Sull’articolo “Sgarbi nome omen (a Critica Liberale)

Caro Enzo, caro Riccardo,

desidero obiettare sull’articolo “Sgarbi, nomen omen” del n.67 di Non Mollare. Non circa l’assunto. Le riserve su Sgarbi sono fondate. Fuori della materia di critico d’arte (in cui è assai competente), Lui è una persona inaffidabile, che non ragiona valutando fatti ed idee bensì estremizza ogni pensiero per spettacolizzarlo e fare notizia (il che è sopportabile negli artisti non in chi fa politica, specie liberale). Sono invece inesatti due passaggi usati per formularle.

Il primo è che si descrive male il clima dell’epoca. Il Movimento per la riforma Elettorale partì nel ’91 come iniziativa non poco pletorica lanciata soprattutto da Segni e anche da Pannella con l’adesione di circa 150 persone, poi sfociata nel referendum sulla preferenza unica, ma non ricordo comprendesse Baslini. E questo è naturale perché l’anno prima il PLI aveva parlamentarizzato un progetto per introdurre il sistema elettorale con collegio uninominale a doppio turno. Tema sul quale Baslini aveva scritto un libro nel 1983 (e Pannella aborriva questa soluzione perché puntava al turno unico, invasato dalla convinzione di poter arrivare a controllare il paese, il che lo portò nei tre anni seguenti a far eleggere prima Scalfaro e poi Berlusconi, spacciandoli come pronti a riforme liberali). Invece Baslini fu promotore (con Valitutti, Biondi, il sottoscritto, in tutto una cinquantina di persone, Segni e Pannella inclusi, visto che quest’ultimo era stato costretto dalla Corte Costituzionale a rinunziare alla frenesia abrogativa) del successivo referendum sull’elezione del Senato, svoltosi poi nel ’93, vinto e prodromo della riforma elettorale.

Il secondo passaggio è che è vero che fu il Segretario della Gioventù Liberale Sottili a proporre di candidare Jovanotti ma è del tutto falso che tra i contrari ci fu Antonio Patuelli, che anzi sostenne la candidatura con insistenza. Ed è del tutto falso che Patuelli accolse con favore la candidatura di Sgarbi. Oltretutto sul nome di Sgarbi le contrarietà furono assai più vaste. Alla fine, la Direzione le respinse ambedue con nettezza. E siccome Sottili aveva un atteggiamento equivoco, il Segretario Altissimo (che era il suo capo corrente) a conclusione del dibattito lo apostrofò dicendo “allora è chiaro che Sgarbi non deve essere candidato in Sardegna”. Ma Sottili, che non era uomo d’onore, tornò a Cagliari, disse che la Direzione centrale aveva approvato la candidatura Sgarbi ed essendo il delegato alla presentazione delle liste, candidò Sgarbi. Come sapete, parlo di vicende cui ero fisicamente presente.

Di conseguenza non sono fondate due frasi dell’articolo. Una “Aver preferito Sgarbi a Jovanotti è stato uno dei più grandi sbagli del Partito Liberale” e l’altra “alla scelta degli esponenti del PLI di preferirgli Sgarbi”, dal momento che la Direzione del PLI non preferì mai Sgarbi a Jovanotti. Può aver la colpa di aver sopportato lo stupro fatto dal delegato col presentare Sgarbi ma non la colpa attribuita dall’articolo. Il PLI non era un partito ferreo.

Escludendo la volontarietà distorsiva, penso ad una eccessiva fiducia nelle dicerie contro una persona di alto livello pubblico, concepite per tentare di rifarsi la verginità.

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni politiche, sul tema Fatti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.