che a sua volta si riflette agevolando il confronto elettorale su idee e progetti. Alla fine risulta migliorato il funzionamento della democrazia rappresentativa.

Insomma, ridurre di un terzo il numero degli eletti, porta benefici all’istituto parlamentare dopo molti decenni, tagliando sul territorio la rete degli assistenti, che nel tempo ha assunto le caratteristiche di un tessuto di rapporti amicali poco inclini ai grandi dibattiti sulle idee e sui progetti. Se non si concepisce come un totem la Costituzione del ‘48 e si vuole realizzare il concreto cambiamento possibile, al referendum è opportuno approvare la nuova legge per tagliare insieme il numero degli eletti e il vizio del potere di prosperare con più posti da distribuire.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Quadro politico e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.